Dal 16 al 28 ottobre 1962 con la [crisi dei missili di Cuba](https://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_dei_missili_di_Cuba) l’umanità fu più vicina alla distruzione di quanto non fu mai e di quanto sarebbe mai più stata; senza scadere in paranoie, ha senso ricordare che tra non molto saranno 80 anni da quando abbiamo a disposizione i mezzi per azzerare la civiltà. E che per ora l’abbiamo scampata.

# Cuba e dintorni

Le radici di quei giorni sono ovviamente da cercare nella contrapposizione tra il blocco sovietico e gli Stati Uniti d’America, che proponevano – anche a uso e consumo interno – due visioni del mondo in aperto contrasto.

All’epoca gli USA avevano un certo vantaggio in termini di proiezione culturale e una netta superiorità economica, ma nel sudamerica e nei caraibi la visione dell’URSS aveva raccolto un buon supporto anche a causa delle ingerenze non proprio benevole degli USA. E poi c’era la Cuba di Fidel Castro, così vicina alle coste statunitensi da essere una vera spina nel fianco di Washington.

Anche in tema di armamenti c’era un certo divario: l’America aveva un numero ben maggiore di armi avanzate, mentre i sovietici erano in forte vantaggio in quanto a truppe terrestri, specie nel teatro europeo. Anche in quanto a testate nucleari gli USA disponevano di un arsenale maggiore sia in termini di testate che di vettori, specie di missili balistici intercontinentali, più numerosi e precisi di quelli a disposizione delle controparti – vantaggio che verrà ribaltato nei decenni successivi.

Non è eccessivo dire che larga parte del mondo era divisa in due, tra guerre in Asia e l’Europa ancora segnata dalle conseguenze della seconda guerra mondiale, con Berlino sempre a rischio di essere assorbita dalla Germania Est: il muro era infatti stato eretto appena un anno prima.

In questo contesto gli Stati Uniti ebbero la brillante idea di supportare un tentativo di colpo di stato per rovesciare Fidel Castro, con la fallimentare invasione della Baia dei Porci. Andò *malino*.

# Missili a Cuba

**Khruschev** aveva anche altre preoccupazioni: gli americani avevano dispiegato da qualche tempo i **missili Jupiter** in **Turchia**, **Italia** e altri paesi; gestiti con una politica di doppia chiave, erano a pochi minuti di volo da Mosca.

Convinse quindi un – in parte riluttante per paura di diventare una pedina in un gioco gestito da altri – Fidel a installare sull’isola una serie di postazioni missilistiche adatte al lancio di testate nucleari. L’idea era di legare stabilmente Cuba all’orbita sovietica e porsi in una posizione di forza da cui sfidare gli Stati Uniti.

A metà ottobre un aereo da ricognizione **U-2** fotografò una serie di batterie antiaeree poste a difesa di postazioni di lancio di missili balistici con capacità nucleari. Da lì, tutta la costa est sarebbe risultata a rischio di un attacco a sorpresa.

La gravità della situazione viene immediatamente realizzata e in poche ore vennero avvisati il presidente e tutti i principali consulenti politici e militari per decidere un piano d’azione. Le opzioni erano varie, dal non fare nulla (dopotutto la reciproca vulnerabilità non era cosa nuova) alla invasione dell’isola – *grazie generale LeMay, sempre molto umano lei*.

C’erano sul tavolo anche opzioni diplomatiche da compiersi sia alla luce del sole che tramite canali meno pubblici. Come spesso accade, scartate le opzioni più estreme, l’amministrazione Kennedy impostò una strategia che seguiva varie direzioni e lo stesso fecero i russi.

# Tensione

La decisione più visibile, specie per le cronache dell’epoca, fu la scelta di imporre – assieme ad altri paesi dell’area – una *quarantena navale* per impedire che le testate nucleari e nuovi missili raggiungessero Cuba. Curiosità: venne posta molta attenzione anche nella scelta dei termini; parlare di “blocco navale” sarebbe stato legalmente equiparabile a una dichiarazione di guerra, e si preferì quindi il termine “quarantena”, sottolineando che solo le armi sarebbero state bloccate.

Il 22 ottobre [JKF parlò alla nazione](https://www.youtube.com/watch?v=ttBklVc6SGs) spiegando la situazione e i passi successivi; in contemporanea il sistema di difesa statunitense veniva portato al grado di allerta **DEFCON 3**, che tra le altre cose comporta il mantenere i bombardieri strategici in condizioni di decollare entro 15 minuti.

