Contrariamente a quanto sostenuto nel dibattito pubblico, le ragioni per cui gli stipendi italiani sono più bassi rispetto a quello degli altri paesi non è da cercarsi nelle tasse sul lavoro, ma sulla crescita ridotta che ha riguardato il paese negli ultimi vent’anni.
Citando dall’articolo:
>La mancata crescita del PIL è andata di pari passo alla mancata crescita degli stipendi. Rispetto a vent’anni fa, la retribuzione media in Italia è cresciuta dello 0,5 per cento, contro il 20,1 per cento in Germania e il 23,9 in Francia. Anche in Spagna gli stipendi sono cresciuti di poco, dello 0,7 per cento, e il livello medio è più basso di quello italiano.
La mancata crescita risente dei mancati investimenti sullo sviluppo tecnologico e per aumentare la produttività delle aziende italiane come mostrato dai dati:
>Dal punto di vista della produttività l’Italia non è messa bene: nel 2020 ogni ora lavorata ha prodotto circa 55 dollari di PIL, contro i 67 della Germania, i 68 della Francia e i 73 degli Stati Uniti.
E niente, ho trovato fosse un articolo interessante da leggere e condividere.
Mio personalissimo parere: il problema è che i vari Governi hanno sempre avuto troppa paura di far fallire le aziende zombie e ciò ha drogato tutta l’imprenditoria italiana e di conseguenza abbiamo generazioni di imprenditori incapaci perché facendo il meno possibile vivacchiano comunque e non sono incentivati ad innovare.
La correlazione tra produttività, salario e PIL è assente dal discorso pubblico italiano.
Probabilmente a causa principalmente di ignoranza da un lato e voglia di soluzioni facili e veloci a problemi complessi dall’altro.
mah, io all’idea che se le imprese diventassero super produttive all’improvviso regalerebbero soldi ai dipendenti ci credo poco
l’unico modo per guidare davvero verso l’alto gli stipendi è quello di trovare un lavoro dove il dipendente non è sostituibile facilmente. una combinazione di domanda-offerta che favorisce il dipendente
molto interessante, ho cercato da mesi di un articolo che spiega questo fenomeno.
Gli italiani studiano 12 anni alla scuola e poi 5 anni e più all’università, ma sembrano meno formati per il mondo economico come un B.Sc. oppure un maestro professionale in altri paesi.
Gli stipendi in italia sono più bassi perché anche il costo della vita è più basso.
L’Italia è considerata una meta per godersi l’età pensionabile dal nord europa al pari di Romania e Grecia.
la vera domanda è, come mai un paese con stipendi così bassi non riesce a essere competitivo sul piano internazionale
O svaluti la moneta, o sostieni la domanda con il deficit, o svaluti i salari, solo che svalutare i salari vuol dire creare meno domanda interna, e infatti stagniamo da 14 anni.
L’Italia ha deciso volontariamente di tenerli bassi per essere un hub in Europa sotto costo. Con senno di poi, una scelta miope, ma del resto gli effetti negativi sono stati scaricati sulle nuove generazioni.
Oggi, si parla sempre di produttività e/o crescita limitata, ma sono prevalentemente delle scuse. Il problema dei salari è stato raccolto dalla politica come uno strumento elettorale. Gli stipendi sono tenuti al palo. Conviene alle aziende e ai politici che possono ogni tanto tirare fuori qualche manovra e giustificare la loro esistenza.
Classe imprenditoriale incapace, a cui non interessa crescere e innovare. Aziende ferme a 30 anni fa. L’ignoranza informatica nel mondo del lavoro italiano è l’esempio perfetto di ciò. Nel frattempo all’estero crescono e noi siamo sempre meno competitivi.
Punto primo: il mercato del lavoro è un mercato come gli altri. Gli stipendi sono bassi perché c’è tanta offerta di manodopera e poca domanda. Tutto il resto sono motivo accessori. E con questo non intendo dire che non hanno influenza, ma che non l’hanno diretta. Per esempio, se anche una azienda avesse una efficienza produttiva della madonna, perché dovrebbe alzare gli stipendi se già con quelli di ora riesce a occupare tutte le posizioni di cui ha bisogno?
