Analisi interessante sui ranking e sul perché il fatto che le università italiane non spicchino in essi non sia necessariamente indice della loro qualità in termini di istruzione. Sarei curioso di sapere cosa ne pensate.
Abbiamo sempre prodotto gente sgaggia e gli USA hanno fatto la loro fortuna ad assumere gente sgaggia dall’Europa.
Avendo visto (e partecipato in) entrambi i mondi, posso dire questo.
Le “top university” (in ambito di ricerca) sono tali perché *mettono gli scienziati nelle condizioni migliori per fare ricerca di rilievo.*
Purtroppo il sistema italiano non è così.
Ciononostante, a livello di formazione, non ho notato una differenza sostanziale tra le università statunitensi e quelle italiane.
(almeno in ambito di Computer Science)
La faccio (circa) breve:
Io lavoro in università come esterno, sostanzialmente ho un contratto di collaborazione per fare ricerca su un progetto che gli ho proposto (che pago coi miei soldi ç_ç)
Come ordino io i reagenti: sito del venditore, metto in carrello, dico addio alla mia pecunia, ordine confermato. Di solito mi arriva tutto in 3-5 giorni lavorativi.
Come ordinano loro i reagenti: MEPA, mercato elettronico pubblica amministrazione, fanno una asta pubblica per le aziende registrate e pregano/bestemmiano a nastro, che magari non viene presa per settimane e deve esser rifatta. Per il lab dove sono io hanno effettuato un ordine di vetreria “grosso” a gennaio, gli è arrivato uno degli ultimi pacchi oggi.
Non si può lavorare così. Ti manca qualcosa o peggio, ti si rompe, e sei costretto ad aspettare settimane. Non posso davvero biasimare chi fugge a gambe levate.
*Operation Paperclip intensifies*
il nostro paese si indebita per generazioni per formare studenti di buona qualità ma tutti i migliori se ne vanno all’estero, sia come ricercatori che come lavoratori, è chiaro che non ci possiamo permettere più l’università gratis o quasi gratis per tutti, cioè è un investimento che facciamo senza manco i soldi per farlo e poi i benefici li raccolgono altri paesi? non credo che gli USA o la Germania abbiano particolarmente bisogno della beneficienza dello stato italiano
La prova del 9 della fuga di cervelli.
Verrà mai fatto qualcosa? Assolutamente no, perché la grande lungimiranza dei nostri governi gli impedisce di investire su cose che non hanno un rientro a breve termine
E va benissimo così perché i dottorandi sono merce chiaramente da esportazione e chiunque si stupisce ora è un non esperto del settore oppure è ipocrita.
Ho avuto la fortuna di studiare in varie università “top”: Oxford, Chicago, Cornell. Di accademici italiani sono piene. Di accademici italiani *formati in Italia* non ne conosco nemmeno uno. Poi possiamo farci tutte le pippe del mondo sui ranking internazionali che, fateci caso, svantaggiano sempre l’Italia.
edit: a onor del vero studio le materie on cui secondo l’articolo i PhD italiani sarebbero sottorappresentati: scienza politica, economia, e scienze sociali in genere.
Non ho esperienza negli USA, ma ho fatto un anno di Erasmus in Francia, dove mi sono poi fermato a fare il PhD (quindi non rientrerei nella categoria menzionata nell’articolo).
Quello che ho notato in prima persona (quindi, sono aneddoti e bla bla) e che ho sentito molto dire da vari professori nell’istituzione in cui ho studiato è che, in generale, gli studenti Italiani all’estero tendono a farsi molto di più il culo a studiare degli altri studenti europei, che in confronto studiano solo per passare gli esami e prendersi i CFU, cazzeggiando per buona parte del tempo. Un’altra differenza è che i Francesi in generale erano bravissimi nella parte matematica degli esami, mentre affondavano completamente quando si trattava di programmare.
Da dottorando in Francia, posso dire che le condizioni di ricerca sono molto migliori rispetto a quello che mi hanno raccontato dottorandi Italiani, tra stipendio, ferie, orari e organizzazione. Tutto considerato, ho sempre avuto l’impressione che fare ricerca in Italia sia molto più complicato e sfavorevole del necessario, cosa che naturalmente rende ottenere risultati molto più difficile.
