L’Accademia della Crusca sulla parità di genere negli atti giudiziari: No a schwa e asterischi, ma sì all’uso del femminile anche nel linguaggio giuridico

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  1. Per riassumere il contenuto del comunicato: in tempi recenti il Comitato Pari opportunità del Consiglio direttivo della Corte di Cassazione ha rivolto all’Accademia un quesito riguardante la parità di genere nella scrittura degli atti giudiziari. La risposta, riassunta nel titolo, è stata così giustificata:

    1. La Crusca non condivide l’universalità della tesi seconda la quale “*la lingua condizionerebbe la percezione della realtà, cioè il modo con cui le persone colgono e interpretano il mondo”*, che è invece addotta da molti dei sostenitori della schwa e del termine neutro. Seppur riconoscendone l’impatto, questa corrente non troverebbe fondamento nelle moderne neuroscienze, che “*mettono in discussione il fatto che la lingua costituisca di per sé un condizionamento e un filtro rispetto alla percezione dei dati empirici reali*” e “*[…] hanno insistito sul valore puramente formale del genere grammaticale, in quanto meccanismo strutturale della lingua ai fini del suo elementare funzionamento, molte volte totalmente estraneo alla componente del sesso.*” Il giudizio espresso pertanto è che *”I principi ispiratori dell’ideologia legata al linguaggio di genere e alle correzioni delle presunte storture della lingua tradizionale non vanno dunque sopravvalutati, perché sono in parte frutto di una radicalizzazione legata a mode culturali*”.
    2. *”La lingua è prima di tutto parlata, anzi il parlato gode di una priorità agli occhi di molti linguisti, e ad esso la scrittura deve corrispondere il più possibile. Inoltre il rapporto tra scrittura e parola è fissato da una tradizione consolidata nei secoli, che non può essere infranta a piacere. È da escludere nella lingua giuridica l’uso di segni grafici che non abbiano una corrispondenza nel parlato, introdotti artificiosamente per decisione minoritaria di singoli gruppi, per quanto ben intenzionati. Va dunque escluso tassativamente l’asterisco al posto delle desinenze dotate di valore morfologico («Car* amic*, tutt* quell* che riceveranno questo messaggio…»). Lo stesso vale per lo scevà o schwa, l’ǝ .”* E ancora “*La lingua giuridica non è sede adatta per sperimentazioni innovative minoritarie che porterebbero alla disomogeneità e all’idioletto. In una lingua come l’italiano, che ha due generi grammaticali, il maschile e il femminile, lo strumento migliore per cui si sentano rappresentati tutti i generi e gli orientamenti continua a essere il maschile plurale non marcato, purché si abbia la consapevolezza di quello che effettivamente è: un modo di includere e non di prevaricare.* ”

    Il comunicato include poi una serie d’indicazioni pratiche:

    * *Evitare le reduplicazioni retoriche*: No “lavoratori e lavoratrici, cittadini e cittadine, impiegati e impiegate” e simili. Per evitare questo allungamento della frase si possono scegliere altre forme neutre o generiche, per esempio sostituendo *persona* a *uomo*, *il personale* a *i dipendenti* ecc*.*
    * *No all’uso dell’articolo con i cognomi di donne:* Oggi è considerato discriminatorio e offensivo non solo per il femminile, ma anche per il maschile . Per quanto estemporanea e priva di motivazioni fondate, l’opinione si è diffusa nel sentimento comune, per cui il linguaggio pubblico ne deve tener conto.
    * *Esclusione dei segni eterodossi e conservazione del maschile non marcato per indicare le cariche, quando non siano connesse al nome di chi le ricopre* : Come sopra descritto.
    * *Uso largo e senza esitazioni dei nomi di cariche e professioni volte al femminile.* Si deve far ricorso in modo sempre più esteso ai nomi di professione declinati al femminile. Questi nomi possono essere ricavati con l’applicazione delle normali regole di grammatica (*ingegnere* > *ingegnera*, *il presidente* > *la presidente*…). Il comunicato include poi le indicazioni per la trasposizione al femminile.

    Al di là della polemica sterile a riguardo, trova il ragionamento molto misurato ed equilibrato, soprattutto poiché pone l’accento sull’impiego e non sul significato intrinseco del termine, cosa che spesso sfugge.

  2. Sensato ed equilibrato, grazie a dio. La forzatura di pagliacciate e vaneggiamenti vari del genere nelle istituzioni può rimanere benissimo negli USA.

  3. Applausi a scena aperta per il primo punto. Non se ne può più di questo neo-Whorfismo che dovrebbe essere trattato alla stregua del terrapiattismo ed invece seduce gli inconsapevolmente intellettuali.

  4. Con me la schwa serve a poco: la leggo sempre come una “a”.
    Gli asterischi non mi danno troppo fastidio, sempre che siano pochissimi: mi è capitato di vedere post su siti vari dove non capivo un tubo perché gli asterischi erano ovunque.

