
Nonostante il periodo difficilissimo per gli italiani, sembra ci sia stato un aumento importante di licenziamenti e dimissioni, in particolare:
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> Tra gennaio e settembre 2022, infatti, sono stati circa 557mila i rapporti interrotti per decisione del datore di lavoro contro i 379mila nei primi nove mesi del 2021, con un aumento del 47% rispetto ad un periodo in cui era però in vigore il blocco. Guardando il solo terzo trimestre dell’anno scorso, le dimissioni sono state 562mila, in crescita del 6,6% (pari a +35mila) sul terzo trimestre 2021. Dati che confermano, dunque, come continui il trend positivo partito dal secondo trimestre 2021, seppure con una variazione inferiore rispetto ai trimestri precedenti. Per quanto riguarda i licenziamenti, nel terzo trimestre del 2022 ne sono stati registrati quasi 181mila, con una crescita del 10,6% (pari a +17 mila) rispetto al terzo trimestre del 2021.
Secondo Tania Sacchetti di CGIL:
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> L’aumento delle dimissioni può avere spiegazioni molto differenti: da un lato può positivamente essere legata alla volontà, dopo la pandemia, di scommettere su un posto di lavoro più soddisfacente o più ‘agile’, dall’altro però, soprattutto per chi non ha già un altro lavoro verso il quale transitare, potrebbe essere legato a una crescita del malessere dovuta anche ad uno scarso coinvolgimento e ad una scarsa valorizzazione professionale da parte delle imprese
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Nel frattempo si prevedono ulteriori scossoni nel mercato del lavoro e della finanza, Phillips ad esempio licenzierà 6000 dipendenti nei prossimi 2 anni, la maggior parte delle big-tech stanno programmando lay-off per controllare i costi, si prevedono periodi di magra e nonostante tutto però la gente sente il bisogno di dimettersi.
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*Io sono tra le persone che nel 2022 hanno deciso di dimettersi, spiegherò di più nei commenti*, ma sono interessato alle opinioni degli altri, al perché sta succendendo e, magari, al come il Governo potrebbe invertire la rotta. Ne discutiamo?
**Fonti:**
*Dimissioni Volontarie*: [Boom di dimissioni dal lavoro, 1,6 milioni in 9 mesi – Economia – ANSA](https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2023/01/22/lavoro-in-9-mesi-oltre-un-milione-e-mezzo-di-dimissioni-_53e34320-634f-4e8c-9705-8c941e1bd9b5.html)
*Licenziamenti Phillips*: [Philips licenzia 6mila dipendenti dopo aver registrato una perdita di 1,6 miliardi nel 2022 – MilanoFinanza News](https://www.milanofinanza.it/news/philips-licenzia-6mila-dipendenti-dopo-aver-registrato-una-perdita-di-1-5-miliardi-nel-2022-202301301126051430)
26 comments
Perchè la vita è troppo breve per vivere solo due giorni a settimana
Io più che altro mi domando dove c’è stata la biforcazione nella linea evolutiva che ha diviso me e alcuni colleghi che lavorano di sabato senza essere pagati e senza che nessuno nemmeno glielo chieda.
> perché sta succendendo
La mia idea sulla questione:
* chiunque facesse lavori considerabili “d’ufficio” (e sono tanti) durante la pandemia ha assaggiato il lavoro da remoto
* alcuni capi pressano per tornare in presenza
* la gente si chiede: *per quale cazzarola di motivo dovrei tornare a spendere più soldi e sprecare più tempo, quando posso fare tutto da casa?*
* si scornano col capo => dimissioni
Forse non spiegherà TUTTI i licenziamenti, ma una buona parte secondo me sì.
Sarebbe interessante avere il dato sulle nuove assunzioni, se ho ragione io complessivamente dovremmo vedere un “tanti persi tanti presi” (al netto dei tagli causa inflazione).
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> come il Governo potrebbe invertire la rotta
Ribaltando l’attuale assurdo sistema degli accordi sul lavoro agile.
Oggi, il dipendente che volesse lavorare da remoto deve trovare un accordo con l’azienda, che può anche rifiutare senza nessun motivo. Sì certo, in caso di rifiuto si può piantare una grana, fare vertenza, chiamare l’avvocato del lavoro, ma in quanti lo fanno?
