
Non so cosa voglio ottenere con questo post, mi farebbe tanto piacere sentire le vostre storie ed opinioni sulle famigerate PMI. Forse ho solo bisogno di sfogarmi.
Sono un IT in processo di emigrazione, sono passato da lavorare ad una PMI di provincia lombarda ad una grossa multinazionale a Zurigo grazie ad una discreta botta di culo. Questa transizione mi ha lasciato un amaro in bocca che non potete immaginare, ho dovuto lasciare amici e famiglia, mia moglie ha dovuto cercarsi un nuovo lavoro, in generale la transizione non e’ facile e non e’ neanche finita; amo l’Italia, le persone che ci vivono e che si incontrano giorno dopo giorno. Pero’ non potevo rimanere in Italia di fronte ad un’offerta come quella che ho ricevuto, a prendere insulti dal padre padrone [“donatore di lavoro”](https://www.youtube.com/watch?v=Q3FP5Cdx-gE), straordinari imposti e non pagati, pratiche di lavoro medievali, uno stipendio che pagava l’affitto e poco altro. E non riuscivo a trovare altro nella mia zona, in Lombardia ci sono solo due strade per l’IT: 90 minuti di commute per andare a Milano, o *LA PMI*.
Che senso hanno le PMI? Che vantaggio portano? Non parlo di ristorantini, bar, e in generale tutti quei servizi dove la varieta’ e’ qualcosa di prezioso. Parlo di tutte quelle aziende edili, informatiche, di amministrazione, in cui il fatto di essere una PMI si traduce in un solo possibile outcome: le cose vengono fatte a c\*\*\*o di cane, spesso a tirar via perche’ il venditore ha promesso una deadline improbabile; il prodotto finale e’ scadente e costa poco, una versione da settore terziario delle bancarelle del mercatino. Mi sembra che le uniche opzioni per certi settori in Italia siano aziende tipo “amico del cuggino”. Devi fare dei lavori di ristrutturazione? Prego, benvenuto all’agenzia di Franceschino, imprenditore che fa tutto in nero perche’ le tasse sono alte ma gira col Porsche; i lavori sono indietro dal primo giorno, e se piove ti trovi la piscina in casa. Hai bisogno di un sito di e-commerce? Benvenuti all’aziendina di Alessandruccio, che fa una cosa completamente diversa ma tu intanto firma il contratto che poi qualcosa ce lo si inventa.
La cosa che mi urta di piu’ e’ che le PMI si moltiplicano come un tumore, perche’ spesso lavorarci e’ un’esperienza infame, degradante:
* stipendi bassi all’ingresso e che rimangono bassi per tutta la carriera, a malapena che tengono dietro all’inflazione. Spesso pieni di pseudobenefit tipo i famosi BUONI PASTO che mannaggia la miseria li raccoglierei da tutta italia e ci farei una pira per bruciarci al rogo chi se li e’ inventati
* abusi a non finire. In due anni in azienda ho visto urla in faccia, insulti durante le chiamate di fronte ai clienti. Di solito sono giustificati perche’ il padre padrone e’ stressato (e grazie al c\*\*\*o, tutti sono stressati quando devono fare un lavoro che non sanno fare), o perche’ poi chiede scusa (e magari compra dei fiori?)
* l’inutilita’ del lavoro fatto; spesso mi sono trovato a non avere niente da fare perche’ il lavoro non era approvato, o si era ingolfata la pipeline di assegnazione. Pero’ ovviamente non si puo’ cazzeggiare, perche’ il padrone deve vedere che uno si impegna! E quindi via di aprire editor, scrolla su, scrolla giu’, chiudi editor, repeat. Conosco tanti che in una PMI lavorano se va bene 2-3h al giorno, passando il resto del tempo tra la noia e la disorgazzazione generale.
* gli straordinari richiesti, apparentemente un paradosso con il punto precedente, ma alla fine un management di qualita’ e’ in grado di gestire la distribuzione del lavoro; il managggger della PMI viene nel tuo ufficio alle 17.55 e dice ‘facciamo un bel briefing’, cosi’ dopo aver aspettato di parlarci per 4 ore devi pure fermarti un’ora in piu’.
Di fronte ad una esperienza cosi’, e’ ovvio che il sogno del dipendente medio e’ scappare e crearsi una sua azienda, il famoso ‘io non voglio prendere ordini da nessuno’. Questo e’ un coping mechanism da manuale, e spesso chi decide di diventare il capo di se stesso fonda un’altra armata brancaleone, e visto che non ha mai imparato a fare managing di risorse va di esperienza personale. E il ciclo dell’abuso si propaga.
‘Ma obudo, ci sono anche PMI buone!’ Si’, e’ vero, ci sono una piccolissima (ma proprio minuscola) percentuale di PMI che diventano startup di successo e cominciano a fare un buon lavoro, cosa che mi da’ speranza per il futuro. Purtroppo sono tante le PMI che crescono, e poi arrivano al momento fatidico del pensionamento del fondatore. A questo punto il destino lancia un dado, e se il dado esce su ‘figlio incapace del fondatore’ il destino dell’azienda e’ segnato; ci sono innumerevoli storie, ma il mio caso preferito e’ quello della [Melegatti](https://thevision.com/attualita/melegatti-tragedia-imprenditoria/), azienda storica finita nelle mani di un’amministratrice delegata scelta perche’ moglie del fondatore, che si e’ lanciata in un’improbabile collaborazione con Valerio Scanu (???).
