La Birra Artigianale fa fatica a entrare nei grandi ristoranti

30 comments
  1. Personalmente ho sempre notato che nei ristoranti o fast food la presenza di birre artigianali è una cosa abbastanza rara.
    Io ho un rapporto abbastanza “ignorante” in materia, quindi mi scuso con chi conosce bene il settore e leggerà le mie opinioni come un’eresia.
    Partendo dal presupposto che ne ho provate parecchie, ho sempre trovato quelle artigianali come tutti simili fra loro a livello di sapore, con il solito retrogusto fruttato/acidognoli. A cosa può essere dovuto ciò? Al fatto che spesso molto produttori comprano le materie prime dagli stessi fornitori?
    Oppure, forse, sono i metodi di produzione spesso fatti da mastri birrai autodidatti che della regione X che mollano tutto e si reinventano produttori di birra?

    Spesso pur avendone bevuto solo un bicchiere ho avuto mal di testa, credo dovuto alla presenza di troppi lieviti.
    Un altro problema secondo me potrebbe essere il costo, in una nazione come l’Italia dove c’è una forte cultura vinicola viene visto come ingiustificato.

  2. Semplicemente non valgono il prezzo che chiedono. Produrre birra generalmente richiede un procedimento semplice ed economico. Oltre a questo, come hai detto tu, si somigliano un po´ tutte e, aggiungo io, la qualità tra un lotto e l´altro non è costante come le birre industriali e quindi risultano poco appetibili alla ristorazione di alto livello.

  3. Quando la gente è abituata che una birra costa 3,50 di 50 cl, è impensabile che un ristorante generico si porti in magazzino birre che costano 10-15 euro di 50 cl a meno che non sia un ristorante in target di clientela specifica.

    Lo stesso discorso vale un po’ per tutto: i marchi più commerciali sono spesso quelli più scarsi qualitativamente. Provate a guardare cosa costano 250 g di caffè specialty o degli attrezzi da lavoro semi professionali.

  4. Ammazza… L’intero articolo (a cominciare dal nome della rubrica) trasuda pretenziosità e snobismo, ma vabbè.

    Basterà che uno dei “grandi ristoranti” propini la Birra Vattelapesca prodotta da qualche personaggio pittoresco in zona, a 10€ per un bicchierino da 15cl (ovviamente), e la moda si diffonderà come un incendio di sterpaglie.

    Tutto sta nel far sembrare chic una bevanda tradizionalmente legata a feste paesane e rutto libero. Il prezzo e la qualità non saranno più un problema, anzi… Fior di novelli esperti birrofili si sdilinquiranno sul gusto chiaro e retrogusto fruttato di una Von Wunster se adeguatamente “spacciata”.

  5. semplicemente: non avrebbe mercato.

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    una buona parte della gente non capisce la differenza tra una tuborg ad 1€/lt e una buona artigianale da 13€/lt.

    Il ristorante venderebbe una media, rispettivamente a 4 e 8€. O una bottiglietta da 0.33lt a 5€

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    poi non dico che tutte le artigianali siano buone, anzi… anche lì si deve saper scegliere.

  6. Non capisco quale sia il problema.

    Questa idea strampalata che la birra debba essere un accompagnamento per il pasto al ristorante, che debba essere una bevanda “complessa” da degustare e abbinare al cibo è ridicola. C’è già il vino per quello, se la birra vuole un suo spazio deve essere non sovrapposto al vino, anche perché è un prodotto industriale che non ha la percezione di valore aggiunto che ha il vino, come quello che si è ritagliato con la pizza, per esempio

    Detto questo, personalmente spesso mi da molta più soddisfazione una Nastro fredda che la maggior parte delle birre artigianali

  7. Alcuni ristoranti le hanno ma come hanno detto gli altri le propongono a un prezzo esagerato, mi è anche capitato di prenderle quando disponibile ma te la fanno pagare 10 euro da 33. A sto punto se in coppia mi prendo una bottiglia di vino.

  8. A me basta una forst accompagnata al paninozzo con speck, formaggio e funghi e sono la persona più felice del mondo

  9. Prezzi esagerati e qualità imprevedibile… due volte su tre che provi a prendere una bottiglia di birra artigianale ti capita una roba insignificante.

    Con il vino c’è più proporzionalità tra prezzo e qualità e forse anche più attenzione da parte dei ristoratori nella scelta dei vini da mettere in carta.

  10. Ragazzi, sarò strano io, ma qui tutti parlano di birre artigianali da 10/15 euro. Ma io non ne ho mai vista nessuna sopra a gli 8.

