Leggendo la notizia dell’ulteriore [rialzo dei tassi d’interesse](https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2022/10/27/la-bce-alza-i-tassi-di-075-punti-principale-a-2_3d81f6cf-18cf-4576-b7bc-6de4388c021b.html) ho capito che non ci capisco nulla.

Se gli stipendi si alzano le persone spendono di più e i prezzi aumentano, per evitare che aumentino troppo “strozzo” il mercato rendendo più cari i mutui e i prestiti.

Ma se gli stipendi non aumentano e i prezzi aumentano, prima o poi il mercato dovrebbe strozzarsi da solo, perché aumentare i tassi?

18 comments
  1. Il problema e’ che si cerca di risolvere un’inflazione causata non da un eccesso di liquidita’ o da aumento della domanda, ma dall’aumento delle materie prime, con l’aumento dei tassi.
    E’ come cercare di curare il raffreddore col Maalox, imho.

  2. l’aumento dei tassi scoraggia finanziamenti, debito e quindi consumi, raffreddando la domanda e quindi la crescita dei prezzi.

    Considerando anche la necessita’ piu’ che mai urgente di ridurre le emissioni per gli sconvolgimenti sul clima direi che una sostanziale recessione tecnica e’ un win-win per inflazione e emissioni.

    (la transizione all’elettrico sta generando incrementi di emissioni senza precedenti, l’anno 2021 e’ stato l’anno record per la CO2 in atmosfera).

  3. Ciao, anche io sono un ignorantone. Domanda:

    rallentare la domanda non equivale a rallentare la produzione, e dunque a un calo dell’occupazione? Col risultato che avremo sì prezzi più bassi, ma meno gente capace all’acquisto perché disoccupata?

  4. La metto giù in un modo un po’ brutale:

    L’idea è che le aziende sono più o meno sempre finanziate a debito.

    Se aumento i tassi il costo del debito aumento e le aziende messe peggio lasciano a casa gente o fallisco e lasciano a casa gente.

    I disoccupati a quel punto spendono meno e i prezzi si abbassano perché c’è meno gente che li può pagare.

    Poi c’è un elemento di aspettative razionali: se ho il sentore che questa cosa sta per succedere inizio già a spender meno nel caso mi licenzino – quindi in pratica non si arriva sempre al punto di far fallire le aziende

  5. Se i mutui sono al 10% tu compri casa nuova? No, quindi Peppino non la costruisce e quindi non compra i materiali, cala la domanda, i prezzi scendono.

    Funziona? Non si sa, ma l’idea è questa.

    Di sicuro ha degli effetti collaterali. Tipo, il povero Peppino si trova senza lavoro.

  6. Ricordati sempre che l’economista è quello che domani ti spiegherà perché oggi non è successo quello che lui aveva previsto ieri.

  7. Sostanzialmente si pensa che il 2% di inflazione sia ottimale per l’economia.

    Perché? Perché se no le banche centrali non servono e non si ha una scusa per la loro esistenza.

    Di fatti non c’è prova, che io sappia, che il 2% o ogni altra percentuale, per ciò che conta, sia ottimale.

    Le banche centrali sono state introdotte solo per evitare la corsa alle banche, ma in realtà la corsa alle banche era già stata risolta (in modo imperfetto) con sistemi precedenti, stando ad alcuni economisti, e le banche centrali rendono effettivamente il sistema più fragile, perché una sola banca, se sbaglia, tira giù tutta l’economia.

  8. L’economia è quella scienza che ti dice domani perché, quello che aveva pronosticato ieri, oggi non è successo

  9. No è che la Von Der Leyen ha sentito che dovevo farmi il mutuo e ha visto che la rata mi sarebbe venuta troppo bassa

  10. Le parole strane come “inflazione”, “debito pubblico”, “costo del denaro” tendono ad allontanare la volontà delle persone dal comprendere pienamente i loro significati. Le spiegazioni talvolta poi risultano capziose e quindi finiscono di stancare ancor di più delle parole poco spiegabili.