Le uniche PMI da salvare imho sarebbero quelle in forte crescita sia di fatturato che di personale, e quelle che operano in settori dove c’e’ un limite alla crescita fin dall’inizio tipo ristoranti e bar. Ma dare sgravi fiscali, incentivi, condoni, ad aziende che dopo 10 anni hanno ancora 10 dipendenti? Per carita’. Che si giochino la partita sul mercato libero, e se falliscono amen. Forse allora a questo punto si riuscirebbe a fissare un salario minimo non da fame, in modo da tutelare chi lavora dalle angherie di un’azienda male organizzata e con sprechi di soldi a cielo aperto che si rifa’ pagando poco le persone e chiedendogli di rimanere in ufficio 12 ore al giorno.
Pareri? Esperienze personali? Sono curioso anche di sentire le vostre horror stories delle PMI e anche delle multinazionali, che anche li’ di disfunzioni ce ne sono a valanga.
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>Pareri? Esperienze personali? Sono curioso anche di sentire le vostre horror stories delle PMI e anche delle multinazionali, che anche li’ di disfunzioni ce ne sono a valanga.
Ho sempre lavorato per multinazionali però vengo da una zona d’Italia dove la PMI è lo standard per chi non è dipendente statale.
Come immagini non esiste l’azienda perfetta, però sono convinto che il problema principale sia la corsa al ribasso del personale delle PMI, perché comunque una volta che il fatturato permette al padrone di vivere agiatamente non c’è stimolo a migliorare. E il fatturato lo tirano fuori dal circolo sociale che si sono creati dove un po’ tutti si “danno una mano” e della qualità del lavoro importa poco o niente.
Sulla vita in multinazionale (e della mia scelta di carriera) potrei scrivere per ore ma non so quanto possa contribuire alla discussione.
Hai ragione, fine, specie perchè hai vissuto una delle realtà peggiori e più parassitarie delle PMI che è quella lombarda dell’IT.
Non racconterò aneddoti ma ne avrei a decine difficili da credere per quanto assurdi, semplicemente se mi guardo indietro mi vergogno di aver lavorato in certe realtà e di aver speso anni per far andare avanti carrozzoni di imbecillità incredibili. Solo perchè mi piace fare le cose in modo decoroso.
In generale penso che le piccole aziende sopravvivano in un mercato avverso a realtà minuscole come loro solo a spese dei dipendenti (stipendio, condizioni lavorative, ecc…) sopravvivono rendendo i dipendenti dei miserabili senza speranze per il futuro.
Le multinazionali hanno i loro problemi burocratici da multinazionale, ma sono niente rispetto alla miseria umana e depravazione in cui ti puoi immergere solo nelle PMI.
Divertiti a Zurigo, che dopotutto è un bel posto.
Io ho lavorato in una multinazionale come primo impiego e sono scappato via, mi sembrava di essere uno statale con i remi già tirati in barca. Ora lavoro in una pmi e mi trovo benissimo, dipende tutto dalla mentalità con cui l’imprenditore avvia l’azienda
Ti capisco e da un certo punto di vista anche per le aziende IT è diventato “quasi vero” che o ti fermi in provincia in una PMI oppure vai a Milano, seppur qualcuno da remoto (io fortunatamente per grazia divina) ancora ci è rimasto.
Una cosa che però vorrei chiedere come spunto di riflessione: siamo sicuri che sia un problema italiano quello della PMI? Non è che se andiamo sul subreddit di un altro paese non italiano si lamentano delle loro PMI?
Ascoltando alcune esperienze di amici all’estero mi sembra che la situazione sia certe volte simile: quando una azienda è piccola e l’imprenditore (o meglio padrone) non molto è sul pezzo si vengono a creare queste situazioni. Forse l’unica cosa è il rispetto per il dipendente, che in Italia mi sembra molto basso
Spero davvero che con il cambio generazionale i nuovi laureati e diplomati tecnici non prendano in considerazione il lavoro per piccole imprese. Bellissima “bancarelle del terziario”, sappi che ho intenzione di rubartela. Una cosa sconfortante che mi sento di aggiungere è che per esperienza personale anche aziende padronali con 500+ milioni di fatturato hanno caratteristiche che hai indicato. Processi di qualità infima, strumenti e cultura del lavoro degli anni 80, se il capo sta fino alle nove anche io sto fino alle nove a guardare il telefono, se il dipendente lavora da casa non fa un cazzo. Ho paura che non sia la dimensione del business :/
Capisco il rant, ma:
> E non riuscivo a trovare altro nella mia zona, in Lombardia ci sono solo due strade per l’IT: 90 minuti di commute per andare a Milano, o LA PMI.
Due note qui:
1) Nel settore privato lavorare per le PMI è quasi la norma, specie se non sei in USA.
2) Esistono lavori da remoto – forse nei prossimi mesi non sarà facilissimo, ma negli anni scorsi era relativamente facile farsi assumere come contractor da aziende UK o USA, con stipendi più che adeguati per l’Italia
Io ho lavorato sia in PMI che in multinazionali e devo dire che mi riconosco in molto di quello che racconti.
Le cosa peggiore, IMHO, delle PMI è la presenza del fondatore (quando va bene) o degli eredi (quando va male). Nessuno può contraddirli anche se dicono una palese cazzata e ci sono pochissime opportunità di crescita perchè i posti dirigenziali sono già occupati dai figli/nipoti.