    Poi c’è anche da dire che il motivo per cui grandi ristoranti non hanno birre artigianali è per il pregiudizio che in italia abbiamo della birra, e per l’enorme presenza del vino. Quindi ci sta, non ho mai sentito realmente la mancanza delle birre artigianali nei ristoranti, anche perché nei posti dove vado io spesso le hanno.

  11. Perché il grande ristorante ha bisogno di formare il personale come farebbe per il vino, capire la clientela e scegliere la birra giusta da proporre.

    Tutto questo esiste?

  12. Il problema non è birra artigianale o non artigianale, è il fatto che le birre che vendono nei ristoranti sono tutte delle lager scrausissime.
    Esistono birre che pur non essendo artigianali provengono da birrifici seri e sono comunque mille volte meglio di quel che propongono di solito.

    Esempio classico: qui in Belgio nei ristoranti vendono ovunque Duvel, Chimay, Chouffe, Orval, Westmalle, Saison Dupont, che sono tutte birre provenienti da un passato “artigianale” e che si sono pian piano spostate su una produzione su più larga scala. Sono comunque birre di altissimo livello e hanno un prezzo adeguato, oltre alla facilità con cui si trovano al supermercato (pure in Italia, soprattutto all’Esselunga).

    Onestamente mi cascano le palle a vedere che nella carta dei vini di ristoranti di alto livello ci sono anche bottiglie da 100€ e poi le birre disponibili sono:
    – Heineken

    – Nastro Azzurro

    – Peroni

    Non è una questione di prezzo, è una questione di ignoranza e di non voler approfondire il mondo delle birre.

  13. “artigianale” è un termine ormai abusatissimo. Cosa dovrebbe significare?

    Se prendiamo la definizione che da la legge che riporto: “*Si definisce birra artigianale la birra prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e di microfiltrazione.” (legge 1354/1962)*

    Di fatto vuol dire tutto e niente. Hai produttori che si fregiano di questa nomeclatura per spacciarsi come tale quando poi di fatto utilizzano materie prime e metodi assolutamente industriali (un famoso nome Umbro che non riporto direttamente ma che sugli scaffali della grande distribuzione avrete sicuramente visto, tanto per farne un esempio).

    La birra artigianale è appannaggio di piccoli mastri birrai che lavorano con materie prime del territorio (preferibilmente quindi AGRIBIRRIFICI) dove viene tutto prodotto in loco (orzo, frumenti e perché no, il luppolo anche se più di rado) mandanti in tostatura e lavorati secondo il volere del mastro birraio per ottenere il prodotto desiderato. Ci sono decine di stili con le loro sottocategorie. E’ solo una questione di pazienza e gusto personale ma è impossibile non trovare la birra che fa per voi. Qui si apre un capitolo ampissimo che per motivi di tempo e spazio non affronterò.

    Perché le birre “artigianali” (come abbiamo detto, “finte”) hanno quasi tutte lo stesso sapore? Beh perché vengono prodotte con gli stessi metodi e spesso con gli stessi ingredienti per andare incontro al gusto dell’Italiano medio come qualsiasi prodotto commerciale. Tant’è che troverete per lo più “**ambrate**”, spesso bock, maerzen o amber ale se vi va bene. Perché la maggior parte delle volte sono lager con malti leggermente piu tostati e con l’aggiunta di zucchero per il colore, “**chiare**” cioè lager a bassa fermetazione spesso con l’aggiunta di mais (che costa molto meno e ne abbassa la qualità alla grande) e “**scure**” che poi sono le classiche a malto tostato, famosissima la Guinnes per dirne una.

    Se vi sottopongono birre con questi nomi nel 99% dei casi state comprando un prodotto commerciale per un pubblico che di birra non sa un tubo e non si fa molte domande. L’unico consiglio che posso dare è cercare birrifici artigianali nelle vostre zone (ormai sono ovunque in italia) e andate a visitare il birrificio. In genere da quel che ho avuto modo di vedere girando birrifici in italia e all’estero sono tutti molto disponibili e ben disposti nei confronti di chi vuole capire ed imparare. Vista la nicchia a cui si rivolge questo mercato (comunque in grande crescita) chi ci lavora nel 99% è un appassionato. Se siete di Milano potete incominciare dal famosissimo birrificio Lambrate, uno dei primissimi in Italia e uno dei più famosi.

  14. – troppa concorrenza da birrifici industriali e crafty

    – troppi pochi artigianali che potrebbero garantire una qualità costante

    – di questi pochi birrifici, evidentemente nessuno è disposto a svendere le proprie birre a un ristorante quindi con il margine del ristorante il prezzo finale della birra risulterebbe improponibile per il cliente

    – la gente è ignorante sulla birra quindi non spenderà mai per la birra quello che invece spende per il vino

  15. Nella mia esperienza da bevitore ci sono molteplici problemi:

    – Gli artigiani spesso non hanno canali di distribuzione o produzioni adatte alla vendita alle catene.