    Per capire in maniera veloce ed elementare il “funzionamento” dell’economia (funzionamento è tra virgolette perché l’economia, per com’è strutturata, non potrà mai funzionare bene ma avrà un andamento altalenante con enormi escursioni) bisogna tenere bene in mente una cosa fondamentale che molti ignorano: la “proprietà” delle banche centrali.

    La Banca d’Italia ad esempio non è di proprietà dello Stato italiano. Infatti questa, che è quotata in borsa, ha 300mila quote partecipative. Di queste solo 18mila sono dello Stato italiano: 9mila di INPS e 9mila di INAIL. Le restanti quote sono di enti privati, comprese le partecipazioni non quotate. (fonte, sito web della Banca d’Italia: [https://www.bancaditalia.it/chi-siamo/funzioni-governance/partecipanti-capitale/Partecipanti-2022.pdf](https://www.bancaditalia.it/chi-siamo/funzioni-governance/partecipanti-capitale/Partecipanti-2022.pdf)). Di fatto anche la BCE è per lo più in mano ad aziende private con lo scopo di lucro, infatti la BCE la si può descrivere volgarmente come l’unione delle banche centrali di tutti i paesi facenti parte dell’UE. E, se queste aziende che detengono il controllo sulle banche centrali, non avessero il lucro come scopo primario sarebbero enti benefici.

    Dunque, cosa c’entra tutto questo? Iniziamo pian piano a comporre il puzzle. Le banche centrali hanno di fatto il lucro come scopo, non sono enti statali al servizio del cittadino. Quindi per le banche centrali, le persone non sono dei cittadini, ma dei semplici clienti da cui trarne profitto, proprio come succede con le normali banche, con la differenza che le banche centrali non aprono conti correnti ai privati e che, cosa ancor più importante, hanno un potere assoluto nell’andamento dell’economia.

    Le banche centrali hanno la facoltà di stampare moneta, ma la stampano sotto esplicita richiesta degli Stati. Stampare moneta rientra nelle loro mansioni per cui sono pagate. Proprio come un muratore è pagato per realizzare un’opera muraria, una banca centrale è pagata per stampare moneta. Chi paga questa prestazione di stampa monetaria? Ovviamente lo Stato che richiede la prestazione. Ad esempio: lo Stato italiano è al verde e chiede alla banca centrale di stampare 10 miliardi di euro. La banca centrale si metterà subito a lavoro e stamperà esattamente 10 miliardi di euro prestandoli allo Stato. Dove sarà il compenso che lo Stato italiano dovrà riconoscere alla banca centrale per questo prestito? Sarà nell’interesse. La banca centrale stamperà 10 miliardi, li presterà allo Stato, ma ne chiederà indietro 11 di miliardi di euro: 1 miliardo di euro d’interesse. Ok, sembra giusto. Ma quel miliardo di euro non è mai stato stampato. Da dove li tira fuori lo Stato 11 miliardi di euro se ne sono stati stampati solo 10? Ecco che si è formato 1 miliardo di euro di debito pubblico.

    Il debito pubblico altro non è che del denaro che non è mai stato stampato, e che quindi gli Stati non hanno mai ricevuto in prestito, ma che gli Stati stessi sono obbligati a restituire. Quando facciamo un finanziamento di 10mila euro, magari con gli interessi dobbiamo restituirne 11 mila. Lavorando infatti riusciamo piano piano a immettere nel nostro patrimonio personale abbastanza denaro per poter restituire sia la somma che abbiamo ricevuto in prestito, che la somma che non abbiamo mai ricevuto, ovvero gli interessi. Il nostro patrimonio personale, grazie al lavoro, viene alimentato da fonti esterne al nostro stesso patrimonio personale, altrimenti non ci sarebbe guadagno: sarebbe semplicemente cambiare tasca al portafoglio. Ecco, lo Stato italiano deve quindi adesso trovare il modo di guadagnare abbastanza per poter restituire quanto gli è stato prestato più gli interessi di cui ovviamente non ha beneficiato. Il fatto è che lo Stato italiano adesso deve cercare di importare più valuta estera possibile per poter rientrare nel debito, perché quel miliardo di euro di fatto non esiste, e la banca centrale lo pretende lo stesso. Facile, basta esportare il made in Italy e incasseremo quel miliardo di euro di interessi sottoforma di altra valuta estera, così che sarà un’economia esterna a rifocillare l’economia italiana, cosicché potremo estinguere il debito pubblico. Peccato che il made in Italy non sia statale ma privato, ed esiste una vera e propria concorrenza anche tra Stati, proprio come tra aziende private, per cercare di guadagnare l’uno sull’altro. L’Italia infatti non è l’unico Stato a cercare di guadagnare dalle economie estere per poter importare ricchezza e ripagare il debito pubblico: lo fanno praticamente tutti. Com’è possibile? Perché l’economia è strutturalmente e ufficialmente una coperta corta. In circolo ci sono un numero ben definito di denari e questi devono bastare per tutti e per tutto.

