La versione italiana del cosiddetto sogno americano prevede che una larga fetta della popolazione italiana si spacchi la schiena per non avere pressoché nulla in cambio: per molti lavoratori in cambio di pendolarismo, orari pesanti, fatica, c’è uno stipendio di mera sussistenza, che non consente di “mettere via” alcunché. Eppure non ci si interroga sulla validità di un sistema economico che, se si guadagna poco, ti insegna che la colpa è del lavoratore che “vale poco”. Eppure, fino a qualche decennio fa, anche i lavoratori più umili avevano gratifiche e stipendi che consentivano, se non di sognare, almeno di risparmiare. Oggi, se il sistema economico in cui viviamo produce meno ricchezza, la colpa e il peso vengono riversati sui lavoratori (dipendenti o a partita iva, fa poca differenza).
Ma basta con questa retorica da italiani medi, cosa ve ne importa a voi della vita che fa questa ragazza? magari a lei piace cosí. Negli USA milioni di persone prendono almeno un aereo ogni giorno per andare a lavorare e nessuno fa storie. Basta con questa moda di scandalizzarci per cose che tra l’altro non ci riguardano personalmente, che siamo ridicoli.
Esiste davvero il “sogno italiano”? Io non l’ho mai sentito nominare
Ero rimasto al sogno americano
se uno va a vedere cosa è realmente successo, in realtà questa signora è andata ascuola 2 volte e poi si è messa in congedo Retribuito e sottolineo restribuito.
il sogno italiano esiste eccome. E’ quello di prendere i soldi senza lavorare.
Mhà, io credo che il sogno italiano sia quando arrivi ad un livello tale di ral da poter godere delle cose che l’italia ti offre senza essere troppo impattato dai disastri della politica e dalle beghe burocratiche. Se arrivi in una situazione del genere l’italia offre tanto, il problema è che non è banale arrivarci.
Per me sta ragazza poteva fare anche Porto Torres- Genova a nuoto che sono cavolacci suoi, ma fare un articolo per trattare come stronzi chi una scelta del genere non la vuole fare, non mi sta bene. Poi si scopre pure che è tutta una balla e che fa’ la mantenuta dello stato anzi la NOSTRA mantenuta! Soldi che avremmo potuto dare ad una ragazza/o che il lavoro lo avrebbe fatto. Il giornalismo italiano è penoso, ho letto giornalisti giustificare l’articolo perché scritto “con il cuore in mano” ma dove? Se leggo “Lercio” mi stupisco meno ormai.
Non è mai stato un sogno. Normalizzare il fatto che per lavorare è bello e giusto andare dall’altra parte del paese sarebbe stato comunque un incubo
Guardando alle mie cerchie di conoscenze l’unico vero sogno italiano è il posto fisso e la pensione. E si tratta di ventenni.
(La storia della signora, fra l’altro, sembra essere falsa).
Il sogno italiano è fare la bidella per un tozzo di pane? Wow.
eh ragazzi mi duole dirvelo ma vi state facebookizzando… ho letto di tutto qui sotto, tutti convinti di aver capito come stanno realmente le cose: chi ancora posta un tweet senza fonti, altri pronti con accuse di parassitismo.
In realtà la vicenda non è chiara, anzi ci sono smentite e testimonianze che darebbero credibilità alla bidella..
bastava solo leggere l’articolo postato da op… invece subito a commentare neppure entrando nel merito della faccenda.
buongiornissimo kaffé?
Ma quella è una cazzara, e anche se non lo fosse la scelta l’ha presa lei non l’hanno obbligata. Sticazzi, c’è gente che fa davvero sacrifici e non ne parla nessuno. Mi fermo qua perché poi esagero.
Il problema e’ che molta gente , sopratutto al sud, il lavoro nel privato non lo cerca proprio. Ho avuto la casa di fianco alla mia affittata da gente che veniva dalla Campania. A turno (amici, parenti) venivano li e lo usavano come trampolino di lancio per fare i concorsi pubblici. Ho visto un sacco di gente girare, essendo vicini ho spesso fatto 2 parole e il denominatore comune e’ che per loro Lavoro = Impiego pubblico. Qualsiasi impiego privato scartato a priori.
Sarà, ma l’unico sogno italiano in questa vicenda è quello di essere selezionati per un posto pubblico a tempo indeterminato e poi mettersi a casa in congedo pagato.
