> I ragazzi continuano a fare le verifiche stabilite dagli insegnanti ma, al termine, non c’è più il classico voto. Si parla invece, di “risultati raggiunti” scritto in verde o di “preparazione da migliorare” in rosso con i dettagli specifici dei punti dolenti.
>
>A fine quadrimestre, ovviamente, il voto ci sarà e finirà direttamente in pagella.
Curiosa iniziativa, però se a fine quadrimestre comunque c’è il voto, non ho ben capito a cosa serva, se non a creare appunto meno stress durante l’anno. Però scrivere “preparazione da migliorare”, alla fine sai che è comunque un voto tipo 5 o 4 quindi -penso- lo stress ti venga comunque.
Quindi pensano che gli studenti siano coglioni?
Il fatto che al posto di un due gli scrivi che non ha raggiunto gli obbiettivi, o qualunque altra supercazzola, non è che lo rendi rilassato e tranquillo lo studente che non sta capendo una sega nella materia.
Sinceramente penso sia peggio, almeno con i voti puoi tenere traccia della media, osservare eventuali miglioramenti e peggioramenti e non rischiare sorprese nella pagella finale
Edit: nonostante ciò, penso sia bello che il preside provi a risolvere il disagio degli studenti, anche se magari non nel modo migliore
Minchia, che società di fiocchi di neve stiamo diventando. Mo pure prendere 4 è offensivo e urta la sensibilità del povero studente fancazzista
Per quanto siano stressanti, i voti sono uno degli incentivi che spingono gli studenti svogliati a studiare. Senza voti nessuno studierebbe più e trovo anche pericoloso che vengano considerati ugualmente preparati uno studente che ha risposto correttamente al 100% delle domande e uno che ha risposto correttamente solo al 60%.
Ricordate quando gli studenti iniziavano a studiare la sera prima dell’interrogazione e poi riuscivano a convincere la prof a spostare l’interrogazione di una settimana? Il risultato è che lo studente passava un’altra settimana a cazzeggiare fino alla sera prima dell’interrogazione, non sfruttava la settimana aggiuntiva.
Superare l’ansia senza affrontarla mi è nuova.
Una cultura basata sulla debolezza e la fragilità… ne pagheremo care le conseguenze.
Sta cosa di dover sempre andare incontro all’ansia degli studenti rimuovendo ogni responsabilita io non la capisco. La scuola non dovrebbe toglierti l’ansia, dovrebbe insegnarti a saperla gestire.All’universita o nel mondo del lavoro poi non hai mica la maestra che ti prende per mano quando stai male.
Di ragionamenti di tipo pedagogico sulle forme di valutazione ce ne sono a bizzeffe in letteratura. Una sperimentazione in tal senso la capirei.
Una motivata invece dalle crisi d’ansia mi sembra un cerotto messo su una ferita aperta e infetta. Se si manifestano così tanti problemi psicologici riguardanti la performance scolastica vuol dire che c’è un problema sottostante, grave, che non si elimina certo nascondendo per un po’ i voti (che tanto a fine periodo arrivano comunque, per legge). Anzi, delle due la può peggiorare, visto che uno non ha modo di sapere se è “salvo” o meno fino all’ultimo.
Personalmente l’ansia da prestazione scolastica l’ho sperimentata anch’io, pur essendo uno studente modello e non avendo una famiglia esigente. Era alimentata da insegnanti che si arrabbiavano di più coi bravi che prendevano l’occasionale voto mediocre che con gli scarsi che prendevano un votaccio. Insegnanti che, ho realizzato poi crescendo, erano decisamente *troppo* portati a scaricarsi emotivamente sugli studenti, con montagne di frustrazioni personali che in classe trovavano uno sfogo facile e senza conseguenze. Gente magari anche brava a insegnare, ma umanamente inadatta alla relazione con gli adolescenti.
Per fare un paragone coevo, nello stesso periodo facevo sport in una squadra con risultati di alto livello (per la fascia d’età, chiaramente). Avevamo allenatori molto esigenti che ci spingevano continuamente a migliorarci, ma mai e poi mai mi sono sentito sotto pressione personale per la performance. In una partita facevo cagare? se ne faceva analisi in spogliatoio nel post o all’allenamento successivo, e intanto via tutti in pizzeria a ridere e rilassarsi come qualsiasi altra volta. Gli allenatori ci trattavano come sportivi ma anche come ragazzi, comportandosi loro giustamente da adulti.
Idea geniale, io distinguerei i nuovi voti in *ottimo, distinto, buono, sufficiente e insufficiente* !
Ma che siano numeri o giudizi tipo “da recuperare” che differenza fa alla fine?
Il problema è su come lo studente affronta l’insufficienza non come questa viene espressa, e se lo studente è de coccio, come dite voi laggiù, non ci sono voti o giudizi che possono risolvere.
