Sempre più spesso sento parlare in Tv e online di questo fenomeno e come le relazioni interpersonali, una volta prìncipi della vita pubblica, non siano più presenti o quanto meno le cerchiamo sempre meno. I vicini non si conoscono, non si salutano, non si parla coi gli abitanti del proprio paese/quartiere: la città diventa sempre più un corridoio fra la propria abitazione ed il proprio posto di lavoro. Non solo in Italia, ma nel mondo gli adulti si sentono sempre più soli e tendono a vivere le relazioni nel modo più individualista possibile: se non mi dai profitto non sei nessuno per me, solo elemento di fastidio. C’è chi da colpa allo *smart-working* (sebbene sia un fenomeno molto più precedente della pandemia), c’è chi da colpa agli stranieri, chi alla povertà: una cosa è certa, i concittadini non si conoscono e non vogliono conoscerci. Eppure siamo animali sociali, formare gruppi e allargarli includendo altre persone *dovrebbe* essere parte della nostra natura, ma lo facciamo sempre meno.

Senza le relazioni fra i loro cittadini le città diventano sempre più spoglie, e i terzi luoghi (ossia tutti i posti che non sono casa o lavoro, come piazze, parchi, chiese, centri commerciali, centri sportivi ecc…) diventano arcipelaghi ignorati immersi nel cemento. La cosa interessante è che i comuni sono consapevoli di questo fenomeno e cercano disperatamente di creare soluzioni creative poste ad invitare i cittadini a parlare e relazionarsi fra di loro, come le [piazze tattiche di Milano](https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/22_maggio_27/piazze-tattiche-milano-via-fase-2-tocca-spazi-alle-scuole-966e07ac-dd85-11ec-9d2a-935eb68a8d83.shtml), oppure [i forni collettivi](https://www.innaturale.com/forno-collettivo-cosa-sono-e-dove-sono-i-forni-sociali-in-italia/) aperti tutto l’anno. Progetti interessanti che però vengono spesso criticati perché “occupano spazio” e “rovinano la mobilità stradale/pedonale” e “tolgono il posto al mio SUV”.

Rivolgo a voi utenti di r/italy la questione: ***Come vivete la città? Sentite un sentimento di isolazionismo sociale? Cosa vi spinge a relazionarvi con il prossimo? Parlate mai con i vostri vicini/abitanti di quartiere?***

49 comments
  1. >Come vivete la città? Sentite un sentimento di isolazionismo sociale? Cosa vi spinge a relazionarvi con il prossimo? Parlate mai con i vostri vicini/abitanti di quartiere?

    Vuoi sapere come il redditor medio “vive la città”? Leggiti un qualsiasi thread dove venga toccato l’argomento smartworking e troverai le orde di quelli che “100% smart working che non voglio dover avere a che fare con alcun collega”. Ecco a te la risposta.

  2. Penso dipenda dal contesto, dove abito io, in provincia di Milano, siamo 50’000 persone, difficile ricordare tutti, conosco quasi solo persone della mia generazione o che hanno fatto le scuole quando le ho fatte io. Invece è diverso per dei miei amici che vivono in provincia di Monza in un paese da 6’000 abitanti, la conoscono tutti e lo stesso vale anche per il paese dei miei al sud. Penso sia la differenza tra ambiente urbano e rurale che oggi divide l’Italia (molto più che la divisione nord-sud)

  3. Il mio personale problema, con la socialità, è che non ho tempo.

    Il lavoro, gli spostamenti, le faccende domestiche, il tempo da dedicare alla mia compagna e al visitare i miei genitori sono attività che mi saturano la settimana.

  4. Ci sono moltissimi problemi che hanno portato alla disgregazione sociale, secondo me:

    Le ore lavorative, il mercato del lavoro che porta molti a spostarsi di città in città, ma anche la tecnologia.
    Con gli smartphone e i social network sono venute meno le comunità fisiche e piuttosto che incontrarsi in un luogo comune (magari incontrando pure altre persone) ci si scrive da casa, con i limiti che ne conseguono.
    Pensa a quanto più distante e freddo sia uno scambio di messaggi rispetto ad una più naturale e spontanea chiacchierata al telefono.
    Oppure alla diffusione delle chat di gruppo per cui una persona magari ha il gruppo che sente per lo sport, quello che sente per le lezioni, quello che sente per altri hobby e questa suddivisione in compartimenti fa in modo che i gruppi difficilmente si mescolino tra loro o siano aperti.