Io sono nato nei primi anni 70′ ed e’ vero che il “posto a vita” nel pubblico con annesso stipendio a vita e pensione assicurata era una ambizione di molte famiglie. Del resto questi “privilegi” del posto pubblico (illicenziabilita’, congedi pagati, periodi di malattia che possono durare mesi…) se comparati rispetto al privato erano innegabili pero’ generavano e generano storture che si possono spiegare solo come “teniamoci buoni un gran numero di potenziali elettori”. Cioe oggi tutti a dare addosso ai precettori di RDC (fannulloni, mangiapane a tradimento….ecc.) pero’ se un docente di scuola superiore sta in malattia pagata per l’intero anno scolastico allora va tutto bene…Mah…
Fantozzi era perfettamente l’emblema del sogno italiano.
Posto fisso, casa di proprietà’, macchina, un solo lavoro per maniere la famiglia.
Ho letto l’articolo, sembra che l’autore voglia fare delle considerazioni prescindendo dalla veridicità dell’articolo citato.
Che potrebbe anche andar bene… Se non fosse che inizia parlando dell’articolo della presunta pendolare, per poi glissare (convenientemente?) sulla veridicità e cominciare a parlare delle sue idee.
Ci insegna che qualsiasi stronzata sarà presa per buona se suffraga il nostro pensiero.
E la storia (o storiella) di Giuseppina Giu(g)liano è una di quelle che chiunque può usare per trarne una lezione a piacimento.
Il paese moralmente e lavorativamente in bancarotta dove le persone sono costrette a imprese folli per uno portare a casa uno stipendio.
Il paese dove pur di inseguire il “posto fisso” di recente zaloniana memoria si è disposti a qualsiasi impresa oltre il fantozziano.
Il paese dove “vedi che chi ha ancora voglia di lavorare, il posto lo trova” ma anche quello del “no non siamo antiwork, ci rifiutiamo semplicemente di farci sfruttare”. E quello del “tsk, i soliti bamboccioni (e pure napoletani) attaccati alle gonne di mammà!”
​
E sarà un caso eh, ma certi media hanno dato un’accelerata sulla narrativa del lavoro predatorio che l’Unità e il Manifesto degli anni 70 sembrano il Giornale a confronto… Storie ai limiti della praticabilità e delle tempistiche umane, inkieste d’assalto sugli ordinari, sgradevoli, compromessi che esistono da decenni, apologia e apoteosi del bizzarro yuppismo pretenzioso che ha preso sempre più piede.
Mi sembra l’ennesimo articolo che esiste in uno spazio vuoto e dice cose -anche interessanti e giuste- partendo da una premessa che, fino a prova contraria, è di fantasia.
Non si può leggere una frase come:
>La veridicità o meno della storia, però, è solo uno degli aspetti di rilievo.
Sarà che io sono molto parziale per deformazione professionale mia, ma da un “giornale” come ValigiaBlu che si è pure fatto promotore in anni passati del Festival del Giornalismo di Perugia, ecco, mi aspetterei un filino più di rigore, no che si scrivono gli articoli alla “facciamo che sia successo questo, oppure no, e partiamo da qui perché oggi mi va di scrivere un pensierino su quello e quell’altro”.
Siamo davvero nell’era della post-verità: non importa se la storia è veritiera o no, quello che conta è il concetto.
Ma io dico, ma possiamo vederci chiaro una volta per tutte su una vicenda prima di buttarci a pesce sui social scrivendo opinioni qualunquiste sulle vicende che leggiamo?
Definire in un articolo il “sogno italiano” partendo da una storia la cui veridicità è dubbia, mi pare un tantino azzardato. Eh poi questa storia non ci insegna un bel nulla, se non la superficialità con cui le storie del genere sono trattate, vuoi per ì social, vuoi per i giornalisti.
C’mon you’re better than this…
Valigia Blu si conferma il solito giornale utile a far propaganda. Svia subito sulla fattualità della notizia e parla del fantomatico sogno ~~americano~~ italiano, ovvero del posto fisso a tutti i costi. Anzi a ben vedere la signora è riuscita ad avere un abbonamento ferroviario ad alta velocità (l’unico che le permetterebbe di tornare a casa alla sera) a metà del prezzo attuale. Magie e misteri.
Il sogno italiano non è più neanche il posto fisso al comune a mettere i timbri. Il sogno italiano ormai è stare sul divano a percepire i vari bonus monopattino bicicletta vacanza cappotto termico sisma bonus e se tutti questi soldi gratis destabilizzano c’è anche possibilità di accedere al bonus psicologo.
é una notizia falsa.
ma che senso ha ricamare su una notizia falsa.
cosa siamo diventati.