Appena finito il dottorato, ho ricevuto un’offerta da una Università Italiana su un argomento molto simile a quello su cui ho lavorato durante il dottorato. Lo stipendio che avrei percepito per tale posizione sarebbe stato più basso di quello che prendevo come dottorando. Un po’ una presa per i fondelli, if you ask me. Alla fine, sono rimasto in Francia a fare il postdoc.
Tutto questo per dire che non mi stupisce affatto che ci siano così tanti Italiani nelle varie università Americane (senza neanche pensarci troppo, almeno tre o quattro miei ex compagni di corso adesso lavorano in America o in Canada). In fin dei conti, se sono dove sono ora è perché ho fatto esattamente gli stessi conti che hanno fatto loro.
Beh ovvio. Da noi ormai è quasi impossibile comprare qualcosa. Basti dire che fine ottobre a febbraio i bilanci sono chiusi (non ho mai capito bene perché) per cui non si può spendere.
Ah, era *reap,* non *rape.*
Io lavoro nella ricerca in America da una quindicina d’anni. L’ambiente è completamente diverso dall’Italia, la grande maggioranza dei ricercatori non è stipendiata nelle università +prestigiose, si pagano con i finanziamenti che riescono a procurarsi o se ne vanno. Questo va bene per mantenere la voglia di lavorare il+ possibile ma anche assicura una vita stressata. La quantità di finanziamenti disponibili non è paragonabile all’Italia. In Italia dovevo risparmiare su qualunque cosa, tipo far durare guanti monouso il più a lungo possibile. Negli USA mi è capitato di fare esperimenti pilota da migliaia di dollari finiti con un “vabbé non funziona come vorremmo, proviamo altro”.
La qualità degli studenti non è molto meglio che in Italia, è uguale più o meno. Tra i vari gradi di ricercatori ci sono tanti di quegli zucconi anche nelle università d’elite che non ci si crede. Però normalmente sono bravissimi a farsi passare per geni, fino a che non ci lavori insieme non lo capisci.
Detto questo, semplicemente per me fare ricerca in Italia non è mai stata una vera opzione. Quasi nessuno dei miei vecchi compagni rimasto in Italia fa ricerca. Lasciamo perdere lo stipendio che è meglio
E ci credo, ho un amico enormemente qualificato che arriva direttamente dall’estero e sta facendo il ricercatore in una delle università “migliori” italiane. Prende 1200 al mese. Questo ha studiato per 10 anni tra laurea, magistrale, phd, post doc ecc…nel suo paese d’origine era uno dei migliori giovani nel suo campo, aveva offerte da ogni dove ma ha voluto emigrare verso un paese più ricco…e qua prende 1200 al mese. E gli va bene che lavora coi computer e non deve ordinare sempre materiali o quant’altro!
Difatti dopo un solo anno qua ha già iniziato ad mandare applicazioni per posizioni in università in altri paesi tipo UK
Per quanto riguarda computer science e electric engineering, la mia esperienza lavorando all’estero (Inghilterra, Germania e Stati Uniti) è che il livello di preparazione di un PhD o master all’estero sia superiore a quella che ho ricevuto io in Italia. (C’è anche da dire che io non ho studiato in una università top italiana.) Nonostante ci fossero professori molto bravi a livello di ricerca, nella mia università il livello della didattica, salvo rarissime eccezioni (il 10% dei corsi), era penoso. Ricordo un professore che si vantava di avere un success rate per il suo corso del 10%. Non era difficile capire il perché, non faceva praticamente lezione e all’esame pretendeva conoscenza di argomenti mai spiegati. Non credo che all’estero ci siano situazioni di questo tipo. Un’altra cosa che secondo me è poco efficiente in Italia è la sovrabbondanza di corsi per semestre. Corsi che introducono concetti che hanno bisogno di tempo per essere metabolizzati, a meno che uno non sia un genio (non è il mio caso), venivano trasformati in una corsa a ostacoli. Quello che ho imparato in Italia è diventare bravo a superare gli esami, ma mi è servito quasi a zero nel mondo del lavoro.