    Ci sono generazioni cresciute con questi strumenti per cui le interazioni è normale che avvengano così e non altrimenti, e per questo non sono allenate nelle interazioni sociali vecchio stile che erano la norma fino a 20 anni fa.

    Secondo me la diffusione degli smartphone e dei social ci ha trovati con le braghe calate, totalmente impreparati. È poi mancata la volontà di aggiustare il problema, per cui abbiamo lasciato che aziende private facessero algoritmi capaci di sfruttare debolezze umane per aumentare l’engagement, ma maggior engagement su questi spazi vuol dire anche minor engagement nella comunità fisica.
    L’internet trovo sia comunque un net positive incredibile per l’umanità.

    Però ho scritto questo commento così su due piedi per ammazzare il tempo a lavoro mentre crepo di sonno, quindi non è da prendere troppo seriamente e non ho lo sbatti di elaborare soluzioni al problema (riduzione ore di lavoro, social che favoriscano interazioni tra comunità fisicamente vicine, attività e circoli promossi dai comuni e facilmente rintracciabili, perfino basilare insegnamento a riscoprire modi di vivere un po’ più vecchio stampo).

  5. C’è un pesantissimo gap generazionale fra giovani/non più tanto giovani e gli anziani, coloro che vivono la quotidianità del paese/città, che ci fa odiare gli uni verso gli altri, ergo non socializzo. I vecchi stanno per i cazzi loro fra di loro portando avanti la loro retorica dei bei tempi andati fuori dal bar del paese, i giovini, e chi lavora e non ha materialmente tempo utile se non quello che dedica al partner o hobby del fine settimana propedeutico a salvaguardare la propria sanità mentale, appaga la sfera sociale tramite social.

    Io che vivo in un quartiere della città, coi suoi bar le sue edicole e centri commerciali, me ne frega veramente poco di frequentare questi posti, mi basta vederli tornando a casa da lavoro la sera: subissati da anziani. Cosa vado ad interagire a fare?

  6. Vabbè è da quando non si vive più nei villaggi e l’occupazione principale del 99% delle famiglie è l’agricoltura che le relazioni sociali come le immaginiamo non ci sono più.

    La normalità della maggioranza adesso è avere relazioni sociali con i colleghi a lavoro e, se un minimo compatibili e della stessa generazione, anche fuori dal lavoro.

    Vediamo che succederà se prende piede lo Smart working e il job hopping.

    Comunque adesso aspetto il thread “come farsi degli amici?”

  7. Personalmente, parlo da studente, se c’è da parlare con qualcuno trovo l’occasione per scambiare due parole se si può, e non mi pare ci sia nessun problema dall’altra parte. Ad esempio se sono da solo al bar e il tizio accanto pure, in treno, in coda al comune/poste etc… cioè in cose quotidiane. Però quasi sempre persone adulte, sopra i 30 anni, con i miei coetanei capita poco.

    Con i miei coetanei poco perché sono più “timido”, non so perché, mi viene più facile scambiare due parole col vicino in treno se ha 40 anni piuttosto che quello della mia età. E poi siamo un paese di vecchi e ci sono più over 40 che diciannovenni.

  8. Secondo me il declino delle religioni è un motivo non indifferente

    A parte quello che uno pensa della religione in se, è sempre stata un collante sociale enorme, a prescindere dal tipo di religione. In chiesa ci si andava tutti e tutti si vedevano, c’erano più preti coinvolti in modo diretto con la comunità, e molte, molte più feste in cui la gente si radunava e si incontrava.

    Non è nemmeno una cosa esclusivamente cristiana, anche per musulmani, ebrei, sikh, indù, le religioni sono un tessuto sociale che pervade tutta la società, e quando cominciano a decadere non c’è niente per sostituirle.

  9. I forni collettivi.

    (Ogni villaggio a caso della VDA ) join the chat .

    Però seriamente. È un argomento in cui non devo entrare.

    Lo riassumo con ” chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Si è voluta la cultura dellla paura del diverso, estesa fino a chi abita di fronte. Questo è il risultato. Buongiorno principesse.

  10. >***Come vivete la città? Sentite un sentimento di isolazionismo sociale?***

    Ho vissuto per anni in una piccola città (Vicenza) e da un po’ di tempo mi sono trasferito in una molto più grande (Bologna).

    Paradossalmente mi sento molto meno isolato in quest’ultima che a Vicenza, sarà per la diversa mentalità e per il maggior quantitativo di cose da fare qui a Bologna.