Quindi, perché c’è questo sbilancio nel mercato del lavoro: i motivi sono 3:
* le micro e piccole imprese su cui abbiamo puntato non sono in grado di stare al passo con l’evoluzione tecnologica. La produzione è fondamentalmente artigianale, con una efficienza bassissima e richiede personale generalmente poco qualificato o che può essere addestrato in poco tempo. Inoltre, le micro e piccole imprese non hanno il capitale per dedicarsi a R&D. Questo fondamentalmente elimina la domanda per certe figure professionali, tipicamente le più specializzate. Questo crea una sorta di demansionamento per cui i lavoratori specializzati, non trovando un lavoro al loro livello, si accontentano di lavori che richiedono meno qualifiche, aumentando l’offerta e facendo calare gli stipendi.
* L’efficienza produttiva è sotto terra. Anche se ho detto che non è una causa primaria degli stipendi bassi, la produttività di una azienda determina la sua capacità di competere. Non essendo in grado di competere, le aziende semplicemente non investono e non investendo, semplicemente la domanda di lavoro non si crea. Anche qui, faccio un esempio per spiegarmi meglio: una azienda che usa macchinari degli anni 80′ perché vanno ancora bene per le sue esigenze produttive, non compra macchinari nuovi, non solo non ha bisogno di una infrastruttura aziendale che si occupi di organizzare e migliorare il processo produttivo, ma non ha neanche bisogno di una azienda che produce i macchinari. E così via.
* Tutte le misure prese dai vari governi sono sempre state indirizzate nella direzione sbagliata. La riforma del lavoro voluta da Renzi era necessaria. Anzi, sono convinto che si potesse andare ancora un po’ oltre, ma ha affrontato solo una parte del problema del mercato del lavoro, cioè quella della poca mobilità. Manca un’altra parte, quella legata al management. In Italia gli imprenditori sono incapaci per la maggior parte. Non sono in grado di gestire la propria azienda e per questo prendono decisioni sbagliate che danneggiano l’azienda e, di conseguenza, il mercato del lavoro. Purtroppo, al contrario di paesi come la Francia che hanno investito tantissimo per istruire una classe dirigente degna di questo nome, ai socialisti italiani che governano da quando è nata la repubblica, la sola parola “classe dirigente” fa accapponare la pelle. In Italia si è voluta inseguire l’idea becera ed idiota (e che probabilmente affonda le sue radici nel corporativismo fascista) che tutti possono fare gli imprenditori. Una puttanata che ha prodotto una classe dirigente che è probabilmente tra le peggiori esistenti al mondo. Visto che già sento le orde di /rItaly gridary al classismo, consiglio a tutti di vedere Ratatuille e di comprendere bene fino in fondo la morale del “chiunque può cucinare” che viene spiegata perfettamente.
Comunque, già da tempo l’Italia, inteso proprio come i suoi cittadini, ha deciso di inseguire il suo sogno socialista di decrescita felice, sacrificando la propria industria nazionale pezzo per pezzo. L’esempio lampante è Alitalia. Quante occasioni abbiamo perso con Airfrance, con Lufthansa e con tutti gli altri solo perché volevano licenziare il personale in eccesso che Alitalia OGGETTIVAMETNE impiegava (d’altra parte, è stata usata come parcheggio per disoccupati per decenni, come tutto il resto dell’IRI, quindi…)?
Quindi basta. Chi può andrà all’estero e chi rimane starà sempre peggio, probabilmente beandosi del fatto di pagare più del 50% del proprio stipendio per foraggiare iniziative inutili.
L’ovvia risposta è “produttività”, ma mi piacerebbe avere esempi concreti di cosa un’azienda possa fare per essere più produttiva.
