Vernici, blocchi stradali ed ecologia politica

24 comments
  1. Credo che sia importante ragionare in termini di strategia se si vuol parlare di politica, soprattutto dal basso.

    Qui sul sub vedo spesso commenti del tipo “chiedono cose impossibili” quando, in diversi casi, chiedere cose impossibili è l’unico modo di far ascoltare chi propone quelle possibili.

    King, Malcolm X e le pantere nere sono un esempio lampante di ecologia politica con diversificazione funzionale.

  2. far perdere appuntamenti anche seri alle persone in macchina?”
    I blocchi durano sui 20min: se hai l’appuntamento della vita al quale non puoi tardare minimamente ti consiglio di tenere in conto di imprevisti prima di uscire di casa;

    Quindi io ogni giorno che vado a lavoro devo uscire 20 minuti prima, svegliarmi prima e rompermi i coglioni perché qualcuno decide di bloccare la strada per una causa per cui magari anche da me hanno supporto?

    Non lo so Rick

  3. C’è gente qua che vuole la gabbietta per le proteste fuori dalle palle tipo in Arrested Development. Protestate sì, ma fatelo in modo che non se ne accorga nessuno, vedete quanto sono democratico e supporto la vostra causa?

  4. questi modi di propaganda politica sono controproducenti, la maggior parte delle persone che ne leggono sui giornali e il 100% di quelli che ne subiscono le conseguenze IRL li odiano, tutta gente che **la prossima volta che si andrà a votare si ricorderà di quanto sono antipatici questi ecologisti**. Questi attivisti non si rendono conto di danneggiare la causa per cui lottano, attirando l’antipatia dei cittadini. Proselitismo al contrario.

  5. Peccato che l’autore del articolo non abbia preso in considerazione che la maggior parte delle persone questi gesti fanno incazzare, perché non vanno ad attaccare le Grandi industrie e corporazioni ma la gente comune. inoltre i media di qualsiasi tipo (anche Twitch, YouTube, o reddit) non sono favorevoli a questo genere di azioni, quindi in genere la maggior parte della popolazione inizierà ad andare contro a questi gruppi che ora non sono più diventati gruppi che lottano con metodi controversi ma gruppi che fanno le guerre tra poveri, che non vanno ad attaccare chi ha la vera responsabilità ma che vanno ad attaccare la persona comune. Inoltre questi gesti vengono dimenticati velocemente perché questi gesti vengono intesi come ridicoli e inutili.

  6. Stile di scrittura a parte che non mi fa impazzire, provo a entrare anch’io nel merito:

    ​

    >principali obiettivi:
    >
    >[…]
    >
    >• fare pressione politica, **facendo capire che il conflitto potrebbe aumentare pian piano sempre di più se le richieste non venissero accolte (vedasi ecoterrorismo)**;

    Bo non mi sembra proprio una genialata di strategia questa

    ​

    >”Non si rischia di far del male alla causa?”.
    >
    >No, bisogna tenere a mente che non tuttə devono fare tutto.
    >
    >Se io decido di imbrattare i monumenti, è bene evitare di provare a prendere anche il ruolo della divulgazione o di *memer* o le altre infinite forme di attivismo che contribuiscono al *nudging* o all’effettiva applicazione dei cambiamenti (come potrebbe essere il creare una comunità energetica nel proprio quartiere).
    >
    >Queste azioni scavalcano il problema dell’attenzione e facilitano la possibilità di affrontare i temi con le persone intorno a noi, **poi sta a noi altrə differenziarci per bene**. Proprio come succede negli ecosistemi naturali dove c’è una differenziazione funzionale: il lavoro di un animale può aiutare la sopravvivenza di un altro e/o di una pianta e così via fino a creare un ecosistema sano (nel nostro caso, ecologia politica).