Per rimanere in tema:
* 10su10 per la sperimentazione
* 7su10 per l’impatto mediatico (non è la prima scuola che prova l’assessment al posto dell’evaluation^1)
* 1su10 motivazione
Il passaggio al paradigma dell’assessment è consigliato in primis per quello che pare essere il miglioramento delle competenze acquisite. In secundis perché elimina il concentrarsi su voti che sembrano quantitativi quando non lo sono quasi mai, attaccando pure la competizione (che secondo me è l’unico vero punto che andrebbe mantenuto).
Diciamo che la crisi d’ansia per un voto può derivare da una cascata di problemi che poco hanno a che fare col numeretto sotto al 6 (o sotto al 9 per alcuni).
E’ un po’ come mettere un soffitto enorme sopra una città per venire incontro a chi è agorafobico. Diciamo che ok, va bene, ma forse si poteva fare altro e implementare quest progetto su una base diversa rispetto all’ansia.
1: prima che l’italico governo mi denunzi, a mia discolpa non credo che possa venire coltala giusta sfumatura con la controparte italica di “valutazione per accertamento” e “valutazione per stima” .
Ho preso anche uno e mezzo e sono ancora qua.
Direi che questa cosa di “tutelare” gli studenti stia andando molto oltre: i voti servono per far capire che le cazzate si pagano, la gente e la società ti giudica per quello che fai e che si, a volte la vita è ingiusta e arriva un brutto voto anche se non te lo meriti. Che non basta impegnarsi. Che non ci saranno sempre mamma e papà a dirti che sei bravo e speciale, o per meglio dire ad un certo punto non ti basterà più e non sarà automatico che ti venga detto da altri. Tante belle lezioni da imparare prima di arrivare nel mondo del lavoro e più in generale nella vita adulta.
Ho la ragazza che lavora in un’agenzia per il lavoro e mi racconta cose francamente preoccupanti. Direi che è giunto, anzi è stato passato da tempo il momento di far rientrare nella realtà i giovani studenti italiani. Questa narrazione di “siamo tutti uguali” e “puoi essere quello che vuoi in qualsiasi momento” va cambiata con “trova quello che ti fa stare bene a prescindere da quello che ti dicono gli altri” e “accetta chi sei con sincerità prendendoti la responsabilità di chi sei”. Sconfitte, delusioni e “ingiustizie” fanno parte della vita, prima o poi arrivano per tutti. Dolore e ansia vanno affrontate e gestite, servono strumenti e strategie non campane di vetro.
Non la trovo una soluzione, solo una scorciatoia. Se i ragazzi hanno crisi d’ ansia x i voti, l’obiettivo dovrebbe essere aiutarli ad imparare come gestire situazioni di stress potenziale senza che li distruggono anziché eliminare i voti. Non perché il percorso pedagogico non possa prescindere dai voti, ma perché la vita sarà piena di occasioni in cui dovranno confrontarsi con successi/fallimenti/giudizi e se non li aiutiamo a gestire queste situazioni saranno sopraffatti da adulti, quando avranno interviste di lavoro o dovranno confrontarsi con rifiuti e sconfitte di ogni tipo. Fa parte del processo di educazione.
Madonna, si arriverà al punto che nessuno tollererà giudizi di alcun tipo e quando a 50 anni si uscirà dalle scuole per lavorare la gente di appenderà al pero al primo rimbrotto del superiore.
Stiamo crescendo una generazione di deboli con la scusa della gentilezza.
E questo è il significato pratico di “Snowflake”
Anziché risolvere il problema sottostante (perché ci sono le crisi d’ansia per i voti?) ci mettiamo sopra una passata d’intonaco per far finta che il problema non ci sia.
Un po’ una cazzata.
Non capisco perché il giudizio non dovrebbe mettere ansia
Io sono dell’idea di trasformare il sistema scolastico delle superiori come quello universitario. Periodo di lezioni, periodo di pausa in vista agli esami e periodo degli esami. Cosi chi è pronto va, chi non è pronto non va. Chi è pronto, va e prende una insufficienza, ci riproverà al prossimo appello che magari è tra 2 settimane e ha il tempo di correggere i suoi errori e mancanze
l’attuale sistema scolastico italiano è troppo da “mammoni”, non dà responsabilità agli studenti ma è sempre un “costringere”, mentre quello universitario ti rende piu responsabile delle tue azioni “se non studi non passi gli esami e se non passi gli esami un giorno andrai fuori corso”. Perciò anche addio a studenti che ripetono l’anno e devono cambiare classe che li fa pure vergognare etc.
Ma piuttosto che inventarsi queste menate, se insegnassero agli studenti un metodo di studio? No?
E poi parliamo dei suicidi all’università… ok
Trovo interessante notare il parallelo tra le reazioni a questa iniziativa e alle critiche verso il sistema di voto delle comunità online, la parte negativa (downvote) in particolare.
Si evolve all’indietro, tanto vale anche far chiamare i prof “maestra”
Forse il problema non sono i voti ma l’incapacità di gestire l’ansia da parte degli alunni…
Sulla scuola ho pochissima speranza.
Le scelte vengono prese in modo troppo politico, sentimentale e soprattutto filosofico. Totalmente a caso.
La pedagogia, così come tutte le materie che studiano l’apprendimento, sono scienze serie e puntualmente vengono trattate a caso.