    – I costi sono alti rispetto alla birra industriale e non sempre giustificati.

    – Birra artigianale non vuol dire migliore, spesso è solo sperimentazione o gusti personali del produttore.

    In molti posti ho trovato birre artigianali del locale stesso o di un birrificio locale, nella maggior parte dei casi una birra è molto buona mentre le altre sono nella media(ogni tanto c’è anche quella che piace solo al proprietario ed è quasi imbevibile). Oppure le birrerie con 40 IPA alla spina che dopo 4 sorsi si assomigliano tutte.

    Se sei un ristoratore ti basta puntare su marchi come Leffe, Grimbergen o Corsendonk ed hai una distribuzione pronta, ad un prezzo accessibile e di qualità per i tuoi clienti. La produzione artigianale è per definizione limitata(nei volumi) e non si adatta bene ai grandi ristoranti, godetevela nei posti che sanno premiare le produzioni giuste.

  16. >E con in menu due birre scarse, di solito industriali, o tutt’al più crafty

    Lol. Bello che se clicchi su ‘crafty’ (mai sentito prima ‘sto termine), finisci qui: https://scienceofmom.com/2012/03/30/helping-babies-cope-with-stress-and-learn-to-sleep/

    I ristoranti saranno scarsi, ma pure questa ‘autrice’ (crafty pure lei?) lo è.

    Che poi non è vero. I ristoranti fighetti hanno spesso qualche birra interessante, poi non so se l’autore stia pensando alle produzioni simil-domestiche da 100 litri l’anno…

  17. Sono diplomato mastro birraio e lavoro come birraio.
    L’azienda per cui lavoro ha una piccola linea di birre dedicate alla ristorazione, pensate per un posizionamento più alto quindi è sta andando discretamente, ma parlando di numeri assoluti l’industriale domina incontrastata.
    Si potrebbe parlarne per giorni dei motivi, il principale secondo me è però una questione di immagine che viene costantemente indebolita da almeno un secolo in Italia.
    La birra è vostra come una bibita al pari della Coca Cola, piuttosto che un prodotto agroalimentare alla pari del vino.
    Da qui nasce il problema del costo elevato, perché altrimenti nemmeno il vino si potrebbe vendere a più di un tot, la gente è disposta a spendere per la qualità, ma per prima cosa la deve percepire questa qualità.
    Aggiungendo che il mondo della birra artigianale tende a fare molto gatekeeping, è un problema che non ha soluzioni uniche ed efficaci.
    Io nel mio piccolo sto provando a fare divulgazione sia con il mio lavoro, sia aprendo un piccolo blog e cercando di bucare la bolla.
    È dura scardinare certi concetti ma c’è speranza.

  18. Giustamente, le birre artigianali rispondono solitamente a specifiche esigenze di gusto e per un pubblico generalista non vanno bene. Poi comunque gli abbinamenti con il cibo sono persino più complessi dei vini e se prendi la birra sbagliata col tuo pasto, te lo rovini completamente, peggio che col vino.

    Le birre commerciali hanno un sapore molto neutro appositamente per essere gustate da tutti e in qualunque occasione. Le birre serie lasciamole alle birrerie.

  19. Ho letto un po’ di commenti e molti dei negativi puntano sul fatto che il prezzo di vendita è troppo alto. Io faccio vino, però: no.

    Comunque secondo me il problema della “birra al ristorante” è che si ha la paura di prendere del Lambrusco quando si è ordinato una spigola. (Spero si sia capito l’esempio). Questo deriva dal fatto che mentre per ordinare il vino la base è: rosso/bianco E dolce/secco. Deciso questo hai superato il 50% dell’imbarazzo, quello della casa. Poi, spesso, si ordina il vitigno (merlot/cabernet/barolo/brunello), solo in più “fichi” ordinano l’etichetta. Ovvero la “cantina” produttrice è un upper level.
    Nella birra solo per partire devi sapere la differenza tra bianca/bionda/rossa/scura…., E filtrata/non filtrata… E ipa/pils/…. E non me ne intendo così tanto. Per mangiare al ristorante e bere una birra artigianale senza che cozzi con quello che stai mangiando,devi essere un mastro birraio. Al contrario, a bertela al Pub, al massimo ti fa schifo e hai buttato 10€, ma non ti fa perdere il gusto di 18€ di tagliata alle erbe di campo.

    Questo introduce un altro costo della birra artigianale al ristorante. Per evitare il problema della “tagliata” di cui sopra, i camerieri o un addetto dovrebbe essere formato adeguatamente per consigliare sull’acquisto. Vista la cultura media italica sulle birre artigianali e la quantità esagerata di varietà spesso locali o poco più, questo Cristo, deve perdere almeno 10min. per te, e quei 10 min. hanno un costo. Al Pub basta avere la cameriera con la camicetta giusta/cameriere con la maglietta giusta, ed è buonissima.