Se poi hai (come è successo a me) la sfortuna di trovare dei fondatori narcisisti e cocainomani, diventa un clima invivibile.
C’è da dire che nelle PMI hai l’opportunità di vedere un sacco di cose, mentre nelle multinazionali sei confinato nel tuo angolino e se la multinazionale fai schifo, sei bloccato dalla burocrazia.
Lavoro in una PMI informatica (in realtà molto più P che M, nel senso che siamo in meno di 10 dipendenti) e posso dirti l’utilità secondo me della PMI, sia dal punto di vista del cliente che del lavoratore.
Dal punto di vista del cliente hai un rapporto diverso rispetto a quello che avresti con una grande azienda, avendo meno clienti (ovviamente) ogni cliente può essere seguito meglio. Il che vuol anche dire sviluppare soluzioni che rispondono meglio alle loro esigenze perché sviluppate su misura, quando (tipicamente) la grossa azienda vuole rivendergli un prodotto generico che hanno già in casa con giusto qualche personalizzazione (ma facendoglielo pagare come se fosse sviluppato da zero per loro). O addirittura certi lavori la grossa azienda non li prende nemmeno in considerazione, perché richiede di acquisire conoscenze e sviluppare una soluzione ad hoc solo per quel cliente che ha esigenze diverse da tutti gli altri, cosa che a loro non conviene affatto.
Dal punto di vista del lavoratore puoi avere una flessibilità che, tipicamente, è difficile da ottenere in grosse aziende. Certo, magari in Google o Facebook la hai, ma in grosse aziende italiane (parlo delle classiche aziende di consulenza informatica, Reply, Accenture, ecc) non puoi avere, ma sei vincolato dal “timbrare il cartellino” e il classico orario di lavoro 8:30-17:30. Parlo del lavoro agile (o smart working, termine che mi fa schifo) ma fatto veramente, non il semplice lavorare da casa (che poi oramai stanno rientrando tutti in ufficio passata la pandemia).
Tipicamente poi i proprietari delle PMI, qua parlo nel caso specifico dell’informatica, sono a loro volta tecnici (i soci dell’azienda in cui lavoro scrivono anche loro codice) quindi ci si riesce meglio a capire, rispetto ad aziende dove il dirigente o il responsabile di turno non ha la benché minima idea di quel che si tratta, o ce l’aveva 30 anni fa e non è rimasto al passo, e quindi prende scelte sbagliate mettendo in difficoltà il team di sviluppo, o semplicemente non riesce a capire quali sono le problematiche dello sviluppo di un software. Anche questo è un aspetto molto importante.
Questo dal punto di vista lavorativo, dal punto di vista tecnico tipicamente in una grossa azienda vedi una piccola fetta di quello che è il prodotto dell’azienda, mentre in una piccola azienda ne vedi tutti gli aspetti e componenti (anzi, spesso sei te a sviluppare completamente il sistema), il che significa che durante il lavoro vedi un ventaglio di tecnologie diverse tale per cui difficilmente ti annoi (come invece mi annoierei a fare ad esempio software per assicurazioni che è tutto uguale). Hai spesso la possibilità di sperimentare nuove tecnologie, cosa che non potresti fare nella grossa azienda (dove tutte le tecnologie sono standardizzate e ingessate).
Ok comunista, ora puoi tornare al circolino ARCI a bere birre di dubbia qualità e a fare discorsi da capo-popolo
Concordo al 100%. Molte o quasi tutte le PMI italiane non solo sono incapaci di cambiare, ma sono totalmente opposte ad ogni possibile cambiamento. Vogliono vendere il prodotto di 30 anni fa e investire 0 in tecnologie moderne, al punto che certi loro prodotti si trovano ad essere fatti al 90% da aziende di consulenza esterna a cui non frega una mazza.
Ma se il 90% del tuo prodotto è fatto da consulenti esterni, tu cosa stai vendendo esattamente?
Precisamente quello che è successo a me in una piccola PMI informatica (sono un software engineer). Sono scappato per lavorare in una grande azienda e non mi guardo indietro. Le PMI devono bruciare, loro e i loro padroni di merda.
> Che senso hanno le PMI? Che vantaggio portano?
Mi sembra un’ottima domanda.
Hanno senso fino a che portano ad una redistribuzione della ricchezza a livello locale. Non tutti vivono in una metropoli che ha (spesso, ma non sempre) lavori tecnologicamente avanzati.
Teoricamente, se sfruttate bene e se ben gestite, potrebbero essere solo un vantaggio per la società una volta che sono in grado di ingrandirsi. L’Italia però svantaggia, sia dal punto di vista fiscale aziendale che personale, l’ingrandimento di piccole e medie aziende, e queste restano in un limbo nel quale sono sufficientemente produttive per i capi azienda ma non a sufficienza da distribuire il benessere sul territorio.
Per quanto riguarda il cortocircuito tra persone “non competenti” per un lavoro e mancata richiesta di lavoro da parte di persone competenti. Hai un’idea su come si potrebbe rompere? Perché ad oggi non esiste meccanismo virtuoso che incentivi il lavoratore esperto ad accettare un lavoro per una PMI (salvo la vicinanza) ma non esiste alcun meccanismo virtuoso che favorisca l’investimento (anche salariale) di una PMI per un lavoratore esperto. Ci si arrangia con quello che si ha e con il capitale umano che applica all’azienda. E, bada bene, non è un problema solo di stipendi ma di immagine.