A volte ci si scorda che l’istituzione di cose come il latino allo scientifico sono frutto del fascismo e basta. Senza nessun altro tipo di ragionamento ulteriore e a distanza di 100 anni è totalmente impossibile fare un ragionamento critico a riguardo.
Se anche solo si prova a proporre qualcosa di diverso si viene letteralmente mangiati vivi.
Però la storia è questa. Non c’è stata nessuna riflessione vera. Si era fascisti e così si è deciso.
Quando le premesse sono queste, una discussione seria sull’Istruzione non si può fare in questo paese.
Capisco che sia importante la salute mentale, ma a furia di spuntare le lance degli insegnanti i ragazzi domani saranno totalmente privi della capacità di accettare che qualcosa vada male e il mondo di tegole da farti cadere in testa ne ha molte. Si prevedono fallimenti a pioggia.
Ma io pure penso che il concetto di voto sia più o meno insulso ma cristo un po’ di grinta, a 18 anni dovresti aver la rabbia in corpo, cos’è tutta questa debolezza, ormai questo tema è diventato il mainstream del momento
“È intelligente ma non si impegna”
É una cazzata, se ci sono problemi di ansia la cosa va affrontata cercando di capire dove sta la vera causa caso per caso. L’ansia da voto al massimo é un sintomo e non é il problema.
Considerando quanto la gente si scanna online per i voti dati a film e videogiochi, direi che forse dobbiamo rivalutare bene se conviene usarli effettivamente a scuola.
Esiste qualche numero, qualche statistica, sull’incremento dei casi d’ansia e malessere?
Al secondo anno di liceo ebbi una crisi di pianto per un 4 in latino dovuto ad una regola di traduzione che non avevo capito di non aver capito.
Fu forse l’unico pianto della mia carriera scolastica. Ricordo che mentre piangevo mi vergognavo come una ladra ma non riuscivo a smettere.
All’epoca i buoni voti erano tutto quello che sentivo di valere.
Non ero brava nello sport. Non piacevo ai ragazzi e i miei compagni di classe mi consideravano anche abbastanza sfigatella. Avevo pure appena litigato con la mia migliore amica, con la quale mi riappacificai solo qualche anno dopo.
Inoltre mia madre ha sempre preteso tanto da me (una volta si arrabbió perché ad un compito di matematica avevo preso solo 6). Ora sono adulta e capisco che in quanto figlia unica lei a sua volta sentiva che buona parte del suo valore fossi io ma all’epoca per me era terribile.
Non so se eliminare il voto ha senso. È vero che quando vidi quel 4 pensai subito a come avrei potuto recuperarlo se il voto finale sarebbe stata una media (spoiler: nella maggior parte dei casi se prendi sempre 7/8 e un 4 quest’ultimo non vienne contato) ma il mio problema era un altro.
Mi sono portata questo obbligo morale per un bel po’, fino a quando all’università ho accettato di non essere un genio e anche di trovare lo studio noioso. Alla fine ho preso un ridicolo 99 alla triennale e un 110 e lode alla magistrale.
Oggi ho 30 anni, ho un lavoro che mi soddisfa e una madre che non accetta di aver fatto degli sbagli perché alla fine ho raggiunto i miei obbiettivi.
Non bisogna ignorare le emozioni dei ragazzi. Io ancora adesso sono terrorizzata dal giudizio altrui. Ho imparato a fregarmene e a farmi scivolare addosso tante cose ma dentro di me mi sento ancora quella ragazzina di 15 anni.
Fine momento terapia
Che troiata, anche io avevo ansia per i voti ma la scuola mi ha aiutato ad abituarmi ad essa ed a saperla gestire, considero un grave errore la cancellazione di questi ultimi
Che tristezza. Ed è pure un liceo… non li obbliga nessuno a studiare, se gli pesa così tanto possono scegliere altri tipi di percorsi, e a 16 anni smettere di studiare e fare qualcos’altro. Personalmente, il liceo mi ha dato le basi anche per sapermi organizzare, e un pò di stress lo trovo positivo, oltre che necessario. Non saper gestire l’ansia legata ai voti mi pare da malati di mente
non ho capito: ansia da voti o ansia da genitori?
Una assurdità… Ci capiranno ancora meno rispetto al voto.
Lo sto sperimentando ora con la scuola elementare… Manco sulle pagelle danno più i voti ma i giudizi.
In fase di prima acquisizione, base, intermedio, avanzato.
Questi sono i giudizi divisi in obbiettivi…anche per i genitori è sempre un casino capire che diavolo voglia dire… Figuriamoci per i ragazzi delle superiori
Io penso che sia una buona cosa, ma è importante anche riformare la scuola in modo che i ragazzi non lo vedano come “obbligo” ma anche come un posto dove possono trascorrere giornate intere a fare quello che gli piace prendendo l’opportunità di farlo in un luogo sicuro e attrezzato. Ma questo necessita molto investimento e tempo, che in Italia non sembrano voler fare.
