Ce ne vorrebbero di più in Italia, salari ridicoli e contratti che vengono rispettati sempre a grandi linee.
penso sia un buon sub (ultimamente satnno avendo qualche problema con la crescita dello stesso ma sono fiducioso che sapranno fare fronte).
il comportamento della Kellogs ha poco del sorprendente alla fine sono corporazioni internazionali ed è quasi ovvio che considerino i loro lavoratori come pedine da sacrificare quando il profitto è “a rischio” per cui la pratica di buttarli sotto il treno non mi stupisce, (sia mai che questi ~~schiavi~~ bravi lavoratori chiedano un aumento per far fronte all’inflazione o altro).
Quello che trovo incoragiante è che anche gli americani stanno cominciando ad everne abbastanza di questo sistema (speranza is possible?) e sub come questi mi fanno provare un cauto ottimismo.
La crescita di r/antiwork credo sia da vedere in ottica statunitense, non globale.
Ciò non toglie che sono al 100% d’accordo con gli ideali di r/antiwork.
Per quanto riguarda i boicottaggi, non saprei che dire.
Quanti dipendenti ha Kellog’s? Centinaia di migliaia? E se questi centinaia di migliaia di dipendenti comprano tutti Kellog’s, cosa vuoi boicottare? Al massimo li fai guadagnare lievemente di meno.
A me sembra che se ne parli tanto solo perché si chiamano antiwork, se si fossero chiamati prolavorodignitoso diremmo che chiedono diritti che qua in Europa abbiamo (magari non rispettati) da 60 anni.
Ne abbiamo bisogno anche noi. Sicuramente in europa ci sono diritti, ma l’italia è piena di mentalità malsane, da sindrome di stoccolma. Gente che lavora in nero a 3 euro l’ora, e invece di voler vedere il capo impiccato, lo ringrazia pure per l’opportunità, e considera chi abbia problemi con condizioni del genere come “sfaticato, nullafacente”, alimentando l’ambiente agghiacciante di lavoro in tantissime realtà italiane.
conosco piu di una persona, soprattutto nella ristorazione, che lavora per 150 euro a settimana con orari da 40+ ore a settimana, e se gli dici di fare vertenza al principale “eh ma se facciamo cosi non lavora piu nessuno”, addirittura ripetendo la propaganda del principale del “eh ma se mi mettono in regola lo stato ruba troppe tasse e poveraccio come fa ad andare avanti”.
Che fanno bene.
Se riescono a organizzarsi in America allora noi non abbiamo proprio scuse. Dimostrano che i lavoratori, se uniti, possono raggiungere qualsiasi obiettivo.
I diritti dei lavoratori negli USA sono ridicoli, anche in confronto ai nostri. Ricordo mentre ero in stage e non avevo niente da fare e mi guardavo i contratti dei dipendenti esteri, prendono sì più di noi, ma le condizioni sono terribili. Roba da 3 giorni di malattia, una settimana di ferie, 0 maternità.
Spero che sia un inizio di una presa di coscienza collettiva americana sul fatto che diritti dei lavoratori =/= pericoloso comunismo, sia perché così si avvicinino un po’ agli standard europei in fatto di social security, sia perché spero che la loro influenza su di noi ci porti un po’ di quella “coscienza collettiva” che era presente negli anni ‘70 ‘80 e ora è assolutamente assente se non nei pochi casi dei pensionati, dei dipendenti pubblici e dei tassisti.
è una situazione tutta americana. i lavoratori vengono trattati come bestiame, esiste la pratica del FIRE AT WILL e ci sono persone che lavorano anche 2-3 lavori e non possono permettersi l’assicurazione sanitaria. è giusto che questo movimento esista. il boicottaggio è simbolico almeno per adesso. servirebbe una serie di normative votate dal congresso per dare più stabilità ai lavoratori americani e ridurre il libero arbitrio delle aziende. però stiamo parlando dell’america. dubito che possa succedere nel prossimo futuro. per il resto le attività sindacali sono estremamente disincentivate. praticamente è u terzo mondo a livello di diritti.
Dovrebbe esistere pure in Italia, ma molti si son bevuti la retorica del “tempi duri, prendi il lavoro che trovi e ringrazia”, quando invece tra concorsi e offerte di lavoro almeno al nord c’è l’imbarazzo della scelta.
