
Scrivo questo sfogo perchè sono stufo di come l’univiersità stia diventando “la nuova scuola dell’obbligo” sia per il mercato del lavoro sia per come è percepita dalla società.
Da un parte vedi tanti datori di lavoro che richiedono la laurea anche per lavori che potrebbero essere svolti anche senza dall’altra parte senti la società che fa la paternale su come:
* “l’università insegna la disciplina” (praticamente la naia 2.0 solo che almeno sotto militare non dovevi pagare 300€ al mese più spese il posto in branda)
* “l’università apre la mente/insegna a pensare e chi non la fa diventa un populista/complottista” (la persona che me lo ha detto è troppo vecchia per conoscere 4chan e 8chan, si stupirebbe di quanti laureati in informatica o ingegneria ci sono la dentro a sostenere la politica più becera)
* “quello universitario è il periodo più bello della vita e BISOGNA godersela prima di andare in quell’inferno chiamato posto di lavoro” (fottutamente soggettivo e dire così invalida chi come me ha passato un periodaccio sui libri per varie motivazioni tra cui la salute mentale che mi era colata definitivamente a picco e che al lavororo si è sentito apprezzato com’è per la prima volta dopo tantissimo)
* “l’università ti insegna ad imparare” (vero, ma ho imparato di più su come apprendere al lavoro dove avevo principalmente incentivi positivi per farlo invece che la costante minaccia del fuoricorso e dell’ulteriore benzina sul fuoco dei drammi in famiglia che avrebbe causato”
Non parliamo poi di ISTAT e giornalai vari che continuano a berciare su come siamo gli ultimi della galassia per percentuale di laureati e ciò a quanto pare è brutto, brutto, brutto perchè a quanto pare la gente al momento non deve sudare e competere abbastanza per trovare un lavoro decente quindi dobbiamo renderla ancora peggio in nome di un astratto ideale di “bene per la società” perchè “una società più istruita bla… bla… bla…” (il che magari è pure vero ma la società non è un essere senziente i singoli individui sì quindi privilegerò sempre il bene di questi ultimi).
Ovviamente non sono “contrario” all’università in quanto tale, se qualcuno mi dice che vuole andare all’università non potrò fare altro che dirgli che fa bene e non parlo neanche da volpe incapace di arrivare all’uva poichè io stesso dopo averla abbandonata per ragioni di salute mentale ci sto riprovando con l’obiettivo finale di diventare un professore di informatica. Mi fa solo arrabbiare il fatto che l’università sia percepita come un paradiso (probabilmente per colpa dell’immaginario creato dai film americani che la dipingono come un posto incentrato principalmente sul divertimento, praticamente l’asilo ma con sesso e alcool) e stia diventando sempre più obbligatoria (sia dal punto di vista sociale che da quello pratico) costringendo persone con altre inclinazioni a frequentarla per forza e rendendo difficile abbandonare a chi come me per un motivo o per l’altro vorrebbe ritirarsi prima di completare gli studi ([e la cronaca mostra che ciò può avere conseguenze drammatiche](https://www.youtube.com/watch?v=q_xMQFDILeg)).
9 comments
Ovvio che ormai sai considerato normale laurearsi ma perchè tutto il mondo avanzato fa così, peccato che la classica Bachelor’s degree (laurea breve) in posti come gli Usa è praticamente un progeguimento della High school solo più specifica e finisce a 20-21 anni massimo.
Non puoi perdere anni perchè sarebbe come venire bocciato alle superiori. Tutt’altra cosa sono le masters degree.
Da noi l’universitá ha una impronta quasi esclusivamente accademica, non ci sarebbe nulla di male se esistesse una alternativa.
Universitá che ti preparano al mondo del lavoro tipo infermieristica sono davvero poche, le altre non sono altro che una sfilza di tomi da studiare (spesso controvoglia e a memoria) non vedendo l’ora di fuggire da quel posto.
Perchè appunto ogni studente viene preparato come se dovesse poter diventare un dottorando e poi un professore.
Ma tutto questo problema nasce dal sistema scolastico che anche esso è fin troppo teorico. Bisogna accettare la situazione per quello che è….
Concordo con tutto quello che hai scritto.
Per completare il quadro, aggiungo che il tuo non è solo un “rant” di quelli che si trovano su Reddit, ma un [sentimento molto diffuso](https://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/societa_diritti/2018/01/21/studenti-italiani-insoddisfatti-troppo-studio-e-pochi-sbocchi-di-lavoro_27a07e53-5c45-4c6f-9d8b-e73adda1364a.html). L’articolo addirittura parla di uno studente su due insoddisfatto: la metà.