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Analisi interessante sui ranking e sul perché il fatto che le università italiane non spicchino in essi non sia necessariamente indice della loro qualità in termini di istruzione. Sarei curioso di sapere cosa ne pensate.
Abbiamo sempre prodotto gente sgaggia e gli USA hanno fatto la loro fortuna ad assumere gente sgaggia dall’Europa.
Avendo visto (e partecipato in) entrambi i mondi, posso dire questo.
Le “top university” (in ambito di ricerca) sono tali perché *mettono gli scienziati nelle condizioni migliori per fare ricerca di rilievo.*
Purtroppo il sistema italiano non è così.
Ciononostante, a livello di formazione, non ho notato una differenza sostanziale tra le università statunitensi e quelle italiane.
(almeno in ambito di Computer Science)
La faccio (circa) breve:
Io lavoro in università come esterno, sostanzialmente ho un contratto di collaborazione per fare ricerca su un progetto che gli ho proposto (che pago coi miei soldi ç_ç)
Come ordino io i reagenti: sito del venditore, metto in carrello, dico addio alla mia pecunia, ordine confermato. Di solito mi arriva tutto in 3-5 giorni lavorativi.
Come ordinano loro i reagenti: MEPA, mercato elettronico pubblica amministrazione, fanno una asta pubblica per le aziende registrate e pregano/bestemmiano a nastro, che magari non viene presa per settimane e deve esser rifatta. Per il lab dove sono io hanno effettuato un ordine di vetreria “grosso” a gennaio, gli è arrivato uno degli ultimi pacchi oggi.
Non si può lavorare così. Ti manca qualcosa o peggio, ti si rompe, e sei costretto ad aspettare settimane. Non posso davvero biasimare chi fugge a gambe levate.
*Operation Paperclip intensifies*
il nostro paese si indebita per generazioni per formare studenti di buona qualità ma tutti i migliori se ne vanno all’estero, sia come ricercatori che come lavoratori, è chiaro che non ci possiamo permettere più l’università gratis o quasi gratis per tutti, cioè è un investimento che facciamo senza manco i soldi per farlo e poi i benefici li raccolgono altri paesi? non credo che gli USA o la Germania abbiano particolarmente bisogno della beneficienza dello stato italiano
La prova del 9 della fuga di cervelli.
Verrà mai fatto qualcosa? Assolutamente no, perché la grande lungimiranza dei nostri governi gli impedisce di investire su cose che non hanno un rientro a breve termine
E va benissimo così perché i dottorandi sono merce chiaramente da esportazione e chiunque si stupisce ora è un non esperto del settore oppure è ipocrita.
Ho avuto la fortuna di studiare in varie università “top”: Oxford, Chicago, Cornell. Di accademici italiani sono piene. Di accademici italiani *formati in Italia* non ne conosco nemmeno uno. Poi possiamo farci tutte le pippe del mondo sui ranking internazionali che, fateci caso, svantaggiano sempre l’Italia.
edit: a onor del vero studio le materie on cui secondo l’articolo i PhD italiani sarebbero sottorappresentati: scienza politica, economia, e scienze sociali in genere.
Non ho esperienza negli USA, ma ho fatto un anno di Erasmus in Francia, dove mi sono poi fermato a fare il PhD (quindi non rientrerei nella categoria menzionata nell’articolo).
Quello che ho notato in prima persona (quindi, sono aneddoti e bla bla) e che ho sentito molto dire da vari professori nell’istituzione in cui ho studiato è che, in generale, gli studenti Italiani all’estero tendono a farsi molto di più il culo a studiare degli altri studenti europei, che in confronto studiano solo per passare gli esami e prendersi i CFU, cazzeggiando per buona parte del tempo. Un’altra differenza è che i Francesi in generale erano bravissimi nella parte matematica degli esami, mentre affondavano completamente quando si trattava di programmare.
Da dottorando in Francia, posso dire che le condizioni di ricerca sono molto migliori rispetto a quello che mi hanno raccontato dottorandi Italiani, tra stipendio, ferie, orari e organizzazione. Tutto considerato, ho sempre avuto l’impressione che fare ricerca in Italia sia molto più complicato e sfavorevole del necessario, cosa che naturalmente rende ottenere risultati molto più difficile.