    LMAO *”facciamo fare ste vaccate ai buzzuri boccaloni ché magari sti coglioni tornano utili, ma poi noi assicuriamoci di prenderne le distanze”*

  7. Adesso dirò una cosa che verrà (come sempre) travisata ma secondo me una strategia per perorare una causa presso le generazioni piu’ giovani OGGI e’ di passare attraverso gli *influencer* e più bravi e seguiti questi sono più’ il messaggio arriverà’. Oggi funziona cosi c’è poco da girarci in torno.

    Faccio un esempio che spero renda l’idea: guardate a l’*Avvocato dell’Atomo*. Sono anni ormai che divulga le sue idee pro-nucleare *anche* tramite collaborazioni con *you-tuber* italiani molto seguiti (Cartoni Morti, Geopop ecc…) e pare con notevole successo per quel che posso giudicare (e questo a prescindere di quello che posso pensare io delle sue idee, cioè male…).

    Ovviamente c’è una fascia di popolazione anziana che non sa neanche che cosa e’ YouTube ed e’ più complessa da avvicinare visto che sono ancora incollati alla TV e per loro la realtà e’ quello che si dice e vede in TV, controllata dai soliti potentati che possono “manipolare” queste fasce di popolazione.

    Insomma quello che voglio dire e’ che, semplificando, e’ tutta una questione di utilizzare appropriati strumenti di “marketing” delle idee adatta ai tempi che corrono e non e’ una cosa che si improvvisa.

  8. Vorrei uscire dalla polemica in sè per far notare come NESSUNO si renda conto di quanto più fastidiosa e terribile sia la crisi climatica rispetto alle proteste.

    Siamo a febbraio e i fiumi sono vuoti, non si è fatto niente dall’anno scorso per migliorare le capacità del sistema idrico. Gli ambientalisti lo hanno chiesto, nessuno ha fatto niente. Tra 3 mesi piangiamo perchè gli agricoltori falliscono perchè non c’è acqua nelle risaie, i pesci muoiono nei fiumi e a noi tolgono l’acqua in città. Senza contare il prezzo delle materie prime, la mancanza di neve, il caldo letale d’estate ecc…

    Però certamente il blocco stradale è la cosa su cui bisogna concentrare tutto il dibattito

  9. Tutto giusto, tutto bello. Ma mi piacerebbe sapere chi, tra tutti questi rivoluzionari per l’ambiente, non ha un paio di scarpe Nike, non si veste da Primark o H&M, non mangia da McDonald’s, sì sposta solo a piedi o in bici, non ha uno smartphone, non usa l’acqua calda, non accende il riscaldamento in casa (tutte cose prese a caso, che fa chiunque).

    Perché se anche una sola delle cose che ho scritto viene disattesa, sono persone che protestano contro un sistema che anche loro alimentano, che gli piaccia o no.

  10. Pensa, potresti studiare decenni per creare tecnologie innovative e rivoluzionarie, diventando anche benestante, per risolvere o mitigare la crisi climatica, e invece l’ unica cosa che casi fare è sparare vernice sui monumenti e rompe i coglioni al prossimo. Evidentemente la fine di chi non ha mai avuto voglia di studiare in classe…

  11. Mi dissocio dalle violenze, ma secondo me nessuno ha il diritto di lamentarsi con i giovani.

    Poi ne riparliamo fra qualche decennio quando buona parte della popolazione sarà costretta a morire di fame. In un modo o nell’altro l’inquinamento finirà di sicuro, ma sarebbe meglio farlo gradualmente e volontariamente.

  12. Definirlo articolo sarebbe anche fin troppo buono.

    Se la canta e se la suona da solo, della serie “ehi se ti disturba fare tardi a lavoro di 20 minuti cambia lavoro lol” poi si chiedono come mai non vengono sopportati dalla gente comune.

    Poi senza considerare che promuove ad un certo punto anche l’ecoterrorismo.

    Infine domanda sull’uso della ə, allora su una parola come tuttə lo posso anche capire perché potrebbe essere tutte/tutti ma con la parola giornalistə che senso ha? Non sarà sempre e comunque giornalista a prescindere dal genere.

