Everything I, an Italian, thought I knew about Italian food is wrong

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  1. Un’intervista a Alberto Grandi, prof di “storia dell’alimentazione” e autore del libro e del podcast Denominazione di origine inventata

  2. Payola per un libro che deve fare chiasso per farsi notare ma dice ovvietá, perlomeno in Italia.

    Che la pizza fosse sconosciuta al di fuori del Sud fino al dopoguerra non ci voleva un professorone per dirlo. Ma anche cose piú basilari. Per i miei nonni emiliani l’olio era un prodotto esotico. Se c’era da friggere si usava lo strutto. E per condire burro.

  3. Articolo semi-interessante, se non per la castroneria che il tiramisu si fa con i Pavesini… ma da quando?

    Mi sorprende non citino l’esempio della pinsa, che viene venduta come un’antica ricetta di duemila milioni di anni fa ma invece l’ha inventata un panettiere romano 20 anni fa

  4. Vabbè ma è pieno di ovvietà, scritto più per sensazionalismo che per informazione, anche se la premessa è corretta.

    Lo sanno anche i muri che il tiramisù è un dolce contemporaneo. Poi che il panettone lo abbia inventato Motta lo dice anche la pubblicità perbacco (*l’Originale*). Che le pizzerie moderne sono una cosa recente penso chiunque con due neuroni riesca ad immaginarlo.

    Non serviva Alberto Grandi a dirmi che prima della guerra in Italia si pensava a portare da mangiare a tavola o che la carne forse si vedeva un paio di volte l’anno.

    Il tutto serve poi per arrivare al concetto di “gastronazionalismo” come lo chiama nell’articolo che è anche un’ottima teoria. Ma fare i salti mortali presentando cose che tutti sanno come fossero rivelazioni, presentandoti come storico ricercatore dell’alimentazione (?), boh…

    E dire che questo libro già lo conoscevo ed avevo intenzione di leggerlo. Meglio così, risparmio quindici euro.

  5. Interessante. Forse un po’ troppo audaci statement del tipo “se un popolo sta perdendo benessere si attacca a tradizioni inventate”, ma di base sono abbastanza d’accordo. Per quanto ritenga la cucina italiana la migliore fra quelle occidentali, alcune cose mi sembrano abbastanza ridicole. Tipo chi si scandalizza se non usi il guanciale per la carbonara, o se spezzi gli spaghetti e robe così. Attualmente mi trovo all’estero, e i discorsi di certi italiani sono sempre quelli, “non trovo la mozzarella, non trovo il guanciale, cenare prima delle 20 è da barbari, noi sappiamo far da mangiare e tutti gli altri no”. E poi ci si lamenta dello stereotipo dell’italiano come napoletano coi baffi che fa la pizza

  6. Che bello vedere certi ritaliani salire sulle barricate e urlare “articolo sensazionalistico” o “sono ovvietà”. Se sono ovvietà non c’è nessun problema a divulgarle immagino. Oltre al fatto che direi che sono tutt’altro che ovvietà anche per tanti italiani e conoscere un po’ di storia e restare umili non fa altro che bene.

  7. Sorprende qualcuno che le ricette più famose all’estero siano in realtà invenzioni recenti? La cucina italiana è quella di mamma e nonna. Quella è la tradizione

  8. Non so quale libro venga marketizzato in questo articolo (non l’ho letto tutto), ma ho letto Denominazione di Origine Inventata di Grandi. A me sembra solo che dica cose del tutto ragionevoli che chiunque con mezzo neurone poteva già aver ipotizzato da solo, al di là del marketing del made in Italy. Mi spiego: si focalizza su molti concetti che noi attribuiamo scontatamente ed erroneamente alla tradizione e non a delle mosse commerciali, ed è cosa buona e giusta che ci sia consapevolezza (in Italia, è vero, manca), ma che poi lui si dipinga come un martire, è solo perché ha un ego gigantesco, o perché vuole pubblicizzare i suoi libri, o entrambi

  9. Vabbè ma è normale che sia così, dubito che gli antichi romani mangiassero gli spaghetti al pomodoro (ma il pecorino sì eheh). Le culture di un paese evolvono nel tempo, non sono mica immobili.

  10. Oltre al fatto della menzogna dei Pachino (che sono nati nel 1989 da un’azienda Israeliana) molte cose mi sembrano naturali. Basta vedere un video del 1960 del profondo sud per capire come lo sviluppo della gastronomia italiana sia dal post guerra in poi (anche se gli anni 80 hanno creato dei mostri).

    I miei parenti che hanno quasi 100 anni mangiavano cose tutte autoprodotte fino agli anni 90 in pratica (però hanno mucche maiali conigli etc… e dei campi).

    Però credo anche che sia diretto ad una fascia di popolazione che non si è mai posta certe domande o non ha avuto certe esperienze.

  11. Grazie a questo thread ho scoperto che l’etá media di r/italy è 75 anni. “Mia nonna raccoglieva bacche e radici mentre mio nonno era fuori a cacciare mammut”.

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