Dipendesse da me farei l’esatto contrario, ossia: per queste categorie di lavoratori, è fatto obbligo per il datore di lavoro concedere il 100% di lavoro remoto, fatte salve particolari necessità produttive (da documentare) o espressa volontà del dipendente.
Come risolvere? Migliorando le condizioni di lavoro in termini di benessere (quindi lavorare su stress e tempo libero), retribuzione e percorso all’interno di un’azienda.
La gente vuole stare bene, avere del tempo libero e una paga decente e in linea al proprio status lavorativo. Cosa che oggi in Italia è molto rara.
Ma soprattutto vuole avere un minimo di garanzie, cioè prospettive verso il futuro, siano queste stabili o aleatorie in base alle esigenze dell’individuo.
Vuoi una vita statica e fare solo il tuo lavoro senza alcuna prospettiva di crescita? Calibro il tuo lavoro per questo e ti pago in modo decente. Vuoi invece prospettive sfidanti con prospettive di crescita? Lo calibro per darti obbiettivi sfidanti, ti faccio contribuire in maniera attiva alla crescita aziendale e, in base al risultato, ti riconosco SUBITO a livello economico.
Se questo non c’è tanto vale fare job-hop e saltellare da un posto a un altro per far crescere la RAL, cosa che spiega buona parte dei licenziamenti correnti.
La ricetta è abbastanza semplice, il problema è che cozza con gli interessi aziendali, o meglio rappresenta un investimento rischioso basato sulla fiducia e valutazione soggettiva dell’individuo.
E basta pensare che lo smartworking sia un furto, la gente con lavori remotizzabili ha il diritto di vivere anche in Lapponia se ciò non mina la sua produttività. Le grandi città ti costringono a una qualità di vita economica pessima, non ha senso avere uno stipendio decente se più del 50% lo spendi solo per avere un tetto sopra la testa e di dubbia qualità.
Perché non vale più la pena lavorare, lavorando oggi sopravvivi e non hai una vita ‘agiata’ come poteva essere qualche anno fa. La conseguenza è che si è meno disposti ad ingoiare merda e si cerca di meglio (imho)
Nel mio caso: Perché avere uno stipendio da fame in una capitale è impossibile.
perché 6,25€ lordi all’ora non mi bastano
Purtroppo si lavora troppo e lo stipendio non è sufficiente, per cui si tende a cambiare mestiere per avere un incremento consistente ad ogni passaggio.
Gen Y e Gen Z si trovano a cavallo di un terribile periodo temporale: ritmi elevati e ancora forte ostacolo a WLB decente.
Perchè ci siamo rotti il cazzo.
Io a breve cambierò azienda.
Mi trovo bene? Sì
Mi pagano il giusto? Sì
E’ una buona azienda? Sì
Quindi perché cambi? Perché vado dove mi pagano di più.
Questi anni di crisi hanno insegnato alle persone di fascia d’età 25-35 che bisogna adattarsi al mondo del lavoro e non fossilizzarsi con la solita azienda. Dunque change, change, change.
Ho mollato due posti in due anni ma non ho mai mollato il “lavoro”.
Ho mollato le dinamiche tossiche e il compenso economico.
Fanculo anche fare sacrifici se poi le promesse non sono mantenute.
Imbarazzante poi quando non trovano un sostituto in mesi e mesi e mesi.
Chissà perché la gente scappa? Eh il reddito di cittadinanza e la gente non si sa sacrificare. Non è turnover alto, è che certi posti dovrebbero chiudere.
AFFAN CULO.
Posso parlare solo del mio campo, quello sanitario.
Il motto del SSN è diventato “spremi fino al midollo senza ricompensa”, e la gente si è rotta il cazzo, causando un effetto a catena dove la gente se ne va → il carico di lavoro aumenta per chi resta → burnout → ulteriori dimissioni → ulteriore peggioramento → riparti dal punto 1
Il pubblico deve capire che il personale altamente specializzato con consistenti possibilità di lavoro all’estero o nel privato va premiato, non punito. Se non monetariamente, almeno garantendo una buona qualità di vita.
Come dice il Dr. Galucomfleken: “Hai fatto 6 anni di medicina, 5 anni di specializzazione, 3 anni di dottorato e sei emozionato per due giorni consecutivi liberi?”
Speriamo salga ancor di più! Magari qualcuno si darà una svegliata
anche io ho da to le mie dimissioni nel 2022.