Continuo a pensare che gran parte della produttività venga persa in procedure burocratiche richieste dalla PA, dipendenti incompetenti che non si possono licenziare facilmente e paura dell’investimento tecnologico (sì, ma quale?) perché lo si comprende poco, sembra costare tanto e non ci si può affidare a solide realtà locali.
Dall’altro lato, le caratteristiche della nostra industria (servizi IT sono pochissimi, tanta manifattura) la rendono forse difficilmente scalabile rispetto ad altre economie avanzate.
Avendo lavorato alcuni anni in Italia, a contatto con diverse aziende, e adesso vivendo all’estero, non posso che concordare con la quasi totalità dell’articolo (molte cose le ho scritte in midi messaggi preventivi).
Non concordo solo sulla parte della contrattazione collettiva, non si risolve il disequilibrio tra le mansioni a bassa specializzazione e quelle di alta qualifica penalizzando la contrattazione collettiva delle prime. Si rischia di farle impoverire. Al contrario, le nuove generazioni di lavoratori hanno bisogno di una rappresentanza sindacale forte.
Interessante anche la parte sui sindacati e il loro ruolo
Due punti assolutamente veri: manager poco preparati e il discorso sindacale.
chiagni e fotti
secondo me è solo una questione culturale. le aziende vanno bene e male , dipende dal periodo, la crescita economica salariale è data anche dal valore che dai alle persone. Nel momento in cui nelle aziende preferisci mandare avanti amici e parenti, chiaramente un’accrescimento salariale omogeneo è impossibile. Noi paghiamo lo scotto di avere tante PMI, in una multinazionale queste storture, con i difetti che può avere una multinazionale, sono molto attenuati, rendono il salario ricevuto più adeguato al contesto di vita.
Voglio leggere i valori mediani no quelli medi.
Bisognerebbe smetterla di pensare “Piccolo è bello” e che lo stato favorisse l’aggregazioni delle realtà piccole e lo scale-up. Invece fa totalmente il contrario.
Faccio un esempio stupido, ma che rende l’idea. Tanti anni fa, alla mia prima esperienza lavorativa, venni assunto in un’azienda che faceva software per le aziende tessili del distretto pratese. Era un’azienda ormai cotta, rimasta indietro e dopo è fallita. La cosa buffa è che a Prato c’erano almeno altre 4 aziende del genere, che si rubavano i clienti quasi solo in funzione del prezzo più basso e sono fallite tutte, tranne una che vivacchia, ma non se la passa comunque benissimo.
Se ci fosse stata un po’ di lungimiranza imprenditoriale, i proprietari di queste aziende si sarebbero seduti a un tavolo e avrebbero detto:”Hey, ci possiamo salvare e magari fare anche un prodotto che si può vendere in altre zone d’Italia, ma dobbiamo fonderci, fare massa critica e rinunciare al proprio orticello”.
>Di quanto i salari italiani sono più bassi della media Ue
>
>Se nel 2011 questo divario era di 240 euro annui, nel 2014 aveva già oltrepassato i mille euro, nel 2017 i 2.000 e nel 2020 è arrivato addirittura a 4.013 euro. Nel 2021 vi è stata la prima correzione al ribasso, ma la differenza tra gli stipendi medi in Europa e in Italia rimane molto grande, di 3.560 euro.
>
>A provocarla, come si è visto, è soprattutto l’incremento piuttosto veloce dei salari nell’Est Europa, che hanno messo in atto un vero “catching up” nei confronti di quelli dell’Ovest, assieme alla stagnazione di quelli dei Paesi mediterranei.
Strano che non parli anche del COSTO DEL LAVORO. Che in Italia se non sbaglio dovrebbe essere altissimo.
tu lavoratore costi all’azienda un sacco di soldi. Anche quello credo che concorra parecchio.
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Contrariamente a quanto sostenuto nel dibattito pubblico, le ragioni per cui gli stipendi italiani sono più bassi rispetto a quello degli altri paesi non è da cercarsi nelle tasse sul lavoro, ma sulla crescita ridotta che ha riguardato il paese negli ultimi vent’anni.