  5. Ci ha messo un po’ la Crusca ma almeno ha finalmente chiarito che la schwa e gli asterischi sono da abolire. Ho sempre pensato che questi segni alterassero troppo lo scritto ma se lo dicevo io passavo da anti inclusivo o razzista o misogino o discriminatore seriale

  6. Secondo me già dal fatto che intere frasi non possono essere rese (sopratutto nel
    parlato) con la schwa ha ucciso ogni suo futuro.

    Il maestro ha dato i compiti > ə maestrə ha dato i compiti

    Questo è il mio fidanzato. > Questə è ə mə fidanzatə

    Giusto per fare due esempi.

  7. Sarebbe anche ora che la Crusca si pronunciasse anche sulla generale facilità d’uso del legalese, a partire da quel fastidioso ovvero disgiuntivo che crea solo confusione per i comuni mortali e non ha nessun vantaggio pratico rispetto ad alternative comprensibili anche dalla plebe.

  8. > La lingua è prima di tutto parlata

    Meno male che qualcuno si ricorda di questa cosa.

    Come cavolo si dovrebbero pronunciare gli asterischi?

    Senza contare che l’asterisco ha già una funzione nello scritto*, e aggiungerne un’altra crea solo confusione.

    * Quella di rimandare a una nota a piè di pagina.

  9. Bene, ora manca solo il verdetto del tar del lazio ed in ultima istanza quello dei moderatori di r/italy. Poi eventualmente chiediamo una revisione dell’ultimo minuto al codacons

  10. Anche perché, non vorrei sbagliarmi qui, con l’intenzione di essere più inclusivi da un lato… Non lo si é da un altro. Visto che * ed ə rendono il testo più incapibile e meno gestibile da persone con dislessia e dai software di lettura fatti per aiutare tali persone o i ciechi.

    Quindi non é una soluzione “all inclusive”.

  11. Pienamente d’accordo. Giusto che la crusca sia granitica su questo.

    L’inglese ha una forma neutra e si presta a quel tipo di “aggiornamento” del linguaggio parlato.

    L’italiano NON ce l’ha e NON si presta, dunque deve essere inclusivo in altri modi. Non è un concetto difficile.

    Chiunque paragoni l’utilizzo di they/them inglese, che ha un effetto sulla lingua parlata pressoché nullo (io stesso lo utilizzo regolarmente con persone che preferiscono quei pronomi e scorre che è un piacere), e una fantomatica soluzione grammaticale simile in italiano, deve rendersi conto che non è linguisticamente possibile. E vederci una fantomatica non-cisfobia non fa altro che danneggiare la stessa comunità LGBT (che nel caso non si fosse capito io supporto e rispetto apertamente).

  12. > La lingua è prima di tutto parlata, anzi il parlato gode di una priorità agli occhi di molti linguisti, e ad esso la scrittura deve corrispondere il più possibile. Inoltre il rapporto tra scrittura e parola è fissato da una tradizione consolidata nei secoli, che non può essere infranta a piacere. È da escludere nella lingua giuridica l’uso di segni grafici che non abbiano una corrispondenza nel parlato, introdotti artificiosamente per decisione minoritaria di singoli gruppi, per quanto ben intenzionati

    Piú che ragionevole.

  13. Non sopporto la schwa e nemmeno l’asterisco, la nostra lingua è così bella e ricca che va bene così. È vero che noi non abbiamo il genere neutro come accade nell’inglese ma non esageriamo. Inoltre quando si usano questi simboli rimane sempre l’incognita dell’articolo che comunque definisce il genere e a volte si vedono degli obbrobri grammaticali.

  14. Io la faccio facile facile da sempre e considero irrilevante l’opinione della gente che usa la schwa in generale.

  15. Grazie a dio, la schwa è un fottuto abominio, non smetterò mai di odiare il fatto che in molti posti una stramaledetta minoranza di decerebrati moderatori di discord siano in grado di far ammuffire una cultura, fortunatamente almeno per oggi le persone normali la hanno avuta vinta

  16. Se il problema di chi si indigna sta nell’usare parole di genere grammaticale diverso dall’identità di genere (o dal sesso) per riferirsi a qualcuno, possiamo cambiare i nomi dei generi grammaticali. Chiamiamoli ugregne e rurulú. Alle scuole medie mi hanno insegnato che il primo non ha nulla a che fare con i secondi, come sottolinea la Crusca

  17. Io conosco una (ma solo una) che nel linguaggio reale “pronuncia” l’asterisco sempre, tipo:”ciao a tutthhh, se c’è qualcunhhh che ha-” e non li sbaglia mai neanche dal vivo, però unito al fatto che è una che si offende per qualsiasi cosa possibile immaginabile che anche il suo bicchiere nel design può essere ableista transfobico misogino ecc, e unito al fatto che è una persona profondamente sola che scalpita di vittimismo aggressivo in continuazione per non essere inclusa, invitata, compresa, tollerata, assunta, e che ha tutta la sua lista di disturbi autodiagnosticati, penso che sia uno degli esempi di uso reale peggiori che mi potesse capitare (e menomale che il suo fine è promuovere l’inclusione!). Ed è il mio unico esempio reale che ho! Ma qualcosa mi dice che i primi esempi reali sarebbero abbastanza corrispondenti a questo tipo di persona…

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