Titolo necessariamente controverso per istigare un dibattito (e attirarmi l’ira funesta di chi si ferma ai titoli dei post), e [meme rilevante all’argomento.](https://i.imgur.com/QCNrQPD.jpg)

Ma soprattutto, cosa vuol dire “woke”? >!E’ la pentola in cui fai il pollo alla gong bao?!<

Per farla breve, *woke* è tutto e niente, l’alfa e l’omega, giacché amiamo polarizzare i concetti per evitare di dover sforzare più di due neuroni alla volta. Woke è la sirenetta perché hanno deciso di cambiarle l’abbronzatura, e woke sono i tre frame in cui due personaggi dello stesso sesso si baciano in un film. O almeno così è usato – o abusato? – il termine. Il Cambridge Dictionary ci dà la seguente definizione, ed è con ciò che finirò questo già troppo lungo preambolo: “*Woke* \- aware, especially of social problems such as racism and inequality”. Ma che c’entra con Ariosto?

# Damigelle che salvano i prìncipi, cristiani come musulmani, ragazzi che si amano, e tanto altro: ma è l’Orlando Furioso

Scritto da Ludovico Ariosto nel 1516, l’Orlando Furioso è una delle opere italiane che si presentano da sole. Un bel poema epico che vi consiglio di leggere, specialmente con il commento di Calvino che rende molto più scorrevole e comprensibile l’opera, che è comunque stata scritta mezzo millennio addietro.

La sfida che vi pongo oggi è questa: se qualcuno decidesse di fare una serie TV su questo poema, quante persone storcerebbero il naso chiamandola “l’ennesima trovata *woke* di Hollywood”?

Perché in questo poema ogni traccia di differenza tra i personaggi – vuoi la cultura, l’origine, la religione – è niente di più che uno strumento di trama, che molto spesso si spinge contro i pregiudizi (che dovrei chiamare *topos*) tipici del genere cavalleresco.

Perché abbiamo Angelica, la damigella in fuga, che si crogiola nei corteggiamenti dei nobili che però rifugge per sposare un misero fante e renderlo imperatore del Catai, che sarebbe pressappoco la Cina.

Abbiamo Orlando, che da nobile sconosciuto caduto a Roncisvalle è stato reso eroe immortale dei Franchi, il quale però diventa folle – o furioso – quando la bella Angelica lo rifiuta. Un cavaliere che si dimostra ben più interessato alla carnalità che ai fini nobili.

E più si va avanti, più i ruoli affermati dalla letteratura classica e trobadorica si trovano mescolati: Eurialo e Niso finiscono nei panni di due guerrieri saraceni; i musulmani combattono con lo stesso onore dei cristiani, pur non avendo il cielo dalla loro parte; e poi…

Poi ci sono i personaggi femminili. Ma prima è degno di nota l’amore tra Cloridano e Medoro, dove il primo preferisce la morte al vivere senza il suo… amico. Non lo metto tra virgolette, perché non ha senso stabilire se il loro fosse un amore amichevole o altro, come lo furono Eurialo e Niso (o Saffo e la sua amica r/SapphoAndHerFriend )

Ma torniamo alle donne: Bradamante, oggetto del meme riportato a inizio post, è solo uno degli esempi di dame in armatura: non eroine, non damigelle in pericolo, bensì personaggi con vizi e virtù che solo per il nome si distinguono nel genere. Bradamante, sorella di Rinaldo e cugina di Orlando, si trova a sfidare a duello il mago Atlante per liberare Ruggiero, suo promesso sposo. E già qui, qualche mio conoscente sarebbe certamente stizzito se lo vedesse in un film.

Chissà poi cosa farebbe, quando vedrebbe che la stessa Bradamante sconfigge Rodomonte, uno dei guerrieri saraceni più feroci che però è un completo imbranato in termini d’amore, come d’altronde lo è lo stesso Orlando. Non finisce qui: arrabbiata per il tradimento di Ruggiero, sfida a duello i commilitoni di quest’ultimo e li sconfigge tutti, re e cavalieri.