Il sogno italiano è di emigrare non di fare la bidella lol
In realtà ci insegna che l’informazione è morta, dato che l’intera vicenda è essenzialmente una fake news
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La versione italiana del cosiddetto sogno americano prevede che una larga fetta della popolazione italiana si spacchi la schiena per non avere pressoché nulla in cambio: per molti lavoratori in cambio di pendolarismo, orari pesanti, fatica, c’è uno stipendio di mera sussistenza, che non consente di “mettere via” alcunché. Eppure non ci si interroga sulla validità di un sistema economico che, se si guadagna poco, ti insegna che la colpa è del lavoratore che “vale poco”. Eppure, fino a qualche decennio fa, anche i lavoratori più umili avevano gratifiche e stipendi che consentivano, se non di sognare, almeno di risparmiare. Oggi, se il sistema economico in cui viviamo produce meno ricchezza, la colpa e il peso vengono riversati sui lavoratori (dipendenti o a partita iva, fa poca differenza).
Ma basta con questa retorica da italiani medi, cosa ve ne importa a voi della vita che fa questa ragazza? magari a lei piace cosí. Negli USA milioni di persone prendono almeno un aereo ogni giorno per andare a lavorare e nessuno fa storie. Basta con questa moda di scandalizzarci per cose che tra l’altro non ci riguardano personalmente, che siamo ridicoli.
Esiste davvero il “sogno italiano”? Io non l’ho mai sentito nominare
Ero rimasto al sogno americano
se uno va a vedere cosa è realmente successo, in realtà questa signora è andata ascuola 2 volte e poi si è messa in congedo Retribuito e sottolineo restribuito.
[https://twitter.com/macondo83/status/1615735300940042240?t=Sa06xL2MQaUx-nB3OBelwA&s=19](https://twitter.com/macondo83/status/1615735300940042240?t=Sa06xL2MQaUx-nB3OBelwA&s=19)
il sogno italiano esiste eccome. E’ quello di prendere i soldi senza lavorare.
Mhà, io credo che il sogno italiano sia quando arrivi ad un livello tale di ral da poter godere delle cose che l’italia ti offre senza essere troppo impattato dai disastri della politica e dalle beghe burocratiche. Se arrivi in una situazione del genere l’italia offre tanto, il problema è che non è banale arrivarci.
Per me sta ragazza poteva fare anche Porto Torres- Genova a nuoto che sono cavolacci suoi, ma fare un articolo per trattare come stronzi chi una scelta del genere non la vuole fare, non mi sta bene. Poi si scopre pure che è tutta una balla e che fa’ la mantenuta dello stato anzi la NOSTRA mantenuta! Soldi che avremmo potuto dare ad una ragazza/o che il lavoro lo avrebbe fatto. Il giornalismo italiano è penoso, ho letto giornalisti giustificare l’articolo perché scritto “con il cuore in mano” ma dove? Se leggo “Lercio” mi stupisco meno ormai.
Non è mai stato un sogno. Normalizzare il fatto che per lavorare è bello e giusto andare dall’altra parte del paese sarebbe stato comunque un incubo
Guardando alle mie cerchie di conoscenze l’unico vero sogno italiano è il posto fisso e la pensione. E si tratta di ventenni.
(La storia della signora, fra l’altro, sembra essere falsa).
Il sogno italiano è fare la bidella per un tozzo di pane? Wow.
eh ragazzi mi duole dirvelo ma vi state facebookizzando… ho letto di tutto qui sotto, tutti convinti di aver capito come stanno realmente le cose: chi ancora posta un tweet senza fonti, altri pronti con accuse di parassitismo.
In realtà la vicenda non è chiara, anzi ci sono smentite e testimonianze che darebbero credibilità alla bidella..
bastava solo leggere l’articolo postato da op… invece subito a commentare neppure entrando nel merito della faccenda.
buongiornissimo kaffé?
Ma quella è una cazzara, e anche se non lo fosse la scelta l’ha presa lei non l’hanno obbligata. Sticazzi, c’è gente che fa davvero sacrifici e non ne parla nessuno. Mi fermo qua perché poi esagero.
Il problema e’ che molta gente , sopratutto al sud, il lavoro nel privato non lo cerca proprio. Ho avuto la casa di fianco alla mia affittata da gente che veniva dalla Campania. A turno (amici, parenti) venivano li e lo usavano come trampolino di lancio per fare i concorsi pubblici. Ho visto un sacco di gente girare, essendo vicini ho spesso fatto 2 parole e il denominatore comune e’ che per loro Lavoro = Impiego pubblico. Qualsiasi impiego privato scartato a priori.
Sarà, ma l’unico sogno italiano in questa vicenda è quello di essere selezionati per un posto pubblico a tempo indeterminato e poi mettersi a casa in congedo pagato.