Penso che sia specchio di una nazione che ha meccanismi folli e tossici, specialmente quando si parla di lavoro.
Interessante capire se avrà una crescita vera o sarà il solito circoscritto movimento online accolto col bias del “là in USA stanno cambiando”, mentre poi il paese reale gode nel “hustle hard” 13h al giorno, fare 3h di pendolarismo, fare 3 lavori alla volta, avere 1 settimana di vacanza non pagata l’anno e tutto per potersi pagare l’assicurazione sanitaria… però hey “god bless America, best country in the world”
Purtroppo temo che incontrerà grandi difficoltà per via del nome, ora che sta prendendo trazione. Negli Stati Uniti soprattutto, verremmo brandati come persone appunto anti-lavoro, non come lavoratori in cerca di dignità
Mi auguro possa svilupparsi anche da noi. Non penso sia una particolarità americana, quelli di Possibile pubblicano ogni giorno screenshot di gente con gli stessi problemi di cui si parla su antiwork, la situazione è la stessa e le prospettive per i giovani sono probabilmente meno rosee qui.
Tra l’altro la presenza di molti lavoratori migranti porta ad un ribasso notevole degli stipendi nei lavori non qualificati, dato che spesso sono totalmente succubi ai ricatti dei datori di lavoro per avere il permesso di soggiorno, e i sindacati mi sembrano non pervenuti a riguardo
Credo sia giunto il momento anche per noi di guardarci attorno e indietro per valutare retrospettivamente le misure liberiste che in 20 (almeno) di governo (sia di csx che di cdx) hanno creato. Io credo abbiano totalmente ragione e che lo slogan “lavorare per vivere” dovrebbe entrare nella testa di tutti noi. Il cambiamento si fa attraverso la politica, votando compagini di sinistra (non il PD obv) che supportano i diritti dei lavoratori. Se non faremo questo, insieme a una vera politica industriale, il nostro paese si troverà a combattere la guerra dei salari. Sempre al ribasso e che non si può vincere. Togliendoci tutti i diritti (anche quello alla sanità: vedi Lombardia che sta diventanto solo per ricchi). Penso che il Paese abbia bisogno do questo. Soprattutto il nostro, dove i salari sono diminuiti rispetto agli anni ’90. Edit: u/listello che mi dici?
Lo frequento da un po’ ed una cosa che mi stupisce è che in qualche modo possono anche permettersi di dimettersi. Leggo spesso “it’s full of work, f*k them”.
In Italia non è proprio così, è difficile licenziare, e difficile trovare lavoro.
Per il resto cause giuste ovviamente.
Che è qualcosa che può nascere e svilupparsi solo in un paese che ha bisogno più di lavoratori che di posti di lavoro, che ha leggi sul lavoro molto lasse, e che ha avuta la sua storia sindacalista soffocata nel sangue e nella bile.
Trasferire un’idea del genere in Italia sarebbe anche plausibile, ma rendendosi conto che la cosa può funzionare solo nei settori che hanno una penuria di manodopera ma condizioni da eccesso di essa. Insomma, in Italia sarebbe una buona cosa per camerieri, cuochi e lavoratori di imprese artigiane, ma gli IT e gli operai di aziende più grosse rimarrebbero al punto di partenza.
Per quanto riguarda il boicottaggio della Kellog, “votare col portafoglio” funziona solo con i prodotti. Se vuoi cambiare le parti strutturali, devi o votare alla vecchia maniera, o pregare l’autocrate che esso imponga riforme all’azienda.
Giustissimo, anche noi in Italia avremmo bisogno di bargaining power, abbiamo salari ridicoli per il costo della vita che é in linea con l’Europa centrale
È incredibilmente basato e spero prenda piede come modello nel mondo
Per come è il sistema sindacale in Italia dubito possa prendere piede e pure se difficilmente vedrà risultati
Che gli USA stanno riscoprendo il socialismo dopo 150 anni..
Pienamente d’accordo, quando la gente, e soprattutto i datori di lavoro capiranno che si lavora per vivere e non si vive per lavorare saremo tutti più felici.
Capisco e approvo. Come premessa non vivo e lavoro in Italia ma in un altro Paese UE.
