> L’argomentazione dell’industria degli imballaggi è che dato che per pulire quelli riutilizzabili sono necessarie grandi quantità di energia e acqua non ci sarebbe un vero beneficio nel privilegiarli in termini di impatto ambientale.
Di questo effettivamente avrei timore
Un po’ come per i sacchetti di plastica per la spesa, che in realtà sono meglio a livello di emissioni rispetto a quelli di carta, e le borse di tela sono meglio non prima di qualche anno di uso a seconda di quanto le usi
Però nel fine dell’articolo dice che le stime della commissione sono di risparmi effettivi, vedremo
Temo che come al solito si segua l’onda emotiva più che badare alle questioni tecniche. Non è per nulla scontato che un oggetto riusabile abbia un “impatto” minore, lavare i contenitori usa una quantità di energia non indifferente ad esempio, così come produrre e trasportare vetro e alluminio al posto della plastica, alcuni LCA dimostrano ad esempio che spesso l’acqua in bottiglia di PET é preferibile a quella in borraccia o bottiglia di vetro, quindi hanno senso queste tipologie di regolamentazioni?
Considerando il quantitativo di carta e plastica che ogni settimana porto a buttare, mi pare ovvio che qualcosa si debba fare.
Buongiorno EU
Basta andare in un supermercato per rendersi conto di quanti imballaggi multimateriale esistono. Di quanta roba ci sia negli scaffali.
Prima di pensare a distruggere interi settori industriali come l’automobile, potevano pensare a questo già dagli anni 90.
Prima di concentrarsi sulle cazzate, potrebbero intervenire sulle questioni serie?
Ogni settimana consumo 5 bichierini per il caffe’ ma butto via CHILI di imballi spesso inutili.
Piuttosto critico su questa cosa.
Personalmente, penso che iniziative come aggiungere una quota di costo alle bottiglie e simili, che viene poi restituita quando la bottiglia viene riciclata dovrebbero essere maggiormente esplorate, e rese obbligatorie a livello europeo.
Per prima cosa su Pet, bottiglie vetro, alluminio.
Pro tip: io vado sempre in giro con una tote bag in cotone naturale nella borsa che uso quando faccio la spesa o compere per non chiedere sacchi o buste. Basta poco a volte.
È molto complesso il tema quando si parla di imballaggi per prodotti alimentari.
Le questioni sanitarie in questo caso sono l’elefante nella stanza: spesso non vengono nominate ma sono inaggirabili.
Tra queste rientra anche la decisione dal 2023 di vietare le bustine di zucchero per sostituirle con zuccheriere, mi pare.
Posso capire la necessità di ridurre il consumo sfrenato di plastica e carta per uso alimentare ma mi chiedo quanto possa essere una scelta igienica, non tanto in senso generale ma bensì nella singola attività dove l’avventore potrebbe trovarsi a utilizzare una zuccheriera non igienizzata adeguatamente.
Speriamo almeno che la scelta dei recipienti sia più propensa per quelle monodose da bar, anche se andrebbe specificato una volta che si eliminano le bustine di quale materiale debbano essere composte visto che ce ne sono svariate tipologie.
Ogni volta che compro un prodotto triggero malissimo per la quantità di materiale inutile che devo portarmi dietro e smaltire nella spazzatura, spesso addirittura inutilmente multimateriale che deve finire nell’indifferenziato… E questo SOLO per il packaging. Quando la stessa cosa sarebbe risolvibile, in tantissimi casi, usando semplicemente della carta.
Odio poi sentire le persone andare contro questa iniziativa perché “ehhh ma i settori produttivi” “ehhh ma ci sono cose più importanti” “eeeh ma il riciclo a volte consuma più energia”
Ragazzi il punto non è fare a gara di quale sistema consumi più o meno energia nel breve termine (questo sicuramente verrà ottimizzato una volta che la magnitudo del processo raggiungerà massa critica sufficiente), il punto è smetterla di riempire il mondo di materia inorganica inquinante che INEVITABILMENTE si disperde nell’ambiente, quando abbiamo delle alternative migliori col compost e il riciclo. Perché consumare ulteriori risorse fisiche che andranno perse e rese indisponibili? Petrolio e plastica non sono infiniti eh.