    Da adulto a Vicenza le occasioni per socializzare erano poche, qui alla fine c’è sempre qualcosa da fare, tempo permettendo.

    >***Cosa vi spinge a relazionarvi con il prossimo?***

    Siamo animali sociali, penso basti questo.

    Anche se personalmente negli anni ho iniziato a selezionare maggiormente le persone che frequento, di base deve esserci sempre qualche punto in comune per poter coltivare un’amicizia, come una passione condivisa.

    >***Parlate mai con i vostri vicini/abitanti di quartiere?***

    In città mai, in provincia ci conoscevamo di vista ma poi ognuno aveva la propria vita.

    Ho vissuto 26 anni in paesini della provincia veneta, in quei contesti di vista conosci tutti ma poi nella realtà dei fatti ognuno ha la propria vita.

    ​

    Il vero problema è che da sempre l’età adulta è stata accompagnata dalla difficoltà di fare amicizie fuori dal lavoro, sia per un cambio di prospettive che per una mancanza di tempo materiale.

    Internet è uno strumento, se imparassimo ad utilizzarlo come veicolo per organizzare e partecipare ad eventi fisici e conoscere persone con i nostri stessi interessi forse le cose potrebbero migliorare.

  11. Io ho zero amici da almeno dieci anni e non ho mai vissuto bene questo senso di solitudine. Ma è perché sono disagiato io, non per forze oscure esterne come “la società, l’internet, ecc…”

  12. Pensavo fosse un problema più del nord Europa, vivo da 9 anni tra Svezia e Norvegia e praticamente la vita sociale è inesistente. Ma a quanto pare è un problema diffuso. Penso che i problemi principali siano il lavoro, i figli e internet. La giornata lavorativa è di 8/10 ore, senza contare il viaggio da casa all’ufficio. Se uno ha figli, la sveglia è alle 6 minimo per prepararli e portarli a scuola e dopo lavoro ci sono i compiti, portarli a far sport, o comunque voler giustamente passare un po’ di tempo con loro. Faccende domestiche si accumulano e si finisce per farle la domenica. Se c’è una serata libera si dedica del tempo alla coppia. Alla fine ci sono poche ore realmente libere, chi ha passioni usa queste ore per coltivarle, ma con accesso immediato a film musica ecc su internet la maggior parte finisce a passarle davanti al PC. O semplicemente si è troppo stanchi per fare altro.

  13. > Come vivete la città?

    Non vivo la città, per me è solo uno spazio in cui muovermi per soddisfare le mie necessità di base.

    > Sentite un sentimento di isolazionismo sociale?

    Sì, soffro di questo problema da più di 10 anni.
    È un problema a cui mi sono abituato, dopo anni che ci sei dentro cominci ad accettare la tua solitudine.
    In genere è una condizione ciclica, ci sono mesi in cui sono quasi completamente isolato e altri in cui riesco ad uscire da questo buco.

    > Cosa vi spinge a relazionarvi con il prossimo?

    In genere non cerco nessuno, però qualche volta quando mi sento particolarmente positivo provo a cambiare qualcosa.
    Che sia frequentare un corso, comunicare un po’ di più con i colleghi o cercare qualche attività a cui partecipare alla fine di tutto non concludo mai niente. Sono tutte esperienze positive nel momento, ma completamente fini a se stesse per quanto riguarda la socialità.

    > Parlate mai con i vostri vicini/abitanti di quartiere?

    No, non sono capace di comunicare verbalmente in un modo che possa essere utile alla causa, poi non ricordo nemmeno il loro nome.

    Probabilmente non ci sono molte persone che condividono la mia stessa situazione, però lascio questo commento per farvi riflettere un attimo: io non ho nessun social (escluso questo se lo è), non lavoro in smart-working, faccio attività fisica regolarmente, partecipo a corsi serali.
    Ho tutte le occasioni del mondo per non essere solo eppure lo sono comunque. Certe volte il problema della mancanza di relazioni è strettamente personale.

  14. >C’è chi da colpa allo *smart-working*

    Se l’unico o il principale metodo di socializzazione di una persona richiede l’*essere letteralmente rinchiuso nello stesso posto insieme a degli sconosciuti per otto ore al giorno*, il problema di socialità non ce l’ha lo smart worker.

  15. Il bullismo ha portato molte persone ad avere ansia sociale.

    Instagram, gli iphone con la loro selfie camera e varie piattaforme incentrate solo sulla propria immagine pubblica hanno aumentato l’egocentrismo delle persone a dismisura.