Solo quest’anno da me il capo mi ha chiesto di venire in ufficio anche se dovessi finire in quarantena, hanno cercato di nascondere i casi COVID in ufficio per non farci chiedere di lavorare da casa e hanno ridotto il personale ai minimi termini nonostante i risultati siano in crescita. Come ciliegina sulla torta hanno pubblicato di nascosto un annuncio in un Paese non UE per il nostro posto di lavoro… Sono stati beccati da una collega e, dopo un incontro coi sindacati, hanno dovuto ritirare l’annuncio dicendo che non ne sapevano nulla. Non parliamo poi degli operai: un 64enne interinale è morto sul posto di lavoro qualche mese fa.
Io sto riprendendo gli studi in un campo che può garantirmi una promozione. Nonostante questo il datore di lavoro ha previsto che io mi faccia l’intero periodo della sessione estiva lavorando di notte.
Lo stipendio non è un problema anche perché qui gli stipendi, per legge, sono adeguati all’inflazione.
In poche parole io sarei anche tra i fortunati (colletto bianco) per stipendio e tempo libero e le condizioni comunque non sono accettabili… Non oso immaginare gli operai o, per quelli in ufficio, gli altri in call center o quelli nel settore della finanza. Per questo approvo antiwork: senza un movimento popolare si cambia poco e nulla purtroppo.
Secondo me il problema è che la maggior parte delle persone che la vive così male vive in un costante ricatto dove non può semplicemente andarsene e licenziarsi (specialmente se a casa hai dei figli). Questo è il problema più grosso che compromette queste orde di movimenti anti-work: ricatto e non provocare nessun effetto in quanto facilmente sostituibili da persone che vivono nella fame (e ce né sono tante).
A me è capitato qualche hanno fa di lavorare in fabbrica in catena di montaggio attraverso agenzia interinale e di essermi trovato a lavorare con gente di 50 anni (alcuni di questi avevano a casa figli) assunti con contratto che si rinnovava settimanalmente. Come lo risolvi questo problema dato che metà dei colleghi assunti tramite agenzia (vedi il sottoscritto) erano lì solo per un tirare su un po’ di soldi e quindi non si lamentava molto dello schifo? Lo stesso dicasi per tutti i ragazzini che fanno la stagione e che sono disposti ad accettare lo schifo pur di fare l’esperienza in estate non facendo altro che togliere potere alle persone che davvero vogliono andarsene (e si ho fatto parte di questi ragazzini).
Voi cosa ne pensate?
che finalmente gli americani si stanno rendendo conto che il loro è un paese di merda dove la gente è avvelenata dal capitalismo.
che serva anche qua da noi, in alcune aree molto più che in altre, è scontato, ma quantomeno sono contento che qualcuno da qualche parte si stia mettendo di traverso. per qualche anno ho pensato di essere io il problema, solo perché cercavo condizioni di lavoro che non fossero simili al trattamento di bestiame.
Non so se riusciranno ad ottenere qualcosa. Ho fatto un giro in quel sub nei giorni scorsi e il filo conduttore è sempre lo stesso: paga bassa, capo tossico e condizioni di lavoro pessime. Di fronte a ciò comprensibilmente si licenziano, però non c’è una presa di coscienza dall’altra parte. Piuttosto chiudono baracca e burattini. E ci sono un sacco di foto ad attività chiuse a cui appendono dei cartelli con su scritto che sono chiusi per mancanza di personale.
Non solo grandi multinazionali a cui non frega niente di perdere qualche manciata di dipendenti ma anche realtà piccole.
Penso che sarà il prossimo argomento di breaking Italy
Penso che in una società in cui la logica del profitto a tutti i costi è dominante, sia un “movimento” (non lo è, essendo privo di organizzazione) dalle giuste e condivisibili finalità.
Penso che il punto non sia smettere di lavorare, ma ridare dignità al mondo del lavoro.
Negli Stati Uniti i lavoratori hanno un turn over ed uno stress ancora maggiore che in Italia, ma è una realtà che non conosco e non mi esprimo.
Tornando al Belpaese ci sono questioni che non affronta mai nessuno, sindacati, partiti, governi.
Una su tutte la mancata crescita dei salari continuando con le crescenti richieste di “flessibilità” lavorativa.
Per non parlare dello spopolamento giovanile del sud Italia con numeri equiparabili alle guerre mondiali.
Sono elefanti nella stanza di cui pare non importare davvero a nessuno e, forse, il rifiuto delle “regole” del mondo del lavoro odierno sono un modo per ribellarsi.