Lo vedo purtroppo nella città in cui vivo, piena di spazzatura ovunque che prima o poi con una pioggia finisce tutta in mare. Se si limitano i packaging monouso, se si torna a usare vetro e ceramica in bar, ristoranti ecc (cosa non sempre scontata), se la piantiamo col multimateriale da dementi quando non serve e rimpiazziamo quanto più possibile la plastica con materiali organici abbiamo già gestito anche le inefficienze umane oltre a migliorare i processi di riciclo. Poi vi spiace mica limitare fortemente la crescita delle discariche? Ecomostri di cui ci dimentichiamo sempre.
Consumeremo forse più CO2 nel breve, ma è per una giusta causa. Che poi si parla 2030/40, probabilmente per quel tempo la convenienza energetica del processo sarà già ribaltata.
Magari, mi sento male ogni volta che al bancone alimentari per un po di prosciutto, due olive e mezza ricottina mi danno 45 involucri di plastica.
Io proverei cosi’:
– calcolare quando costa il riciclo/smaltimento completo di un imballaggio e del prodotto stesso a fine vita e aggiungere quel costo al prodotto come “tassa di smaltimento”
– usare i proventi della tassa di smaltimento per finanziare raccolta/smaltimento/riciclo dei rifiuti, eliminando l’imposta attuale sui rifiuti.
​
in questo modo sia produttori che consumatori (noi) dovrebbero orientarsi, per motivi economici, sui prodotti e gli imballaggi che impattano meno.
No eh, che noi vendiamo uno sfacelo di macchine imballatrici e confezionatrici!
Va bene tutto, basta che poi questo non si tramuti in tasse o aumento di costi per i cittadini.
Che se prima vedevano malino l’ecologia, ora la odiano.
Spero intervengano duramente anche a livello di imballaggi industriali/commerciali e cioè non lato cliente/consumatore ma lato produttore/commerciante.
​
Vivo a Pisa vicino Corso Italia, la via commerciale più importante della città, e la sera ogni negozio mette fuori la propria spazzatura per la raccolta.
La quantità di bustoni pieni di materiale da imballaggio è enorme, hai voglia a prendere il caffè da asporto nel bicchierino ecologico quando magari il negozio di fianco poi mette fuori due o tre bustoni pieni di altre buste di plastica e polistirolo. E magari quei bicchierini stessi erano imballati in buste di plastica.
​
Poi non solo imballaggi, ma vedo pure una quantità enorme per esempio di grucce in plastica (si parla sempre di bustoni pieni) che non penso proprio vengano ricicilate/riusate.
​
Insomma concentrarsi sempre sui cittadini mi pare un po’ ridicolo quando ogni esercizio commerciale produce 100 volte più rifiuti ogni giorno
sarebbe ora direi…
mi piacerebbe si cominciasse a rendere più disponibile e compatibile l’ idea di distributori di cibo e bevande nei supermercati.Quindi riempire il nostro barattolo di riso, pasta, fagioli secchi etc. piuttosto che riempirci di contenitori.
Converrebbe a tutti, ma alla fine comanda l’ ignoranza dei consumatori.Ad esempio i miei genitori regolarmente prendono confezioni a caso, a volte in base al colore, e si dimenticano di prendere cose.Se gli dai 6 barattoli da riempire settimanalmente di olio, pasta etc. stai pur sicuro che finisce in disastro, si dimenticano di portarli e va a finire che comprano sempre il barattolo pre confezionato che è più semplice.
Ieri al supermercato ho visto mandarini e banane già sbucciati sotto plastica. Uno schifo.