Ma non c’è solo Bradamante: abbiamo anche Isabella, all’apparenza lo stereotipo della damigella in pericolo, che però riesce a raggirare astutamente Rodomonte – che riesce a infilarsi in ogni meandro di questo racconto – e a farsi decapitare da quest’ultimo, pur di non doverlo prendere in sposo.

Per non parlare poi di Marfisa, Doralice, Melissa, e con loro tanti altri personaggi che stravolgono i *topos* dello straniero sleale e ferale, della donna leale e protetta, del cavaliere senza macchia e senza paura ch’è pure bravo con le donne, e così via. Ciò che resta sono dei personaggi in carne e ossa, che non hanno bisogno di pendere da alcun estremo per risultare piacevoli al lettore.

Vorrei chiudere questo post chiedendovi di considerare, oltre a ciò che ho scritto, il contesto storico in cui è stato prodotto: Costantinopoli era caduta in mano ai Turchi sessant’anni prima, e a vent’anni da quel momento la regina Elisabetta I avrebbe dovuto lottare per definirsi regina *nonostante* donna. A onor del vero, però, è anche il momento del Rinascimento italiano, dove mecenate dello stesso Ariosto fu Lucrezia Borgia.

La domanda rimane la stessa: scostandoci dalla sacralità di quest’opera per la letteratura italiana e basandoci unicamente sui suoi personaggi, quant’è probabile che un’opera come questa potrebbe essere additata come “politically correct” al giorno d’oggi? Un’ultima cosa che chiedo è un po’ di decenza nei commenti: non vorrei andare fuori tema parlando delle serie TV di Netflix o della nuova serie su Velma, ché tanto di luoghi per discutere per ciò ce n’è a iosa

20 comments
  1. Mi sono accorto che il post è estremamente lungo, e pertanto ho dovuto tralasciare molti argomenti – che, insieme, potrebbero costituire un’interessante tesi di laurea da trenta pagine.

    Però il meme all’inizio è dank.

    EDIT: dimenticavo, Rodomonte simp che si innamora di Doralice, lei preferisce un altro, lui diventa misogino, ma poi si innamora di Isabella, che si fa ammazzare pur di sposarlo, e allora decide di seppellirla e sfidare a duello chiunque passi il ponte vicino alla tomba, solo per essere sconfitto da Bradamante, ed essere definitivamente ucciso dal marito di quest’ultima quando egli si infiltra al loro matrimonio cercando vendetta

  2. > quant’è probabile che un’opera come questa potrebbe essere additata come “politically correct” al giorno d’oggi?

    Tanta ma anche con ragione visto che sarebbe una delle tantissime opere che vengono etichettate così

  3. Sarebbe etichettata come “politically correct”?

    Non so. Anche perché, in modo furbo, le opere woke e politically correct sono solo quelle che non ci piacciono. Tante serie, magari con un cast eterogeneo, potrebbero essere etichettate come woke ma non lo sono perché hanno una qualità alta. Quindi è come un etichetta utilizzabile solo per sparare sulla croce rossa secondo me.

    A volte ho l’impressione che “woke” o “politically correct” non si riferiscano ai contenuti di una serie o ai suoi protagonisti ma a come vengano trattati.

    Poi, se parliamo di classici che presentano personaggi moderni o addirittura oggi considerabili innovativi, il teatro e la letteratura greca ne sono pieni. Ma anche il teatro moderno.

    P.S.
    Un esempio possono essere Rings of Power e House of the Dragons. Le similitudini tra le due serie non si limitano al loro genere, entrambe presentano personaggi femminili forti che si oppongono ad una struttura patriarcale. La prima è stata distrutta (a mio parere anche eccessivamente) e definita da alcuni woke e politically correct, la seconda invece è stata lodata. Per questo credo che non conti molto il cosa ma il come e anche la qualità della narrazione.

