Universitaria in tenda contro il caro affitti a Milano – Cronaca

28 comments
  1. Stamattina sono capitato su questo articolo.

    Ci sono certe città in Italia in cui gli affitti hanno ormai raggiunto costi osceni rispetto allo stipendio medio. E molti vivono ancora con i contratti “pre-covid” quindi a prezzi, ad oggi, molto economici.

    Nella mia cerchia di conoscenze ho visto aumenti dei costi degli affitti tra il 30 e il 50%, in grandi città italiane, rispetto a 3 anni fa.

  2. Stima.

    Tutti gli studenti dovrebbero avere accesso agli alloggi universitari pagando in base all’ISEE, da zero fino a prezzo pieno.

  3. qualcuno potrebbe dire che i giovani sono choosy, potrebbero vivere nelle fogne se gli affitti sono troppo alti

  4. Ho l’impressione che chi può, aumenta i prezzi perché c’è crisi e questo a sua volta alimenta la crisi. Poi quando si tratta di case o beni alimentari (vedi il caso dell’aumento del prezzo della pasta) non è che le persone possano farne a meno.

    Poi non meravigliamoci se il paese o certe città diventano invivibili se ognuno pianta il suo chiodino sulla bara perché può e perché non vuole perdere un centesimo e nessuno fa niente per vigilare. A sto punto leghiamo anche lo stipendio dei dipendenti all’inflazione, almeno giochiamo tutti ad armi pari.

  5. Università e istruzione pubblica vuol dire anche mettere a disposizione gli strumenti per potervi accedere. L’universita dovrebbe essere una livella sociale, per mettere tutti nelle stesse possibilità, uno studente che deve lavorare mentre solo per permettersi un tetto come può avere le stesse possibilità di chi studia e basta senza doversi preoccupare del lato economico?

    Che le necessità fondamentali come tetto e cibo siano ancora in mano al libero mercato che ha palesemente fallito nel distribuire le risorse (che dovrebbe essere l’obiettivo di una società, distribuire nel modo ottimale le risorse) è assurdo.

    EDIT ho voglia di approfondire un punto:
    La possibilità di arricchirsi, di ottenere più degli altri, come è concepito nei principi del libero mercato non è altro che un’incentivo per le persone per ingegnarsi e trovare metodologie sempre migliori e ottimali, ma non è il fine: il fine rimane sempre la distribuzione ottimale delle risorse e fare stare bene tutti. Nel momento in cui per esistere il ricco deve esistere il povero – e la gente preferisce guardare al profitto del sé singolo a costo di danneggiare il benessere delle altre persone – il sistema ha fallito ed è ora di trovarne altri.

  6. Ma di preciso chi dice che “poteva non andare a Milano!1!1” che problemi ha? Capirei se avesse voluto andare in qualche università privata con rette proibitive, ma cavolo stiamo parlando di una città. Alcune facoltà manco ci sono nell’università dietro casa; e poi parliamoci chiaro Milano offre tanto come possibilità di carriera o perlomeno spunti su cui partire. Vogliamo università per i figli dei papy con i soldi e università per i figli dei poveri cristi? Ma io veramente…

  7. Uno dei motivi per cui non andrò mai a studiare a Milano.

    E non nominatemi il prestigio delle Università meneghine perché un’azienda che mi valuta in base al prestigio dell’ateneo dove ho preso la laurea e non in base alle mie capacità è un’azienda per la quale non voglio lavorare.

  8. già dalla foto, sembra un’altra di quelle cagate alla “prendo il treno da napoli tutti i giorni”

  9. I commenti che vedo in giro sono tutti: ma vai fuori Milano e prendi il treno/autobus. Se vuoi fare la bella vita a Milano sgancia.

    Milano si deve svuotare.

  10. Questo succede quando si crea hype inutile per una citte che è poco più che “mhe”, poi comunque sta alle università trovare un modo accessibile per fare stare i propri alunni, ammesso che vogliano che qualcuno continui ad andarci e che non vadano tutti altrove

  11. Sono d’accordo con la protesta.

    Milano è una città invivibile da questo punto di vista, una città europea che non ce l’ha fatta, dove si sente di più il fatto che sia aumentato il costo della vita ma non gli stipendi.