    L’egocentrismo e il gossip portano guerre, drammi, bullismo, competizione sociale, invidia e dipendenza dal sapere gli affari altrui.

    Poi è ritornato il concetto di narcisismo che amplifica questi problemi diminuendo il modo sostanziale concetti fondamentali per il sostenimento di una società come compassione, empatia, perdono…

    Il covid ha portato il distanziamento sociale.

    Ed eccoci qui. Viva gli ultimi utilissimi 15 anni.

    E la cosa che mi fa più ridere è che film tipo don’t look up che ti mostrano chi siamo diventati e dove stiamo andando senza censure vengono odiati.

  16. È tutta una questione di contesto. Quando stavo in Italia, non mi veniva voglia di socializzare.

    Da che mi sono trasferito (prima a Dublino e poi in una città vicino Madrid) ho cominciato a socializzare: vicini, i baristi del locale sotto casa, i commessi del supermercato, avventori e baristi del mio bar preferito, club di scacchi, GdR, serate Magic al negozio dei nerd (a 40 anni suonati xD).

    La città dove stai (e la gente che la abita) fa molto. Mi sento più a casa qui dopo solo 2 anni, che in tutti gli anni che ho passato in Italia…

  17. In un contesto socio-economico dove viene chiesto di essere meglio del tuo prossimo, avendo una posizione sociale più elevata, guadagnando di più, è inevitabile che lo sconosciuto sia visto con sospetto o con forte distacco.
    I nostri principi erano così deboli che in meno di 50 anni sono stati spazzati via. La cultura non ha resistito. Adesso siamo solo tipicità culinarie. Ma a livello sociale tutto fatto con uno stampino.

  18. Io sono misantropo, faccia un po’ lei.

    Sono stato sempre una persona riservata e con pochi amici, quelli veri, non persone conosciute. I vari spostamenti per la penisola e l’avanzare dell’età mi hanno fatto perdere contatti con le varie amicizie. I tradimenti, i musi lunghi, il menefreghismo mi hanno fatto perdere gli altri. Ora vivo quasi senza socializzare, escludendo qualche contatto al lavoro o scrivendo qualche ~~minchiata~~ concetto su internet.

    La vivo bene? No, mi piacerebbe avere qualcuno con cui scambiarsi opinioni e magari farsi una birra ogni tanto però le rotture di coglioni si sono ridotte notevolmente

  19. Già di mio non sono il massimo della socialità ma ho notato che il covid ha accentuato il tutto. Ci metto anche il trasferimento per lavoro ovviamente al nord e il gioco è fatto. Per fortuna sono insieme alla mia compagna. Faccio sport e prediligo posti e ciclabili in cui non passa nessuno, mi da fastidio il casino e lo stare in mezzo alla gente.

  20. Vivo in un paesino di 3000 abitanti al nord, quando ero piccola stavo la maggior parte del tempo con la (mia amatissima che purtroppo non c’è più) nonna e con lei passavo un sacco di tempo con le sue amiche, tutte sopra i 60 anni, con i miei coetanei non c’è mai stata una relazione vera se non obbligata per via della scuola, mi sono sempre stati sul cazzo e ringraziavo le estati perché non dovevo vedere quelle facce di merda, questo negli anni 90 senza pc in casa e col terrore di mia madre verso internet.
    La situazione non è cambiata quando sono diventata più grande, dovevo per forza dividere il tempo con persone con cui cercavo disperatamente un rapporto civile ma che per qualche motivo mi ignoravano o mi prendevano per il culo, mai un’amicizia vera o un sentimento sincero, solamente gentilezze di un minuto col secondo fine di farsi passare i compiti o le risposte alle veriche.
    Poi i ragazzi con cui sono uscita non ho ancora capito perché stessero con me se poi ero vittima delle loro paturnie e isolata dai loro amici.
    Ad un certo punto ho detto basta, resto da sola e in effetti adesso sto meglio, anche grazie alla psicoterapia che mi ha fatto capire che NON ERO IO IL PROBLEMA, al momento ho rapporti umani superficiali ma amichevoli sono al lavoro e su internet (gli dei benedicano internet) ma per come sono fatta io mi drenano le energie con una facilità impressionante, dopo poche ore ho bisogno di passare del tempo da sola a fare ciò che mi fa stare bene.

    In breve fanculo le persone, bello parlarci ma non riesco a conoscerle profondamente senza essere vampirizzata o senza volerle schiaffeggiare. Viva l’isolazionismo sociale!