Sono quaranta anni che in Italia nessuno si batte più per i propri diritti ed ora si stanno erodendo sempre più.
Io sono della classe di quelli che avevano 20 anni nel 2008 e mi sono sentito derubato del mio futuro quando per anni non si è trovato un lavoro serio e stabile con quella crisi che si è trascinata per un decennio.
Di quegli anni ho ricordi orrendi e rabbiosi ma più di tutto ricordo quando l’azienda per cui lavoravo decise di far ruotare mese per mese i lavoratori (un mese assunto, un mese a casa, tramite agenzia interinale). NESSUNO dei miei colleghi soprattutto i più giovani del sud era disposto a scioperare due ore.
C’è una arrendevolezza al ineluttabile che fa schifo.
Faccio parte dell’ r/antiwork da quando aveva 3k membri.
Purtroppo da quando è diventato super famoso il movimento, è diventato anche molto più tossico, prima non era così.
Come sempre, più persone ci sono, più è possibile trovare opinioni estreme.
In ogni caso, anche noi avremmo bisogno di tutte le cose che propone il movimento. La situazione lavorativa fa schifo, non per chissà che motivo, ma per colpa NOSTRA e della nostra mentalità di merda.
Devi ringraziare per un lavoro, quando dovrebbe essere il contrario.
Sono iscritto al sub: in confronto agli USA noi sembriamo un’isola felice, ho letto cosa accade da quelle parti e sembra fantascienza. Anche in Italia comunque avremmo bisogno di qualcosa del genere per combattere il basso livello degli stipendi e la gestione terribilmente antiquata delle aziende (ovvio, visto che la nostra classe politica e manageriale è tutta over 60).
Mi identifico assolutamente con il sentimento ma al confronto loro mi sembra di essere super privilegiato. Il settore della ristorazione americana sembra l’inferno in terra.
Io vorrei lo smartworking e la settimana di 4 giorni, loro vorrebbero un giorno di malattia quando fanno la chemioterapia.
Poi probabilmente molti sono fake ed esagerati, però…
Temo che antiwork finirà come Occupy Wall Street: entrerà in ballo l’idpol (identity politics liberale) a creare più divisione che unione, il subreddit antiwork non è “preparato” in termini di formazione politica di sinistra (il che è contemporaneamente un pregio e un difetto)
Penso che quel sub mi abbia un po’ radicalizzato nel bene e nel male. Ho iniziato a lavorare in America sentendomi grata dell’opportunità che mi è stata data e sentendomi in dovere di sottostare a qualsiasi richiesta (insomma, mi sono portata dietro la mentalità Italiana per cui devi ringraziare di lavorare).
Con il tempo ho cambiato idea su questo atteggiamento e il sub è stata la spinta per chiedere di più. Ho chiesto di mantenere il mio lavoro in remoto, poi ho provato a chiedere se potevo lavorare in ufficio almeno a giorni alterni, ho rotto le palle per avere più giorni di vacanza (ne avevo 8 + 5 giorni di chiusura per vacanze nazionali). Avendo avuto solo risposte negative, lunedì scorso ho dato le dimissioni e 3 settimane di preavviso. Ovviamente c’erano anche altri motivi lavorativi.
Mi è stato offerto il lavoro da casa e un aumento del salario del 33%. Ho rifiutato e penso che sia solo grazie al sub. Ora devo solo decidere se dire al mio collega quanto mi è stato offerto per rimanere nell’azienda.
Non so se vivevo meglio prima nella beata ignoranza e sentendomi contenta di avere il minimo, o se è meglio avere la consapevolezza di essere sfruttati e la voglia di cambiare le cose.
Se un domani dovessi tornare in Italia penso farei molta fatica a tenere di nuovo la testa bassa.
Ci sono troppe aziende che cercano disperatamente di erogare dividendi insostenibili (i ricchi che diventano sempre più ricchi) con un economia che non ha più consumatori. Smetterla con i salari da fame sarebbe l’unica ripresa possibile.
Quando andavamo a 100, l’elite si poteva arricchire 100. Adesso che andiamo a 80 l’elite intasca 120. È insostenibile. Arriveremo alla fame.
E questa non è una sparata da comunista. Ci siamo già passati, e ne siamo usciti col new deal e il piano Marshall. Se non si creano salari no si creano consumi, gli acquisti scendono, le aziende chiudono, è un circolo vizioso.