  4. Woke non è avere una storia in cui una damigella salva un principe in pericolo. Woke è creare una storia in cui una damigella salva un principe, con l’unico scopo di farti capire come una Donna salvi un Uomo. Fine. I personaggi non esistono, non hanno storie, background, personalità, sono semplici gusci usati per rappresentare due sessi Maschio e Femmina. Ed il film non è altro che una serie di scene fatte per fartelo capire, notare e stranotare ancora: “HEY la ~~principessa~~ DONNA (guarda quanto è forte, fortissima) ha salvato ~~il principe~~ UOMO! Hai capito???? La DONNA ha salvato un UOMO! Le donne possono essere forti! Capito? Hai visto??”. Poi la ciliegina sulla torta è quando escono recensioni negative ed il pubblico viene accusato di essere misogino etc.

    Questo è WOKE.

  5. Bellissimo pezzo! Grazie.

    Opinione: woke è una parola usata dai beceri che hanno le scoregge nel cervello per aggredire qualunque cosa non rappresenti la Santa famiglia anni 60 (scordandosi però che la famiglia anni 60 includesse le antiche usanze: le botte a figli e moglie, delitto d’onore, incesti, stupri in famiglia, KKK, violenza su neri e gay, L’alcolismo, andare a mignotte, curarsi con elisir di oppiacei e coca, sparare sugli scioperanti, coscrizione= andare gratis in guerra perché lo dice la patria). Tutta roba di cui essere nostalgici no?

  6. non sarebbe etichettata come politically correct o woke perchè non lo è, così come non lo era Alien 40 anni fa o più recentemente l’ultimo mad max

  7. L’Orlando Fuorioso, rispetto a forse altre opere che potrebbero essere prese come base per un rifacimento nei media moderni (è tutto un reboot o un remaster che ci sta a fatica inventare…), si ritroverebbe velocemente etichettato ancor prima di essere prodotto. Ma non è ovviamente colpa dell’opera, ma di come necessitiamo forsennatamente di etichettare. Ma l’etichettatura che mettiamo adesso non è più una etichettatura positiva (questa opera è definibile X e può piacere a un certo pubblico) ma negativa (opera etichettata Y perché attira un certo tipo di critiche).

  8. Beh, a Firenze le compagnie si intrattenevano con Dante e Cecco Angiolieri, per dire, quindi anche l’Ariosto raccontava storie che dovevano intrattenere dame e damigelle di un certo livello e che non si turbavano per qualche scena di sesso o per lo sradicamento degli stereotipi su buoni e cattivi. E comunque, Mori o Cristiani sempre nobili cavalieri erano e condividevano più cose tra loro nemici che tra i diversi censi…

    Insomma, la storia doveva filare, essere piacevole gratificante per chi ascolta (le dame) e non essere pesante e bigotta. Intrattenimento al suo meglio

  9. >Ma soprattutto, cosa vuol dire “woke”?

    Facile. Un’opera NON woke ha queste caratteristiche:

    * l’eroe è un maschio bianco cis etero muscoloso/geniale/entrambi
    * c’è un solo personaggio nero; può interpretare solo i ruoli “spalla comica” oppure “tizio inutile che serve solo a far sembrare l’eroe ancora più figo”
    * le altre etnie non esistono, o se esistono sono rappresentate da un singolo personaggio iper-stereotipato che compare in una sola scena ed è uno stronzo o un viscido
    * i personaggi femminili si dividono in due categorie, “bombe sexy” e “familiari dell’eroe barra futuri ostaggi del cattivo”
    * i gay sono tutti del tipo “checca isterica” e vengono chiamati, come minimo, *finocchi*
    * le lesbiche non esistono, o se esistono sono lì giusto per farsi *convertire* a colpi di spada di carne dall’eroe
    * il bullismo è formativo, a tutte le età ma soprattutto per i ragazzini impacciati, che alla fine (grazie anche all’aiuto dell’eroe) diventeranno Veri Uomini
    * la difesa dell’Onore e della Patria vengono prima di tutto, specialmente se la patria è la *MMMURRRICAAAA*
    * atei, musulmani, chiunque abbia idee più a sinistra di Reagan, i videogames, internet e “i giovani d’oggi”, sono la causa prima di tutto ciò che c’è di male nella società

