Come dice l’introduzione: “L’inclusione nella lista dell’UNESCO può portarsi dietro un aumento dei turisti che non tutti i luoghi possono sostenere”.
L’iscrizione nella lista UNESCO, ha lo scopo di individuare alcuni siti di interesse storico, culturale, artistico o paesaggistico, che necessitano di un occhio di riguardo da parte dello stato in cui si trovano; ma come fa notare questo articolo, la nomina a Patrimonio dell’Umanità rende inevitabilmente il sito, un luogo di grande attrazione turistica. L’articolo poi affronta questa domanda: Un afflusso eccessivo di turisti potrebbe finire per snaturare un luogo, lasciando intatti i monumenti ma stravolgendo tutta la vita sociale nel luogo?
Noi con l’inserimento nel patrimonio UNESCO ci siamo letteralmente puliti il q*l0
Come probabilmente dirà anche l’articolo, ci sono dei casi in cui l’iscrizione non cambia nulla, tipo qui a Varese che il sacro monte patrimonio UNESCO se lo filano in pochi.
La provincia di varese poi di patrimoni ne ha addirittura 4, e c’è gente che ancora non sa Varese faccia provincia…
Il turismo è un problema serio, l’afflusso continuo di persone rovina il tessuto sociale di un luogo e per forza di cosa lo mercifica. Se un turista è disposto ad esempio a pagare un minimo di 100 euro a pernottamento come puo’ uno studente o un giovane lavoratore sperare di poter competere sul prezzo?
Ma non si tratta solo della crociata degli AirBnB, al di là dei rincari che entrano in un circolo vizioso per cui tutto continua ad aumentare inesorabilmente (affitto l’appartamento ad un po’ di piú, il ristoratore alza i prezzi, allora lo fa anche il dentista, l’avvocato o chi per loro per mantenere lo stesso standard di vita e poi si ricomincia il giro) c’è un vero e proprio problema di tessuto sociale. Certi posti smettono semplicemente di essere vissuti dai locals perchè “invasi” da orde di turisti in centri sempre piú vetrinizzati e proibitivi e cosí si va a perdere la ragione originale di attrattiva, ma per adesso in pochi sembrano farci caso al di fuori di casi limite come Venezia.
Il bello è che si tratta di un fenomeno difficile da spezzare, il turismo è una gallina dalle uova d’oro, tutti vogliono comprensibilmente la propria fetta, l’appartamento di nonna diventa improvvisamente una grande fonte di guadagno, il fondo dello zio un barrettino chique ultra costoso e quando però i tuoi posti preferiti spariscono, quando si perde la vita di quartiere o quando l’appartamento del figlio che studia in un’altra città diventa proibitivo è un po’ tardi per lamentarsi.
Si tratta di fare piani lungimiranti, e capisco che già solo vent’anni fa fosse difficile da immaginare ma città come Venezia e Firenze dimostrano che non bastano i conti in verde per rendere una città piacevole da vivere.
In ogni caso credo che con il fatto di essere nella lista dei patrimoni tutto ciò abbia poco a che fare, non so quanti si vanno a vedere il castello di vattelappesca e i resti etruschi di buchino sull’arno. Il problema è legato alla commerciabilità e accessibilità, cose che per certi versi difendono luoghi magici ma meno noti della penisola.
Dal mio punto di vista il turismo è una delle cose più diaboliche e orribili che possono affliggere un’area, appena sotto la guerra.
Io visito spesso Alberobello, essendo la mia ragazza originaria di lì (ci vado a trovare i parenti suoi). Vi dico solo che in estate ho assistito a scene di traffico stradale che manco a Roma tra un po’… Parcheggi (quasi) tutti a pagamento, proprio di recente i pochi parcheggi liberi li hanno convertiti in “riservati per i residenti” (e per chi come me non è residente ma sta lì non per visitare i trulli? E per chi lavora lì come cameriere/operatore turistico/altro lavoro?). E non parliamo di come ormai la maggior parte dei trulli siano diventati dei B&B, il Rione Monti è tutto un continuo negozio di souvenir (alla faccia dell'”autenticità”), e gli alberobellesi si siano tutti spostati nelle zone residenziali, o direttamente fuori dal paesino.
Purtroppo un paesino di 10 mila anime non ce la fa a gestire un afflusso di turisti che è maggiore non solo di tutti i paesini attorno, ma persino di un capoluogo di provincia come Bari.
Il “rick steves” effect.
Le guide di rick steves negli stati uniti sono popolarissime, e ormai si è creato un fenomeno dove se include dei posticini ad esempio in italia carini vengono assaliti dai turisti, i gestori non riescono a tenere il passo, scende la qualità, i locals si rompono le palle e non ci vanno più, una volta finito il boom dei turisti smettono di lavorare.
È vero, ed è un po’ come il turismo dei social: se un posto inizia a far *trending* sui vari social (instagram guardo te) ti ci trovi tutte le *wannabe modelle* a farsi le foto “*cute*”.
Angkor wat (quello della foto) già nel 2016 quando ci sono stato io era preso d’assalto da orde di turisti.
C’erano già i siti che consigliavano percorsi alternativi “anti folla” e ad ogni punto c’era la fila (per fortuna veloce) per fare “la foto quella famosa”.
Sembrava un percorso a tappe: vedi questo, mettiti in fila per la foto, fai la foto, ricomincia.
E c’erano già le sim 4G a $5 all’aeroporto per rimanere “social”.
