Come da titolo. Guardavo un documentario su Netflix sul caso Emanuela Orlandi, e tale intervistato si è detto disponibile a partecipare ma solamente in forma anonima. La mia domanda è, è una trovata televisiva quella di definire l’intervistato anonimo, o sono davvero tutti stupidi? Mi pare chiaro che chiunque abbia visto questa persona più di 3-4 volte sarebbe in grado di riconoscerla (dato che la voce non è nemmeno modificata). Ora, questo è un esempio, ma mi è capitato innumerevoli volte di vedere dei programmi TV con degli intervistati “anonimi” e pensare “ma ci sei o ci fai”? Persone che semplicemente vengono intervistate di schiena, senza voce modificata, senza neanche un cappello. Che ne pensate? Sono l’unico? Qualche addetto del settore che saprebbe dire perché?

10 comments
  1. È una cosa a cui ho sempre fatto caso ma a cui non ho mai dato molta importanza, ma il caso di sto documentario è davvero eclatante. Magari è solo per dare un po’ di pepe alla cosa?

  2. Può darsi non vogliano essere riconosciuti da persone che già non li conoscono, magari perché le persone loro vicine già sanno qualunque cosa stiano dicendo.

  3. Io quando vedo interviste anonime sono sempre scettico, basta una persona che abbia voglia di essere al centro dell’attenzione che è brava a raccontare stronzate e un giornalista poco etico e/o credulone per creare fandoniate che non finiscono più.

  4. L’anonimato di questo tipo chiaramente è poco più di una farsa, certo non è al livello delle protezioni per un pentito di mafia o cose del genere, ma credo che abbia comunque un valore. Story time.

    Qualche anno fa una mia cara amica ha partecipato a “Quattro ristoranti”, aveva un piccolo locale. Non mi pare nemmeno avesse vinto la puntata. Ebbene, dal giorno in cui la puntata è andata in onda per la prima volta, non ha più avuto pace. Ha iniziato a ricevere DI TUTTO sui suoi profili social personali. La pagina del ristorante su Tripadvisor si è riempita di recensioni inventate da gente che palesemente non c’era mai stata, ma doveva esprimere la propria opinione (spesso negativa) su un posto che aveva visto in tv. Per anni ha continuato a ricevere messaggi a caso da sconosciuti.

    Morale della favola: pensateci due volte prima di mettere faccia, nome e cognome davanti a qualche milione di persone.

  5. Se finisci il documentario capisci perché é stato “anonimizzato” in maniera buffa e per niente veritiera.

  6. Il tizio in questione usciva a volto scoperto a Chi l’ha visto anni fa. Oltretutto è una persona abbastanza inquietante che girava pellicole amatoriali con bambini.
    Relativamente al caso di Emanuela Orlandi è palesemente un mitomane.

  7. Non è questo il caso ma, nella TV d’inchiesta SERIA, l’intervista alla fonte anonima viene messa in scena usando un attore.
    Questo perché la redazione, il più delle volte, ha ottenuto la dichiarazione fuori dagli studi televisivi (telefono, scambi di mail, messaggi, ecc…).
    Quindi, il più delle volte, assisti ad una ricostruzione dell’intervista.

Leave a Reply