La Sapienza si conferma prima al mondo negli studi classici per il terzo anno di fila, davanti alle storiche rivali Oxford e Cambridge.
Sono nelle posizioni di testa, con piccoli cambiamenti rispetto al 2022, il Politecnico di Milano in Architettura e Design e in Ingegneria, la Bocconi in Economia, Marketing e Finanza, la Normale di Pisa in studi classici e la Luiss in Scienze Politiche e internazionali.
Il Qs ranking by subject è una classifica internazionale incentrata – contrariamente ad altri ranking come il Times Higher Education e l’Arwu di Shanghai – sull’aspetto reputazionale, cioè sulla considerazione di cui un’università gode presso professori e ricercatori di altri atenei e presso i datori di lavoro.
Un criterio che ha sollevato diverse critiche in quanto gli esperti di Qs possono fare consulenza alle università per aiutarle a migliorarne il gradimento.
Questo però, a mio avviso, non mette in discussione risultati ottimi e meritati.
Come sempre, senza vedere le modalità con cui si assegnano i punteggi queste classifiche lasciano il tempo che trovano.
Alcune hanno modalità in cui danno punti a “chi produce un laureato che fa una start up di valutazione milionaria” o cose simili e grazie al cazzo che le università USA fanno il pieno lì.
Nemmeno mettendo un corso con Einstein, Newton, Feynman e Fermi redivivi supereresti in quel campo le Ivy Legue americane, perché solo negli USA in pratica esistono così tanti Venture Capitalist pronti a buttare milioni sulla prima start up che vedono.
Solite classifiche che non vogliono dire un belino, ma che servono ai giornali per i click e ai genitori per vantarsi al bar “ohibò mio figlio non sa farsi il letto, però sai, lo abbiamo mandato nella miglior università del Paese!”
Sempre difficile fare comparazioni, visto i criteri ta to variegati.
Io posso solo portare la mia esperienza diretta purtroppo non mi sono mai fregato molto delle sfide di questo tipo.
Avendo fatto Meccatronica all’Unimore, sento che la preparazione ricevuta mi é stata sia d’aiuto sul campo lavorativo (letteralmente so fare quello che faccio a lavoro per 1 corso universitario specifico, quindi almeno una cosa l’ho imbroccata), sia in generale quando mi confronto con omologhi di altre nazioni. Non mi sento mai a disagio o in svantaggio, specialmente se ho a che fare con americani.
Poi oh, sono 1 su quanti millemila, quindi, come dicono dall’area parte dello stagno YMMV.
Ti piace vincere facile?
Imposta le regole in base alla configurazione della tua struttura…
Posci posci po po po
Se uno dei criteri fosse lo stipendio dopo la laurea, le università italiane sarebbero tra le ultime del mondo sviluppato.
In sintesi, le università italiane fanno semplicemente schifo rispetto alle università anglosassoni. Anche il Brasile è davanti all’Italia:
Spero che l’università di Cagliari sia in schifesima posizione dove merita
La mia considerazione sui famosi *ranking* è crollata verticalmente nel momento in cui ho conosciuto studenti di università come Cornell, Berkeley, Michigan, HEC, NUS, McGill, Ivey, Bocconi, etc. Nessuno di quelli che ho conosciuto ha una virgola in più di uno studente medio dell’Università degli Studi di Vergate sul Membro (EDIT: Ovviamente le università più prestigiose sono più selettive quindi mediamente gli studenti di queste uni sono più “””bravi”””, ma non è una differenza percepibile, se non leggendo il CV).
Secondo me un modo molto più affidabile di misurare (in modo indiretto) la qualità di un’univeristà, e questo metodo è applicabile in ogni nazione ed è un criterio abbastanza universale, è vedere la cosidetta *acceptance rate*. Cioè quanti sono gli studenti immatricolati su quelli che si sono candidati. Perché ci sono università italiane (o meglio corsi in università italiane) con *acceptance rate* anche sul 10-15%, quando alcune università *elite* (definizione che usano loro, non l’ho inventata io) statunitensi hanno un *acceptance rate* anche del 30%.
9 comments
Buone notizie in ambito accademico.
La Sapienza si conferma prima al mondo negli studi classici per il terzo anno di fila, davanti alle storiche rivali Oxford e Cambridge.