Quanti lavoratori competenti™ preferirebbero venire a lavorare per la Gianfranco SPA per mettere in piedi un database piuttosto che farsi 30 minuti in più di strada e andare ad Amazon/Google/Linkedin/Satispay per fare sostanzialmente un lavoro simile? Quali potenziali di crescita offrono le PMI in un ambiente dove la crescita aziendale è svantaggiata?
E’ una situazione che, nel mio campo e in misura un po’ diversa, in USA si vede tra le università Ivy League e le altre. Le Ivy assorbono tutti i cervelli migliori, spesso solo per la nomea, e i cervelli “meno migliori” finiranno ad appesantire le altre università, ampliando ulteriormente il divario.
Poi, la Melegatti è fallita perché fa il pandoro…avesse fatto solo panettoni sarebbe una multinazionale in competizione con Apple 😛 /s
“ho lavorato in un posto che non mi è piaciuto, quindi automaticamente tutti i posti simili sono merda”, il thread.
Allora, parlo del settore delle agenzie per il lavoro/Enti di Formazione e in generale tutto il mondo delle politiche attive del lavoro. Sono stato partner di Randstad, Manpower, Umana, GI Group ecc ecc ed ho avuto modo collaborare (e sono ora dipendente di) società più piccole.
La realtà è che.. tra PMI e non PMI non cambia fondamentalmente nulla in questo settore. Superati i 10 dipendenti riesci a fare massa critica tale da investire in un buon gestionale ed un ufficio e strumentazione sufficiente, un’area commerciale che funziona e un numero di clienti tali da garantirti un di poter lavorare bene. Le grandi imprese del settore lavorano tutte con unit più piccole ricalcando di fatto logiche da PMI.
A livello di ral pura si trovano tutte in un range di 100/150 euro mensili di differenza, PMI e non, e fondamentalmente buona parte di queste aziende hanno adottato un modello di lavoro ibrido.
Ovviamente se trovi il titolare così come il responsabile di sede che sono dei rincoglioniti allora ti trovi male, ma questo è un discorso legato alla singola persona e non alla dimensione societaria.
La situazione sarebbe uguale sostituendo “provincia lombarda” con “rural Alabama” oppure “paesino del Nottinghamshire”, etc… però ha poco a che fare con la grandezza dell’azienda e più con la grandezza del bacino di potenziali dipendenti. Più una professione richiede competenze, più quelle competenze sono concentrate nelle grandi città per forza di cose, quindi ti suggerisco di fartene una ragione e goderti il trasloco. Ho passato cinque anni a Zurigo ed è una città stupenda (almeno paragonato alla provincia, Parigi o Londra sono più divertenti se hai li sghèi per viverci).
*> l’inutilita’ del lavoro fatto; spesso mi sono trovato a non avere niente da fare perche’ il lavoro non era approvato, o si era ingolfata la pipeline di assegnazione. Pero’ ovviamente non si puo’ cazzeggiare, perche’ il padrone deve vedere che uno si impegna! E quindi via di aprire editor, scrolla su, scrolla giu’, chiudi editor, repeat. Conosco tanti che in una PMI lavorano se va bene 2-3h al giorno, passando il resto del tempo tra la noia e la disorgazzazione generale.*
Il vantaggio della PA è che non devi neanche fare lo sforzo di far finta di lavorare.
Non capisco perche si parli di pmi e si prenda in esempio melegatti, che era una spa con 300 dipendenti.
Di quelle che piacciono a te
Poi ci sono altre tredici quintali di inesattezze e errori e castronerie ma vabe…
Io sono ancora prima della PMI, in quanto ditta individuale e col cazzo che lavorerei con chicchessia a meno che non abbia la mia stessa mentalità.
Ho lavorato in una multinazionale settore catering ed è la merda della merda.
Ho avuto a che fare con imprese edili grosse e anche li la merda grondava.
Ho avuto a che fare con altre ditte individuali e, indovina, esatto, merda.
E con PMI di vari settori e anche li pioveva merda.
Finora ho trovato solo una ditta PMI che lavora come si deve e che ha una mentalità giovane, che ha capito che non si deve restare confinati nel paesello e che stimola la gente a fare e imparare. UNA in TRENTA anni di lavoro.
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Però faccio un lavoro abbastanza atipico da queste parti quindi non conto.
Il problema delle pmi è che non sono start up. Diventano/vengono gestite come la Bottega di famiglia degli anni 50 che non deve crescere perché non ha concorrenza, dove non serve aumentare la produttività, dove gli esterni (i garzoni o le cameriere) non potranno mai fare carriera, un posto dove il padrone andrà a lavorare fino al suo ultimo giorno e pretenderà di fare le stesse cose alla stessa maniera. Le leggi poi non aiutano: c’è una soglia di personale oltre la quale devi iniziare ad avere dipendenti che si occupano del personale e non del lavoro diretto.
Boldrin ha pienamente ragione quando dice che vanno decimate: va dato un certo numero di anni per crescere o per essere comprate, se invece si fossilizzano va incentivata la concorrenza che le porta a chiudere.
Ammazza quanti tecnici informatici ci stanno su sto sub.
In ogni caso la spina dorsale del sistema produttivo italiano è fatto da PMI che operano nel settore manifatturiero, quindi non dei servizi IT.