A me fa incazzare come una iena il fatto che gli studenti debbano essere preparati come se dovessero fare tutti i ricercatori dopo la laurea.
Qui a Medicina la cosa che mi fa imbestialire come un cane rabbioso prossimo alla morte è che nei primi 3 anni di corso mettono professori NON-medici che fanno i ricercatori, e giacché ricercatore e professore nell’Università italiana sono ruoli indivisibili ti ritrovi all’esame docenti che vogliono sapere le cose nel dettaglio tanto quanto le sanno loro. MA PD E PM, TU SEI GIÀ LAUREATO E FAI RICERCA DA ANNI, IO NO PD! SE VORRÒ FARE IL RICERCATORE STUDIERÒ QUANTO TE ALTRIMENTI NON BOCCIARMI PER TUTTI QUESTI TEDIOSISSIMI DETTAGLI CHE DIMENTICHERÒ UNA SOLA CAZZO DI SETTIMANA DOPO!
In tutto questo ovviamente questi professori non-medici non sanno cosa serva veramente ad un medico quindi “alla bene e meglio” mettono nel programma tutto lo scibile umano e ti dicono “Lei non sarà mai un bravo medico se non sa rispondere a queste domande”.
1) Tu non sei medico, cazzo ne sai della professione?
2) Tutti i tuoi “inutili” dettagli che dimenticherò domani perché l’esame che darò esattamente dopo sarà ugualmente esoso puoi tenerteli per te. La memoria umana non è un archivio dallo spazio infinito
3) Ma perché cazzo devi lanciare queste simil-offese passivo-aggressive potenzialmente-demoralizzanti?
Ah ovviamente un ringraziamento ai mitici professori che per le medesime motivazioni ti bocciano alla prima domanda quando da regolamento universitario, agli esami orali, il professore è tenuto a fartene una seconda. Carta canta, prof! SEGUA QUEL CAZZO DI REGOLAMENTO
Tutto nasce dal fatto che in passato molte persone come titolo di studio al massimo avevano la terza media.
Il continuare gli studi era praticamente una scala sociale visto che il numero di laureti era basso e pagati sicuramente bene.
Oggi continuare a studiare dopo il liceo è quasi diventato obbligatorio principalmente perché:
1)Tutti i parenti rompono le palle
2)Come hai detto tu per molti lavori e concorsi vogliono titoli di laurea.
3)Trovare un lavoro decente è abbastanza difficile.
Io mi sono trovato fortunatamente molto bene all’università, ma per molti è praticamente l’inferno.
Qui non c’è molto da fare, se non ti trovi bene sono due le opzioni:
A)Non è il corso giusto.
B)Hai beccato prof e organizzazione di merda è soffri per 3 anni o più.
è abbastanza palese che il 90% (incluse me) si sia immatricolato non tanto per passione di studio o per carriera accademica, ma per trovare un lavoro decente.
Cosa che richiede di muovere il culo fuori dall’Italia molto spesso. Visto che con 300k di laureti l’anno e contando che ognuno di essi lavorerà fino ai suoi 65 anni non ho idea di dove andranno tutte queste figure specializzate a lavorare.
Ormai si ha l’effetto opposto esci con una laurea è prendi uno stipendio normalissimo anzi portano più a casa gli operatori ecologici (con cui ho lavorato e rispetto).
Ormai stanno sbarcando gli ITS che sembrano una valida alternativo per chi cerca un percorso con finalità lavorativa.
Queste sono tutte visioni mie personali quindi potrei sicuramente sbagliare.
Ciao, per come la vedo io l’università, se presa per il verso giusto, dà semplicemente più “frecce” al proprio arco. Quello che intendo è che consente di costruire una serie di strumenti che possono essere utili sia nel mondo del lavoro, sottoforma di specifiche skill tecniche, ma anche nella vita, per esempio nel procedere con metodo anche quando si fanno attività nuove. Questo non significa ovviamente (e per fortuna) che sia l’unica via per crescere, cosiccome non significa che ogni universitario la viva come un’ opportunità e non come un’imposizione.
In merito al fatto che sia ritenuta un paradiso, e che la vita da gggiovane termini con essa, posso dire che per me e molti amici e colleghi questa è una fesseria bella e buona; tuttavia mi rendo conto che per alcuni potrebbe rappresentare l’uscita da un bel parcheggio e il primo impatto con un mondo che chiede innanzitutto di fatturare e performare.
Riguardo all’osservazione che oramai studiare all’università sia diventato *de facto* obbligo probabilmente hai ragione. Purtroppo il pregiudizio nei confronti di chi non ha titoli formali è cosa reale ed ha le sue conseguenze. Per esempio magari vengono preferite persone titolate ma incapaci di inserirsi efficacemente in un gruppo di lavoro a persone con un percorso meno formale ma abili a interconnettersi con altri colleghi ed uffici.