    Meglio se l’autore continuava a non scrivere.

  13. >**”Non si rischia di far del male alla causa?”.**
    >
    >No, bisogna tenere a mente che non tuttə devono fare tutto.
    >
    >Se io decido di imbrattare i monumenti, è bene evitare di provare a prendere anche il ruolo della divulgazione o di memer o le altre infinite forme di attivismo che contribuiscono al nudging o all’effettiva applicazione dei cambiamenti (come potrebbe essere il creare una comunità energetica nel proprio quartiere).
    >
    >Queste azioni scavalcano il problema dell’attenzione e facilitano la possibilità di affrontare i temi con le persone intorno a noi, poi sta a noi altrə differenziarci per bene. Proprio come succede negli ecosistemi naturali dove c’è una differenziazione funzionale: il lavoro di un animale può aiutare la sopravvivenza di un altro e/o di una pianta e così via fino a creare un ecosistema sano (nel nostro caso, ecologia politica).

    Il problema è che se uno non capisce la natura del problema, la soluzione che proporrà sarà probabilmente inappropriata e fallimentare. L’autore crede che il rischio del danno alla causa derivi dalla perdita di reputazione personale dell’attivista, e quindi la sua soluzione è di separare disturbatori da argomentatori, in modo che la reputazione negativa dei primi non si rifletta sui secondi. Purtroppo gli sfugge sia che la reputazione non è esclusivamente personale, ma si riflette su quelli con cui ci si associa; sia che l’attenzione non è neutrale, ma colorata da pregiudizi impliciti. Di conseguenza la soluzione che propone non ha senso. L’attivista di XR non solo non è personalmente persuasivo, ma rende meno persuasivo anche chi cerca di fare divulgazione in modo serio.

    >fare pressione politica, facendo capire che il conflitto potrebbe aumentare pian piano sempre di più se le richieste non venissero accolte (vedasi ecoterrorismo);

    E ovviamente la conclusione logica del non capire come l’uso di strumenti impopolari si rifletta negativamente sulla causa stessa e su chi la supporta è credere che il terrorismo e/o la sua minaccia siano efficaci. L’autore non si rende conto del fatto che un attentato ecoterroristico renderebbe l’ecologismo un suicidio politico (“stai dalla parte dei terroristi?”), esattamente come gli anarchici non si rendono conto che i loro gesti danneggiano la causa di Cospito (“lo stato non può cedere ai ricatti!”).

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    p.s. emblematico l’uso senza ironia della scevà. Questa gente non si rende conto di quanto è strana e lontana dalla persona media.

  14. Secondo quale processo logico bloccare il traffico alle 8 del mattino esasperando quei poveracci dovrebbe garantire al movimento il supporto della gente comune?

  15. A nessun frega niente del clima, purtroppo, e al massimo è un pretesto per fare piccole o grandi frodi (con esiti nulli per le emissioni antropogeniche di gas serra) con soldi pubblici.

    D’altra parte a nessuno frega nulla parimenti della salute (altrimenti sarebbero decenni che i veicoli con motore a combustione interna sarebbero stati minimizzati al pari delle centrali termoelettriche e delle caldaie a gas e compagnia bella, e allo stesso tempo i tabagisti sarebbero qualche centinaio in tutto il Paese, si berrebbero gli alcolici una volta all’anno e non si mangerebbe prosciutto e simili).

    In sostanza a nessuno interessa di studiare e capire il mondo che lo circonda, ma vuole solo che gli si dica “hai sempre avuto ragione, ogni tua azione è giusta”, e poi se si hanno delle conseguenze pazienza, è stata una disgrazia impredicibile.

    Cambiare questo atteggiamento richiederebbe così tanti decenni, e un impegno sistematico, che ormai è troppo tardi a meno che non ci sia una volontà politica unanime e ferrea, ademocraticamente dittatoriale e assoluta, per intervenire nell’immediato. Volontà di cui non c’è ovviamente nemmeno lontanamente la parvenza di un’ombra.

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