E se l’Italia è il secondo paese manifatturiero d’Europa vuol dire che il sistema PMI ha dei vantaggi ad imporsi nel nostro sistema socioeconomico rispetto alla grande fabbrica accentrata di stile ottocentesco.
Ma Veronica come immagine del post? Dillo che ce l’hai col “masto”
Che poi l’unica PMI con queste problematiche è proprio nel settore informatico.
Inutile generalizzare
Io ho una PMI e, per fortuna, non mi riconosco in nulla di quello che hai scritto. Mi dispiace che tu abbia avuto questa esperienza, ti assicuro che le PMI non sono tutte così.
Tu pensa che sto per rifiutare un lavoro a Zurigo e mi stavo facendo idea di cosa c’è a Milano… grazie per avermi ricordato com’è!
Io ho iniziato quasi 20 anni fa in una PMI di imboscati, mi riconosco perfettamente in quello che dici, le urla, gli insulti, gli straordinari rigorosamente non pagati. Mi ricordo che il primo giorno di lavoro, alle 18 quando feci per andarmene, mi bloccò la porta e mi disse “qua tutti vanno via dopo le 19”. Io avevo 20 anni, cosa dovevo dirgli? Smise di urlarmi una volta che, dopo avermi insultato pesantemente, gli urlai contro una serie di insulti da incenerirmelo, finendo con “se hai le palle, allora licenziami!” Se ne andò sbattendo la porta, per poi chiamarmi nel suo ufficio due ore dopo a lamentarsi che lo avevo offeso. Quando cambiai lavoro avevo ancora il panico di andarmene all’orario giusto.
Mi sento terribilmente in colpa ma alla fine dirò di no a ZH, anche quella è una piccola azienda, non pagano molto e non voglio ripetere esperienze passate.
Leggendo il post mi sono ritrovato in molti, se non tutti gli aspetti di cui hai parlato; gli straordinari non pagati, il nero, le strutture fatiscenti, la mancanza di condizionamento, i vermi che, lanciandosi dal soffitto, cadono in testa, i topi che scorrazzano tra le gambe, le urla, gli insulti, il “padre padrone”, la Mercedes del padrone, i figli del padrone che si sentono giustificati a fare quello che vogliono e delle cose e delle persone, la costante sudditanza psicologica del lavoratore verso colui/colei che “dona il lavoro”, il senso di gratitudine per lo stipendio mensile ricevuto, magari in ritardo, perchè “sono tempi duri per tutti, e, con tanti giovani che cercano lavoro, sei fortunato/a che ti tengo a lavorare”, il dover ricoprire altri ruoli oltre quelli di stretta competenza senza retribuzione aggiuntiva.
Passano gli anni, e nulla cambia.
Da figlio di padre/nonno con piccola impresa lombarda sono quasi contento che abbiano chiuso per la crisi del 2008 e di essere scappato all’estero.
I modi di fare delle piccole aziende a gestione familiare dove il figlio del capo comanda a caso senza aver mai fatto esperienza mi fanno deprimere, e vari ex colleghi di scuola a volte mi raccontano cose improponibili
Per me è stato l’esatto contrario,
Lavoro come magazziniere in una piccolissima impresa della mia città (siamo in 4) da 5 anni ed è un posto quasi utopico. L’unica pecca lo stipendio è quello che è.
In tutte le altre realtà più grandi in cui ho lavorato (addetto alle vendite/magazziniere) l’ambiente è sempre stato malsano, ma la paga molto più alta.
Mi spiace per te. A me però è andata bene perché non ho ambizioni, pensala come vuoi.
Edit: mi sono scordato di aggiungere, il discorso fondamentale sta nell’umanità: non ho mai trovato umanità nelle aziende più grosse, mi sono spesso sentito un numero e non mi sentivo appagato; mentre in questa piccola azienda vado fiero, anche se so di essere comunque un piccolo ingranaggio in una macchina più grande che va dietro al profitto, di essere, appunto, un piccolo ingranaggio.
> Che vantaggio portano?
La fascia alta del reddito è più distribuita.
>Le uniche PMI da salvare imho sarebbero quelle in forte crescita sia di fatturato che di personale
Mah guarda, non mi pare che le agevolazioni siano poi così forti, da cui la domanda, perché non vengono espulse dal mercato?
L’ennesimo temino PMI bad in cui in ogni paragrafo si impacchetta il tutto con un bello stereotipo o una “esperienza personale”, non ce la faccio… Sarà la quinta volta che sento una discussione del genere sta settimana, pure IRL.
Sei riuscito ad andare a lavorare per un’azienda impostata e gestita molto meglio della PMI media (quindi un’azienda normalissima)?
Vivissimi complimenti!
Ora che ho detto quello che volevi davvero sentirti dire, ti dirò anche che sono sicuro tu abbia fatto tanti sacrifici sul lavoro, temini ed esami vari, ecc ecc, ma questo non significa che l’azienda in cui andrai a lavorare l’hai tirata su tu, quindi anche meno arroganza.
Parli di grandi aziende… da dove credi che arrivino, da sotto il tappeto?
Sono tutte ex-PMI, sopravvissute a eventuali disastri economici, che hanno avuto successo perché hanno trovato modi di fare soldi e sono state gestite bene quando contava (e non necessariamente per la loro intera storia, che succede assai più raramente).