L’università non è percepita come una prosecuzione delle scuole. Magari. Meno del 30% dei diplomati si iscrivono all’università.
Forse è un problema della parte di società che frequenti.
A conti fatti, pare che dopo i 30 anni mediamente i laureati guadagnano meglio e sono più soddisfatti dei coetanei. Mediamente, quindi puoi sempre essere lo stronzo che invece vive di merda anche se si è laureato.
Questo potrebbe anche essere dovuto al fatto che chi fa l’università arriva da contesti più agiati, quindi forse non è l’università in se ma la rete attorno a fare la differenza, ma poco cambia.
IMHO l’esperienza dipende da corso a corso, da persona a persona ma soprattutto dalle aspettative tue o della tua famiglia. Quella parte può diventare veramente opprimente.
Quando ho frequentato l’università sapevo abbastanza chiaramente cosa mi sarebbe servito e cosa no.
Pertanto studiavo bene alcuni corsi mentre quelli fuffa, messi lì per fare numero, li abbozzavo e mi prendevo qualsiasi voto, l’importante era togliermeli dai piedi.
Gran parte di quello che ho appreso, e ora insegno anche, l’ho appreso da autodidatta perché all’epoca non c’era nessun docente preparato sugli argomenti che mi interessavano veramente.
L’università mi ha insegnato ad imparare per conto mio e mi ha dato alcune nozioni fondamentali, al resto ho pensato io.
Ricordo ancora chiaramente quando, in sede di discussione di tesi, il preside mi disse, prima che iniziassi a parlare: ok, ora spiegaci la tua tesi come se parlassi a dei bambini dell’asilo.
Da Veneto che ha studiato un po’, la mia impressione è esattamente contraria:
* l’unica cosa con cui son d’accordo è che i datori chiedono la laurea, o meglio, per lavori che un tempo si ottenevano col diploma ora chiedono la laurea. Da chimico, parlo di controllo qualità, di laboratori di analisi di routine, di altre mansioni in cui bastava essere perito chimico e ora sono i lavori a cui può ambire un chimico anche con magistrale.
* gli universitari dalle mie bande vengono visti come perditempo
* l’università non insegna niente di utile “perché tanto il lavoro si impara lavorando” salvo poi arrivare in posti di lavoro arretrati, dove nessuno ha voglia di insegnare e dove si pretende che la gente sappia già tutto
* la laurea non viene vista come un plus di competenze, figuriamoci poi il dottorato, visto ancora più come una perdita di tempo ulteriore, come una dimostrazione di non aver voglia di fare (come se solo in azienda ci si dia da fare, nella mia esperienza assolutamente non è così), dove non si impara niente e via così
Sempre da Veneto studiato, non è il massimo del divertimento arrivare ai 30 anni con qualche mese di contributi sulle spalle, una manciata di k€ in banca nonostante l’aver lavorato in azienda e con lo stipendio da dottorando, e vedere la maggior parte della gente intorno a te figliare e metter su una vita stabile, senza lauree.
Il problema vero è che non c’è una buona comunicazione e interazione tra industria e accademia. Veniamo preparati bene teoricamente, meno bene nella pratica, e le competenze che ci vengono date non sono quelle che servono nelle aziende italiane. Dall’altro lato, le aziende italiane non sono mica tanto innovative/all’avanguardia, per cui non servono chissà che competenze ma non sembra esserci neppure la voglia di aumentare il livello di innovazione al punto da poter assorbire meglio i laureati. E così i laureati che riescono se ne vanno all’estero dove hanno modo non solo di trovare uno stipendio migliore, ma anche di poter effettivamente mettere in pratica ciò che hanno studiato.
Sono solo due lati della stessa medaglia alla fine.
> Da un parte vedi tanti datori di lavoro che richiedono la laurea anche per lavori che potrebbero essere svolti anche senza dall’altra parte senti la società che fa la paternale su come:
Qui la risposta è abbastanza facile. Ti sei laureato in ingegneria informatica? Bene, mi aspetto che certe skill di base tu le abbia. Non hai la laurea? Devi trovare un modo convincente di mostrarmi che hai le stesse skill, e a leggere la sezione ‘educazione’ di un CV ci metto 30 secondi, a valutare il tuo codice su github ci metto dieci volte tanto (e lo stesso vale per qualunque altro settore)
In una situazione (come l’Italia) in cui l’offerta di lavoro qualificato è maggiore della domanda è ovvio che si creino filtri e barriere per sfoltire un po’ i candidati e per cercare uno screening rapido (o, al contrario, che i candidati facciano qualcosa per emergere sui loro concorrenti)