Mentre a livello diplomatico già si iniziava a ventilare l’ipotesi di uno scambio tra i missili Jupiter e il ritiro delle armi da Cuba – con la promessa da parte USA di non invaderla – il resto del mondo assisteva alla crisi via radio, tv e quotidiani. La Cina spalleggiò l’URSS, mentre l’Europa era preoccupata per il proprio destino e la Turchia si diceva (in privato) nettamente contraria a perdere i Jupiter. Il **Concilio Vaticano II** era appena iniziato, e anche il Papa mosse le sue leve diplomatiche per cercare una soluzione.

Le dichiarazioni ufficiali che venivano da Mosca erano come spesso accade un misto di retorica e di appelli al buonsenso, ma l’incertezza era enorme. Crebbero i dubbi sul fatto che al Cremlino Khruschev avesse salde le redini del potere, e anche Kennedy aveva molti falchi che spingevano per passare immediatamente all’azione. Nel mentre il blocco navale prendeva rapidamente forma e l’incidente catastrofico era dietro l’angolo.

Il 25 ottobre una nave forzò il blocco, per fortuna senza scatenare reazioni militari, mentre il giorno seguente l’ambasciatore americano pronunciò [uno storico discorso](https://www.youtube.com/watch?v=xgR8NjNw__I) alle **Nazioni Unite** per fare pressione sull’ambasciatore sovietico.

# Punto di non ritorno

Il 26 la crisi entrò nella fase più acuta, con le forze armate portate allo stato di **DEFCON 2** (succederà una sola altra volta, e neppure lontanamente con la stessa estensione o intensità): le basi missilistiche fisse e sottomarine vennero poste in stato di massima allerta mentre gruppi di bombardieri strategici circolavano senza interruzione vicino allo spazio aereo sovietico, con le testate nucleari pronte all’uso.

Lo stesso giorno Castro chiese a Mosca di procedere con un attacco nucleare nel caso le basi cubane fossero state bombardate o l’isola invasa. In seguito si dichiarerà pentito della richiesta.

Gli eventi si susseguirono rapidi, e tutto sembrava cospirare verso una soluzione drammatica: **il 27 un aereo U-2 venne abbattuto** dalla contraerea cubana e il pilota morì. L’ordine venne dato da Raul Castro, contro il parere di Mosca che temeva una rapida escalation: va infatti considerato che gli americani davano per scontato che i cubani non sarebbero stati in grado di abbattere i loro aerei spia, e che se fosse successo sarebbe stato certamente per volontà dei russi.

Nelle stesse ore un altro U-2 violò per errore lo spazio aereo russo, che come si può immaginare era in stato di massima allerta.

Sempre il 27 la marina statunitense lanciò cariche di segnazione di profondità nella zona dove si sospettava la presenza di un sottomarino. L’informazione era corretta, quello che non sapevano era che l’equipaggio interpretò la cosa come un attacco reale e, impossibilitati dal comunicare con Mosca e con poca aria rimasta, venne presa in seria considerazione la possibilità di utilizzare il siluro atomico di cui disponevano. Solo la volontà del secondo in comando convinse gli altri ufficiali a salire in superficie per ricevere indicazioni da Mosca, scongiurando la catastrofe.

# De-escalation e conseguenze

Nelle stesse ore, forse convinti dal susseguirsi di eventi che sembravano sul punto di sfuggire di mano, prese definitivamente forma l’idea di scambiare i missili Jupiter in Europa (che peraltro gli USA già consideravano obsoleti) e la promessa di non invasione con il disarmo di Cuba. Tramite incontri ad alto livello, ma non del tutto ufficiali, vennero messi a punto i dettagli che permisero a tutti di essere soddisfatti.

I giorni successivi videro un progressivo rilassamento della situazione, con il blocco navale che continuava senza incidenti e i ricognitori che confermavano lo smantellamento delle postazioni sull’isola.

L’immagine di Khrushchev ne risentì – i termini dello scambio non furono del tutto resi pubblici all’epoca – ma in generale prevalse un clima distensivo nonostante da ambo le parti ci fossero ancora spinte per alzare di nuovo il livello di scontro su altri terreni. Castro non fu felice del “tradimento” russo, ma riuscì comunque a mantenere il potere.