    N.B. questo vale solo per le persone come me.

    Edit: mi mancano tanti gli anziani, in 30 anni sono morti quasi tutti quelli che conoscevo e vorrei tanti tornare indietro a farmi raccontare le solite due o tre storielle che ripetevano.

  21. Recentemente ho letto un libro “politica per un figlio” e in uno dei paragrafi parlava proprio di questo fenomeno da cui ho potuto capire molte cose. Parto col dire che a mio parere la questione principale come citata sopra è una spinta verso un’individualismo estremo, ma da cosa è causato ciò? Penso che in primis il tutto parta dal fatto che ormai la parola di un cittadino sia dalla parte dello stato che dalla parte del cittadino proprio viene svalutata già in partenza, non voglio essere arcaico, ma analizzando le vecchie polis greche la società era super attiva e tutti (o almeno la maggior parte) i cittadini si facevano sentire e si riunivano in luoghi per sentirsi parte della grande voce che poi rappresentava la comunità e popolazione. Con questo voglio far capire il fatto che ormai per la corruzione politica, la complessità del sistema, il numeroso numero di persone che siamo diventati all’interno del paese e il valore insignificante della parola o opinione (che sia giusta o sbagliata) che ognuno di noi ha ci porta a una rassegnazione e di conseguenza a una perdita di interesse di confrontarci anche con i nostri vicini o semplicemente di recarci in luoghi pubblici (tipo piazze o parchi) solo per la possibilità di esprimere la nostra opinione o protestare per qualcosa appunto perchè per i motivi citati prima questa azione ci sembra inutile e come unica scelta (vivendo in un sistema così complesso) è quella di guardare ognuno il proprio orto e non interessarsi più a come poter vivere ma a come poter sopravvivere nel modo migliore sottostando alle disgrazie che alla fin dei conti risentiamo e sentiamo il peso solo noi poveri cittadini

  22. Io vivo in un paese di provincia di 3k abitanti. Da qualche mese mi sono fatto un amico ed esco praticamente solo con lui. Ci sarebbe anche un terzo ma spesso preferisce stare per conto suo.

    Ho un po’ la sensazione che i gruppi (greffe, cricche, circoli sociali) si creino durante il periodo del liceo, dopodiché o sei dentro o sei fuori, e gli altri non hanno interesse ad andare oltre il rapporto di conoscenti.

    La cosa che aiuta si più secondo me è frequentare dei corsi o degli hobby, così passi del tempo con delle persone che con cui condividi un interesse e c’è la possibilità che nasca qualcosa.

    Poi ovvio che dipende in parte anche dal proprio carattere.

  23. Onestamente davanti a questioni del genere rimango un po’ senza parole, è come quando ti chiedono “ma perché stai tanto al PC?”. Per certi versi abbiamo preso questo binario ed è difficile trovarne un altro, io stesso vorrei agire in maniera diversa ma mi rendo conto che ci sono necessità (e anche ambizioni) che lo impediscono. Socializzare non è neanche troppo problematico però mi viene anche da pensare che al di fuori di hobby condivisi e del contesto lavorativo, effettivamente non è che ci sia molto terreno comune al di fuori dello “small talk”. In ambito professionale ci si specializza, non è come mio nonno che sulla piazza del paesino (dal quale poi si è trasferito) se si metteva a parlare del raccolto dell’oliva qualche contadino sicuro ce lo trovava. In teoria la cultura qualcosa fa, però c’è un tale patrimonio a nostra disposizione che se trovi la tua nicchia non hai motivo di rinunciarci. Per quel che riguarda la città a me va anche bene direi, però a vent’anni non sai neanche quanto ci resterai in quella città, un po’ mi dispiace perché ci tengo, però non credo neanche che l’interesse sia tanto corrisposto – che è un po’ il problema base della politica per i giovani.

    Edit: che poi il “chi me lo fa fare?” per quanto dannoso, non mi sembra qualcosa di nuovo, visto che è ampiamente diffuso anche in chi è in condizioni ben più stabili e radicate delle mie.

  24. Da quando ho iniziato a lavorare il tempo è talmente poco che la possibilità di socializzare con persone nuove è ridotta al minimo.

    Con lo Smart la situazione è migliorata, per quanto mi riguarda. A fine giornata sono già a casa, ho il tempo di andare a fare aperitivo con gli amici o andare in palestra tranquillamente.
    Quando andavo in ufficio, tra il prendere la metro, fare la cena e il pranzo per il giorno dopo.. a fine giornata anche la voglia di uscire manca.