Se i professori facessero interrogazioni e verifiche programmate (ma anche ogni due mesi, non per forza tutto l’anno!), i ragazzi sarebbero più incentivati. Ricordo ancora che le interrogazioni e verifiche di Italiano, Storia e Informatica seguivano questo metodo, dove ognuno si fissava la sua interrogazione in alcuni slot e le verifiche venivano programmate in anticipo. Infatti, erano le uniche materie che veramente mi piaceva studiare per ottenere un buon voto. Dalla parte opposta c’è Matematica, professore che veramente odiavo ed ancora oggi ho gli incubi da come trattava tutti in classe, con anche interrogazioni e verifiche a sorpresa ogni settimana…
Forse bisognerebbe ragionare sul perchè c’è questa paura folle di fallire.
Il fallimento è una parte fondamentale della vita, esisteranno sempre due di picche, licenziamenti, bocciature e la formazione dovrebbe prepararti anche a questo. Il vero insegnamento dovrebbe vertere sull’accettare un fallimento, non sul far finta che questo non esista.
Stiamo crescendo generazioni di smidollati. La vita è un continuo giudizio che vi piaccia o no. Ma sì continuiamo a coccolarli i nostri angioletti, che con il sorriso e la gentilezza si risolve tutto nella vita.
Parlo della mia esperienza alle superiori.
Personalmente a me hanno sempre detto, accompagnato dal voto, un giudizio dando uno sguardo alla verifica.
Quello che manca, a mio avviso, è la possibilità di redimersi da un voto troppo basso: il sistema di recuperi, molto spesso, aggiunge un ulteriore voto a quelli che giá si hanno invece di rimpiazzare quello che originariamente andava alzato.
Ci sono poi voti cosí bassi che è virtualmente impossibile migliorare.
Inoltre, il sistema di valutazioni è troppo soggettivo, con insegnanti che non danno piú di 8 su 10 e altri che utilizzano scale e metri non-standard a costo di far portare a piú persone possibili la sufficienza a casa.
Un’altra cosa da cui il nostro sistema è colpito è il fatto che abbiamo creato mille-mila indirizzi specifici quando potevamo lasciare l’indipendenza, almeno parziale, nella scelta delle materie da parte degli studenti (per assurdo, a scuola faccio piú ore di italiano o storia piuttosto che quello che dovrei fare di indirizzo).
Se i risultati dimostrano un miglioramento sensibile nella didattica ben venga.
Se si sono limitati a sostituire i voti con i giudizi e basta, meh. Se il morale però effettivamente migliora, ben venga
Non lo so se una volta (mi sono diplomato nei primi anni ’90) fossimo più o meno ansiosi, il punto e’ che all’epoca l’ambiente scolastico in generale se ne stra-fregava, a parte alcune situazioni particolari dove la famiglia benestante del rampollo X si presentava davanti al preside e allora qualcuno muoveva il culo. *Fun fact:* un tanto al chilo mi e’ capitato che il prof di turno si metteva in testa di non darci ne voti ne giudizi ma dopo l’interrogazione se ne usciva con cose tipo: “devi essere tu in grado di autovalutarti”. Cioe’ dovevo darmelo io il voto LOL….
Oh ma poverini, non bisogna traumatizzarli.
Dai commenti mi sembra di capire che le persone pensino che alla gente vengano date le verifiche e poi l’insegnante non ne parli. Dicono che sia inutile dare 5 e mezzo e non sapere cosa si abbia sbagliato: a me gli insegnanti danno il voto e poi chiedo dove ho sbagliato, così posso migliorare. Non funziona così anche dalle altre parti?
Lol ho studiato in quel liceo. Per me è un buon passo verso una scuola diversa, che punta più alla maturazione e formazione che alla memorizzazione di cose. Chiunque conosco che è uscito dal liceo con 100 ricorda forse un 5% di ciò che ha studiato e memorizzato. Parlo di Letteratura, Latino, Storia, Filosofia, Storia dell’arte, etc.. Penso che da qualche parte ci saranno modi migliori di fare scuola.
E quando ci sarà la crisi di ansia per il giudizio?
Quello che crea disagio non è il voto in se per me, ma il significato che gli si dà, il significato è solo mostrare il livello di apprendimento su in certo argomento, ma spesso lo si tratta come una indicazione sul valore dello studente e che non si prende un voto alto significa che lo studente sarà un fallimento nella vita.
La vera domanda da porsi è __perché il voto a scuola è fonte di tutta quest’ansia__
Quel numero non significa un giudizio sulla persona, determina semplicemente il grado di conoscenza sull’argomento in cui vieni interrogato o esaminato. Punto.
Non è un giudizio scritto sulla pietra e si può sempre recuperare, anche nei casi più estremi come quelli della bocciatura.
IMHO si dovrebbe insegnare questo semplice concetto ai ragazzi invece che nasconderli da questo. Se il giudizio scolastico è già un muro psicologico insormontabile, cosa sarà di questi ragazzi quando si troveranno ad affrontare problemi ben più gravi?