Appena finito il dottorato, ho ricevuto un’offerta da una Università Italiana su un argomento molto simile a quello su cui ho lavorato durante il dottorato. Lo stipendio che avrei percepito per tale posizione sarebbe stato più basso di quello che prendevo come dottorando. Un po’ una presa per i fondelli, if you ask me. Alla fine, sono rimasto in Francia a fare il postdoc.
Tutto questo per dire che non mi stupisce affatto che ci siano così tanti Italiani nelle varie università Americane (senza neanche pensarci troppo, almeno tre o quattro miei ex compagni di corso adesso lavorano in America o in Canada). In fin dei conti, se sono dove sono ora è perché ho fatto esattamente gli stessi conti che hanno fatto loro.
Beh ovvio. Da noi ormai è quasi impossibile comprare qualcosa. Basti dire che fine ottobre a febbraio i bilanci sono chiusi (non ho mai capito bene perché) per cui non si può spendere.
Ah, era *reap,* non *rape.*
Io lavoro nella ricerca in America da una quindicina d’anni. L’ambiente è completamente diverso dall’Italia, la grande maggioranza dei ricercatori non è stipendiata nelle università +prestigiose, si pagano con i finanziamenti che riescono a procurarsi o se ne vanno. Questo va bene per mantenere la voglia di lavorare il+ possibile ma anche assicura una vita stressata. La quantità di finanziamenti disponibili non è paragonabile all’Italia. In Italia dovevo risparmiare su qualunque cosa, tipo far durare guanti monouso il più a lungo possibile. Negli USA mi è capitato di fare esperimenti pilota da migliaia di dollari finiti con un “vabbé non funziona come vorremmo, proviamo altro”.
La qualità degli studenti non è molto meglio che in Italia, è uguale più o meno. Tra i vari gradi di ricercatori ci sono tanti di quegli zucconi anche nelle università d’elite che non ci si crede. Però normalmente sono bravissimi a farsi passare per geni, fino a che non ci lavori insieme non lo capisci.
Detto questo, semplicemente per me fare ricerca in Italia non è mai stata una vera opzione. Quasi nessuno dei miei vecchi compagni rimasto in Italia fa ricerca. Lasciamo perdere lo stipendio che è meglio
E ci credo, ho un amico enormemente qualificato che arriva direttamente dall’estero e sta facendo il ricercatore in una delle università “migliori” italiane. Prende 1200 al mese. Questo ha studiato per 10 anni tra laurea, magistrale, phd, post doc ecc…nel suo paese d’origine era uno dei migliori giovani nel suo campo, aveva offerte da ogni dove ma ha voluto emigrare verso un paese più ricco…e qua prende 1200 al mese. E gli va bene che lavora coi computer e non deve ordinare sempre materiali o quant’altro!
Difatti dopo un solo anno qua ha già iniziato ad mandare applicazioni per posizioni in università in altri paesi tipo UK
Per quanto riguarda computer science e electric engineering, la mia esperienza lavorando all’estero (Inghilterra, Germania e Stati Uniti) è che il livello di preparazione di un PhD o master all’estero sia superiore a quella che ho ricevuto io in Italia. (C’è anche da dire che io non ho studiato in una università top italiana.) Nonostante ci fossero professori molto bravi a livello di ricerca, nella mia università il livello della didattica, salvo rarissime eccezioni (il 10% dei corsi), era penoso. Ricordo un professore che si vantava di avere un success rate per il suo corso del 10%. Non era difficile capire il perché, non faceva praticamente lezione e all’esame pretendeva conoscenza di argomenti mai spiegati. Non credo che all’estero ci siano situazioni di questo tipo. Un’altra cosa che secondo me è poco efficiente in Italia è la sovrabbondanza di corsi per semestre. Corsi che introducono concetti che hanno bisogno di tempo per essere metabolizzati, a meno che uno non sia un genio (non è il mio caso), venivano trasformati in una corsa a ostacoli. Quello che ho imparato in Italia è diventare bravo a superare gli esami, ma mi è servito quasi a zero nel mondo del lavoro.