    Sto aspettando con trepidazione il momento in cui la bolla immobiliare esploderà e gli approfittatori resteranno senza mutande.

  12. Ma uno come dovrebbe sceglierla l’università? Se andare a Milano o Bologna è essenziale per fare carriera, perché stiamo a finanziare tutte le altre università del centro e del sud?

    Cioè, a quale scopo? Che ci vado a fare all’università della Calabria se tanto contano solo Milano Bologna e Torino?

    Io ho fatto triennale e magistrale al centro, e sto facendo il PhD sempre lì. Ho buttato 6 anni della mia vita perché non sono andato a Milano?

  13. Scusate ma non capisco la polemica di sta ragazza, ad esempio ci sono sicuramente un sacco di opportunità di trovare un appartamento verso Crotone.

  14. Ma la bidella che diceva di fare Napoli Milano tutti i giorni ce la siamo già scordata? Continuiamo a credere a quello che ci conferma i nostri bias?

  15. A tutti quelli che si chiedono come mai uno debba studiare per forza a Milano: ci sono certi CdL (specialmente magistrali) molto specifici ed erogati solo da pochissimi atenei in Italia. Il mio per esempio è solo a Milano, Bologna e Roma, tre città notoriamente carissime dal punto di vista degli affitti.
    Senza contare che non mi pare giusto che solo chi ha soldi alle spalle debba potersi permettere di studiare in determinati atenei pubblici…lo Stato o i comuni dovrebbero investire in edilizia studentesca a prezzi abbordabili, in proporzione al numero di studenti di ogni città, specie laddove il mercato immobiliare è drogato a questo modo.
    Il costo della vita a Milano, inoltre, è comunque un problema che riguarda anche altre categorie di persone, che magari davvero non possono scegliere di vivere altrove per motivi lavorativi o familiari. Trovo assurdo che gente che ha comprato casa a uno sputo 30 anni fa debba lucrare così tanto solo perché “il mercato funziona così”.

  16. Solo io, nel 2023, dopo due anni di pandemia, sono rimasto a sostenere che la didattica, così come il lavoro (per quelli in cui è possibile farlo, ovvio) debbano essere obbligatoriamente (per lo studio) e alternativamente (per il lavoro) offerti per via telematica?

    Nel 2023, che cazzo di senso ha essere obbligati a stare in aula se puoi laurearti e seguire le lezioni da casa (nella tua città natale)?

    Poi ovviamente chi dice che manca la “socialità”, ok va bene, allora ti prendi il tuo appartamento e sai che devi spendere ma almeno che le università (obbligatoriamente) e i lavori d’ufficio (facoltativo) offrano possibilità di farlo da casa. Vedi come ti si svuota Milano e ti si abbassano gli affitti.

    E lo dico da proprietario di buco di culo a Milano

    EDIT: per le attività di laboratorio, si possono definire le date e lo studente si prenota per quel periodo un posto in città, in una pensione, airbnb, albergo, buco di culo. Il risparmio sarebbe comunque enorme.

    EDIT2: idem per gli esami, sì alla presenza ma lo studente si prenota un posto in città per la sessione di esami.

  17. Basterebbe scegliere un ateneo pubblico in qualsiasi altra città, salvo corsi esclusivi tenuti a Milano, non c’è alcun motivo di dissanguarsi per colpa della bolla affitti se non per manie di protagonismo.

  18. Triste leggere come per tanti commentatori il problema non siano gli affitti troppo alti e senza senso di Milano. No, il problema è la ragazza che vuole studiare a Milano. Un victim blaming da manuale.

  19. I downvotes dei milanesi trapiantati rosiconi fanno scassare. Adesso sembra che per fare l’università devi andare per forza a Milano. Dovrebbero mettere una tassa per chi fa l’università fuori regione, altro che case per studenti. Può non piacervi ma fare il fuorisede è roba per ricchi.