Ho aprofittato del boom di assunzioni in full-remote per accedere a trattamenti e benefit che in Italia ci sogniamo (nuovo datore di lavoro: azienda tedesca).
Strafelice della scelta, non tornerei indietro.
“Redditodicittadinanza e barista in nero killed the regular work stars”
Ho appena lasciato il lavoro (grafico pubblicitario, 1200 euro con fattura, quindi 800 euro netti al mese, 40 ore settimanali) perchè lo stress è immenso. Lo stare 8 ore in ufficio venendo pagato non tanto perchè sono capace di fare tutto il lavoro richiesto la maggior parte delle volte in letteralmente 1/3 del tempo, ma perchè i restanti 2/3 sono costretto a rimanere dentro l’ufficio perdendo tempo della mia vita inutilmente. È una mentalitá troppo anni 80/90, soprattutto per una figura lavorativa come la mia, dove è comune farsi le nottate per progetti grossi ed importanti, ma è anche onesto guardarsi in faccia e dire “tutti questi task si chiudono in 2 ore e mezza, poi si torna a casa”.
Mi sto lanciando nel freelancing, per disperazione, almeno posso dedicare del tempo a progetti miei, piuttosto che perdere ore del mio tempo inutilmente in ufficio, molto spesso da solo.
Bisognerebbe ripartire da zero, a prescindere dal salario.
Come qualcuno ha già scritto, dal post il contributo maggiore appare arrivare dai licenziamenti, complice il post-pandemia+crisi energetica/economica.
Una cosa che mi sento di aggiungere è che secondo me sta iniziando una sorta di periodo di transizione verso un paradigma differente di lavoro. Non ancora il tanto auspicato e utopico UBI che cambierà completamente la società, se mai ci arriveremo, ma un progressivo avvicinamento a quella mentalità.
I 25-35enni con competenze possono scegliere di:
* mettersi in proprio
* andare all’estero
* lavorare in smart (per l’estero o per aziende con sede o proxy italiano)
* bonus famiglia allargata e togli dall’equazione casa+macchina+bollette
I 35-45enni con competenze hanno solitamente una carriera avviata o comunque una prospettiva di qualcosa. Secondo me sono lo zoccolo duro che preferisce tirare a finire ormai, o al massimo cercare lavori più family-friendly nel pubblico. Complice il fatto che erediteranno conti e case.
I 15-25enni vivono un limbo in cui il lavoro è visto come una cosa inutile, o un “qualcosa da fare al minimo” tanto per avere dei soldi. Io ho spesso interazioni con studenti delle superiori, escluso qualcuno che vuole studiare per poi già in partenza andare all’estero, una grossa percentuale per classe vede il lavoro autonomo come unica possibilità. Che sia l’influencer su tiktok o lo streamer su twitch. Non tanto per fare i milioni ma per fare cose e prendere un minimo che permetta di sopravvivere senza rispondere a nessuno. Al massimo contemplano il part-time.
Per loro vale lo stesso discorso dei 25-35enni, ma con un ulteriore diffidenza per le aziende o per scambiare ore in attività che odiano dato che manco sanno come sarà i mondo tra 30 anni.
Il problema rimangono i non specializzati giovani o sono mantenuti da qualcuno (stato incluso) o lavorano per il meno peggio che trovano fino a che dura. I non specializzati “vecchi” hanno tutta una loro mentalità. Ho visto che il commento sulla gente che lavora per piacere e fa extra è stato downvotato massivamente, ma la realtà per una certa generazione è quella. Non ci sono hobby, non ci sono “cose da fare”, c’è il lavoro. “Perché devo stare a casa ad annoiarmi quando invece potrei essere in giro a lavorare”.
Per quello che vedo io la situazione è questa.
Una fetta fortunata di persone erediterà case e soldi, potendo scegliere di non lavorare o di lavorare part-time o con flessibilità. Una fetta leggermente meno fortunata può piazzarsi sul mercato internazionale, qualche volta anche in remoto dall’Italia. Le parti più giovani possono beneficiare della prima fetta fortunata, o comunque rimanere a casa (da noi alla fine non è una tragedia, anzi è quasi la normalità).
Quindi o il lavoro si trasforma, o rimarranno sfruttabili solo le fette non specializzate (sempre che ce ne sia necessità).