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Come dice l’introduzione: “L’inclusione nella lista dell’UNESCO può portarsi dietro un aumento dei turisti che non tutti i luoghi possono sostenere”.
L’iscrizione nella lista UNESCO, ha lo scopo di individuare alcuni siti di interesse storico, culturale, artistico o paesaggistico, che necessitano di un occhio di riguardo da parte dello stato in cui si trovano; ma come fa notare questo articolo, la nomina a Patrimonio dell’Umanità rende inevitabilmente il sito, un luogo di grande attrazione turistica. L’articolo poi affronta questa domanda: Un afflusso eccessivo di turisti potrebbe finire per snaturare un luogo, lasciando intatti i monumenti ma stravolgendo tutta la vita sociale nel luogo?
Noi con l’inserimento nel patrimonio UNESCO ci siamo letteralmente puliti il q*l0
Come probabilmente dirà anche l’articolo, ci sono dei casi in cui l’iscrizione non cambia nulla, tipo qui a Varese che il sacro monte patrimonio UNESCO se lo filano in pochi.
La provincia di varese poi di patrimoni ne ha addirittura 4, e c’è gente che ancora non sa Varese faccia provincia…
Il turismo è un problema serio, l’afflusso continuo di persone rovina il tessuto sociale di un luogo e per forza di cosa lo mercifica. Se un turista è disposto ad esempio a pagare un minimo di 100 euro a pernottamento come puo’ uno studente o un giovane lavoratore sperare di poter competere sul prezzo?
Ma non si tratta solo della crociata degli AirBnB, al di là dei rincari che entrano in un circolo vizioso per cui tutto continua ad aumentare inesorabilmente (affitto l’appartamento ad un po’ di piú, il ristoratore alza i prezzi, allora lo fa anche il dentista, l’avvocato o chi per loro per mantenere lo stesso standard di vita e poi si ricomincia il giro) c’è un vero e proprio problema di tessuto sociale. Certi posti smettono semplicemente di essere vissuti dai locals perchè “invasi” da orde di turisti in centri sempre piú vetrinizzati e proibitivi e cosí si va a perdere la ragione originale di attrattiva, ma per adesso in pochi sembrano farci caso al di fuori di casi limite come Venezia.
Il bello è che si tratta di un fenomeno difficile da spezzare, il turismo è una gallina dalle uova d’oro, tutti vogliono comprensibilmente la propria fetta, l’appartamento di nonna diventa improvvisamente una grande fonte di guadagno, il fondo dello zio un barrettino chique ultra costoso e quando però i tuoi posti preferiti spariscono, quando si perde la vita di quartiere o quando l’appartamento del figlio che studia in un’altra città diventa proibitivo è un po’ tardi per lamentarsi.
Si tratta di fare piani lungimiranti, e capisco che già solo vent’anni fa fosse difficile da immaginare ma città come Venezia e Firenze dimostrano che non bastano i conti in verde per rendere una città piacevole da vivere.
In ogni caso credo che con il fatto di essere nella lista dei patrimoni tutto ciò abbia poco a che fare, non so quanti si vanno a vedere il castello di vattelappesca e i resti etruschi di buchino sull’arno. Il problema è legato alla commerciabilità e accessibilità, cose che per certi versi difendono luoghi magici ma meno noti della penisola.
Dal mio punto di vista il turismo è una delle cose più diaboliche e orribili che possono affliggere un’area, appena sotto la guerra.
Io visito spesso Alberobello, essendo la mia ragazza originaria di lì (ci vado a trovare i parenti suoi). Vi dico solo che in estate ho assistito a scene di traffico stradale che manco a Roma tra un po’… Parcheggi (quasi) tutti a pagamento, proprio di recente i pochi parcheggi liberi li hanno convertiti in “riservati per i residenti” (e per chi come me non è residente ma sta lì non per visitare i trulli? E per chi lavora lì come cameriere/operatore turistico/altro lavoro?). E non parliamo di come ormai la maggior parte dei trulli siano diventati dei B&B, il Rione Monti è tutto un continuo negozio di souvenir (alla faccia dell'”autenticità”), e gli alberobellesi si siano tutti spostati nelle zone residenziali, o direttamente fuori dal paesino.
Purtroppo un paesino di 10 mila anime non ce la fa a gestire un afflusso di turisti che è maggiore non solo di tutti i paesini attorno, ma persino di un capoluogo di provincia come Bari.
Il “rick steves” effect.
Le guide di rick steves negli stati uniti sono popolarissime, e ormai si è creato un fenomeno dove se include dei posticini ad esempio in italia carini vengono assaliti dai turisti, i gestori non riescono a tenere il passo, scende la qualità, i locals si rompono le palle e non ci vanno più, una volta finito il boom dei turisti smettono di lavorare.
È vero, ed è un po’ come il turismo dei social: se un posto inizia a far *trending* sui vari social (instagram guardo te) ti ci trovi tutte le *wannabe modelle* a farsi le foto “*cute*”.
Angkor wat (quello della foto) già nel 2016 quando ci sono stato io era preso d’assalto da orde di turisti.
C’erano già i siti che consigliavano percorsi alternativi “anti folla” e ad ogni punto c’era la fila (per fortuna veloce) per fare “la foto quella famosa”.
Sembrava un percorso a tappe: vedi questo, mettiti in fila per la foto, fai la foto, ricomincia.
E c’erano già le sim 4G a $5 all’aeroporto per rimanere “social”.
Non oso immaginare come possa essere adesso…