  25. Il punto è:

    Siamo sicuri che Aristotele avesse ragione a definire l’Uomo come animale sociale?

    Personalmente, ho i miei forti dubbi.

  26. > C’è chi da colpa allo *smart-working*

    Smart working causa di tutti i mali del mondo, secondo alcuni con notevoli problemi di bias.

    Lo smart, nel mio caso remote, mi ha fatto recuperare 3h della mia giornata che adesso sfrutto per stare fuori casa.

    Uno dei fattori, a mio avviso, è la tendenza a rimuovere ogni tipo di punto di ritrovo, esclusi quelli a fini di lucro.

    Sempre meno panchine nei parchi e piazze perché così la gente sta nei bar a consumare, sempre meno centri multiculturali perché oh mio dio gira la troca, sempre meno attività all’aperto che poi i rumori danno fastidio alla vecchia con l’appartamento sulla piazza principale del paese..

    Ci sono regioni in cui è normale che ci sia il deserto alle 19.30, orario in cui verosimilmente sei tornato a casa e potresti fare due passi in centro, ed è normale che dopo cena ci sia un silenzio tombale forzando i locali a chiudere alle 22.

    Non diamo la colpa ai fantasmi, ma ad una specifica direzione di gestire la socialità a livello politico (che mi sembra sia la stessa indipendentemente dal colore)

  27. Non so, a me sembra un discorso tipo “ah, i bei tempi andati!”.

    Davvero prima era diverso? Ci sono dati oggettivi per confrontare epoche diverse? Oppure è solo una sensazione soggettiva, di chi quelle epoche non le ha mai vissute?

  28. Già all’università è un disastro, basta guardare su r/Universitaly quanti si cercano un amico. Ho fatto un corso in cui eravamo letteralmente in DIECI su un’aula, e nessuno ha mai cercato di parlare con un altro. Tutti ai lati opposti dell’aula, ci si guardava come in un bar in un film di Sergio Leone, si faceva la lezione e poi tutti via di corsa. Non è una questione di Internet che ci fa diventare chronically online, o dei condomini che mi disumanizzano, è una paura di uscire dalla zona di confort anche per un semplice small talk.

  29. in realta siamo comunque soli, siamo soli quando andiamo al cesso, quando facciamo la doccia, siamo soli a sentire i gusti del cibo e i piaceri del rapporto sessuale, siamo soli nel godere le cose di tutti i giorni e siamo soli quando andiamo a dormire dove tutta l’esistenza, la vita, i dolori e piaceri rimangono confinati nella nostra testa e nelle nostre emozioni; cerchiamo il supporto e la compagnia quando le cose non vanno bene.

    cerchiamo di socializzare quando non vogliamo sentire il peso della vita, quando non vogliamo sentire la solitudine dell’esistenza perche in fondo fa paura nascere, vievere e morire senza che ci siano aspetti piu elevati rispetto al vivere e morire.

  30. La verità è che le relazioni nascono dalle esperienze, se mancano le esperienze o il tempo per viverle… Mancano le relazioni.

  31. possiamo girarci intorno o negarlo quanto vogliamo, ma i fatti sono chiari: con l’avvento di internet e dei social le relazioni nel mondo reale come le si intendeva un tempo sono morte. una volta ci si teneva in relazione e si usciva per avere una rete di consocienze e darsi aiuto reciproco, e potendo conoscere solo la gente nelle tue vicinanze mandavi giù il rospo anche se una persona ti stava antipatica, ora se uno ti sta antipatico non c’è nessuna necessità di mandare giù il rospo, basta cercare il prossimo match. non c’è motivo per cui tornare indietro, l’essere umano è pigro di natura

  32. Ho la sensazione che la gente un tempo lavorasse meno, almeno nel contesto rurale in cui sono cresciuto. Ricordo foto in bianco e nero delle vie del paese, i bar pieni di gente e le strade colme di vita.

    Adesso si esce di casa prima delle 8, per rientrare dopo le 18, distrutti mentalmente e con ancora le faccende da fare e passare del tempo con i parenti più stretti. I locali che costano un occhio della testa e lo stress che ci divora. Ma chi ha la voglia e il tempo di socializzare?

  33. Vivo in un quartiere di Roma dove non c’è un cazzo: ci sono a malapena i marciapiedi, niente parchi, niente panchine, niente piazze. È cresciuto così come hanno voluto i costruttori abusivi. Non è assolutamente pensato per i bambini, anzi non è pensato e basta.
    Mi dispiace dover crescere i miei figli qui, Roma in generale non è una città fatta per gli abitanti, è un rimessaggio auto di lusso manutenuto davvero male.