Personalmente, ci metterei la firma ad avere una PMI di quelle che critichi, che vende prodotti stupidissimi, ha margini osceni, fattura montagne di soldi e magari è pure gestita da culo, perché l’importante alla fine del mese è solo fare soldi (molto diverso dal semplice meritarsi/giustificare un salario).
Ciao, bel post! Personalmente quando ho iniziato a lavorare ho scelto direttamente una multinazionale per cercare di evitare questa situazione.
Ho delle domande da curioso: Zurigo perché ti è capitata questa offerta o l’hai scelta? Perché hai escluso la Germania?
Poi se proprio vuoi soddisfare tutti i miei dubbi, ral e yoe. Chiedo perché tutto sommato sto valutando anche io per il futuro 🙂
> Che senso hanno le PMI? Che vantaggio portano?
Beh nonostante la grande presenza di PMI l’Italia è la 10 economia mondiale e, pensa un po’, nel 1987 quando il fenomeno era ancora più accentuato siamo arrivati ad essere la 4°…
Posso immaginare che ci sia sicuramente una differenza tra le PMI manifatturiere e quelle del terziario però… che lamentela è dire che l’aziendina “””IT””” (che già mi pare vasto come campo così definito) in cui lavoravi non è allo stesso livello delle multinazionali? Sarebbe come lamentarsi che una piccola società di consulenza con 10 dipendenti non lavori come una Big4.
Sui bullet point che hai segnato poi credo proprio che quello fosse un problema del tuo posto di lavoro (che non mi pare affatto un gran che e a cui tra l’altro non credo fossi incatenato) e non capisco da cosa tu abbia dedotto che tutta l’Italia funzioni così. Infatti, sono tutte situazioni che si purtroppo si possono trovare (sorpresa, anche nelle multinazionali) sia in Italia che all’estero.
O Obudo: perche non fondi un azienda te e ci fai vedere come si fa?
Stai paragonando una piccola azienda padronale con un’azienda che fa recruitment internazionale.
Probabilmente ti troveresti bene come nell’azienda di Zurigo in un’azienda italiana che assumesse dall’Europa e non dall’hinterland.
Dovresti paragonare la tua piccola azienda padronale italiana con una (o più) piccola azienda padronale svizzera e vedere che differenze ci sono.
Poi secondo me è sbagliato fare di tutta l’erba un fascio in un senso e in un altro.
Io lavoro in una delle più grandi aziende italiane e la più grande in Europa nel suo settore e ti assicuro che pure qua il commerciale di turno, pur di prendersi la commessa, la spara grossa, solo che i contratti valgono qualche milione di euro e non qualche migliaio come nelle PMI.
E questa cosa è vera nella grande multinazionale americana, così come nella piccola azienda tedesca.
La differenza, al di là di processi e tool, la fanno le persone. Pensa a *The office*, *IT crowd* o *Silicon Valley*, tanto per citarne alcuni telefilm. Sono ambientati in UK e USA eppure le dinamiche che si descrivono sono presenti anche qui: capo incompetente e, spesso, megalomane, persone incapaci che si mescolano alla massa, prodotti dubbi spinti dal marketing, stakanovisti leccaculo, scansafatiche, ecc.
Queste situazioni si ritrovano in tutto il mondo, ma, tornando all’inizio della mia risposta, probabilmente un’azienda che può permettersi di fare recruitment internazionale è strutturata meglio e può permettersi di selezionare meglio il personale e, magari, di liberarsi più facilmente di quello che non va bene.
Anche io sono nell’IT, per curiosità, l’offerta che non potevi rifiutare da Zurigo in che range $ si trova?
Domanda a chi va contro opener: perché PMI come Bending Spoons (ne cito una a caso, ma prendete pure la classifica dei top posti per lavorare in italia e sceglietene uno a caso, “great place to work 2022l” se non sbaglio) sono tutto il contrario di ciò che ha descritto nel post?
IMHO il problema non sono le PMI, Sono le PMI Nate da boomers.
Scommetto le palle che tra 10/20 anni la musica cambierà: chi sarà rivoluzionario è funzionerà sopravvivera, i restanti falliranno inesorabilmente (e che sia pure l’80% del tessuto economico italiano, ben venga che passi sotto multinazionali per lavorare in modo più strutturato e mandi a casa Gigetto con la sua SRL a 10k di capitale sociale)
Non lavoro nel tuo settore ma posso assicurarti che nelle multinazionali non se la si passa meglio, c’è più struttura ma il problema di fondo rimane. È che non interessa a nessuno perché l’azienda non è tua e quindi alcune cose da pmi non esistono. Va un po’ a fortuna poi sicuramente.
Secondo me è proprio la cultura del lavori sbagliata e ormai cotta. Ti auguro buona fortuna e buona nuova avventura!
Ps ho solo lavorato per grossissime multinazionali del mio settore.
Ho lavorato per 2 PMI e ho avuto esperienze tragicomiche. Nella prima sono stato assunto per digitalizzare i processi di produzione. Alla fine sono rimasto 1 anno a far lavori alla bisogna, tipo cambiare cavi del telefono. Progetto mai partito, spiegare ai magazzinieri che invece di scrivere su un foglio dovevano fare click su una UI era troppo complesso. Mobbing all’inverosimile, questo ha 28 anni e vuole insegnarmi a fare le cose? poi mi ruba il lavoro
Seconda esperienza società di consulenza di 100 persone circa. Assunto per fare una cosa messo a farne un’altra di cui non avevo assolutamente idea ( mai visto ABAP prima ) .
