Il discorso di Giorgia Meloni all’Assemblea Generale “Confindustria Veneto Est”

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  1. Lunedì la presidente Giorgia Meloni ha partecipato all’assemblea della Confindustria veneta. Nel suo discorso è emersa in maniera chiara ed inequivocabile la sua linea politica, ovvero pieno sostegno alle imprese, a suo dire vere produttrici di ricchezza, anche a costo di fare scelte impopolari.

    Riporto alcuni passaggi chiave:

    > […] questo Governo condivide con la Confindustria questa visione sociale. E lo dico a voi perché, insieme a queste scelte, la gran parte delle risorse e dei provvedimenti è stata dedicata proprio alle realtà produttive, per ribadire un principio che troppo spesso in passato era stato messo in discussione e su cui invece questo Governo ha le idee ben chiare: non esiste welfare, non c’è Stato sociale se non c’è a monte chi genera ricchezza.

    Tralasciando la prima frase che è di una schiettezza allucinante. Nella visione di Meloni sono gli imprenditori a generare la ricchezza, non il lavoro che ci mettono i loro lavoratori. Inoltre promuove un’ulteriore crescita dei profitti sostenendo che siano necessari allo funzionamento dello stato sociale, ma di ridistribuire quelli che già ci sono non se ne parla, quelli sono sacri ed inviolabili.

    > La politica può immaginare le cose migliori e predisporre le misure più belle, ma se poi non agisce determinando le condizioni perché si possano usare e attivare quelle possibilità, tutto ciò non serve a niente. E la prima condizione, dal mio punto di vista, è che le imprese siano rese competitive e che siano messe nella condizione di espandersi e ampliare il loro portafogli clienti, di crescere in ricchezza, perché la ricchezza che producono è ricchezza per tutta la Nazione.

    Dichiarazioni sulla falsa riga di prima. Stando a quanto afferma la Meloni la ricchezza prodotta dalle aziende la ricchezza privata (delle imprese) è la ricchezza di tutti (della nazione), sebbene le due cose siano in aperto contrasto tra di loro. Inoltre sarebbe interessante sapere come si può espandere il portafogli clienti quando la situazione economica per la gente comune è così precaria che si è arrivati a fare rinunce in ogni dove, dal riscaldamento alla spesa.

    > Siamo consapevoli che se l’industria va bene, allora andrà bene anche la Nazione. Poi certo spetta alla politica fare la sintesi e spetta alla politica assumersi la responsabilità delle scelte e io intendo assumermi, e mi assumerò fino in fondo con il Governo, la responsabilità delle scelte che faremo, anche se questo ci dovesse costare in termini elettorali. Però siamo qui per fare quello che è giusto per la Nazione e non quello che è utile per noi.

    Se l’industria va bene allora andrà bene anche la nazione, a patto che la ricchezza generata da questa possa essere goduta da tutti. Questa seconda considerazione però viene bellamente saltata. Stando al ragionamento della Meloni allora anche le aziende energetiche che lucrano come non mai dalla situazione attuale fanno il bene della nazione. Sfacciata poi anche la frase sulla disponibilità di compiere scelte impopolari pur di di fare “quello che è giusto per la nazione”, che come abbiamo appena imparato non significa altro che il bene delle imprese.

    > Lo dimostra la scelta operata sul reddito di cittadinanza: in Italia per troppo tempo si è lavorato per distruggere la cultura del lavoro che è alla base della nostra Nazione, alla base dell’art. 1 della Costituzione italiana. Penso che il fatto di ribadire con questa scelta che questo Governo intende ricostruire la cultura e l’etica del lavoro, e farlo insieme a chi fa impresa e a chi produce, sia un segnale importante.

    La mitica cultura ~~dello sfruttamento~~ del lavoro! Dove sta l’etica dei padroni a far lavorare la gente per due spicci al mese, ad assumere in nero, a erodere anno dopo anno le poche tutele che ci sono, non si sa. Però i lavoratori devono rimboccarsi le maniche, accontentarsi, e anzi, ringraziare pure che almeno non muoiono di fame. A proposito dell’articolo 1 poi si dimentica che in origine l’Italia doveva essere una repubblica fondata sui lavoratori anziché sul lavoro, ma c’è stata opposizione dalla Confindustria del tempo.

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    Mi rendo conto di avere una visione del mondo in antitesi a quella della Meloni, ma a me questo discorso ha fatto accapponare la pelle. Il continuo richiamo al mito della nazione (intesa come bene assoluto) e la sua costruzione attraverso la simbiosi tra stato e imprese, delineano una politica smaccatamente fascista, e non sto usando questa parola con leggerezza.

    Sul primo punto, ovvero il mito della nazione, nemmeno c’è da spiegare perché è proprio del fascismo. Sul secondo, la simbiosi tra stato e imprese, chiunque abbia studiato con attenzione quel periodo storico si ricorderà che il successo avuto dal PNF è stato dovuto fin da subito dal sostegno della classe borghese. Una volta preso il potere il fascismo ha distrutto i diritti dei lavoratori, collaborato cogli impresari del tempo, e soprattutto ha salvato a destra e a manca ogni impresa fallimentare nazionalizzandola. Non bisogna dimenticare infatti che l’Italia fascista era il secondo paese al mondo per imprese di proprietà dello stato, secondo solo all’URSS. A differenza di quest’ultima però la classe borghese non era stata eliminata, per cui a trarne vantaggio non erano certo i lavoratori.

    Tornando alla Meloni, mi piacerebbe sapere la vostra opinione sul suo intervento all’assemblea di Confindustria.

  2. > E la prima condizione, dal mio punto di vista, è che le imprese siano rese competitive e che siano messe nella condizione di espandersi e ampliare il loro portafogli clienti, di crescere in ricchezza

    Sì bellissimo, ma la ricetta poi è il solito statalismo che risulta nell’opposto della competitività. Ma Confindustria lo sa benissimo: non è la riunione degli industriali che vogliono competere, è la riunione degli industriali che vogliono che il governo li protegga dalla competizione.

  3. Non capisco come le manovre che lei ed i suoi colleghi stanno preparando possa aiutare l’industria. Le sue tattiche sono vincenti sono per bottegai, e partite IVA. Una società industriale difficilmente ha nulla da che spartire con questa legge di bilancio.

  4. Mah… sono almeno 30 anni che si foraggiano le imprese con i vari Pacchetto Treu (Prodi 1, 1996), poi con la legge Biagi (Berlusconi 2, 2003) e poi con l’abolizione dell’art. 18 e Jobs Act (Renzi, 2016). Insomma… sia a destra che a sinistra si è stati a foraggiare un tessuto imprenditoriale che non funziona cercando in tutti i modi tenerlo a galla con la deflazione dei salari. Non mi pare abbia funzionato…

    Provare a cambiare magari andando in un altra direzione? Errare è umano ma perseverare è diabolico.

    Qui allego una nuovissima relazione della Banca D’Italia (quindi di certo non di sinistra) che tratta l’argomento dalla precarizzazione del lavoro.

    [https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temi-discussione/2022/2022-1390/index.html#:~:text=Dall’analisi%20emerge%20un%20effetto,di%20rapporti%20a%20tempo%20determinato](https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temi-discussione/2022/2022-1390/index.html#:~:text=Dall'analisi%20emerge%20un%20effetto,di%20rapporti%20a%20tempo%20determinato).

  5. Platea complessa in un periodo ancor più difficile. Discorso completamente fuori target e che non fornisce nessun insight utile.

    Strumenti a favore delle aziende completamente insufficienti ed inadeguati.

    Insomma, non ci siamo.

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