Citando dall’articolo:
>La mancata crescita del PIL è andata di pari passo alla mancata crescita degli stipendi. Rispetto a vent’anni fa, la retribuzione media in Italia è cresciuta dello 0,5 per cento, contro il 20,1 per cento in Germania e il 23,9 in Francia. Anche in Spagna gli stipendi sono cresciuti di poco, dello 0,7 per cento, e il livello medio è più basso di quello italiano.
La mancata crescita risente dei mancati investimenti sullo sviluppo tecnologico e per aumentare la produttività delle aziende italiane come mostrato dai dati:
>Dal punto di vista della produttività l’Italia non è messa bene: nel 2020 ogni ora lavorata ha prodotto circa 55 dollari di PIL, contro i 67 della Germania, i 68 della Francia e i 73 degli Stati Uniti.
E niente, ho trovato fosse un articolo interessante da leggere e condividere.
Mio personalissimo parere: il problema è che i vari Governi hanno sempre avuto troppa paura di far fallire le aziende zombie e ciò ha drogato tutta l’imprenditoria italiana e di conseguenza abbiamo generazioni di imprenditori incapaci perché facendo il meno possibile vivacchiano comunque e non sono incentivati ad innovare.
La correlazione tra produttività, salario e PIL è assente dal discorso pubblico italiano.
Probabilmente a causa principalmente di ignoranza da un lato e voglia di soluzioni facili e veloci a problemi complessi dall’altro.
mah, io all’idea che se le imprese diventassero super produttive all’improvviso regalerebbero soldi ai dipendenti ci credo poco
l’unico modo per guidare davvero verso l’alto gli stipendi è quello di trovare un lavoro dove il dipendente non è sostituibile facilmente. una combinazione di domanda-offerta che favorisce il dipendente
molto interessante, ho cercato da mesi di un articolo che spiega questo fenomeno.
Gli italiani studiano 12 anni alla scuola e poi 5 anni e più all’università, ma sembrano meno formati per il mondo economico come un B.Sc. oppure un maestro professionale in altri paesi.
Gli stipendi in italia sono più bassi perché anche il costo della vita è più basso.
L’Italia è considerata una meta per godersi l’età pensionabile dal nord europa al pari di Romania e Grecia.
[Ah, la Crescita! La causa di, e la soluzione a, tutti i problemi del mondo democratico-liberale.](https://youtube.com/shorts/OlnViBB4yA8?feature=share)
la vera domanda è, come mai un paese con stipendi così bassi non riesce a essere competitivo sul piano internazionale
O svaluti la moneta, o sostieni la domanda con il deficit, o svaluti i salari, solo che svalutare i salari vuol dire creare meno domanda interna, e infatti stagniamo da 14 anni.
L’Italia ha deciso volontariamente di tenerli bassi per essere un hub in Europa sotto costo. Con senno di poi, una scelta miope, ma del resto gli effetti negativi sono stati scaricati sulle nuove generazioni.
Oggi, si parla sempre di produttività e/o crescita limitata, ma sono prevalentemente delle scuse. Il problema dei salari è stato raccolto dalla politica come uno strumento elettorale. Gli stipendi sono tenuti al palo. Conviene alle aziende e ai politici che possono ogni tanto tirare fuori qualche manovra e giustificare la loro esistenza.
Classe imprenditoriale incapace, a cui non interessa crescere e innovare. Aziende ferme a 30 anni fa. L’ignoranza informatica nel mondo del lavoro italiano è l’esempio perfetto di ciò. Nel frattempo all’estero crescono e noi siamo sempre meno competitivi.
Punto primo: il mercato del lavoro è un mercato come gli altri. Gli stipendi sono bassi perché c’è tanta offerta di manodopera e poca domanda. Tutto il resto sono motivo accessori. E con questo non intendo dire che non hanno influenza, ma che non l’hanno diretta. Per esempio, se anche una azienda avesse una efficienza produttiva della madonna, perché dovrebbe alzare gli stipendi se già con quelli di ora riesce a occupare tutte le posizioni di cui ha bisogno?
