Proposta di legge Fdi: multe da 5mila a 100mila euro per chi utilizza parole straniere, soprattutto nella PA

48 comments
  1. > La premessa della proposta di legge è che “la lingua italiana rappresenta l’identità della nostra Nazione”, è un patrimonio “ricevuto in eredità dal nostro passato e dalla nostra storia” e “dobbiamo imparare a considerarlo un bene comune

    …non so voi cosa ne pensate ma secondo me sono impazziti.

  2. Vi ricordate quando questi soggetti passavano le giornate a scartavetrarci i cosiddetti per i “veri problemi degli italiani”? È imbarazzante. Non credo valga neanche la pena di discutere la misura in se, follia.

  3. E qual è il momento di taglio in cui cristallizziamo la lingua?

    1321 con la divina commedia?

    1830 come i mormoni?

    1945, ultimo anno di resistenza contro i forestierismi?

    Capisco benissimo quel che idealmente vogliono dire, ma non credo abbiano idea di quante parole anche comunissime e più che accettate siano recenti e di origine straniera.

  4. ma se la proposta passa, si multano da soli per aver nominato il ministero del “Made in Italy”?

    edit: lol, ecco infatti lo menzionano anche nell’articolo

    ~~edit2~~modifica2: da notare come in Germania si parlava di [aggiungere l’inglese come seconda lingua](https://www.agi.it/estero/news/2023-02-12/tedesco-ostico-non-globale-germania-vuole-inglese-come-seconda-lingua-20063090/) per attrarre più lavoratori esteri, invece noi giustamente andiamo dalla parte opposta

  5. Titolo clickbait,questo è l articolo completo ed è diverso da quello che il titolo lascia intendere:

    Articolo 1: “La Repubblica garantisce l’uso della lingua italiana in tutti i rapporti tra la pubblica amministrazione e il cittadino nonchè in ogni sede giurisdizionale”. Articolo 2: “La lingua italiana è obbligatoria per la promozione e la fruizione di beni e di servizi pubblici nel territorio nazionale”. Ovvero gli enti pubblici e privati “sono tenuti a presentare” in lingua italiana qualsiasi documentazione “relativa ai beni materiali e immateriali prodotti e distribuiti sul territorio nazionale”. E ogni informazione presente in un luogo pubblico “ovvero derivante da fondi pubblici” deve essere trasmessa in lingua italiana. Inoltre, per ogni manifestazione, conferenza o riunione pubblica organizzata nel territorio italiano è obbligatorio “l’utilizzo di strumenti di traduzione” per garantire “la perfetta comprensione in lingua italiana dei contenuti dell’evento”. Articolo 4: “Chiunque ricopre cariche” all’interno delle istituzioni italiane, della pubblica amministrazione, di società a maggioranza pubblica e di fondazioni “è tenuto” alla conoscenza e alla padronanza scritta e orale della lingua italiana, “le sigle e le denominazioni delle funzioni ricoperte nelle aziende che operano nel territorio nazionale” devono essere in lingua italiana. E anche i “regolamenti interni delle imprese che operano nel territorio nazionale” devono essere redatti in lingua italiana. Con l’articolo 5 si punta a modificare l’articolo 1346 del codice civile, ossia diventa obbligatorio l’utilizzo della lingua italiana nei contratti di lavoro: “Il contratto deve essere stipulato nella lingua italiana”. L’articolo 6 prevede che negli istituti scolastici di ogni ordine e grado e nelle università pubbliche italiane “le offerte formative non specificamente rivolte all’apprendimento delle lingue straniere devono essere in lingua italiana”. Con l’articolo 7 si istituisce presso il ministero della cultura “il Comitato per la tutela, la promozione e la valorizzazione della lingua italiana nel territorio nazionale e all’estero”: sarà presieduto da rappresentanti dell’Accademia della Crusca, della società Dante Alighieri, dell’istituto Treccani, del ministero degli Affari esteri, del ministero dell’Istruzione e del merito, dell’Università e della Ricerca, del Dipartimento per l’Editoria della Presidenza del Consiglio e della Rai. Dovranno promuovere “la conoscenza delle strutture grammaticali e lessicali della lingua italiana”, l’uso “corretto della lingua italiana e della sua pronunzia” nelle scuole, nei mezzi di comunicazione, nel commercio e nella pubblicità; l’insegnamento della lingua italiana nelle scuole di ogni ordine e grado e nelle università; “l’arricchimento della lingua italiana allo scopo primario di mettere a disposizione dei cittadini termini idonei a esprimere tutte le nozioni del mondo contemporaneo, favorendo la presenza della lingua italiana nelle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione”; nell’ambito delle amministrazioni pubbliche “forme di espressione linguistica semplici, efficaci e immediatamente comprensibili, al fine di agevolare e di rendere chiara la comunicazione con i cittadini anche attraverso strumenti informatici”. L’articolo 8 tratta il tema delle sanzioni: “La violazione degli obblighi di cui alla presente legge comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma da 5.000 euro a 100.000 euro”.

