
Un altro mito da sfatare è il costo del lavoro in Italia, più basso rispetto a tutti i Paesi nord europei, mentre è il più alto tra i Paesi del sud e superiore a quello dei Paesi dell’est.
Per completezza, la percentuale del costo dovuto alle tasse sullo stipendio totale è tra i più alti:
https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/images/6/61/Non-wage_costs_%28%25_of_total%29%2C_2022.png
Ricapitolando, è vero che le tasse incidono molto sul costo del lavoro in Italia. Allo stesso tempo non è giustificato dire che un dipendente costa troppo in Italia. Gli stipendi non sono la causa di una eventuale bassa competitività delle aziende italiane.
Quindi bisogna intervenire su altro, come sull’ammodernamento dell’organizzazione del lavoro aziendale.
Altre idee?
Fonte: [Eurostat](https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Hourly_labour_costs#Share_of_non-wage_costs_highest_in_France_and_Sweden)
26 comments
Non mi vorrai mica dire che gli industriali si sono lamentati tutto questo tempo del cuneo fiscale troppo alto, e invece quello che volevano dire è che non vogliono pagare quelle tasse e intascarsi quei soldi che non riescono altrimenti ad evadere?
Hai colpito nel segno : gli stipendi medi sono i più bassi tra i paesi avanzati in EU, l’Italia è il 3º per PIL nell’Unione, ma anche il costo del lavoro totale è basso e questo, teoricamente, dovrebbe far spostare produzioni verso l’Italia.
Questo avviene poco e una delle ragioni è la scarsa produttività delle aziende italiane, le altre ragioni più citate sono le difficoltà burocratiche e i problemi delle infrastrutture.
In pratica, e lo sappiamo, siamo un paese avanzato con stipendi e efficienza da paese emergente e questo grazie a una struttura produttiva da paese emergente, piccole/piccolissime imprese, poco innovative e basate sui prezzi.
lo sappiamo tutti che sono solo scuse da chi non vuole essere veramente imprenditore: avere rotture di cazzo dalla mattina alla sera, è così. Altrimenti non si fa l’imprenditore, nessuno è obbligato.
Prima il problema era la flessibilità e quindi riforma biagi
poi il problema era l’impossibilità di licenziare e quindi riforma renzi
ancora il problema il reddito di cittadinanza ecc ecc
andrebbe sovrapposto all’indice di produttività
Ma hanno ragione a dire che un lavoratore in Italia costa troppo…
Se il metro di paragone e principali competitor sono Cina e sudest asiatico.
A me hanno sempre detto che un dipendente all’azienda costa il doppio di quello che riceve, pero’ non so a quali tasse o altre spese si riferiscono
Il costo del lavoro, o il cuneo fiscale che è praticamente la stessa cosa nel linguaggio politico italiano, è un immenso specchietto per le allodole su cui si riversano le attenzioni di quasi tutto l’arco parlamentare proprio perché punta il dito contro qualcosa che nessuno può “risolvere” e quindi c’è l’eterna scusa per non fare un cazzo (se non occasionali regalie come le decontribuzioni e gli incentivi).
La vera parte drammatica è la produttività delle imprese, specificamente delle piccole e micro imprese che in Italia sono sia sterminatamente numerose rispetto a paesi paragonabili sia molto meno produttive.
penso che i questi dati vadano rapportati con altri indicatori per avere un quadro più chiaro della situazione, tipo il costo della vita, potere di acquisto etc.
Ma scusate eh… se X in Italia prende 10 e sempre X all’estero prende 20, anche facendo un conto alla cazzo di cane senza considerare le tasse… ma come potrà mai costare di più in Italia che all’estero?
Il costo del lavoro sarà anche basso (significa bassi stipendi) ma il costo della vita non è che sia più basso della Germania per dire (credo, non ho numeri e vi prego di sbugiardarmi nel caso)
Io mi soffermerei a ragionare anche su questo
Diciamo che il problema è più complesso. Ci sono sostanzialmente 3 gruppi di paesi:
1) Centro e Nord Europa.