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> I ragazzi continuano a fare le verifiche stabilite dagli insegnanti ma, al termine, non c’è più il classico voto. Si parla invece, di “risultati raggiunti” scritto in verde o di “preparazione da migliorare” in rosso con i dettagli specifici dei punti dolenti.
>
>A fine quadrimestre, ovviamente, il voto ci sarà e finirà direttamente in pagella.
Curiosa iniziativa, però se a fine quadrimestre comunque c’è il voto, non ho ben capito a cosa serva, se non a creare appunto meno stress durante l’anno. Però scrivere “preparazione da migliorare”, alla fine sai che è comunque un voto tipo 5 o 4 quindi -penso- lo stress ti venga comunque.
Quindi pensano che gli studenti siano coglioni?
Il fatto che al posto di un due gli scrivi che non ha raggiunto gli obbiettivi, o qualunque altra supercazzola, non è che lo rendi rilassato e tranquillo lo studente che non sta capendo una sega nella materia.
Sinceramente penso sia peggio, almeno con i voti puoi tenere traccia della media, osservare eventuali miglioramenti e peggioramenti e non rischiare sorprese nella pagella finale
Edit: nonostante ciò, penso sia bello che il preside provi a risolvere il disagio degli studenti, anche se magari non nel modo migliore
Minchia, che società di fiocchi di neve stiamo diventando. Mo pure prendere 4 è offensivo e urta la sensibilità del povero studente fancazzista
Per quanto siano stressanti, i voti sono uno degli incentivi che spingono gli studenti svogliati a studiare. Senza voti nessuno studierebbe più e trovo anche pericoloso che vengano considerati ugualmente preparati uno studente che ha risposto correttamente al 100% delle domande e uno che ha risposto correttamente solo al 60%.
Ricordate quando gli studenti iniziavano a studiare la sera prima dell’interrogazione e poi riuscivano a convincere la prof a spostare l’interrogazione di una settimana? Il risultato è che lo studente passava un’altra settimana a cazzeggiare fino alla sera prima dell’interrogazione, non sfruttava la settimana aggiuntiva.
Superare l’ansia senza affrontarla mi è nuova.
Una cultura basata sulla debolezza e la fragilità… ne pagheremo care le conseguenze.
Sta cosa di dover sempre andare incontro all’ansia degli studenti rimuovendo ogni responsabilita io non la capisco. La scuola non dovrebbe toglierti l’ansia, dovrebbe insegnarti a saperla gestire.All’universita o nel mondo del lavoro poi non hai mica la maestra che ti prende per mano quando stai male.
Di ragionamenti di tipo pedagogico sulle forme di valutazione ce ne sono a bizzeffe in letteratura. Una sperimentazione in tal senso la capirei.
Una motivata invece dalle crisi d’ansia mi sembra un cerotto messo su una ferita aperta e infetta. Se si manifestano così tanti problemi psicologici riguardanti la performance scolastica vuol dire che c’è un problema sottostante, grave, che non si elimina certo nascondendo per un po’ i voti (che tanto a fine periodo arrivano comunque, per legge). Anzi, delle due la può peggiorare, visto che uno non ha modo di sapere se è “salvo” o meno fino all’ultimo.
Personalmente l’ansia da prestazione scolastica l’ho sperimentata anch’io, pur essendo uno studente modello e non avendo una famiglia esigente. Era alimentata da insegnanti che si arrabbiavano di più coi bravi che prendevano l’occasionale voto mediocre che con gli scarsi che prendevano un votaccio. Insegnanti che, ho realizzato poi crescendo, erano decisamente *troppo* portati a scaricarsi emotivamente sugli studenti, con montagne di frustrazioni personali che in classe trovavano uno sfogo facile e senza conseguenze. Gente magari anche brava a insegnare, ma umanamente inadatta alla relazione con gli adolescenti.
Per fare un paragone coevo, nello stesso periodo facevo sport in una squadra con risultati di alto livello (per la fascia d’età, chiaramente). Avevamo allenatori molto esigenti che ci spingevano continuamente a migliorarci, ma mai e poi mai mi sono sentito sotto pressione personale per la performance. In una partita facevo cagare? se ne faceva analisi in spogliatoio nel post o all’allenamento successivo, e intanto via tutti in pizzeria a ridere e rilassarsi come qualsiasi altra volta. Gli allenatori ci trattavano come sportivi ma anche come ragazzi, comportandosi loro giustamente da adulti.
Idea geniale, io distinguerei i nuovi voti in *ottimo, distinto, buono, sufficiente e insufficiente* !
Ma che siano numeri o giudizi tipo “da recuperare” che differenza fa alla fine?
Il problema è su come lo studente affronta l’insufficienza non come questa viene espressa, e se lo studente è de coccio, come dite voi laggiù, non ci sono voti o giudizi che possono risolvere.
Per rimanere in tema:
* 10su10 per la sperimentazione
* 7su10 per l’impatto mediatico (non è la prima scuola che prova l’assessment al posto dell’evaluation^1)
* 1su10 motivazione
Il passaggio al paradigma dell’assessment è consigliato in primis per quello che pare essere il miglioramento delle competenze acquisite. In secundis perché elimina il concentrarsi su voti che sembrano quantitativi quando non lo sono quasi mai, attaccando pure la competizione (che secondo me è l’unico vero punto che andrebbe mantenuto).