Credo che molto si possa fare aumentando la quota di materiale imballato per porzione.
Ci sono in commercio bicchieri in plastica da 33cl di the, anche meno (20cl) di vesciche richiudibili succo di frutta per bambini.
Nei prodotti per la persona ci sono saponette, creme, prodotti igienici da pochi grammi. Il dentifricio ad esempio potrebbe essere pacificamente venduto in porzioni ben maggiori.
Metterei in discussione l’esistenza stessa delle bottigliette d’acqua da 50cl.
Reduce Reuse Recycle, in this exact order
Ma obbligare ad una vera ed efficace differenziata no? Ogni comune in Italia ha regole differenti, ogni nazione idem….. è un casino assurdo… non si sa più se cartone è tetrapak se bottiglie sono multimateriale o umido… ma fate delle regole e leggi chiare
La stessa commissione europea che non ha fatto nulla contro il fenomeno della shrinkflation?
Ennesima cavolata di chi non è in grado di pensare ad altre soluzioni che la decrescita felice e che, ovviamente, verrà disilluso dalla realtà dei fatti.
Gli imballaggi sono usa e getta perché sono comodi. Sono comodi per l’industria che imballa, ma anche per il consumatore finale.
Ora, alcune cose si possono sostituire sicuramente. Il bicchiere del mcdonald, se mi fermo a mangiare al tavolo, può essere tranquillamente di plastica dura e riutilizzabile (ammesso e non concesso che tutta la trafila di lavare e sanificare il bicchiere meglio di creare un nuovo bicchiere 100% riciclabile).
Altre cose non sono sostituibili e, per queste, l’unica soluzione è imporre composizioni chimiche più riciclabili (che già sarebbe un grosso passo avanti) e, contemporaneamente, creare un piano di riciclaggio europeo che non consista nel regalare soldi a chi fa finta di mettere i bidoni, per poi buttare tutto in un unico cumulo.
24 comments
cioe!?!?!?
quindi mi tocchera riutilizzare il preservativo?
> L’argomentazione dell’industria degli imballaggi è che dato che per pulire quelli riutilizzabili sono necessarie grandi quantità di energia e acqua non ci sarebbe un vero beneficio nel privilegiarli in termini di impatto ambientale.
Di questo effettivamente avrei timore
Un po’ come per i sacchetti di plastica per la spesa, che in realtà sono meglio a livello di emissioni rispetto a quelli di carta, e le borse di tela sono meglio non prima di qualche anno di uso a seconda di quanto le usi
Però nel fine dell’articolo dice che le stime della commissione sono di risparmi effettivi, vedremo
Temo che come al solito si segua l’onda emotiva più che badare alle questioni tecniche. Non è per nulla scontato che un oggetto riusabile abbia un “impatto” minore, lavare i contenitori usa una quantità di energia non indifferente ad esempio, così come produrre e trasportare vetro e alluminio al posto della plastica, alcuni LCA dimostrano ad esempio che spesso l’acqua in bottiglia di PET é preferibile a quella in borraccia o bottiglia di vetro, quindi hanno senso queste tipologie di regolamentazioni?
Considerando il quantitativo di carta e plastica che ogni settimana porto a buttare, mi pare ovvio che qualcosa si debba fare.
Buongiorno EU
Basta andare in un supermercato per rendersi conto di quanti imballaggi multimateriale esistono. Di quanta roba ci sia negli scaffali.
Prima di pensare a distruggere interi settori industriali come l’automobile, potevano pensare a questo già dagli anni 90.
Prima di concentrarsi sulle cazzate, potrebbero intervenire sulle questioni serie?
Ogni settimana consumo 5 bichierini per il caffe’ ma butto via CHILI di imballi spesso inutili.
Piuttosto critico su questa cosa.
Personalmente, penso che iniziative come aggiungere una quota di costo alle bottiglie e simili, che viene poi restituita quando la bottiglia viene riciclata dovrebbero essere maggiormente esplorate, e rese obbligatorie a livello europeo.