    Io sono oberato di impegni: il lavoro e il commute time mi portano via tutta la giornata, il poco tempo che resta è dedicato alla gestione dei figli.
    Lo smart-working mi ha portato il vantaggio che posso staccarmi per andare a prendere i miei figli a scuola: se non altro faccio due chiacchiere con gli altri genitori (quelli che almeno non sono dei burini totali).

  34. Perchè “signora mia una volta qui non si chiudevanmo le porte di notte, adesso tra giovani immigrati ecc…”. E sono balle. Abbiamo un sistema di informazione che ci vende paura e terrore dalla mattina alla sera, anche se l’italia non è mai stata così sicura.

    Io ho mia nonna che ha paura di quando giro nel mio paesino di meno di 3000 anime perchè “senti cosa succede”, e quando esco a Bologna (dove vivo da 3 anni e mezzo senza problemi) sembra che debba andare alla guerra.

    Le strade sono piene di militari,camionette e sbirri che ci devono difendere da problemi inesistenti, mentre ci raccontano che i drogati sono pericolosissimi (e per questo ostracizzati).

    Il vicino potrebbe essere un “anarchico”, un fascista, un maranza baby gang, un drogato, un immigrato, e quindi tutti ai ripari.

    Senza contare il pochissimo tempo rimasto, siamo lavoratori sempre disponibili, io studio e ogni CFU mi pare ne valga 4, amici che studiano 7 ore dopo aver fatto lezione e si sentono impreparati perchè “ah tu non ti sei ancora laureato? Beh lei invece ha 3 medaglie olimpiche, 4 lauree e scopa pure”

  35. Io personalmente ero vittima di questo fenomeno e per il momento ho risolto facendo volontariato, mi sono inserito in un gruppo molto coeso e che fa varie iniziative… Molti partecipano anche per questo motivo.

  36. Mi pare assurdo parlare di ‘disgregazione sociale’ ignorando la nascita di ehm qualcosa chiamato l’internet, sul quale stai in questo esatto momento chiedendo a 1000 persone cosa ne pensano di questo argomento

  37. Vivo al pc (studio, scrittura di paper scientifici e compagnia) e sto praticamente solo camera mia a meno che non debba cucinare o andare al bagno.
    Quando ho lezione/seminario di dottorato vado in uni, altrimenti nada. Ogni tanto il sabato o la domenica esco per andare a giocare a carte pokemon in un paio di negozi di carte e una volta a settimana dalla psico. Ormai quando parlo per molto mi viene subito fastidio alla gola lol non sono abituato.

  38. Mai avuto problemi ma come dice bene la mia compagna: “riuscirei a parlare anche con i sassi”
    Trovo divertente e stimolante attaccare discorso con gli sconosciuti in qualsiasi situazione o posto. Problemi? Certamente, a volte le persone coinvolte non sono contente, soprattutto se ci sono *femmine* in giro ma sono bravo a togliere il disturbo alla veloce.

    Sui social, a parte reddit, non ci sono. Sono da quarant’anni abituato ad uscire di casa e cercare compagnia quando ho voglia ed è una cosa che mi riesce, fortunatamente, facile. Da solo.

    Aneddoto:
    in palestra ho visto parecchia gente a sui venti~quaranta con, secondo me, problemi a relazionarsi. Silenziosi, schivi, cuffiette e testa bassa tutto il tempo tranne qualche fugace sguardo quando passa una persona che magari interessa ma niente di! più. Soli sono e soli restano o vogliono restare.

    Personalmente ho fatto amicizia praticamente con tutti ma con loro ho sbattuto la faccia sul muro, probabilmente mi *odiano*, avere tra le amicizie un boomer chiacchierone e invadente non credo sia una loro priorità, comunque non disturbo e vado per la mia strada.

  39. La natura delle critiche in questione dovrebbe dare un’idea di una delle grandi cause del problema: l’ossessione per le auto. Sono non solo un mezzo di trasporto atomizzante, ma anche e soprattutto un’influenza malefica sull’urbanistica. Per fare spazio alle auto, non c’è altra scelta che distanziare sempre di più tra loro i luoghi in cui la gente vuole andare, separandoli con mari di asfalto che sono pericolosi e sgradevoli da attraversare per chiunque non sia in auto – e non hanno nessuna attrattiva in sé, sono solo, appunto, corridoi.