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Ce ne vorrebbero di più in Italia, salari ridicoli e contratti che vengono rispettati sempre a grandi linee.
penso sia un buon sub (ultimamente satnno avendo qualche problema con la crescita dello stesso ma sono fiducioso che sapranno fare fronte).
il comportamento della Kellogs ha poco del sorprendente alla fine sono corporazioni internazionali ed è quasi ovvio che considerino i loro lavoratori come pedine da sacrificare quando il profitto è “a rischio” per cui la pratica di buttarli sotto il treno non mi stupisce, (sia mai che questi ~~schiavi~~ bravi lavoratori chiedano un aumento per far fronte all’inflazione o altro).
Quello che trovo incoragiante è che anche gli americani stanno cominciando ad everne abbastanza di questo sistema (speranza is possible?) e sub come questi mi fanno provare un cauto ottimismo.
La crescita di r/antiwork credo sia da vedere in ottica statunitense, non globale.
Ciò non toglie che sono al 100% d’accordo con gli ideali di r/antiwork.
Per quanto riguarda i boicottaggi, non saprei che dire.
Quanti dipendenti ha Kellog’s? Centinaia di migliaia? E se questi centinaia di migliaia di dipendenti comprano tutti Kellog’s, cosa vuoi boicottare? Al massimo li fai guadagnare lievemente di meno.
A me sembra che se ne parli tanto solo perché si chiamano antiwork, se si fossero chiamati prolavorodignitoso diremmo che chiedono diritti che qua in Europa abbiamo (magari non rispettati) da 60 anni.
Ne abbiamo bisogno anche noi. Sicuramente in europa ci sono diritti, ma l’italia è piena di mentalità malsane, da sindrome di stoccolma. Gente che lavora in nero a 3 euro l’ora, e invece di voler vedere il capo impiccato, lo ringrazia pure per l’opportunità, e considera chi abbia problemi con condizioni del genere come “sfaticato, nullafacente”, alimentando l’ambiente agghiacciante di lavoro in tantissime realtà italiane.
conosco piu di una persona, soprattutto nella ristorazione, che lavora per 150 euro a settimana con orari da 40+ ore a settimana, e se gli dici di fare vertenza al principale “eh ma se facciamo cosi non lavora piu nessuno”, addirittura ripetendo la propaganda del principale del “eh ma se mi mettono in regola lo stato ruba troppe tasse e poveraccio come fa ad andare avanti”.
Che fanno bene.
Se riescono a organizzarsi in America allora noi non abbiamo proprio scuse. Dimostrano che i lavoratori, se uniti, possono raggiungere qualsiasi obiettivo.
I diritti dei lavoratori negli USA sono ridicoli, anche in confronto ai nostri. Ricordo mentre ero in stage e non avevo niente da fare e mi guardavo i contratti dei dipendenti esteri, prendono sì più di noi, ma le condizioni sono terribili. Roba da 3 giorni di malattia, una settimana di ferie, 0 maternità.
Spero che sia un inizio di una presa di coscienza collettiva americana sul fatto che diritti dei lavoratori =/= pericoloso comunismo, sia perché così si avvicinino un po’ agli standard europei in fatto di social security, sia perché spero che la loro influenza su di noi ci porti un po’ di quella “coscienza collettiva” che era presente negli anni ‘70 ‘80 e ora è assolutamente assente se non nei pochi casi dei pensionati, dei dipendenti pubblici e dei tassisti.
è una situazione tutta americana. i lavoratori vengono trattati come bestiame, esiste la pratica del FIRE AT WILL e ci sono persone che lavorano anche 2-3 lavori e non possono permettersi l’assicurazione sanitaria. è giusto che questo movimento esista. il boicottaggio è simbolico almeno per adesso. servirebbe una serie di normative votate dal congresso per dare più stabilità ai lavoratori americani e ridurre il libero arbitrio delle aziende. però stiamo parlando dell’america. dubito che possa succedere nel prossimo futuro. per il resto le attività sindacali sono estremamente disincentivate. praticamente è u terzo mondo a livello di diritti.
Dovrebbe esistere pure in Italia, ma molti si son bevuti la retorica del “tempi duri, prendi il lavoro che trovi e ringrazia”, quando invece tra concorsi e offerte di lavoro almeno al nord c’è l’imbarazzo della scelta.