Per prima cosa su Pet, bottiglie vetro, alluminio.
Pro tip: io vado sempre in giro con una tote bag in cotone naturale nella borsa che uso quando faccio la spesa o compere per non chiedere sacchi o buste. Basta poco a volte.
È molto complesso il tema quando si parla di imballaggi per prodotti alimentari.
Le questioni sanitarie in questo caso sono l’elefante nella stanza: spesso non vengono nominate ma sono inaggirabili.
Tra queste rientra anche la decisione dal 2023 di vietare le bustine di zucchero per sostituirle con zuccheriere, mi pare.
Posso capire la necessità di ridurre il consumo sfrenato di plastica e carta per uso alimentare ma mi chiedo quanto possa essere una scelta igienica, non tanto in senso generale ma bensì nella singola attività dove l’avventore potrebbe trovarsi a utilizzare una zuccheriera non igienizzata adeguatamente.
Speriamo almeno che la scelta dei recipienti sia più propensa per quelle monodose da bar, anche se andrebbe specificato una volta che si eliminano le bustine di quale materiale debbano essere composte visto che ce ne sono svariate tipologie.
Ogni volta che compro un prodotto triggero malissimo per la quantità di materiale inutile che devo portarmi dietro e smaltire nella spazzatura, spesso addirittura inutilmente multimateriale che deve finire nell’indifferenziato… E questo SOLO per il packaging. Quando la stessa cosa sarebbe risolvibile, in tantissimi casi, usando semplicemente della carta.
Odio poi sentire le persone andare contro questa iniziativa perché “ehhh ma i settori produttivi” “ehhh ma ci sono cose più importanti” “eeeh ma il riciclo a volte consuma più energia”
Ragazzi il punto non è fare a gara di quale sistema consumi più o meno energia nel breve termine (questo sicuramente verrà ottimizzato una volta che la magnitudo del processo raggiungerà massa critica sufficiente), il punto è smetterla di riempire il mondo di materia inorganica inquinante che INEVITABILMENTE si disperde nell’ambiente, quando abbiamo delle alternative migliori col compost e il riciclo. Perché consumare ulteriori risorse fisiche che andranno perse e rese indisponibili? Petrolio e plastica non sono infiniti eh.
Lo vedo purtroppo nella città in cui vivo, piena di spazzatura ovunque che prima o poi con una pioggia finisce tutta in mare. Se si limitano i packaging monouso, se si torna a usare vetro e ceramica in bar, ristoranti ecc (cosa non sempre scontata), se la piantiamo col multimateriale da dementi quando non serve e rimpiazziamo quanto più possibile la plastica con materiali organici abbiamo già gestito anche le inefficienze umane oltre a migliorare i processi di riciclo. Poi vi spiace mica limitare fortemente la crescita delle discariche? Ecomostri di cui ci dimentichiamo sempre.
Consumeremo forse più CO2 nel breve, ma è per una giusta causa. Che poi si parla 2030/40, probabilmente per quel tempo la convenienza energetica del processo sarà già ribaltata.
Magari, mi sento male ogni volta che al bancone alimentari per un po di prosciutto, due olive e mezza ricottina mi danno 45 involucri di plastica.
Io proverei cosi’:
– calcolare quando costa il riciclo/smaltimento completo di un imballaggio e del prodotto stesso a fine vita e aggiungere quel costo al prodotto come “tassa di smaltimento”
– usare i proventi della tassa di smaltimento per finanziare raccolta/smaltimento/riciclo dei rifiuti, eliminando l’imposta attuale sui rifiuti.
​
in questo modo sia produttori che consumatori (noi) dovrebbero orientarsi, per motivi economici, sui prodotti e gli imballaggi che impattano meno.
No eh, che noi vendiamo uno sfacelo di macchine imballatrici e confezionatrici!