Quindi, perché c’è questo sbilancio nel mercato del lavoro: i motivi sono 3:
* le micro e piccole imprese su cui abbiamo puntato non sono in grado di stare al passo con l’evoluzione tecnologica. La produzione è fondamentalmente artigianale, con una efficienza bassissima e richiede personale generalmente poco qualificato o che può essere addestrato in poco tempo. Inoltre, le micro e piccole imprese non hanno il capitale per dedicarsi a R&D. Questo fondamentalmente elimina la domanda per certe figure professionali, tipicamente le più specializzate. Questo crea una sorta di demansionamento per cui i lavoratori specializzati, non trovando un lavoro al loro livello, si accontentano di lavori che richiedono meno qualifiche, aumentando l’offerta e facendo calare gli stipendi.
* L’efficienza produttiva è sotto terra. Anche se ho detto che non è una causa primaria degli stipendi bassi, la produttività di una azienda determina la sua capacità di competere. Non essendo in grado di competere, le aziende semplicemente non investono e non investendo, semplicemente la domanda di lavoro non si crea. Anche qui, faccio un esempio per spiegarmi meglio: una azienda che usa macchinari degli anni 80′ perché vanno ancora bene per le sue esigenze produttive, non compra macchinari nuovi, non solo non ha bisogno di una infrastruttura aziendale che si occupi di organizzare e migliorare il processo produttivo, ma non ha neanche bisogno di una azienda che produce i macchinari. E così via.
* Tutte le misure prese dai vari governi sono sempre state indirizzate nella direzione sbagliata. La riforma del lavoro voluta da Renzi era necessaria. Anzi, sono convinto che si potesse andare ancora un po’ oltre, ma ha affrontato solo una parte del problema del mercato del lavoro, cioè quella della poca mobilità. Manca un’altra parte, quella legata al management. In Italia gli imprenditori sono incapaci per la maggior parte. Non sono in grado di gestire la propria azienda e per questo prendono decisioni sbagliate che danneggiano l’azienda e, di conseguenza, il mercato del lavoro. Purtroppo, al contrario di paesi come la Francia che hanno investito tantissimo per istruire una classe dirigente degna di questo nome, ai socialisti italiani che governano da quando è nata la repubblica, la sola parola “classe dirigente” fa accapponare la pelle. In Italia si è voluta inseguire l’idea becera ed idiota (e che probabilmente affonda le sue radici nel corporativismo fascista) che tutti possono fare gli imprenditori. Una puttanata che ha prodotto una classe dirigente che è probabilmente tra le peggiori esistenti al mondo. Visto che già sento le orde di /rItaly gridary al classismo, consiglio a tutti di vedere Ratatuille e di comprendere bene fino in fondo la morale del “chiunque può cucinare” che viene spiegata perfettamente.
Comunque, già da tempo l’Italia, inteso proprio come i suoi cittadini, ha deciso di inseguire il suo sogno socialista di decrescita felice, sacrificando la propria industria nazionale pezzo per pezzo. L’esempio lampante è Alitalia. Quante occasioni abbiamo perso con Airfrance, con Lufthansa e con tutti gli altri solo perché volevano licenziare il personale in eccesso che Alitalia OGGETTIVAMETNE impiegava (d’altra parte, è stata usata come parcheggio per disoccupati per decenni, come tutto il resto dell’IRI, quindi…)?
Quindi basta. Chi può andrà all’estero e chi rimane starà sempre peggio, probabilmente beandosi del fatto di pagare più del 50% del proprio stipendio per foraggiare iniziative inutili.
L’ovvia risposta è “produttività”, ma mi piacerebbe avere esempi concreti di cosa un’azienda possa fare per essere più produttiva.