    I problemi sono ovviamente legati anche alle pretese sempre più aggressive dei datori di lavoro sul tempo libero dei lavoratori e un cambiamento culturale che è iniziato negli anni ottanta e ha avuto effetti devastanti sulla società.

    Ma oramai la frittata è fatta, e bisogna trovare un modo per non proprio invertire la rotta ma piuttosto creare un nuovo cambiamento in una direzione migliore.

  40. Guarda io non credo sia un fenomeno recente, già almeno una ventina di anni addietro si sentivano i primi sentori. Pensa a quando esci per i locali: volume altissimo, luci confuse e spazi ristretti: sembra che tutto sia costruito per renderti difficile l’ascolto del prossimo. Che per carità, va bene se hai bisogno di alcol e di scopare, ma è inutile quando vuoi conoscere qualcuno.

    Ma andiamo al punto: mano a mano che ti avvicini ai trenta e poi li superi la tua cerchia è sempre più vicina agli amici consolidati, ai parenti e al tuo contesto lavorativo. Vai fuori da questo cerchio e arrivederci. Secondo me questo è davvero degradante. Ho provato ad uscire fuori dal cerchio tante volte, ho provato ad esempio a mostrare interesse per cose che non mi toccano, sfiorano, eppure puntualmente non si riesce a consolidare nulla. Non siamo abituati ad un cavolo ormai. È vero che c’è resistenza a conoscere il nuovo e ad uscire dalla propria bolla, ma quante volte posso dire di essere uscito e non mi hanno accolto?

  41. Ho 24 anni, non ho né tempo né soldi per socializzare, e per molti questa è la realtà

    In 24h

    -devo stare a lavoro (incluso il viaggio A/R e la sveglia mezz’ora prima della partenza) per 10h

    -andare in palestra per 2h

    -dormire per 8h

    -cura dell’igiene per almeno 30 min al giorno

    -fare la spesa, cucinare, fare le vicende domestiche

    -dedicare tempo a sufficienza alla mia ragazza

    E per quanto riguarda i soldi, una volta tolti i soldi per la spesa, l’affitto, la benzina, ed eventuali spese necessarie, non mi resta molto sul conto

    Il problema di questi articoli è che paragonano oggi a decenni fa, il problema non è lo smart working, ma che allora era molto più facile andare a vivere insieme e riuscire a supportare una famiglia con uno stipendio. Al giorno d’oggi ci si aspetta di lavorare minimo 40h settimanali semplicemente per provare ad arrivare a fine mese, non per vivere, per arrivare a fine mese. E c’è chi ha il coraggio di stupirsi del “disgregamento sociale”?

    Ed è ovvio che non si vive più la città, gli affitti costano il 70% (se va bene) di quello che è lo stipendio medio

  42. Smartworking c’entra una fava, la cosa secondo me ha radici ben più lontane e parte già dall’inurbamento degli anni ’60. Case più piccole, orari di lavoro sempre più stringenti, la sera si è troppo stanchi per uscire o vedere gente e poco alla volta le relazioni sociali si sfilacciano fino a scomparire.

    Io -bambino di città- ho avuto il privilegio -ormai parecchi anni fa- di crescere (anche) in un minuscolo paesino di campagna, una decina di famiglie, assolutamente sicuro dal punto di vista del traffico. Noi bambini giocavamo come dei selvaggi per boschi e torrenti, le case erano tutte aperte, e tutti eravamo “figli” o nipoti di tutti — se c’era da fare merenda una fetta di pane con l’olio e il pomodoro c’era sempre, se si combinava qualche cazzata era l’adulto più prossimo a cazziarti, indipendentemente che fosse un tuo genitore o no, e se ti sbucciavi un ginocchio (dalle 4 alle 6 volte al giorno :D) idem acqua ossigenata e cerotto venivano dall’adulto più vicino; più spesso che no si mangiava insieme ognuno portando qualcosa, si passavano le sere insieme ascoltando le storie dei vecchi, i racconti del tempo di guerra e inventandosi cose per passare il tempo, e -cosa più importante- se qualcuno aveva bisogno, c’era **sempre** qualcun altro pronto ad aiutare, dal passaggio in macchina in paese al tirare su un muro.

    Che è anche un po’ quello che -nei limite del tempo delle energie e della logistica- provo a fare anche ora, da adulto e vivendo in città. E mi accorgo che la cosa è vista dagli amici con piacere, ma a volte quasi fosse “strana”.

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