Penso che sia specchio di una nazione che ha meccanismi folli e tossici, specialmente quando si parla di lavoro.
Interessante capire se avrà una crescita vera o sarà il solito circoscritto movimento online accolto col bias del “là in USA stanno cambiando”, mentre poi il paese reale gode nel “hustle hard” 13h al giorno, fare 3h di pendolarismo, fare 3 lavori alla volta, avere 1 settimana di vacanza non pagata l’anno e tutto per potersi pagare l’assicurazione sanitaria… però hey “god bless America, best country in the world”
Purtroppo temo che incontrerà grandi difficoltà per via del nome, ora che sta prendendo trazione. Negli Stati Uniti soprattutto, verremmo brandati come persone appunto anti-lavoro, non come lavoratori in cerca di dignità
Mi auguro possa svilupparsi anche da noi. Non penso sia una particolarità americana, quelli di Possibile pubblicano ogni giorno screenshot di gente con gli stessi problemi di cui si parla su antiwork, la situazione è la stessa e le prospettive per i giovani sono probabilmente meno rosee qui.
Tra l’altro la presenza di molti lavoratori migranti porta ad un ribasso notevole degli stipendi nei lavori non qualificati, dato che spesso sono totalmente succubi ai ricatti dei datori di lavoro per avere il permesso di soggiorno, e i sindacati mi sembrano non pervenuti a riguardo
Credo sia giunto il momento anche per noi di guardarci attorno e indietro per valutare retrospettivamente le misure liberiste che in 20 (almeno) di governo (sia di csx che di cdx) hanno creato. Io credo abbiano totalmente ragione e che lo slogan “lavorare per vivere” dovrebbe entrare nella testa di tutti noi. Il cambiamento si fa attraverso la politica, votando compagini di sinistra (non il PD obv) che supportano i diritti dei lavoratori. Se non faremo questo, insieme a una vera politica industriale, il nostro paese si troverà a combattere la guerra dei salari. Sempre al ribasso e che non si può vincere. Togliendoci tutti i diritti (anche quello alla sanità: vedi Lombardia che sta diventanto solo per ricchi). Penso che il Paese abbia bisogno do questo. Soprattutto il nostro, dove i salari sono diminuiti rispetto agli anni ’90. Edit: u/listello che mi dici?
Lo frequento da un po’ ed una cosa che mi stupisce è che in qualche modo possono anche permettersi di dimettersi. Leggo spesso “it’s full of work, f*k them”.
In Italia non è proprio così, è difficile licenziare, e difficile trovare lavoro.
Per il resto cause giuste ovviamente.
Che è qualcosa che può nascere e svilupparsi solo in un paese che ha bisogno più di lavoratori che di posti di lavoro, che ha leggi sul lavoro molto lasse, e che ha avuta la sua storia sindacalista soffocata nel sangue e nella bile.
Trasferire un’idea del genere in Italia sarebbe anche plausibile, ma rendendosi conto che la cosa può funzionare solo nei settori che hanno una penuria di manodopera ma condizioni da eccesso di essa. Insomma, in Italia sarebbe una buona cosa per camerieri, cuochi e lavoratori di imprese artigiane, ma gli IT e gli operai di aziende più grosse rimarrebbero al punto di partenza.
Per quanto riguarda il boicottaggio della Kellog, “votare col portafoglio” funziona solo con i prodotti. Se vuoi cambiare le parti strutturali, devi o votare alla vecchia maniera, o pregare l’autocrate che esso imponga riforme all’azienda.
Giustissimo, anche noi in Italia avremmo bisogno di bargaining power, abbiamo salari ridicoli per il costo della vita che é in linea con l’Europa centrale
È incredibilmente basato e spero prenda piede come modello nel mondo
Per come è il sistema sindacale in Italia dubito possa prendere piede e pure se difficilmente vedrà risultati
Che gli USA stanno riscoprendo il socialismo dopo 150 anni..
Pienamente d’accordo, quando la gente, e soprattutto i datori di lavoro capiranno che si lavora per vivere e non si vive per lavorare saremo tutti più felici.
Capisco e approvo. Come premessa non vivo e lavoro in Italia ma in un altro Paese UE.