Licenziato mezz’ora prima della fine del periodo di prova per “Performance” ossia abbiamo assunto a cazzo il primo che abbiamo trovato mai in realtà volevamo un super figo livello Google per 35K. In piena pandemia tra l’altro dopo avermi assicurato che non c’era da preoccuparsi. Mobbing e backstabbing all’odine del giorno, margini ridicoli sui progetti. Andato a lavorare per un grossa multinazionale, promosso a manager in 2 anni ( eh per fortuna che ero scarso secondo loro )
Concordo le PMI sono un cancro metastatico che porta solo povertà ( eccetto per il padrone ) . Fallissero tutte sarebbe solo un bene. Stanno in piedi grazie a sotterfugi, clientelismo, raggiri, operando in situazioni al limite della legalità.
Comunque Milano e la Lombardia in generale sono posti di merda dove lavorare e vivere. Stipendi bassi e costo della vita non molto diverso dal nord europa, aria inquinata, sanità privatizzata. Sto anche io cercando di trasferirmi a Zurigo. La Svizzera rispetto alla Lombardia è 100 volte meglio ( eccetto il Ticino che ormai è stato contagiato dai pseudoimprenditori italani , a Lugano mi avevano offerto una posizione per 2500 CHF lordi al mese azienda di 30 persone ovviamente fondata e con a capo un italiano “eh ma tanto puoi fare il frontaliere chi ti da sti soldi in Italia” ) Stiamo esportando la merda ovunque.
Quasi tutti i punti mi ricordano esattamente il mio ex datore di lavoro, soprattutto le rotture di cazzo mentre stavi andando via. Arrivava un ora prima della chiusura e il minuto che stavi andando via “ehy aspetta che parliamo di questa cosa”
Buonasera a tutti, purtroppo hai ragione eccome. Per non finire a Zurigo come te oppure continuare la vita tetra di Milano ho deciso di aprire io una pmi lol, un msp locale. Come pure hai detto te questo settore in Italia guadagna soldi a palate per fare un lavoro di m***a, dunque perché non lavorare bene e meno prezzo di quelli che lavorano male. Penso che altri giovani si trovano in situazioni simili, ma purtroppo non hanno i mezzi per poter fare le cose per bene…
Ah dimenticavo, vi domandate come è possibile ciò: lavorare al contrario delle sopracitate pmi di it già esistenti, invece di lavorare all’ora e quindi metterci di più e fare le cose male per tornare a spremere la mucca io giorno dopo, creare una tariffa “flat” dove il cliente paga un abbonamento e devi fare il lavoro più veloce e bene possibile LOL. E posso dire che mi sta andando bene, anche perché il segreto per rendere sostenibile questo modello è tenere bassi i costi (non prendendo un suv da 50k e svuotare il conto della ditta…).
Spero per voi sia utile, buondì.
Le PMI hanno un suo senso in un sistema equilibrato, un paese che dipende troppo da aziende troppo grandi avrà problemi in certe aree. L’Italia è molto squilibrata in senso di troppe pmi, se è questo il problema o le radici di questo squilibrio sono il problema, non lo so.
Se il problema era la mentalità italiana di sempre che ha portato in modo parallelo e separato a scarse pratiche e allo stesso tempo a tante PMI, allora c’era poco da fare. Tante volte si legge che il problema sia quanto lo stato protegga queste PMI, nel senso che cerca di salvarle di farle morire. La bancarotta delle aziende è una cosa importantissima, senza non si scremano le meno produttive e senza c’è poco incentivo a innovare. Il fatto che le aziende non muoiano può portare allo stesso tempo a pratiche scarse e a tante PMI.
In alcuni settori essere dominate solo da aziende medie e grandi può anche portare a scarsa flessibilità, scarsa innovazione o scarsa diversificazione, ma è una questione di caso per caso, non ci sono regole globali in tema.
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Credo che il problema più grande sia la salvaguardia delle aziende da parte dello stato. Le aziende devono pur morire. Questa protezione di aziende zombie evita la scrematura di quelle meno produttive e impediscono le occasioni in cui un’azienda nuova nasce in un mercato meno sovraffollato; la mancanza di morte di pmi significa anche che in quei settori che gioverebbero da aziende medie o grandi non c’è spazio per un’azienda o due di inglobare la fetta di mercato delle altre.
Ecc
Un altro scappato a lavorare a Zurigo da PMI e multinazionali a Milano che sono la stessa cosa perché ogni progetto é gestito da un piccolo dittatore in erba.
Nulla volevo dire che ti farei una cazzo di statua hai perfettamente espresso il mio pensiero in ogni singola sillaba.
Cerco di essere breve, tutto quello di cui ti lamenti è un prodotto del sistema capitalista e della sua natura deflazionaria, so che sarò relegato al fondo della pagina per cui non aggiungo altro, se qualcuno vuole approfondire con onestà intellettuale risponda al mio commento.
Le PMI sono la mentalità contadina applicata ai servizi: io sono il padrone, tu fai quello che ti dico e ringrazia pure. Impiegati visti come nient’altro che manodopera, titolari senza capacità imprenditoriale per crescere.
Ne basterebbero pochi con voglia di fare, che pensino in grande e l’Italia sarebbe un paese completamente diverso. Invece no, appena vedono due soldi macchinone e Villa a formentera, e magari non pagano gli stipendi da tre mesi “sai il cliente non ha ancora pagato”.
