Il governo non sa cosa fare con le concessioni balneari

41 comments
  1. >La scorsa settimana il ministro per le politiche del Mare

    Obiettivamente difficile proseguire nel leggere l’articolo dopo questo incipit.

    L’italia è il paese che amo (cit)

  2. Qualora la destra dovesse mettere a bando le concessioni balneari, dopo tutta una vita a rompere le scatole e ad osteggiarle, potrei fare una sborrata (chapeau monsieur) di dimensioni epiche fecondando qualsiasi cosa nel raggio di 3 km

  3. C’è comunque la questione della sentenza del Consiglio di Stato che fa terminare le concessioni comunque il 31 dicembre 2023

    Dopo quella data, volenti o nolenti, si andrà di gare.

  4. Che sia destra o sinistra, qualsiasi governo politico ha dei “settori intoccabili” pena la perdita del consenso. La politica non e’ il solo problema di questo paese, lo sono anche le persone – e intendiamoci, l’Italia non e’ l’unica nazione ad avere questo genere di equilibri, ma quando malgrado tutto per trenta anni non c’e’ verso di vedere delle riforme in settori francamente semplici (tecnicamente) da modernizzare, qualche domanda che vada oltre la superficie dovremmo cominciare a farcela.

  5. SE volete farvi quattro risate e un po’ di sangue marcio cercate mondo balneare su google.

    E leggete gli articoli assolutamente super partes e obbiettivi.

    ​

    E i commenti…

  6. > Musumeci ha addirittura ammesso che non si sa ancora chi, tra i ministri, se ne occuperà.

    Pagliuzza talmente corta che serve un microscopio elettronico per vederla.

    E grazie all’effetto Bruxelles <3

  7. Stando alla mappa del post, il bagno che frequento in Versilia paga 2500 euro l’anno di canone. Prezzo stagionale di un ombrellone con cabina, circa 2600 euro. Ci sono circa 100 ombrelloni e 20/25 tende (che ovviamente hanno un prezzo maggiore, intorno ai 3500 euro). Niente di stravagante, come piscine o idromassaggi, e la doccia calda si paga a gettone. Considerando che gli arredi sono gli stessi da decenni, i costi che hanno si riducono a due bagnini e un paio di ragazzi che vengono a fare la spiaggia la sera (ovviamente in “grigio”). Poi ovviamente c’è la parte del bar/ristorante, che genera altri introiti piuttosto consistenti.

  8. “Cosa facciamo con queste concessioni?”
    “Non so, se le annulliamo questi hanno le prove per farci arrestare per corruzione!”

  9. Spero che le gare degli stabilimenti balneari vengano vinti da chi ce l’ha già, e che in futuro la Bolkenstein venga sostituita da una normativa che obblighi lo stato a regalare la proprietà delle spiagge in concessione, e a vendere tutte le altre spiagge non direttamente adiacenti a porti a privati.

    E, come compensazione, potrebbe essere data la possibilità di espropriare le case di campagna in automatico: se abiti a più di 10km dal municipio del comune in cui ti trovi, la “tua” casa non è veramente tua, ma solo tua per cinque anni, poi viene data in gara a cani e porci. No, i mobili che ci sono dentro non sono tuoi.

  10. Ragà ve lo dico io: reset generale o revisione TOTALE dei costi di concessione.

    seguitemi per altri business tip

  11. Lo sa benissimo invece ed è scritto nero su bianco nell’articolo: temporeggiare il più possibile, cercare di affossare il tutto, e come extrema ratio fare una legge il più conservativa possibile, e contemporaneamente in tutte le piazze stracciarsi le vesti strillando “è l’Europa che ci ha obbligato”

  12. Ma come funziona invece con le piste da sci? Visto che non mi pare ci siano problemi perché non estendere il loro modello anche alle spiagge?

  13. Nella mappa del post guardate San Michele al Tagliamento, che è Bibione (è l’ultima del Veneto, prima del fvg).

    È Bibione è organizzata benissimo.

  14. Domanda probabilmente ingenua. I proprietari delle concessioni sono una percentuale risibile della popolazione. E immagino siano gli unici che possano giovare del mantenimento dello status quo.

    Allora il costo politico della revoca delle concessioni quale sarebbe? Tralasciando il fatto di rimangiarsi tutto quello che han detto negli ultimi anni.

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