Continuo a pensare che gran parte della produttività venga persa in procedure burocratiche richieste dalla PA, dipendenti incompetenti che non si possono licenziare facilmente e paura dell’investimento tecnologico (sì, ma quale?) perché lo si comprende poco, sembra costare tanto e non ci si può affidare a solide realtà locali.
Dall’altro lato, le caratteristiche della nostra industria (servizi IT sono pochissimi, tanta manifattura) la rendono forse difficilmente scalabile rispetto ad altre economie avanzate.
Avendo lavorato alcuni anni in Italia, a contatto con diverse aziende, e adesso vivendo all’estero, non posso che concordare con la quasi totalità dell’articolo (molte cose le ho scritte in midi messaggi preventivi).
Non concordo solo sulla parte della contrattazione collettiva, non si risolve il disequilibrio tra le mansioni a bassa specializzazione e quelle di alta qualifica penalizzando la contrattazione collettiva delle prime. Si rischia di farle impoverire. Al contrario, le nuove generazioni di lavoratori hanno bisogno di una rappresentanza sindacale forte.
Interessante anche la parte sui sindacati e il loro ruolo
Due punti assolutamente veri: manager poco preparati e il discorso sindacale.
chiagni e fotti
secondo me è solo una questione culturale. le aziende vanno bene e male , dipende dal periodo, la crescita economica salariale è data anche dal valore che dai alle persone. Nel momento in cui nelle aziende preferisci mandare avanti amici e parenti, chiaramente un’accrescimento salariale omogeneo è impossibile. Noi paghiamo lo scotto di avere tante PMI, in una multinazionale queste storture, con i difetti che può avere una multinazionale, sono molto attenuati, rendono il salario ricevuto più adeguato al contesto di vita.
Voglio leggere i valori mediani no quelli medi.
Bisognerebbe smetterla di pensare “Piccolo è bello” e che lo stato favorisse l’aggregazioni delle realtà piccole e lo scale-up. Invece fa totalmente il contrario.
Faccio un esempio stupido, ma che rende l’idea. Tanti anni fa, alla mia prima esperienza lavorativa, venni assunto in un’azienda che faceva software per le aziende tessili del distretto pratese. Era un’azienda ormai cotta, rimasta indietro e dopo è fallita. La cosa buffa è che a Prato c’erano almeno altre 4 aziende del genere, che si rubavano i clienti quasi solo in funzione del prezzo più basso e sono fallite tutte, tranne una che vivacchia, ma non se la passa comunque benissimo.
Se ci fosse stata un po’ di lungimiranza imprenditoriale, i proprietari di queste aziende si sarebbero seduti a un tavolo e avrebbero detto:”Hey, ci possiamo salvare e magari fare anche un prodotto che si può vendere in altre zone d’Italia, ma dobbiamo fonderci, fare massa critica e rinunciare al proprio orticello”.
>Di quanto i salari italiani sono più bassi della media Ue
>
>Se nel 2011 questo divario era di 240 euro annui, nel 2014 aveva già oltrepassato i mille euro, nel 2017 i 2.000 e nel 2020 è arrivato addirittura a 4.013 euro. Nel 2021 vi è stata la prima correzione al ribasso, ma la differenza tra gli stipendi medi in Europa e in Italia rimane molto grande, di 3.560 euro.
>
>A provocarla, come si è visto, è soprattutto l’incremento piuttosto veloce dei salari nell’Est Europa, che hanno messo in atto un vero “catching up” nei confronti di quelli dell’Ovest, assieme alla stagnazione di quelli dei Paesi mediterranei.
trovato molto dettagliato come articolo.[https://www.key4biz.it/stipendi-medi-europa-italia-3-560-euro-di-differenza/431141/](https://www.key4biz.it/stipendi-medi-europa-italia-3-560-euro-di-differenza/431141/)
Strano che non parli anche del COSTO DEL LAVORO. Che in Italia se non sbaglio dovrebbe essere altissimo.
tu lavoratore costi all’azienda un sacco di soldi. Anche quello credo che concorra parecchio.