Solo quest’anno da me il capo mi ha chiesto di venire in ufficio anche se dovessi finire in quarantena, hanno cercato di nascondere i casi COVID in ufficio per non farci chiedere di lavorare da casa e hanno ridotto il personale ai minimi termini nonostante i risultati siano in crescita. Come ciliegina sulla torta hanno pubblicato di nascosto un annuncio in un Paese non UE per il nostro posto di lavoro… Sono stati beccati da una collega e, dopo un incontro coi sindacati, hanno dovuto ritirare l’annuncio dicendo che non ne sapevano nulla. Non parliamo poi degli operai: un 64enne interinale è morto sul posto di lavoro qualche mese fa.
Io sto riprendendo gli studi in un campo che può garantirmi una promozione. Nonostante questo il datore di lavoro ha previsto che io mi faccia l’intero periodo della sessione estiva lavorando di notte.
Lo stipendio non è un problema anche perché qui gli stipendi, per legge, sono adeguati all’inflazione.
In poche parole io sarei anche tra i fortunati (colletto bianco) per stipendio e tempo libero e le condizioni comunque non sono accettabili… Non oso immaginare gli operai o, per quelli in ufficio, gli altri in call center o quelli nel settore della finanza. Per questo approvo antiwork: senza un movimento popolare si cambia poco e nulla purtroppo.
Secondo me il problema è che la maggior parte delle persone che la vive così male vive in un costante ricatto dove non può semplicemente andarsene e licenziarsi (specialmente se a casa hai dei figli). Questo è il problema più grosso che compromette queste orde di movimenti anti-work: ricatto e non provocare nessun effetto in quanto facilmente sostituibili da persone che vivono nella fame (e ce né sono tante).
A me è capitato qualche hanno fa di lavorare in fabbrica in catena di montaggio attraverso agenzia interinale e di essermi trovato a lavorare con gente di 50 anni (alcuni di questi avevano a casa figli) assunti con contratto che si rinnovava settimanalmente. Come lo risolvi questo problema dato che metà dei colleghi assunti tramite agenzia (vedi il sottoscritto) erano lì solo per un tirare su un po’ di soldi e quindi non si lamentava molto dello schifo? Lo stesso dicasi per tutti i ragazzini che fanno la stagione e che sono disposti ad accettare lo schifo pur di fare l’esperienza in estate non facendo altro che togliere potere alle persone che davvero vogliono andarsene (e si ho fatto parte di questi ragazzini).
Voi cosa ne pensate?
che finalmente gli americani si stanno rendendo conto che il loro è un paese di merda dove la gente è avvelenata dal capitalismo.
che serva anche qua da noi, in alcune aree molto più che in altre, è scontato, ma quantomeno sono contento che qualcuno da qualche parte si stia mettendo di traverso. per qualche anno ho pensato di essere io il problema, solo perché cercavo condizioni di lavoro che non fossero simili al trattamento di bestiame.
Non so se riusciranno ad ottenere qualcosa. Ho fatto un giro in quel sub nei giorni scorsi e il filo conduttore è sempre lo stesso: paga bassa, capo tossico e condizioni di lavoro pessime. Di fronte a ciò comprensibilmente si licenziano, però non c’è una presa di coscienza dall’altra parte. Piuttosto chiudono baracca e burattini. E ci sono un sacco di foto ad attività chiuse a cui appendono dei cartelli con su scritto che sono chiusi per mancanza di personale.
Non solo grandi multinazionali a cui non frega niente di perdere qualche manciata di dipendenti ma anche realtà piccole.
Penso che sarà il prossimo argomento di breaking Italy
Penso che in una società in cui la logica del profitto a tutti i costi è dominante, sia un “movimento” (non lo è, essendo privo di organizzazione) dalle giuste e condivisibili finalità.
Penso che il punto non sia smettere di lavorare, ma ridare dignità al mondo del lavoro.
Negli Stati Uniti i lavoratori hanno un turn over ed uno stress ancora maggiore che in Italia, ma è una realtà che non conosco e non mi esprimo.
Tornando al Belpaese ci sono questioni che non affronta mai nessuno, sindacati, partiti, governi.
Una su tutte la mancata crescita dei salari continuando con le crescenti richieste di “flessibilità” lavorativa.
Per non parlare dello spopolamento giovanile del sud Italia con numeri equiparabili alle guerre mondiali.
Sono elefanti nella stanza di cui pare non importare davvero a nessuno e, forse, il rifiuto delle “regole” del mondo del lavoro odierno sono un modo per ribellarsi.