    Se un film, libro o quello-che-è non ha tutte queste caratteristiche, ed è uscito negli ultimi vent’anni circa, allora è irrimediabilmente woke.

  10. Woke è quando il virtue signalling e l’inclusività ad ogni costo diventano il principale e più evidente obiettivo di un’azione o di un’opera, prevaricando qualsiasi altra finalità pragmatica o estetica o narrativa.

    Un esempio classico sono gli Academy Awards che dal 2024 premieranno con gli Oscar solamente film che hanno dei criteri minimi di rappresentanza delle minoranze. Quindi, ad esempio, se vuoi fare un film storicamente accurato sulla nobiltà vittoriana, ci devi inserire minoranze etniche e sessuali, altrimenti niente Oscar. Come si potrebbe non ritenere ridicolo un prodotto del genere?

  11. L’Orlando è Furioso, non woke.

    Grandissima opera comunque. Andrebbe assolutamente rappresentata in una serie TV.

  12. >Tutti gli altri animai che sono in terra,
    o che vivon quïeti e stanno in pace,
    o se vengono a rissa e si fan guerra,
    alla femina il maschio non la face:
    l’orsa con l’orso al bosco sicura erra,
    la leonessa appresso il leon giace;
    col lupo vive la lupa sicura,
    né la iuvenca ha del torel paura.

    >Ch’abominevol peste, che Megera
    è venuta a turbar gli umani petti?
    che si sente il marito e la mogliera
    sempre garrir d’ingiurïosi detti,
    stracciar la faccia e far livida e nera,
    bagnar di pianto i genïali letti;
    e non di pianto sol, ma alcuna volta
    di sangue gli ha bagnati l’ira stolta.

    >Parmi non sol gran mal, ma che l’uom faccia
    contra natura e sia di Dio ribello,
    che s’induce a percuotere la faccia
    di bella donna, o romperle un capello:
    ma chi le dá veneno, o chi le caccia
    l’alma del corpo con laccio o coltello,
    ch’uomo sia quel non crederò in eterno,
    ma in vista umana un spirto de l’inferno.

  13. Secondo me la parola “woke” attualmente è un termine un po’ vago, quindi dipende un po’ dall’interpretazione che si dà alla parola. Diciamo che da quanto ho visto, a grandi linee ci sono tre sfumature di significato:

    1)Una forma di intrattenimento che viene percepita come “progressista”

    2)Una forma di intrattenimento che vuole dare il contentino a persone progressiste per vendere di più

    3)Una forma di intrattenimento in cui c’è la percezione che il messaggio progressista venga anteposto alla qualità dell’intrattenimento stesso

    Secondo la (1) l’Orlando Furioso, oggi, verrebbe considerato “woke”, secondo la (2) non ne avresti la certezza al 100% ma non sarebbe un’assunzione irragionevole, secondo la (3) no.

  14. > Ma soprattutto, cosa vuol dire “woke”?

    Per quello che vedo io “Woke” si traduce con “roba che non piace alla destra americana” è un termine vuoto, usato per insultare, screditare ed eticchettare come nemico qualcosa o qualcuno senza dover elaborare o argomentare (quindi perfetto per la propaganda più becera).

    L’equivalente di sinistra più vicino che mi viene in mente è il termine “fascista” quando usato in maniera incorretta (IHMO spessissimo). Ma perlomento “fascista” ha un significato e qualche volta qualcuno fascita lo è davvero.

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