    Se in circolo c’è un numero determinato di denari, e questo deve bastare per tutti, significa che, in un momento di crisi economica come questo che stiamo vivendo, dove i prezzi aumentano a dismisura, le persone avranno bisogno di sempre più soldi. E le persone dove li prendono i soldi? In banca. I denari che stanno circolando in questo momento sono gli stessi di mesi e mesi fa, solamente che adesso i prezzi di tutto sono lievitati e quindi quegli stessi soldi non bastano più. Ecco che le persone ricorrono ai prestiti, ai finanziamenti.

    Se le persone hanno sempre più bisogno di soldi perché i prezzi di tutto sono aumentati, perché la banca centrale ha alzato i tassi d’interesse? Alzare i tassi d’interesse ovviamente significa che se prima prendevamo un mutuo di 100mila euro e se ne dovevano restituire alla banca 125mila, adesso, sempre con 100mila euro di mutuo se ne dovranno restituire 140mila (cifre totalmente a caso prive di reali percentuali). I tassi d’interesse sostanzialmente vengono alzati per tentare di frenare l’inflazione, ovvero la perdita di valore del denaro stesso. Alzando i tassi d’interesse, le persone saranno scoraggiate a chiedere finanziamenti e mutui, e quindi ci saranno effettivamente meno finanziamenti e mutui. Questo determinerà una grave crisi, perché chi non potrà accedere ad un finanziamento necessario, probabilmente, con il tempo, non disporrà nemmeno più di un patrimonio personale decretando la bancarotta. Questa situazione, allargata a livello nazionale decreterà la recessione. La recessione sarà causata non dal fatto che non ci sono più soldi in giro, ma dal fatto che i soldi sono tutti nello stesso posto, ovvero nelle banche che non concedono più prestiti e nelle tasche dei ricchi che hanno saputo muoversi bene. Il detto che dice “i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri” è vero. I poveri perderanno tutti i loro pochi averi i quali saranno accumulati nel patrimonio di qualcun altro: i soldi non spariscono ma si spostano.

    Le banche centrali cadono sempre in piedi perché il loro lavoro è mettere pressioni agli Stati, i quali mettono pressione sulla popolazione per poter rientrare nel debito pubblico. I cittadini che si logorano di lavoro cercando di arrivare a fine mese, e che pagano pesanti tasse, stanno letteralmente rimpinguando le casse delle banche centrali, le quali non si riempiranno mai perché non sono mai stati stampati abbastanza soldi per poterle riempire.

    Mi rendo conto che è un poema e mancano molti concetti importanti, ma ho cercato di spiegare l’essenza intera dell’economia in meno parole possibili.

    Sarò felice di essere corretto a beneficio di tutti se qualcuno pensa che abbia scritto inesattezze.