Sono quaranta anni che in Italia nessuno si batte più per i propri diritti ed ora si stanno erodendo sempre più.
Io sono della classe di quelli che avevano 20 anni nel 2008 e mi sono sentito derubato del mio futuro quando per anni non si è trovato un lavoro serio e stabile con quella crisi che si è trascinata per un decennio.
Di quegli anni ho ricordi orrendi e rabbiosi ma più di tutto ricordo quando l’azienda per cui lavoravo decise di far ruotare mese per mese i lavoratori (un mese assunto, un mese a casa, tramite agenzia interinale). NESSUNO dei miei colleghi soprattutto i più giovani del sud era disposto a scioperare due ore.
C’è una arrendevolezza al ineluttabile che fa schifo.
Faccio parte dell’ r/antiwork da quando aveva 3k membri.
Purtroppo da quando è diventato super famoso il movimento, è diventato anche molto più tossico, prima non era così.
Come sempre, più persone ci sono, più è possibile trovare opinioni estreme.
In ogni caso, anche noi avremmo bisogno di tutte le cose che propone il movimento. La situazione lavorativa fa schifo, non per chissà che motivo, ma per colpa NOSTRA e della nostra mentalità di merda.
Devi ringraziare per un lavoro, quando dovrebbe essere il contrario.
Sono iscritto al sub: in confronto agli USA noi sembriamo un’isola felice, ho letto cosa accade da quelle parti e sembra fantascienza. Anche in Italia comunque avremmo bisogno di qualcosa del genere per combattere il basso livello degli stipendi e la gestione terribilmente antiquata delle aziende (ovvio, visto che la nostra classe politica e manageriale è tutta over 60).
Mi identifico assolutamente con il sentimento ma al confronto loro mi sembra di essere super privilegiato. Il settore della ristorazione americana sembra l’inferno in terra.
Io vorrei lo smartworking e la settimana di 4 giorni, loro vorrebbero un giorno di malattia quando fanno la chemioterapia.
Poi probabilmente molti sono fake ed esagerati, però…
Temo che antiwork finirà come Occupy Wall Street: entrerà in ballo l’idpol (identity politics liberale) a creare più divisione che unione, il subreddit antiwork non è “preparato” in termini di formazione politica di sinistra (il che è contemporaneamente un pregio e un difetto)
Penso che quel sub mi abbia un po’ radicalizzato nel bene e nel male. Ho iniziato a lavorare in America sentendomi grata dell’opportunità che mi è stata data e sentendomi in dovere di sottostare a qualsiasi richiesta (insomma, mi sono portata dietro la mentalità Italiana per cui devi ringraziare di lavorare).
Con il tempo ho cambiato idea su questo atteggiamento e il sub è stata la spinta per chiedere di più. Ho chiesto di mantenere il mio lavoro in remoto, poi ho provato a chiedere se potevo lavorare in ufficio almeno a giorni alterni, ho rotto le palle per avere più giorni di vacanza (ne avevo 8 + 5 giorni di chiusura per vacanze nazionali). Avendo avuto solo risposte negative, lunedì scorso ho dato le dimissioni e 3 settimane di preavviso. Ovviamente c’erano anche altri motivi lavorativi.
Mi è stato offerto il lavoro da casa e un aumento del salario del 33%. Ho rifiutato e penso che sia solo grazie al sub. Ora devo solo decidere se dire al mio collega quanto mi è stato offerto per rimanere nell’azienda.
Non so se vivevo meglio prima nella beata ignoranza e sentendomi contenta di avere il minimo, o se è meglio avere la consapevolezza di essere sfruttati e la voglia di cambiare le cose.
Se un domani dovessi tornare in Italia penso farei molta fatica a tenere di nuovo la testa bassa.
Ci sono troppe aziende che cercano disperatamente di erogare dividendi insostenibili (i ricchi che diventano sempre più ricchi) con un economia che non ha più consumatori. Smetterla con i salari da fame sarebbe l’unica ripresa possibile.
Quando andavamo a 100, l’elite si poteva arricchire 100. Adesso che andiamo a 80 l’elite intasca 120. È insostenibile. Arriveremo alla fame.
E questa non è una sparata da comunista. Ci siamo già passati, e ne siamo usciti col new deal e il piano Marshall. Se non si creano salari no si creano consumi, gli acquisti scendono, le aziende chiudono, è un circolo vizioso.