2) Europa dell’Est
3) Sud Europa
I gruppi 1 e 2 sono relativamente omogenei come costi del lavoro, mentre il 3, al quale appartiene l’Italia, ha maggiore dispersione. Ad ogni modo il costo del lavoro è più alto nel gruppo 1 e più basso nel 2. Il 3 si trova in una situazione intermedia, ma all’interno del gruppo l’Italia ha il costo del lavoro di gran lunga più elevato, quasi in una posizione intermedia con quello del gruppo 1.
Ora mentre noi abitualmente siamo portati a confrontarci come qualità di vita e possibilità economiche con i paesi del gruppo 1, in particolare Germania e Francia, spesso ci troviamo a competere con i paesi del gruppo 2 sul discorso del costo del lavoro, perché se un’industria delocalizza lo fa in paesi dove il costo del lavoro è più basso, non dove è più alto… quindi o si fanno produzioni di qualità, dove il costo del lavoro incide in maniera minore ed inoltre la competenza e la preparazione dei dipendenti costituisce un valore aggiunto importante, oppure per produzioni di basso livello il costo del lavoro in Italia è troppo alto per poter competere.
La soluzione, ma come al solito le soluzioni sono sempre molto più facili da dire che da fare, è quella di trasformare una produzione con basso valore aggiunto in una produzione di qualità, il problema invece è che sembra che negli ultimi anni tutto sia andato nella direzione opposta.
I costi del lavoro in Italia sono alti, ma non così alti come si millanta, sono sotto Francia e Svezia, e poco sopra tanti altri Paesi UE. E, opinione personalissima, sono rapportati ai “servizi” ricevuti. INPS e INAIL hanno dei costi enormi, e il costo del lavoro li riflette.
Questa narrativa del lavoratore che “costa il doppio di quanto lo paghi” è malata, perché funziona rapportando il netto mensile al costo totale per il datore di lavoro diviso per 12. E già è ingiusto perché il dipendente il suo stipendio lo ha diviso per 13 o 14. Ma poi le tasse le paga il dipendente, non il datore. Il TFR non è un costo a vuoto, è una retribuzione dilazionata.
IMHO TFR, 13a, 14a e sostituto di imposta dovrebbero diventare opzionali, non obbligatorie. Questo porterebbe più attenzione su quali sono costi del dipendente e quali del lavoratore.
Questa cosa che stato e azienda devono fare da balia al dipendente mettendogli da parte i soldi mi fa impazzire. Se potessi scegliere, avrei 12 mensilità comprese di TFR e pagherei le tasse annualmente, non mensilmente. Senza conguagli, rimborsi, deduzioni e detrazioni mirabolanti. Come se avessi P.IVA, insomma.
Non dico debba essere così per tutti, ma vorrei che ci fosse la possibilità.
>Un altro mito da sfatare è il costo del lavoro in Italia, più basso rispetto a tutti i Paesi nord europei, mentre è il più alto tra i Paesi del sud e superiore a quello dei Paesi dell’est.
A parte che non so se si possa glissare su:
>la percentuale del costo dovuto alle tasse sullo stipendio totale è tra i più alti:
mi sembra che comunque il rapporto tra la barra gialla e quella blu sia più sfavorevole che in altri paesi.
E tra l’altro un punto fondamentale à anche quello che ci fa lo stato con la barra blu (e con le altre tasse che mancano nel grafico).
Ma perché, qualcuno è in dubbio sul fatto che Confindustria menta spudoratamente?