Dall’accademia son 10 anni, e soprattutto questi ultimi 5 che c’è una fuga massiva (nei settori dove è possibile). Nel privato c’è fuga per il remoto. Nel pubblico c’è una tendenza iniziale al part time (o almeno così mi è stato detto). Tutti vogliono lavorare meno, meglio se lavorare quando si vuole. Quindi almeno per le posizioni specializzate, o cambia qualcosa o si chiude tutto (dei lab di ricerca sono stati chiusi o accorpati perché non c’era gente disponibile). Molte posizioni ridondanti servono solo a dare uno stipendio a qualcuno come scusa per non fare niente e non far morire di fame la gente. Ci sono posizioni lavorative in cui una persona in due ore può fare il lavoro di 5 dell’intera settimana. Ma non è questo prende 5 stipendi lavorando due ore, vengono ripartite a queste 5. E non c’è cambio di paradigma che tenga. O crei una crisi dei posti di lavoro per via di automazione ed efficientamento , o paghi la gente per continuare a perdere tempo inutilmente.
Non siamo ancora indirizzati per l’UBI (se mai arriverà) ma con il cambiamento generazionale, 10-15 anni secondo sono abbastanza almeno per svecchiare il concetto di lavoro a ore (per molti settori). Per alcuni questi è indubbiamente un pro (faccio quello che voglio quando mi pare), per altri sarà un contro (devo raggiungere obiettivi mentre adesso posso fare anche prodotti di merda ma mi devono pagare le ore che ci ho messo).
Ecco per me questo ultimo caso non ha senso di esistere. Cioè della serie se effettivamente fai cose inutili e vieni pagato per fare cose inutili. Piuttosto sta a casa e prendi comunque dei soldi come baseline. Ma al momento è utopistico.
Io ho iniziato in azienda a febbraio 2022 ho lasciato dopo aver passato un concorso per il comune, non per la paga ma per il tempo libero, si finisce 3 giorni su 5 alle 14
Lavorando da casa nessuno sopporta più tante cose che sono solamente perdite di tempo, quindi siamo molto intolleranti
Perchè forse forse vivere a pane e cicoria è meglio di volersi ammazzare ogni mattina.
Non vedo quale sia il problema nell’aumento delle dimissioni volontarie visto che il tasso di occupazione sta contemporaneamente aumentando. Significa che le persone stanno trovando lavori che ritengono migliori (per retribuzione e/o posizione e/o work-life-balance e/o altro).
Oggi è il mio penultimo giorno di lavoro dopo 7 mesi di tirocinio e da settembre in apprendistato. Mi dovete spiegare per quale cazzo di motivo dovrei rimanere altri 3 anni per l’aumento di livello e di busta paga di a malapena 200 euro, quando potrei investire il mio tempo in qualcosa di migliore, infatti sto studiando per prendermi la CCNA. Inoltre sono l’unico dipendente e paradossalmente nelle aziende piccole ti spacchi il culo il doppio rispetto ad una medio/grande, visto che letteralmente tutti i ruoli li copro io. Ho un contratto con il CCNL commercio come magazziniere, ma mi occupo di contabilità soprattutto e inoltre vado in consegna il venerdi per 1000 euro schifosi. Sai che vi dico? Preferisco guadagnarne 400 e avere molto piu tempo libero che spaccarmi il culo per una cosa che mi porterà a poco e niente. Mi sono stufato di fare sacrifici per poco e niente e sopratutto stress mentale che rovina la qualità della vita. Per che cosa poi? Per uno stipendiuccio e 2 giorni liberi a settimana che non ci fai un cazzo di nulla. Ovviamente non parliamo di pensioni e contributi che tanto non la vedremo neanche in miglior vita, a sto punto mi godo il tempo libero e provo a cercarmi qualcosa che non mi faccia avvelenare il fegato.
Han sempre venduto la “flessibilità” e l’essere “adattabili” come una grande cosa. E ora che tanti la mettono in pratica , ma non come volevano loro, non gli va più bene.
Gli stipendi gente. Non è possibile che abbiamo visto della vita e standard simili agli altri grandi paesi europei e vediamo ancora annunci con stipendi da fame.
Presente, dimissioni a maggio. Motivo: +90% di RAL e full remote. Il fatto di non dover più lavorare sotto italiani dopo anni e anni di precariato lo considero un bonus.