Sono nelle posizioni di testa, con piccoli cambiamenti rispetto al 2022, il Politecnico di Milano in Architettura e Design e in Ingegneria, la Bocconi in Economia, Marketing e Finanza, la Normale di Pisa in studi classici e la Luiss in Scienze Politiche e internazionali.
Il Qs ranking by subject è una classifica internazionale incentrata – contrariamente ad altri ranking come il Times Higher Education e l’Arwu di Shanghai – sull’aspetto reputazionale, cioè sulla considerazione di cui un’università gode presso professori e ricercatori di altri atenei e presso i datori di lavoro.
Un criterio che ha sollevato diverse critiche in quanto gli esperti di Qs possono fare consulenza alle università per aiutarle a migliorarne il gradimento.
Questo però, a mio avviso, non mette in discussione risultati ottimi e meritati.
Come sempre, senza vedere le modalità con cui si assegnano i punteggi queste classifiche lasciano il tempo che trovano.
Alcune hanno modalità in cui danno punti a “chi produce un laureato che fa una start up di valutazione milionaria” o cose simili e grazie al cazzo che le università USA fanno il pieno lì.
Nemmeno mettendo un corso con Einstein, Newton, Feynman e Fermi redivivi supereresti in quel campo le Ivy Legue americane, perché solo negli USA in pratica esistono così tanti Venture Capitalist pronti a buttare milioni sulla prima start up che vedono.
Solite classifiche che non vogliono dire un belino, ma che servono ai giornali per i click e ai genitori per vantarsi al bar “ohibò mio figlio non sa farsi il letto, però sai, lo abbiamo mandato nella miglior università del Paese!”
Sempre difficile fare comparazioni, visto i criteri ta to variegati.
Io posso solo portare la mia esperienza diretta purtroppo non mi sono mai fregato molto delle sfide di questo tipo.
Avendo fatto Meccatronica all’Unimore, sento che la preparazione ricevuta mi é stata sia d’aiuto sul campo lavorativo (letteralmente so fare quello che faccio a lavoro per 1 corso universitario specifico, quindi almeno una cosa l’ho imbroccata), sia in generale quando mi confronto con omologhi di altre nazioni. Non mi sento mai a disagio o in svantaggio, specialmente se ho a che fare con americani.
Poi oh, sono 1 su quanti millemila, quindi, come dicono dall’area parte dello stagno YMMV.
Ti piace vincere facile?
Imposta le regole in base alla configurazione della tua struttura…
Posci posci po po po
Se uno dei criteri fosse lo stipendio dopo la laurea, le università italiane sarebbero tra le ultime del mondo sviluppato.
In sintesi, le università italiane fanno semplicemente schifo rispetto alle università anglosassoni. Anche il Brasile è davanti all’Italia:
>**Rank**
>
>**115** 📷[Universidade de São Paulo](https://www.topuniversities.com/universities/universidade-de-sao-paulo)São Paulo, Brazil56.1
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>**139** 📷[Politecnico di Milano](https://www.topuniversities.com/universities/politecnico-di-milano)Milan, Italy52.4
Spero che l’università di Cagliari sia in schifesima posizione dove merita
La mia considerazione sui famosi *ranking* è crollata verticalmente nel momento in cui ho conosciuto studenti di università come Cornell, Berkeley, Michigan, HEC, NUS, McGill, Ivey, Bocconi, etc. Nessuno di quelli che ho conosciuto ha una virgola in più di uno studente medio dell’Università degli Studi di Vergate sul Membro (EDIT: Ovviamente le università più prestigiose sono più selettive quindi mediamente gli studenti di queste uni sono più “””bravi”””, ma non è una differenza percepibile, se non leggendo il CV).
Secondo me un modo molto più affidabile di misurare (in modo indiretto) la qualità di un’univeristà, e questo metodo è applicabile in ogni nazione ed è un criterio abbastanza universale, è vedere la cosidetta *acceptance rate*. Cioè quanti sono gli studenti immatricolati su quelli che si sono candidati. Perché ci sono università italiane (o meglio corsi in università italiane) con *acceptance rate* anche sul 10-15%, quando alcune università *elite* (definizione che usano loro, non l’ho inventata io) statunitensi hanno un *acceptance rate* anche del 30%.