Diciamo che la crisi d’ansia per un voto può derivare da una cascata di problemi che poco hanno a che fare col numeretto sotto al 6 (o sotto al 9 per alcuni).
E’ un po’ come mettere un soffitto enorme sopra una città per venire incontro a chi è agorafobico. Diciamo che ok, va bene, ma forse si poteva fare altro e implementare quest progetto su una base diversa rispetto all’ansia.
1: prima che l’italico governo mi denunzi, a mia discolpa non credo che possa venire coltala giusta sfumatura con la controparte italica di “valutazione per accertamento” e “valutazione per stima” .
Ho preso anche uno e mezzo e sono ancora qua.
Direi che questa cosa di “tutelare” gli studenti stia andando molto oltre: i voti servono per far capire che le cazzate si pagano, la gente e la società ti giudica per quello che fai e che si, a volte la vita è ingiusta e arriva un brutto voto anche se non te lo meriti. Che non basta impegnarsi. Che non ci saranno sempre mamma e papà a dirti che sei bravo e speciale, o per meglio dire ad un certo punto non ti basterà più e non sarà automatico che ti venga detto da altri. Tante belle lezioni da imparare prima di arrivare nel mondo del lavoro e più in generale nella vita adulta.
Ho la ragazza che lavora in un’agenzia per il lavoro e mi racconta cose francamente preoccupanti. Direi che è giunto, anzi è stato passato da tempo il momento di far rientrare nella realtà i giovani studenti italiani. Questa narrazione di “siamo tutti uguali” e “puoi essere quello che vuoi in qualsiasi momento” va cambiata con “trova quello che ti fa stare bene a prescindere da quello che ti dicono gli altri” e “accetta chi sei con sincerità prendendoti la responsabilità di chi sei”. Sconfitte, delusioni e “ingiustizie” fanno parte della vita, prima o poi arrivano per tutti. Dolore e ansia vanno affrontate e gestite, servono strumenti e strategie non campane di vetro.
Non la trovo una soluzione, solo una scorciatoia. Se i ragazzi hanno crisi d’ ansia x i voti, l’obiettivo dovrebbe essere aiutarli ad imparare come gestire situazioni di stress potenziale senza che li distruggono anziché eliminare i voti. Non perché il percorso pedagogico non possa prescindere dai voti, ma perché la vita sarà piena di occasioni in cui dovranno confrontarsi con successi/fallimenti/giudizi e se non li aiutiamo a gestire queste situazioni saranno sopraffatti da adulti, quando avranno interviste di lavoro o dovranno confrontarsi con rifiuti e sconfitte di ogni tipo. Fa parte del processo di educazione.
Madonna, si arriverà al punto che nessuno tollererà giudizi di alcun tipo e quando a 50 anni si uscirà dalle scuole per lavorare la gente di appenderà al pero al primo rimbrotto del superiore.
Stiamo crescendo una generazione di deboli con la scusa della gentilezza.
E questo è il significato pratico di “Snowflake”
Anziché risolvere il problema sottostante (perché ci sono le crisi d’ansia per i voti?) ci mettiamo sopra una passata d’intonaco per far finta che il problema non ci sia.
Un po’ una cazzata.
Non capisco perché il giudizio non dovrebbe mettere ansia
Io sono dell’idea di trasformare il sistema scolastico delle superiori come quello universitario. Periodo di lezioni, periodo di pausa in vista agli esami e periodo degli esami. Cosi chi è pronto va, chi non è pronto non va. Chi è pronto, va e prende una insufficienza, ci riproverà al prossimo appello che magari è tra 2 settimane e ha il tempo di correggere i suoi errori e mancanze
l’attuale sistema scolastico italiano è troppo da “mammoni”, non dà responsabilità agli studenti ma è sempre un “costringere”, mentre quello universitario ti rende piu responsabile delle tue azioni “se non studi non passi gli esami e se non passi gli esami un giorno andrai fuori corso”. Perciò anche addio a studenti che ripetono l’anno e devono cambiare classe che li fa pure vergognare etc.
Ma piuttosto che inventarsi queste menate, se insegnassero agli studenti un metodo di studio? No?
E poi parliamo dei suicidi all’università… ok
Trovo interessante notare il parallelo tra le reazioni a questa iniziativa e alle critiche verso il sistema di voto delle comunità online, la parte negativa (downvote) in particolare.
Si evolve all’indietro, tanto vale anche far chiamare i prof “maestra”
Forse il problema non sono i voti ma l’incapacità di gestire l’ansia da parte degli alunni…
Sulla scuola ho pochissima speranza.
Le scelte vengono prese in modo troppo politico, sentimentale e soprattutto filosofico. Totalmente a caso.
La pedagogia, così come tutte le materie che studiano l’apprendimento, sono scienze serie e puntualmente vengono trattate a caso.