  11. In poche parole per diminuire l’inflazione la BCE sta facendo di tutto per causare una recessione, la cosa che sorprende sono i giornali che parlano di recessione senza sapere che questa è indotta dalla politiche fiscali.
    Questa cosa non è sbagliata perchè cerca di mantenere il potere di acquisto, evitando che i prezzi crescano troppo ma non sempre è giusta come cosa.
    E forse in questo periodi ci potrebbero essere soluzioni migliori.
    L’inflazione di adesso è causata se non sbaglio dall’offerta che non soddisfa la domanda e quindi i prezzi crescono, la BCE vuole bastonare la domanda alzando i tassi di interesse (la gente con tassi più alti, si fa prestare meno soldi, fa meno mutui è meno propensa ad investire in crescita economica). Una soluzione migliore sarebbe quella di colmare le insufficienze che non permettono all’offerta di equivalere alla domanda (aka trovare materie prime a bassi prezzi) ma fare questo è difficile con le sanzioni in atto, visto che la Russia è una di quei paesi che riforniva l’Europa a prezzo abbastanza basso se comparato con la concorrenza.

    Il fattore che conta è la crescita al netto dell’inflazione, quindi preferirei una crescita alta nonostante un’inflazione alta piuttosto che una crescita bassa (o recessione) con un’inflazione bassa.
    In poche parole se in un anno cresci più di quello che l’inflazione si mangia allora è un buon risultato.
    Poi questa è un’inflazione causata anche (e forse soprattutto) da fattori esterni, quindi non vedo come gli interventi della BCE possano migliorare tanto la situazione. Lagarde se è li vuol dire che qualcosa sa, ma so che molti economisti l’hanno criticata in passato, accusando le istituzione Europee di nepotismo piuttosto che meritocrazia in certi casi.
    La BCE sta cercando di fare manovre che mirano a una crescita dell’UE in generale, trovando un compromesso (brevemente: una specie di minimo comune multiplo) per tutti i paesi Europei ma allo stesso tempo favorendo alcune paesi più di altri (la Germania), non sono Euroscettico ma le politiche monetarie dell’UE rendono la crescita delle economie dei paesi Europei meno “slanciata” se comparata con il resto del mondo.
    Forse è il caso di fare qualche cambiamento interno.
    La Germania ha l’inflazione al 10/11% quindi ha interesse ad alzare i tassi, la Francia ha inflazione al 6/7% infatti Macron si oppone. L’Italia ha inflazione al 9/10% quindi è logica che abbia interesse ad alzare i tassi ? Si, se non fosse per l’alta disoccupazione e lo spread alto, con il rialzo dei tassi, lo spread non dovrebbe stare in condizioni buone e poi se la Germania può assorbire una piccola recessione per via della bassa disoccupazione, l’Italia farebbe fatica perché le recessioni sono note per far fallire molte aziende con un aumento della disoccupazione in secondo luogo, di conseguenza anche l’Italia come la Francia si oppone, ma la BCE sembra ignorare l’Italia e la Francia, l’importante è salvaguardare la locomotiva (la Germania).
    Spero in Dio che vada tutto bene.

  12. Ma io penso che la finanza sia solo una grossa bolla sul niente… una volta gli indici di debito si gestivano in base alle riserve auree che ogni stato aveva presso la propria banca centrale.
    Oggi invece è un Fantacalcio, tutto si basa sulle chiacchiere, ( un po’ come lo stato che chiede alle nuove partite Ive di pagare i presunti guadagni dell’anno successivo, Ma come cszzo fa uno che ha appena aperto la partita IVA a sapere cosa guadagnerà L’anno) cosi ci sono alcuni stronzi che si arrogano il diritto di gestire investire, comprare e rivendere ARIA FRITTA… giocano a Monopoli e sì sentono anche importanti…
    Ma come tutte le bolle prima o poi…
    E allo stesso modo gli stipendi non aumentano Perché i proprietari di azienda con i soldi in più degli extraprofitti che dovrebbero investire nei propri dipendenti aumentandone lo stipendio per aumentarne la produttività, preferiscono giocare a fare gli dei a RisiKo sul tabellone del monopoli.
    (E noi come sronzi rimanemmo a guardare.) Cit.

  13. Apprezzo chi ammette la propria ignoranza e condivido il sentimento in pieno. Sinceramente è una cosa fin troppo rara in Italia. Comunque.. per quello che ho sentito dire da chi sembra capirne: è una mossa coraggiosa ed è molto utile nel grande schema economico. Nulla è certo ma se si riuscisse a gestire le fluttuazioni sarebbe un grande passo avanti.

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