  6. Mi sembra una proposta fatta di nulla cosmico per il gusto di dire che si è fatto qualcosa. Però:

    > L’articolo 6 prevede che negli istituti scolastici di ogni ordine e grado e nelle università pubbliche italiane “le offerte formative non specificamente rivolte all’apprendimento delle lingue straniere devono essere in lingua italiana”.

    Per curiosità, i corsi universitari in lingua straniera che fine farebbero se questa brillante proposta si concretizzasse?

  7. Parole straniere inutili utilizzate nel manuale delle nuove credenziali della CIE (l’identità digitale dello Stato italiano buono e patriota che sconfiggerà il cattivo SPID dei comunisti privati) rilasciato quattro giorni fa:

    chip, QR code, contactless, eID, store, **randomico**

    Siamo in una botte di ferro!

  8. Come han detto già altri, l’ironia della flat tax e del ministero del Made in Italy è meravigliosa.

    Tra tutte le cose dette quella che vieta i corsi nelle università italiane in inglese se non atto ad impararlo o se non c’è presenza di stranieri… Estremamente limitante e retrogrado.

    Io ho fatto un paio di esami tutti in inglese, su tematiche che per ragioni di cose erano già con termini inglesi ed inglesizzati… Non mi era sembrata una cattiva idea anche perché aiutava molto a sforzarsi di fare quel passo in più ai colleghi meno avvezzi ad usare l’inglese.

  9. >Si teme, insomma, che i “forestierismi ossessivi” siano causa di “un collasso dell’uso della lingua italiana fino alla sua progressiva scomparsa”

    Chi è il coglione che seriamente pensa questo?

  10. Ma sbaglio o non avere lavoratori stranieri che fanno da ricambio ai nostri espatriati è uno dei principali problemi riguardante la fuga di cervelli? Vogliono fare anche peggio?

  11. Anche a me urta oltre ogni limite chi deve mischiare italiano e qualsiasi altra lingua per sembrare più di classe ma così è un po’ tanto esagerato

  12. Grazie ad UffingotonoPostale per averci portato questa lieta notizia, con titolo fuorviante repentinamente segnalato dal nostro marchingegno automatico.
    Adesso ci sentiamo tutti protetti, ambiziosi, ricchi, speranzosi e ottimisti per il futuro che ci aspetta. Grazie protettori del mondo, i nostri sovra-eroi.

  13. Ecco l’edizione settimanale de *”FdI non sono fascisti ma fanno cose da fascisti”*.

    Sta stronzata pare tale e quale alla stronzata durante il ventennio quando le parole straniere dovevano essere eliminate per il bene della nazione.

    Ma questi non hanno problemi più pressanti a cui pensare?

  14. Hanno un intero ~~think tank~~ *vasca di pensiero* dedicato a tirar fuor le idee più inutili, retrograde e controproducenti

  15. *legge il contenuto della proposta*
    wow, è scopare nulla

    Solita distrazione di massa poco fumo zero arrosto visto che molti punti sono interpretabili a piacere e buona fortuna a impugnarli in tribunale. Non a caso spuntano i qualora, eccezion fatta, è ammesso, eccetera.

  16. > Proposta di legge

    Ah ok, pericolo scampato. Sarebbero scellerati a far passare leggi su argomenti così triviali per distogliere l’attenzione da problemi più seri.

    Tornando più seri, ci sono parole inglesi comunemente usate che possono essere sostituite da parole italiane più comprensibili.
    Ma ci sono anche tante parole inglesi ben integrate nel parlare quotidiano, che gli equivalenti italiani sarebbero arcaizzanti (in senso negativo) e goffi. Specialmente nel campo della tecnologia e informatica.

  17. Adesso che ci penso:

    tralasciando l’assurdità della proposta di legge, come fai ad applicare una legge del genere?

    Registri le conversazioni per poi usarle come prova? Metti un pubblico ufficiale ad ogni sportello?

  18. Governo di pagliacci. Che si voglia prediligere l’uso dell’italiano nella PA è pure giusto (lo fanno pure i Francesi) e io stesso evito se possibile di usare anglicismi (nello scritto almeno, nel parlato non è semplice).

    La parte sui corsi in inglese all’università è follia pure. Che sia un modo per ostacolare la fuga dei laureati all’estero limitandone la conoscenza dell’inglese?

  19. Ah sì, dove l’ho già sentita?

    Torpedone al posto di autobus, barbone anziché clochard…

    Oh, ed il voi al posto del lei

  20. Modo sbaglio attaccare il problema. Forse potrebbero fornire soldi ai istituzioni che promuove la lingua italiana? Offre alternative italiane alle parole forestiere? C’è un modo meno intenso di combattere questo problema

  21. Per quanto provi un’infinita antipatia per chi usa parole inglesi italianizzate mi sembra che stiamo un po’ esagerando.

    Ps. Il look è proprio quello…

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