A volte ci si scorda che l’istituzione di cose come il latino allo scientifico sono frutto del fascismo e basta. Senza nessun altro tipo di ragionamento ulteriore e a distanza di 100 anni è totalmente impossibile fare un ragionamento critico a riguardo.
Se anche solo si prova a proporre qualcosa di diverso si viene letteralmente mangiati vivi.
Però la storia è questa. Non c’è stata nessuna riflessione vera. Si era fascisti e così si è deciso.
Quando le premesse sono queste, una discussione seria sull’Istruzione non si può fare in questo paese.
Capisco che sia importante la salute mentale, ma a furia di spuntare le lance degli insegnanti i ragazzi domani saranno totalmente privi della capacità di accettare che qualcosa vada male e il mondo di tegole da farti cadere in testa ne ha molte. Si prevedono fallimenti a pioggia.
Ma io pure penso che il concetto di voto sia più o meno insulso ma cristo un po’ di grinta, a 18 anni dovresti aver la rabbia in corpo, cos’è tutta questa debolezza, ormai questo tema è diventato il mainstream del momento
“È intelligente ma non si impegna”
É una cazzata, se ci sono problemi di ansia la cosa va affrontata cercando di capire dove sta la vera causa caso per caso. L’ansia da voto al massimo é un sintomo e non é il problema.
Considerando quanto la gente si scanna online per i voti dati a film e videogiochi, direi che forse dobbiamo rivalutare bene se conviene usarli effettivamente a scuola.
I giudizi a Mestre saranno tipo:
Siensiato/
Bravo/
Discreto/
‘Nsoma/
Mona/
Insemenio/
Simiòto/
Esiste qualche numero, qualche statistica, sull’incremento dei casi d’ansia e malessere?
Al secondo anno di liceo ebbi una crisi di pianto per un 4 in latino dovuto ad una regola di traduzione che non avevo capito di non aver capito.
Fu forse l’unico pianto della mia carriera scolastica. Ricordo che mentre piangevo mi vergognavo come una ladra ma non riuscivo a smettere.
All’epoca i buoni voti erano tutto quello che sentivo di valere.
Non ero brava nello sport. Non piacevo ai ragazzi e i miei compagni di classe mi consideravano anche abbastanza sfigatella. Avevo pure appena litigato con la mia migliore amica, con la quale mi riappacificai solo qualche anno dopo.
Inoltre mia madre ha sempre preteso tanto da me (una volta si arrabbió perché ad un compito di matematica avevo preso solo 6). Ora sono adulta e capisco che in quanto figlia unica lei a sua volta sentiva che buona parte del suo valore fossi io ma all’epoca per me era terribile.
Non so se eliminare il voto ha senso. È vero che quando vidi quel 4 pensai subito a come avrei potuto recuperarlo se il voto finale sarebbe stata una media (spoiler: nella maggior parte dei casi se prendi sempre 7/8 e un 4 quest’ultimo non vienne contato) ma il mio problema era un altro.
Mi sono portata questo obbligo morale per un bel po’, fino a quando all’università ho accettato di non essere un genio e anche di trovare lo studio noioso. Alla fine ho preso un ridicolo 99 alla triennale e un 110 e lode alla magistrale.
Oggi ho 30 anni, ho un lavoro che mi soddisfa e una madre che non accetta di aver fatto degli sbagli perché alla fine ho raggiunto i miei obbiettivi.
Non bisogna ignorare le emozioni dei ragazzi. Io ancora adesso sono terrorizzata dal giudizio altrui. Ho imparato a fregarmene e a farmi scivolare addosso tante cose ma dentro di me mi sento ancora quella ragazzina di 15 anni.
Fine momento terapia
Che troiata, anche io avevo ansia per i voti ma la scuola mi ha aiutato ad abituarmi ad essa ed a saperla gestire, considero un grave errore la cancellazione di questi ultimi
Che tristezza. Ed è pure un liceo… non li obbliga nessuno a studiare, se gli pesa così tanto possono scegliere altri tipi di percorsi, e a 16 anni smettere di studiare e fare qualcos’altro. Personalmente, il liceo mi ha dato le basi anche per sapermi organizzare, e un pò di stress lo trovo positivo, oltre che necessario. Non saper gestire l’ansia legata ai voti mi pare da malati di mente
non ho capito: ansia da voti o ansia da genitori?
Una assurdità… Ci capiranno ancora meno rispetto al voto.
Lo sto sperimentando ora con la scuola elementare… Manco sulle pagelle danno più i voti ma i giudizi.
In fase di prima acquisizione, base, intermedio, avanzato.
Questi sono i giudizi divisi in obbiettivi…anche per i genitori è sempre un casino capire che diavolo voglia dire… Figuriamoci per i ragazzi delle superiori
Io penso che sia una buona cosa, ma è importante anche riformare la scuola in modo che i ragazzi non lo vedano come “obbligo” ma anche come un posto dove possono trascorrere giornate intere a fare quello che gli piace prendendo l’opportunità di farlo in un luogo sicuro e attrezzato. Ma questo necessita molto investimento e tempo, che in Italia non sembrano voler fare.