L’Unione Sovietica iniziò un forte programma di armamento, sia in termini di testate nucleari che di vettori di lancio.

Solo dopo molti anni si scoprì che le cose erano persino più serie di quanto non sembrasse all’epoca; in quei giorni gli USA con il blocco navale stavano cercando di impedire che l’URSS inviasse le testate nucleari per armare i missili. Quello che non sapevano è che 162 testate erano già state inviate sull’isola, e mancava davvero poco per renderle pronte all’uso.

Una interessante conseguenza fu l’istituzione della **Linea rossa** tra Mosca e Washington per consentire una comunicazione diretta ai più alti livelli in caso di crisi simili. Da notare che a differenza della finzione cinematografica non è mai stato un vero telefono: le comunicazioni sono sempre state trasmesse in forma testuale (al momento sono qualcosa di simili a mail cifrate tra sistemi isolati dal resto del mondo – sì, hanno reinventato la PEC quando bastava comprarne una su Aruba per due spicci).

# Conclusione

Se volete una rappresentazione dei fatti, anche se un po’ romanzato il film [Thirteen Days](https://www.imdb.com/title/tt0146309/) rende bene il clima dell’epoca. Se preferite un documentario, [Th Fog of War](https://www.imdb.com/title/tt0317910/) sulla vita del Segretario alla Difesa **Robert McNamara** ne parla estensivamente.

La Crisi dei Caraibi (dicitura sovietica) è stata analizzata in lungo e in largo, e si possono trarre mille conclusioni a seconda di cosa e come la si analizza.

Non fu neanche lontanamente la prima né l’unica volta che si andò a un passo dal disastro, ma certamente si tratta dell’episodio più emblematico di una realtà con cui conviviamo da decenni spesso (per fortuna, direi) senza esserne consapevoli e che probabilmente ci porteremo dietro per molto, se non per sempre.

Da parte mia non ho grandi analisi da offrire: ci siamo andati vicini, non è successo. Qualcosa abbiamo imparato, si spera sia sufficiente.

8 comments
  1. Mai capito perché la si consideri vittoria diplomatica americana e non sovietica. Gli americani avevano i missili nucleari balistici in Turchia e Italia, l’URSS li mise dello stesso tipo a Cuba, Kennedy rimosse i missili da Turchia e Italia per fare rimuovere quelli da Cuba + Cuba ottenne la promessa di non essere invasa. Diciamo che, se non ricordo male, la rimozione dei missili sovietici fu pubblicizzata mentre quella degli americani no. Per questo l’immagine di Kruschev ne uscì danneggiata e quella di Kennedy rafforzata. Nella sostanza fu un plus per l’URSS, nell’apparenza un plus per gli USA.

    Sicuramente Kennedy accettò anche per come era andata a finire l’attacco alla baia dei porci, preparato da Eisenwoher e che lui avallò all’inizio della sua presidenza, poi pentendosene e sviluppando una certa diffidenza verso i generali. Nelle ore della crisi di Cuba, Kennedy sentì Eisenowher e Truman.

    Telefonata con Truman:https://m.youtube.com/watch?v=K-1KnAKJ168

    Telefonata com Eisenowher: https://m.youtube.com/watch?v=IyArUh8eqJ0

    Una curiosità, se la Turchia in un primo momento si oppose alla rimozione dei missili, l’Italia vi aderì non appena si seppe che era questo l’oggetto del contendere, ancora prima che arrivasse ufficialmente la richiesta americana. PdC era Fanfani, in ottimi rapporti con Giovanni XXIII, che probabilmente gli fece pressioni in tal senso.

  2. >Khruschev aveva anche altre preoccupazioni: gli americani avevano dispiegato da qualche tempo i missili Jupiter in Turchia, Italia e altri paesi; gestiti con una politica di doppia chiave, erano a pochi minuti di volo da Mosca.

    Questa è la parte che molti scelgono di non ricordare con l’intento di far passare gli americani per i “bravi ragazzi” della situazione.

  3. Se posso, aggiungo 2 riferimenti: A. McCoy “shadows of american century” e T Weiner “legacy of ashes”

  4. >La Cina spalleggiò l’URSS, mentre l’Europa era preoccupata per il proprio destino

    Suona vagamente familiare…

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