Il male dell’Italia è il capitalismo? Analisi controcorrente degli ultimi 50 anni

11 comments
  1. In questo articolo Michele Boldrin analizza come la teoria dominante del sistema italiano, cioè la teoria per cui il problema a monte di tutti i drammi italiani sia principalmente la spesa pubblica limitata, parta da presupposti sbagliati e assunzioni altrettanto fallaci, guidandoci in un discorso logico e puntuale tra link e grafici di riferimento

    Per i mod che poi magari editate fuori.
    L’articolo è si complesso e tecnico ma si fa leggere. Io non sono del settore e son comunque riuscito a seguire il filo del discorso. decidete voi comunque

  2. > In Italia, per esempio, il sistema politico controlla tra i 2⁄3 ed i 3⁄4 del PIL annuale.

    2020 a parte che è fuori norma per forza di cose, in Italia la spesa pubblica rappresenta meno del 50% del PIL, altro che 2/3. Poi immagino che quel sibillino “controlla”, non meglio specificato, serva proprio a prevenirsi contro questa obiezione, ma allora invece di paracularsi farebbe meglio a spiegare certe sparate.

    In generale se Boldrin riuscisse a esprimersi in modo normale, invece di pontificare come se fosse l’economista di maggior successo al mondo e il resto del mondo un branco di stronzi che non gli dà ragione per pura stupidità, forse riuscirebbe anche a farsi ascoltare.

  3. Secondo me il problema non è il capitalismo, bensì teorie come l’austerità che affossano ancora di più l’economia, riducendo anche qualitativamente i servizi pubblici e aumentando la pressione fiscale, comportando così una contrazione dell’economia, e al lato opposto lo statalismo quasi senza controllo degli anni ’70 e ’80 che ha portato ad un elevato debito pubblico.

    A mio parere (opinabilissimo) invece lo stato dovrebbe avere un ruolo di stimolo all’economia senza sfociare nello statalismo stile IRI anni ’70, mantenendo comunque quote in aziende strategiche (tipo Eni o Leonardo), e regolamentando i mercati.

  4. In Italia ogni euro di tasse passa prima per un filtro di evasione, ossia che chi dovrebbe non paga e chi purtroppo paga paga il doppio. Poi passa per un filtro di mala gestione, allocazione della spesa improduttiva, farraginosa, lenta ed inefficace. Non si fanno investimenti, il “a lungo termine” più lungo che esista è il successivo sondaggio. Quando qualcosa viene approvato, passa per un ulteriore filtro di corruzione, mafia, inefficienza generale e sperpero dei fondi (fra cose costruite male, progetti interrotti e così via), facendo sì che i risultati siano scarsi.

    Ben vengano politiche di welfare forte e redistribuzione, ma non mi sembra che tutto sto statalismo ci faccia così bene

  5. La teoria del profitto ad ogni costo è immorale e liberticida.
    Ha prodotto una società occidentale vuota di valori, frustrata, avvelenata e morente.

    Gli USA hanno costruito la loro egemonia sulla retorica opposta salvo poi vedere crescere un movimento anti work sempre più forte.

    In Italia una volta c’erano i sindacati, la sinistra, ora c’è rimasto Reddit o qualche social di qualche multinazionale del cazzo.

    I lavoratori non hanno potere di acquisto, hanno introdotto il licenziamento di stato con le tutele crescenti, hanno tolto la pensione ai nati dal 80′ in poi. La politica non tratta MAI la questione lavoro perché non gliene frega nulla a nessuno. A partire dai cittadini votanti.

    Tutti arresi al inevitabile nasci, cresci, lavora, consuma e crepa.
    Non c’è rispetto per il lavoro, per le persone che lavorano, per la professionalità.
    La logica del profitto a ogni costo ha reso vincenti le figure di persone meschine e senza scrupoli in luogo di persone serie e responsabili.

    Non vedo una società abbastanza acculturata da capire queste cose, vedo ristoranti di merda costosi pieni di gente e strade piene di SUV in leasing. Non ho più fiducia e soprattutto non ce l’ho nei confronti dei lavoratori come me.

  6. Gramsci si rivolta nella tomba ogni volta che Boldrin tira fuori il concetto di teoria/pensiero dominante.

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