Secondo me, quando si parla di costo del lavoro troppo alto, si sta considerando quanto è grossa la parte blu rispetto a quella gialla. È del tutto logico che dove gli stipendi siano più alti, il “costo del lavoro” messo così come nel grafico sia più alto. Il problema non sono gli stipendi ma i costi accessori. Potenzialmente con 0 tasse (situazione estrema e ovviamente non auspicabile per tutta una serie di ragioni) con gli stessi soldi, un imprenditore potrebbe aumentare l’organico del 30% così a occhio. Vuol dire ogni 10 persone ne diventano 13. Questo è un ragionamento che ovviamente non inciderebbe sulle imprese più piccole e quindi nessuno si intesterà mai una riforma che APPARENTEMENTE aiuta solo le grandi aziende, ma in realtà se tu mantieni inalterati i netti abbassando i lordi, senza dubbio solo i grandi potrebbero incrementare il personale MA ovviamente si parla sempre di posti di lavoro in più.
Sarebbe da capire se viene tenuto conto di tutti costi (diretti ed indiretti) o semplicemente di quello che viene riportato in busta paga
Confrontate questo grafico con quello del gdp pro capite e vedrete che sono quasi identici.
Veniamo pagati poco perché produciamo poco non perché gli imprenditori italiani sono brutti e cattivi e quelli tedeschi sono buoni e generosi.
Tra l’altro notate che Spagna e Italia hanno gdp pro capite praticamente identico ma in Italia il costo del lavoro è di un bel pezzo più alto. Ecco perché si dice (a ragione) che in Italia il costo el lavoro è alto e perché la Spagna sta diventando sempre più ricca mentre noi no
ragazzi attenzione che tasse e contributi non sono la stessa cosa
Il costo della vita e anche più alto in molti di quei paesi.
Ovviamente UK non figura nel grafico. Per farmi prendere lo stesso stipendio netto in Italia avrebbero dovuto pagare 30% in più.
Forse si dice che l’Italia costi tanto a parità di netto?
Se sei povero, anche ciò che costa poco costa tanto.
Aspettate ancora qualche anno e il nostro piano di conquista dell’EU sarà ultimato: delocalizzazione dalla Polonia all’Italia here we gooooo
Sì, sì, è la scarsa produttività, va bene.
E questo, a livello statale e rispettando quei maledetti impegni presi per vietare le espropriazioni arbitrarie, come si risolve?
Perchè è inutile girarci attorno, una politica liberista basata sul “lol sticazzi tutte le PMI” non è la soluzione, a meno che non vi piaccia essere pagati 300€ al mese per poi vivere in ufficio con delle trappole tipo il calcio balilla o una “stanza relax” e la tredicesima sostituita da una pizzata; ma se qualcuno rende il lavoro a tempo indeterminato più appetibile per il datore di lavoro si grida allo scandalo (e non è detto che funzioni).
Guardando le prime in classifica capisco perché i Lego costino così tanto
Siamo 12esimi per il costo del lavoro e 11esimi per produttività nella UE, quindi nulla di assurdo. Alla fine i salari rispecchiano il valore della nostra produzione. [List of countries by labour productivity – Wikipedia](https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_countries_by_labour_productivity)
Però siamo appunto terzi per percentuale di tasse e contributi. Ed effettivamente questo un po’ incide sulla nostra competitività. [Non-wage_costs_(%_of_total),_2022.png (1426×1346) (europa.eu)](https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/images/6/61/Non-wage_costs_%28%25_of_total%29%2C_2022.png)
E puntualmente arriva l’imprenditore che ti dice “costi troppo” nonostante hai un cv di tutto rispetto.
Dopo aver visto proposte da tecnico trasfertista in zona mondo con una ral da 28k non mi stupisco più di nulla
>Per completezza, la percentuale del costo dovuto alle tasse sullo stipendio totale è tra i più alti: [https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/images/6/61/Non-wage_costs_%28%25_of_total%29%2C_2022.png](https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/images/6/61/Non-wage_costs_%28%25_of_total%29%2C_2022.png)
Be’, non mi sembra un dettaglio da poco. È il punto della questione.
Se ho capito il grafico di Eurostat, mi sembra poco rilevante confrontare valori nominali di quel tipo senza considerare la produttività e la fetta che se ne va in tasse.