Se i professori facessero interrogazioni e verifiche programmate (ma anche ogni due mesi, non per forza tutto l’anno!), i ragazzi sarebbero più incentivati. Ricordo ancora che le interrogazioni e verifiche di Italiano, Storia e Informatica seguivano questo metodo, dove ognuno si fissava la sua interrogazione in alcuni slot e le verifiche venivano programmate in anticipo. Infatti, erano le uniche materie che veramente mi piaceva studiare per ottenere un buon voto. Dalla parte opposta c’è Matematica, professore che veramente odiavo ed ancora oggi ho gli incubi da come trattava tutti in classe, con anche interrogazioni e verifiche a sorpresa ogni settimana…
Forse bisognerebbe ragionare sul perchè c’è questa paura folle di fallire.
Il fallimento è una parte fondamentale della vita, esisteranno sempre due di picche, licenziamenti, bocciature e la formazione dovrebbe prepararti anche a questo. Il vero insegnamento dovrebbe vertere sull’accettare un fallimento, non sul far finta che questo non esista.
Stiamo crescendo generazioni di smidollati. La vita è un continuo giudizio che vi piaccia o no. Ma sì continuiamo a coccolarli i nostri angioletti, che con il sorriso e la gentilezza si risolve tutto nella vita.
Parlo della mia esperienza alle superiori.
Personalmente a me hanno sempre detto, accompagnato dal voto, un giudizio dando uno sguardo alla verifica.
Quello che manca, a mio avviso, è la possibilità di redimersi da un voto troppo basso: il sistema di recuperi, molto spesso, aggiunge un ulteriore voto a quelli che giá si hanno invece di rimpiazzare quello che originariamente andava alzato.
Ci sono poi voti cosí bassi che è virtualmente impossibile migliorare.
Inoltre, il sistema di valutazioni è troppo soggettivo, con insegnanti che non danno piú di 8 su 10 e altri che utilizzano scale e metri non-standard a costo di far portare a piú persone possibili la sufficienza a casa.
Un’altra cosa da cui il nostro sistema è colpito è il fatto che abbiamo creato mille-mila indirizzi specifici quando potevamo lasciare l’indipendenza, almeno parziale, nella scelta delle materie da parte degli studenti (per assurdo, a scuola faccio piú ore di italiano o storia piuttosto che quello che dovrei fare di indirizzo).
Se i risultati dimostrano un miglioramento sensibile nella didattica ben venga.
Se si sono limitati a sostituire i voti con i giudizi e basta, meh. Se il morale però effettivamente migliora, ben venga
Non lo so se una volta (mi sono diplomato nei primi anni ’90) fossimo più o meno ansiosi, il punto e’ che all’epoca l’ambiente scolastico in generale se ne stra-fregava, a parte alcune situazioni particolari dove la famiglia benestante del rampollo X si presentava davanti al preside e allora qualcuno muoveva il culo. *Fun fact:* un tanto al chilo mi e’ capitato che il prof di turno si metteva in testa di non darci ne voti ne giudizi ma dopo l’interrogazione se ne usciva con cose tipo: “devi essere tu in grado di autovalutarti”. Cioe’ dovevo darmelo io il voto LOL….
Oh ma poverini, non bisogna traumatizzarli.
Dai commenti mi sembra di capire che le persone pensino che alla gente vengano date le verifiche e poi l’insegnante non ne parli. Dicono che sia inutile dare 5 e mezzo e non sapere cosa si abbia sbagliato: a me gli insegnanti danno il voto e poi chiedo dove ho sbagliato, così posso migliorare. Non funziona così anche dalle altre parti?
Lol ho studiato in quel liceo. Per me è un buon passo verso una scuola diversa, che punta più alla maturazione e formazione che alla memorizzazione di cose. Chiunque conosco che è uscito dal liceo con 100 ricorda forse un 5% di ciò che ha studiato e memorizzato. Parlo di Letteratura, Latino, Storia, Filosofia, Storia dell’arte, etc.. Penso che da qualche parte ci saranno modi migliori di fare scuola.
E quando ci sarà la crisi di ansia per il giudizio?
Quello che crea disagio non è il voto in se per me, ma il significato che gli si dà, il significato è solo mostrare il livello di apprendimento su in certo argomento, ma spesso lo si tratta come una indicazione sul valore dello studente e che non si prende un voto alto significa che lo studente sarà un fallimento nella vita.
La vera domanda da porsi è __perché il voto a scuola è fonte di tutta quest’ansia__
Quel numero non significa un giudizio sulla persona, determina semplicemente il grado di conoscenza sull’argomento in cui vieni interrogato o esaminato. Punto.
Non è un giudizio scritto sulla pietra e si può sempre recuperare, anche nei casi più estremi come quelli della bocciatura.
IMHO si dovrebbe insegnare questo semplice concetto ai ragazzi invece che nasconderli da questo. Se il giudizio scolastico è già un muro psicologico insormontabile, cosa sarà di questi ragazzi quando si troveranno ad affrontare problemi ben più gravi?