Altro che aiuti alle PMI, ci vorrebbero gli aiuti per aprire più grandi aziende.
Da persona che, a parte i lavoretti universitari e uno stage curriculare, ha sempre lavorato all’estero e vuole tornare, mi metti un magone incredibile.
Se vai a Zurigo, preparati per la famosa ospitalità e calore degli svizzeri tedeschi.
Le PMI innanzitutto sono la fase embrionale di quelle che decenni più tardi potrebbero essere grandi imprese, svolgono quindi la funzione di mantenere competitivo il mercato, se non altro ponendo nuove sfide concorrenziali alle grandi aziende già presenti, oltre a esserne supporto nei distretti industriali.
Ma oltre a questo, ci sono anche vantaggi di carattere politico e riguardanti i diritti sociali, in quanto le PMI non hanno la stessa capacità che può avere una multinazionale (vedasi gruppo GEDI) d’influenzare la direzione del dibattito pubblico nel proprio interesse.
Spesso qui vedo astio nei confronti delle PMI perché si pretende che svolgano lo stesso ruolo delle grandi imprese, ovvero essere avanguardia dell’orizzonte tecnologico, quando chiaramente non possono esserlo.
Dopodiché certo ci sono i lati negativi, come il non poter sfruttare l’economia si scala per offrire salari più alti, per me ci vorrebbe una politica d’incentivo alla fusione per creare più imprese medie e medio grandi, e allo stesso tempo spaccare i grandi gruppi nelle loro sussidiarie, fatto salvo evitare di reprimere l’iniziativa imprenditoriale dei cittadini.
> il prodotto finale e’ scadente e costa poco
Servono ESATTAMENTE a questo. Anche quando – rarissimo e quasi mai all’assunzione – pagano prezzi vagamente di mercato, le tempistiche sono strette con conseguente progettazione delle cose molto approssimativa e le competenze sono molto parziali (le stesse persone lavorano in otto campi diversi e giocoforza non sono eccellenti in tutto), quindi prezzo basso per un lavoro approssimativo ma che tutto sommato per qualche anno va bene.
Del resto l’orizzonte temporale di molte aziende medie e grandi che fanno da clienti è molto basso: tra cinque anni il prodotto sarà diventato da buttare? Problemi di chi governerà l’azienda tra cinque anni.
Peraltro in alcuni settori, e l’IT è tra questi, la qualità e la progettazione da parte della “grande azienda” (che le cose che farebbe una PMI o le subappalta a esterni o dà in mano a carne da cannone assunta a raffica con turnover sei mesi) è tutta da dimostrare.
Non c’è nulla di buono nelle PMI (o negli autonomi). Quelli efficienti sono “bloccati” e non riescono a crescere a causa dei mille problemi Italiani (che spaziano dalla giustizia al mercato del lavoro), mentre le altre vivacchiano grazie all’aiuto diretto od indiretto dello stato (un esempio recente: la tassa sulle consegne online per favorire il piccolo commercio).
Le PMI sono un cancro, almeno nel settore in cui lavoro io (tessile). Hanno vantaggi, non lo nego (ad esempio un ambiente di lavoro generalmente più flessibile) però la disorganizzazione è tale che dopo un po’ passa tutto in secondo piano.
Poi dipende da caso a caso, ma la discriminante è sempre il titolare. È lui che nel bene e nel male imposta l’azienda. E lì dipende da persona a persona se si trova bene o meno.
Penso che quello che scrivi sia frutto della tua esperienza, che è per forza personale. Io lavoro in una PMI e mi trovo bene, siamo in crescita da anni, l’ambiente è stimolante. Quando sono arrivata è vero che c’era molto la cultura del “vai via prima delle 19 lol statale”, ma dopo il covid è cambiata molto. Personalmente ho a che fare con altre PMI e il panorama è molto vario, ci sono “i cantinari” come le PMI “boutique”.
In ogni caso ogni settore è a se, io non lavoro nell’IT, spero che nella nuova azienda ti trovi meglio.
La cosa più bella delle PMI è quando ti ritrovi ad essere uno stronzo in apprendistato con max 1 o 2 anni di esperienza e ti appioppano la responsabilità di tutto ( sì, tutto) l’ufficio tecnico. Progettazione, rapporti coi fornitori, clienti, sopralluoghi, tutto. Fai bene? Che bravo che sei, dai, oltre ai 900 al mese ti diamo 100 euro in buoni pasto, per l’impegno. Ovviamente apprendistato in artigianato, così dura 5 anni invece di 3.
Poi tutti sconvolti, attimi di panico, quando dici che te ne vai e hai solo 15 giorni di preavviso. Tutta roba vista e rivista.
Sul padre-padrone non c’è molto da aggiungere, qui in Veneto è la triste normalità, prendersi insulti a tutto spiano è all’ordine del giorno. A me, dopo una svista che ha comportato un faraonico ritardo di mezza giornata è stato detto dal titolare che con errori così si sarebbe ucciso dalla vergogna.
Poi pianti e disperazione quando me ne sono andato. Ogni tanto ancora mi chiamano per vedere se torno, probabilmente non ero poi così inutile come dicevano.
Comunque non pensate che le multinazionali siano organizzate tanto meglio. Madre lavora in una grossa ditta giappo-tedesca e sono organizzati malissimo pure loro, dalle consegne a caso ai soliti che fanno il lavoro di 15 persone perché non si assume nessuno se in Germania non danno il via libera.