    Quindi concordo con coloro che hanno scritto che la birra artigianale, per avere una sua rilevanza, deve ritagliarsi una nicchia che, al momento, non vedo essere nei ristoranti generalisti (salvo rare eccezioni di birra e/o di ristoratori). Forse nelle pizzerie. Questo non significa che il prodotto sia secondario ad altri.

    Per coloro che “costa troppo” mi potrebbero dare le fonti? Grazie.

  20. La premessa dell’articolo e’ chiaramente falsa. Non ho esperienza di ristoranti stellati, ma ci sono ristoranti di qualità ragionevole che si servono da birrifici artigianali se non addirittura sono essi stessi birrifici. Esempio

    https://ristorantelapiazza.com/il-menu-della-cena/
    https://piazzadeimestieri.it/birrificio/

    Ci sono poi diversi ristoranti ed agriturismo che acquistano birre artigianali da produttori locali e la propongono in menu’.

    Nella mia esperienza ci sono tre categorie di ristoranti ed anche birrifici.

    La prima categoria sono quelli che come birra vanno su un marchio industriale e conosciuto hanno poche linee, se ristoranti, e non sono interessati al discorso birra quindi scelgono un prodotto economico e standard, tanto sanno che la loro clientela non e’ interessata al discorso birra, anche se si tratta di una birreria.

    La seconda categoria sono poi dei locali che cercano birre industriali ma di birrifici particolari e non molto diffusi in Italia. In quel caso cercano di attirare l’avventore piu’ interessato ad un certo tipo di birra e che magari vuole provare qualcosa di nuovo, magari hanno una o due linee dove cambiano a rotazione. Chiaramente questo porta ad avere costi maggiori.

    La terza categoria, e’ la birreria che ha birre artigianali e lo fa per attirare quelli a cui piacciono le birre artigianali, oppure percher preferiscono l’autoproduzione. I costi sono ovviamente piu’ alti.

    La cosa che io noto almeno a Torino e’ che i prezzi nelle birrerie con birre industriali e quelle artigianali, per la spina non sono poi tanto differenti, anzi mi e’ capitato di trovare in pub vicini che l’artigianale alla spina costava meno della industriale.

  21. ho assaggiato un sacco di birre artigianali americane e italiane…quelle americane fanno sognare, le nostre no, le belghe sono troppo pesanti…

    dovremmo imparare dagli americani… sulla birra ci stanno dando dentro di brutto..sul vino decisamente no..

  22. I ristoranti, soprattutto di alto livello, fanno il loro margine principale sulle bottiglie di vino. È impensabile che si taglino i maroni da soli.

  23. Nel mio ristorante di pesce l’anno scorso avevamo delle artigianali, della Hammer, veramente strepitose.

    Blanche, Ipa e Lager, tutte abbinabili ai piatti dal pesce crudo al fritto, morale della favola non se l’è cagate nessuno nonostante il maitre le spingesse.

    Volevano tutti il quartino di vino sfuso (che non vendiamo per scelta di qualità).

    Questo perchè la gente non solo di birra, ma anche di vino non capisce un cazzo, alla fine ce le siamo bevute noi.

  24. Adesso mi lincerete, ma secondo me la birra a pasto è un po’ più impegnativa del vino.

    Ovviamente non in senso alcoolico, ma per il gusto. Molte birre hanno un corpo molto invadente. Sei costretto a bilanciarle con cibi molto molto saporiti e non tutti i ristoranti hanno un menu del genere che può sostenere una stout, ad esempio.

    Una lager annacquata non disturba nessuno

  25. Secondo me troppi sono saliti sul carro della birra artigianale negli anni scorsi. Si trovavano praticamente solo birre strafruttate, in genere all’aroma di litchis, ultra amare e decisamente poco palatabili. Io per primo ho smesso di voler provare le artigianali. Preferisco una bella bionda lager industriale fatta bene. Il vino lo bevo durante i pasti. A casa riesco a comprare vino buono a circa 4-5 euro a bottiglia. Quando vado fuori ne spendo 20. La birra non riesco a vederla come bevanda da pasto. O costa troppo o fa schifo

  26. C’è anche da dire che alcune birre da birrifici artigianali o locali o quel che sia fanno abbondantemente cagare, e devi pure pagarle 8-12€ per una media.
    Se devo bermi qualcosa che è come leccare un pezzo d’asfalto della A14 tanto vale che pago meno e bevo qualcosa di mediocre consapevole che sia mediocre.

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