Io sono nato nei primi anni 70′ ed e’ vero che il “posto a vita” nel pubblico con annesso stipendio a vita e pensione assicurata era una ambizione di molte famiglie. Del resto questi “privilegi” del posto pubblico (illicenziabilita’, congedi pagati, periodi di malattia che possono durare mesi…) se comparati rispetto al privato erano innegabili pero’ generavano e generano storture che si possono spiegare solo come “teniamoci buoni un gran numero di potenziali elettori”. Cioe oggi tutti a dare addosso ai precettori di RDC (fannulloni, mangiapane a tradimento….ecc.) pero’ se un docente di scuola superiore sta in malattia pagata per l’intero anno scolastico allora va tutto bene…Mah…
Fantozzi era perfettamente l’emblema del sogno italiano.
Posto fisso, casa di proprietà’, macchina, un solo lavoro per maniere la famiglia.
Ho letto l’articolo, sembra che l’autore voglia fare delle considerazioni prescindendo dalla veridicità dell’articolo citato.
Che potrebbe anche andar bene… Se non fosse che inizia parlando dell’articolo della presunta pendolare, per poi glissare (convenientemente?) sulla veridicità e cominciare a parlare delle sue idee.
Ci insegna che qualsiasi stronzata sarà presa per buona se suffraga il nostro pensiero.
E la storia (o storiella) di Giuseppina Giu(g)liano è una di quelle che chiunque può usare per trarne una lezione a piacimento.
Il paese moralmente e lavorativamente in bancarotta dove le persone sono costrette a imprese folli per uno portare a casa uno stipendio.
Il paese dove pur di inseguire il “posto fisso” di recente zaloniana memoria si è disposti a qualsiasi impresa oltre il fantozziano.
Il paese dove “vedi che chi ha ancora voglia di lavorare, il posto lo trova” ma anche quello del “no non siamo antiwork, ci rifiutiamo semplicemente di farci sfruttare”. E quello del “tsk, i soliti bamboccioni (e pure napoletani) attaccati alle gonne di mammà!”
​
E sarà un caso eh, ma certi media hanno dato un’accelerata sulla narrativa del lavoro predatorio che l’Unità e il Manifesto degli anni 70 sembrano il Giornale a confronto… Storie ai limiti della praticabilità e delle tempistiche umane, inkieste d’assalto sugli ordinari, sgradevoli, compromessi che esistono da decenni, apologia e apoteosi del bizzarro yuppismo pretenzioso che ha preso sempre più piede.
Mi sembra l’ennesimo articolo che esiste in uno spazio vuoto e dice cose -anche interessanti e giuste- partendo da una premessa che, fino a prova contraria, è di fantasia.
Non si può leggere una frase come:
>La veridicità o meno della storia, però, è solo uno degli aspetti di rilievo.
Sarà che io sono molto parziale per deformazione professionale mia, ma da un “giornale” come ValigiaBlu che si è pure fatto promotore in anni passati del Festival del Giornalismo di Perugia, ecco, mi aspetterei un filino più di rigore, no che si scrivono gli articoli alla “facciamo che sia successo questo, oppure no, e partiamo da qui perché oggi mi va di scrivere un pensierino su quello e quell’altro”.
Siamo davvero nell’era della post-verità: non importa se la storia è veritiera o no, quello che conta è il concetto.
Ma io dico, ma possiamo vederci chiaro una volta per tutte su una vicenda prima di buttarci a pesce sui social scrivendo opinioni qualunquiste sulle vicende che leggiamo?
Definire in un articolo il “sogno italiano” partendo da una storia la cui veridicità è dubbia, mi pare un tantino azzardato. Eh poi questa storia non ci insegna un bel nulla, se non la superficialità con cui le storie del genere sono trattate, vuoi per ì social, vuoi per i giornalisti.
C’mon you’re better than this…
Valigia Blu si conferma il solito giornale utile a far propaganda. Svia subito sulla fattualità della notizia e parla del fantomatico sogno ~~americano~~ italiano, ovvero del posto fisso a tutti i costi. Anzi a ben vedere la signora è riuscita ad avere un abbonamento ferroviario ad alta velocità (l’unico che le permetterebbe di tornare a casa alla sera) a metà del prezzo attuale. Magie e misteri.
Il sogno italiano non è più neanche il posto fisso al comune a mettere i timbri. Il sogno italiano ormai è stare sul divano a percepire i vari bonus monopattino bicicletta vacanza cappotto termico sisma bonus e se tutti questi soldi gratis destabilizzano c’è anche possibilità di accedere al bonus psicologo.
é una notizia falsa.
ma che senso ha ricamare su una notizia falsa.
cosa siamo diventati.
Il sogno italiano è di emigrare non di fare la bidella lol
In realtà ci insegna che l’informazione è morta, dato che l’intera vicenda è essenzialmente una fake news