I nostri giovani sono giovani troppo a lungo

30 comments
  1. L’articolo è apparso sul Sole24+ ([dietro paywall](https://24plus.ilsole24ore.com/art/gli-eterni-giovani-italiani-la-politica-li-deve-aiutare-crescere-AEMLbLSC)) ma pubblicato anche sul sito dell’autore.

    Sebbene di qualche giorno fa mi pare porti degli spunti interessanti sul problemi dei “giovani” e della relazione con le generazioni precedenti, portando degli argomenti forse impopolari:

    >Le politiche migliori per i giovani sono quelle che li aiutano a smettere di essere giovani.

    Secondo voi c’è effettivamente un problema di concentrazione di ricchezze nelle mani delle persone più anziane che blocca la mobilità sociale dei meno anziani e dei giovani?

    Quali potrebbero essere delle soluzioni accettabili?

  2. Articolo-minestrone che suona un po’ tutte le campane senza sbilanciarsi neanche un pochetto. Da una parte i giovani vanno “responsabilizzati”, dall’altra chiede una serie di misure assistenziali che non hanno alcun elemento di responsabilità personale. L’articolessa si poteva riassumere in “i giovani hanno dei problemi, signora mia” con molto risparmio di bit.

    Per la cronaca, il problema dei problemi, per i giovani e non solo, è uno solo e si chiama lavoro. Tutto il resto viene a traino: i soldi per il welfare, la possibilità di andarsene da casa, un senso di direzione nella propria istruzione, la fiducia di pianificare una famiglia… se non c’è lavoro tutto questo sparisce.

  3. Quando sento dare del “ragazzo” a un uomo di quarant’anni mi viene l’orticaria.

    E sulla concentrazione della ricchezza assolutamente sì, però alla fine quando questi schiattano quella ricchezza viene distribuita, per cui forse il problema sta altrove.

  4. Sarebbe bello un percorso scolastico più orientato al mondo del lavoro e sarebbe bello anche che si smettesse di chiedere la laurea per qualsiasi attività lavorativa.

  5. Beh quando in Germania i giovani si sposano a 27 anni e fanno figli a 29, mentre qui da noi i “mammoni” vari escono di casa a 36 e vanno in affitto da soli in un monolocale a Milano centro a 900€ al mese, non capisco cosa ci sia da sorpednersi

  6. “A vivere ancora nella famiglia di origine nella fascia d’età 25-29 sono circa due su tre nel nostro paese contro meno di uno su dieci nei paesi scandinavi.”

    Ma non mi dire? Forse, e dico FORSE, perchè in una città come la mia tocca percepire uno stipendio di minimo 1500 euro per vivere con un minimo di decenza senza dover scegliere se mangiare o lavarsi i capelli? I giovani in media hanno salari che a parità di età e mansione ed esperienza sono del 20% inferiori a quelli dei nostri genitori, ovvio che la maggior parte di noi sia ancora a casa coi genitori.

    E non mi si venga a dire “puoi sempre andare con un coinquilino e dividere le spese”, perchè per me gli spazi privati sono essenziali e non li dividerei con nessuno che non abbia deciso io spontaneamente. Sarò viziato? Probabile. Me ne importa qualcosa? No.

  7. Mah, si ma anche no.

    La questione culturale secondo me viene prima di quella economica, non mi sembra che tutti i figli di famiglie benestanti (lasciamo perdere i ricchi che fanno caso a parte) invece crescano prima, anzi.

  8. Si è scordato di dire che i nostri genitori sono cresciuti in un’epoca di benessere economico che era stato guadagnato dalle generazioni prima.
    Hanno vissuto sopra le proprie possibilità credendo che quel benessere sarebbe durato per sempre.

  9. Capisco il concetto alla base dell’articolo, al di là di tutte le ovvie riflessioni su cultura ed economia, già discusse in altri commenti.

    Io quest’anno arrivo ai 30 anni e faccio davvero fatica a non definirmi “ragazzo” anziché “uomo”, proprio per una serie di aspettative disattese che la società invece si aspetta a questa età (giustamente).

  10. > I giovani italiani si trovano, così, ad essere maggiormente e più a lungo a carico della ricchezza privata accumulata in passato dai genitori, anziché messi nella condizione di generare nuova ricchezza e rafforzare il benessere collettivo.

    Sono almeno 30 anni che i governi lavorano alacremente per risolvere il problema dei giovani e non ce n’eravamo neanche accorti.

  11. Sento questi discorsi da quando ero giovane io, 35 anni fa. A questo punto chiunque faccia qualcosa a riguardo prima mi deve e deve alla mia generazione gli arretrati.