Va bene tutto, basta che poi questo non si tramuti in tasse o aumento di costi per i cittadini.
Che se prima vedevano malino l’ecologia, ora la odiano.
Spero intervengano duramente anche a livello di imballaggi industriali/commerciali e cioè non lato cliente/consumatore ma lato produttore/commerciante.
​
Vivo a Pisa vicino Corso Italia, la via commerciale più importante della città, e la sera ogni negozio mette fuori la propria spazzatura per la raccolta.
La quantità di bustoni pieni di materiale da imballaggio è enorme, hai voglia a prendere il caffè da asporto nel bicchierino ecologico quando magari il negozio di fianco poi mette fuori due o tre bustoni pieni di altre buste di plastica e polistirolo. E magari quei bicchierini stessi erano imballati in buste di plastica.
​
Poi non solo imballaggi, ma vedo pure una quantità enorme per esempio di grucce in plastica (si parla sempre di bustoni pieni) che non penso proprio vengano ricicilate/riusate.
​
Insomma concentrarsi sempre sui cittadini mi pare un po’ ridicolo quando ogni esercizio commerciale produce 100 volte più rifiuti ogni giorno
sarebbe ora direi…
mi piacerebbe si cominciasse a rendere più disponibile e compatibile l’ idea di distributori di cibo e bevande nei supermercati.Quindi riempire il nostro barattolo di riso, pasta, fagioli secchi etc. piuttosto che riempirci di contenitori.
Converrebbe a tutti, ma alla fine comanda l’ ignoranza dei consumatori.Ad esempio i miei genitori regolarmente prendono confezioni a caso, a volte in base al colore, e si dimenticano di prendere cose.Se gli dai 6 barattoli da riempire settimanalmente di olio, pasta etc. stai pur sicuro che finisce in disastro, si dimenticano di portarli e va a finire che comprano sempre il barattolo pre confezionato che è più semplice.
Ieri al supermercato ho visto mandarini e banane già sbucciati sotto plastica. Uno schifo.
Credo che molto si possa fare aumentando la quota di materiale imballato per porzione.
Ci sono in commercio bicchieri in plastica da 33cl di the, anche meno (20cl) di vesciche richiudibili succo di frutta per bambini.
Nei prodotti per la persona ci sono saponette, creme, prodotti igienici da pochi grammi. Il dentifricio ad esempio potrebbe essere pacificamente venduto in porzioni ben maggiori.
Metterei in discussione l’esistenza stessa delle bottigliette d’acqua da 50cl.
Reduce Reuse Recycle, in this exact order
Ma obbligare ad una vera ed efficace differenziata no? Ogni comune in Italia ha regole differenti, ogni nazione idem….. è un casino assurdo… non si sa più se cartone è tetrapak se bottiglie sono multimateriale o umido… ma fate delle regole e leggi chiare
La stessa commissione europea che non ha fatto nulla contro il fenomeno della shrinkflation?
Ennesima cavolata di chi non è in grado di pensare ad altre soluzioni che la decrescita felice e che, ovviamente, verrà disilluso dalla realtà dei fatti.
Gli imballaggi sono usa e getta perché sono comodi. Sono comodi per l’industria che imballa, ma anche per il consumatore finale.
Ora, alcune cose si possono sostituire sicuramente. Il bicchiere del mcdonald, se mi fermo a mangiare al tavolo, può essere tranquillamente di plastica dura e riutilizzabile (ammesso e non concesso che tutta la trafila di lavare e sanificare il bicchiere meglio di creare un nuovo bicchiere 100% riciclabile).
Altre cose non sono sostituibili e, per queste, l’unica soluzione è imporre composizioni chimiche più riciclabili (che già sarebbe un grosso passo avanti) e, contemporaneamente, creare un piano di riciclaggio europeo che non consista nel regalare soldi a chi fa finta di mettere i bidoni, per poi buttare tutto in un unico cumulo.