  12. Sbaglio o questo dei “mammoni” è un fenomeno prettamente maschile? Anche dai commenti – non tutti li ho letti – sembra che la scelta di rimanere in casa sia più maschile che femminile e che queste ultime siano più disposte a convivere che a rimanere in famiglia. È solo una mia impressione?

  13. Chiaramente l’autore dell’articolo parte da un preconcetto e lavora a ritroso perché tirare fuori un articolo del genere senza sottolineare come, al netto di caratteristiche nazionali peculiari, la grande narrativa del nostro tempo, al netto di variazioni nazionali minime, sia proprio un divario generazionale divenuto ormai incolmabile che pregiudica alle generazioni più “giovani” l’ottenimento dei feticci tradizionali della maturità personale.

    Senza contare come l’illustre autore abbia scritto fiumi di bit senza menzionare minimamente come suddetti modelli si basassero su un sistema economico che lo stesso giornale su cui scrive e l’organizzazione che lo finanzia abbia fatto del suo meglio per smantellare.

  14. Va bene tutto per caritá, ma per favore non fate votare i 16enni, sappiamo tutti quanto eravamo “stupidi” a quell’etá e quante decisioni sbagliate abbiamo preso a quei tempi, è meglio che certe decisioni che vanno a impattare il destino dello stato le prenda o persone un pochino più cresciute.

  15. Bè quando le alternative sono indebitarsi a vita con un mutuo o farsi mangiare metà+ stipendio in affitto… ovvio chi non può/vuole andare all’estero rimane a casa propria

  16. Ho smesso di leggere a “il bonus cultura è un segnale concreto… un investimento”.

    Bonus e mancette contano zero. Anzi sono infantilizzanti e in quanto tali controproducenti.

    Bisogna prendere atto di un grave problema sistemico che va affrontato di petto. Altrimenti continueremo ad assistere all’affondamento del nostro Paese, il più anziano del mondo dopo il Giappone, dove già i residenti diminuiscono di centinaia di migliaia di unità all’anno.

    Inutile illudersi in una crescita dell’economia mentre il Paese sta letteralmente invecchiando e morendo (o emigrando o vegetando nella disoccupazione o nello sfruttamento).

    Personalmente se avrò figli le milestones che gli proporrò sono le seguenti:

    – per i 16 anni devi avere un reddito di qualche tipo (lavoretti estivi/part-time ec.)

    -fatta la maturità e finite le superiori sei fuori casa

    – per i 25 devi essere economicamente indipendente (guadagnare più di quanto spendi).

    Questo non significa tagliare sostegni o regali. Ma togliere almeno quelle stampelle ingombranti che azzoppano.

    Finché lo stato non agirà radicalmente non cambierà nulla.

    Io ho seguito un percorso simile e ne sono contento. Quanto a traguardi personali, avrei voluto sposarmi ed avere figli entro pure i 25.

    Ma ho dovuto adattarmi ad un sistema che trovo distorto e disfunzionale. E ci ho messo qualche anno in più di quanto avrei ritenuto ideale.

    In alcuni paesi del’Est Europa le donne incinte dopo i 30 o addirittura i 25 vengono considerate “gravidanze in età avanzata” e trattate delicatamente, con ulteriori controlli ec..

    Nel mondo extrauropeo generalmente i parametri sono simili. Nel nordeuropa e in America in parte pure, come ricorda anche l’articolo (9 scandinavi su 10 vivono da soli entro i 25 anni).

    Siamo il fanalino di coda e come in altri campi crediamo di poter dare lezioni ad altri e ci raccontiamo che sia giusto così.

    L’Italia ha molte risorse, molte delle quali nemmeno riconosciamo, ma più faccio esperienze e confronti anche con l’estero e più mi convinco che il rapporto con la famiglia, le gerarchie anagrafiche, la gerontocrazia-geriatrocrazia sociale e politica e l’infantilizzazione degli adulti sono gli ostacoli più gravi e potenzialmente distruttivi per la nostra società e individualmente per molti di noi italiani.

  17. L’articolo stesso è un esempio lampante di come in Italia si continua ad avere un atteggiamento paternalistico per cui un manipolo di esperti non giovani parlano e decidono sulle politiche giovanili senza includerli nel dibattito o tenere conto delle loro opinioni. Ciò che ha portato al successo i paesi del nord Europa è la partecipazione diretta delle comunità nella creazione di politiche che interessano i gruppi specifici. Portare la voce dei giovani (così come di altri gruppi d’interesse) nei dibattiti e nelle decisioni che riguardano la loro vita è una buona prassi da lungo riconosciuta negli altri paesi che garantisce l’identificazione dei bisogni reali e il coinvolgimento diretto dei giovani permettendo loro d’identificarsi, potenziarsi e identificarsi nell’impegno verso il raggiungimento degli obiettivi. Purtroppo l’Italia è completamente estranea a questo tipo d’approccio e continua a dare in mano le decisioni a persone che parlano per i giovani ma non rappresentano le persone per cui le leggi vengono progettate. Questo è il cambiamento culturale di cui abbiamo bisogno.

  18. >Il bonus cultura per i diciottenni ottenibile attraverso 18App è un segnale concreto dato dalla collettività verso chi entra nella maggiore età. Va considerato un investimento su ciò che favorisce la conoscenza critica del mondo in cui i nuovi maggiorenni sono chiamati a costruire la propria identità adulta, ma anche un incentivo a considerarsi soggetti autonomi nel fare le proprie scelte. Un’indagine condotta da Ipsos per l’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo a cinque anni dall’entrata in vigore di 18App evidenzia che si tratta della misura rivolta ai giovani più popolare, con oltre due under 25 su tre che la considerano efficace.

    Si molto bello, peró https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/56284b61-40f9-4cd1-a15f-f6cf7c25bccf?lang=en

    Cose come il bonus cultura sono utili piú che altro per farsi votare dai 18enni, ma i segnali concreti per i 18enni si danno in altro modi

  19. Ma che cavolata il voto ai sedicenni non serve proprio ad una ceppa…..le solite ridicolate tanto per scrivere qualcosa….se vogliamo fare un discorso serio serve che la scuola dell’obbligo diventi più concreta, abbia indirizzi più professionalizzanti e che l’università duri di meno ed abbia un taglio più pratico…quanti di noi sono stati costretti a fare esami del cazzo solo perché bisognava creare una cattedra ad hoc per qualcuno????perché le università, ad oggi,sono stipendifici per gente che in genere ha gia anche una attività professionale avviata dunque per buttare ricchezza su altra ricchezza…mentre i poveri disgraziati che vanno a fare gli assistenti iniziano a 25 anni e a 45 si ritrovano ancora ricercatori a contratto……oltre a tagliare almeno due anni dai corsi di laurea, bisognerebbe dare incentivi per chi si laurea in tempo, cercare di snellire il tempo e la burocrazia per ottenere le abilitazioni professionali, solo così riesci ad immettere nel mercato del lavoro dei giovani che sono veramente giovani…altrimenti succede quello che succede adesso, ovvero che devi aspettare i 30 anni(in alcuni casi anche 32 ) prima di avere un guadagno relativamente rispettabile che ti consenta di avere un mutuo o pensare ad una famiglia . Sia io che veramente il 99% dei miei amici abbiamo cominciato a guadagnare uno stipendio che può essere chiamato tale nella fascia 28/30… Dunque eravamo già belli vecchietti e vi assicuro non eravamo tutte persone che avevano bisogno di “responsabilizzarci” avevamo solo bisogno di uno stipendio decente per cominciare a costruire un futuro…
    Queste sono stronzate peggio dei servizi TV: devo chiudere il mio locale perché non trovo giovani che abbiano voglia di lavorare” secondo me che grazie a Dio oramai sono una ex giovane…sono tutte stronzate…

  20. “A vivere ancora nella famiglia di origine nella fascia d’età 25-29 sono circa due su tre nel nostro paese contro meno di uno su dieci nei paesi scandinavi.”

    Eh beh finche’ le priorita’ dell’Italia sono aumentare le pensioni, limitare i pagamenti con il POS, cambiare il 18 app e tutelare le squadre di calcio in fallimento non e’ che questa cosa qui possa cambiare piu’ di tanto.

    Cominciassero a pensare ad un incentivo/bonus se non vogliono mettere mano su quello davvero problematico, il costo degli immobili proibitivo rispetto allo stipendio netto di un operaio/impiegato standard.

  21. >i giovani italiani si trovano, così, ad essere maggiormente e più a lungo a carico della ricchezza privata accumulata in passato dai genitori, anziché messi nella condizione di generare nuova ricchezza e rafforzare il benessere collettivo.

    E questo secondo l’autore questo si risolve con voto ai sedicenni, ius culturae e bonus cultura? Invece smettere di arricchire i genitori erogando pensioni anticipate a 58 o 62 anni, tutte finanziate tagliando il reddito disponibile dei giovani, no eh?

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