  20. Ho provato ad instaurare questo discorso coi vecchi su instagram, magari qua è più fruttuoso.

    È così sbagliato che i ragazzi vogliano vivere a Milano e non a 30km di autobus, anche per la vita sociale? Non dico il ” vado a Milano perché c’è vita”, ma se meritocraticamente si entra in un campus prestigioso come Polimi, si dovrebbe anche avere il diritto a vivere una vita serena lì, senza dover chiudersi sui mezzi pubblici.
    Siamo animali sociali, non macchine da lavoro.

    Ho letto addirittura chi si lamentava della sua protesta perchè “ai tempi” anche lui aveva fatto la dura vita del pendolare. Anche io lho fatto, ma non sono sadico e mi augurerei che i miei figli non debbano farlo.

  21. Ma tutti quelli che “vivi a Como/Bergamo/Lodi e fai la pendolare” sono gli stessi che commentano il fondo classifica dell’Italia nei giovani che escono di casa tardi rispetto alla media europea?
    Ma quanto vi brucia il culo se non volete che gli studenti possano vivere fuori sede? Boh

  22. Sento il bisogno di intromettermi perché direttamente coinvolto.

    Quello che molti non capiscono, e mi prendo la briga di cercare di farlo capire, è che fare l’università in presenza (a Milano, nello specifico) è molto diverso dal voler essere cool.

    * “Eh ma poteva andare a Bergamo, non devono andare tutti a Milano”, non ci vuole molto capire che il discorso è generale e la sua proposta non vale solo per i bergamaschi ma per tutti, e chi vuole andare a Milano lo fa per vari motivi, il mio è stato voler frequentare un corso di studio che non è presente in nessun altro ateneo italiano. Ritengo che se uno ha le capacità e la motivazione per un’opportunità, da cui beneficerebbe non solo lui ma poi la società, è giusto che possa seguire le sue aspirazioni, perché quasi sicuramente eccellerà. Se uno è riuscito a passare il test per il Politecnico, forse forse significa che le competenze e la voglia per mettersi in gioco le ha. Se deve diventare l’università dei ricchi o dei Milanesi vuol dire che ha vinto il modello americano, tossico e sbagliato, rispetto al modello europeo.
    * “Eh ma si può prendere casa nella periferia”, ok ma quanto periferia? Un utente faceva notare che col discorso delle ore di treno può addirittura convenire prendere casa a Reggio Emilia. Penso ci arriviamo tutti che se uno che arriva da (per esempio) Pescara prende casa a Reggio Emilia per studiare a Milano, allora c’è qualcosa che non va. Che non sia Reggio Emilia, c’è un limite di tempo di mezzi ragionevole, ma non sembra molto vantaggioso in luce di [questo commento](https://www.reddit.com/r/italy/comments/138gpww/comment/jiyi5q0/?utm_source=share&utm_medium=web2x&context=3) che evidenzia come i mezzi siano peggiorati negli ultimi anni.
    * Legato al punto precedente, il Politecnico ha grossi problemi di spazi per gli studenti, questo significa che se io ho lezione alla mattina, poi 4 ore di pausa e poi altre due ore, quelle 4 ore di buco rischio di vagare senza trovare un posto dove mettermi, mentre essere vicini significa essere sicuri da questo punto di vista. Per esperienza posso confermare che questa cosa mi è stata molto utile stando vicino all’università. Vi sembra strano che non ci siano spazi o che ci siano buchi di 4 ore? Benvenuti al Politecnico.
    * Il Politecnico, università in questione, è un’**università pubblica**, questa penso sia una delle cose più fraintese. Lo IED è privato e la Bocconi è privata, per frequentarle bisogna essere su redditi familiari di tutt’altro livello. Ma il Poli è pubblico e la retta è regolata in base all’ISEE, e ci sono anche diverse agevolazioni che in parte aiutano. Io, ad esempio, non ho dato un singolo euro al Poli.
    * Essere studenti è diverso da essere lavoratori, la necessità di una situazione abitativa studiata per gli studenti, in particolare per le loro tasche, è lampante, e il modello di altri paesi esteri è la prova che è fondamentale. No, le residenze non sono a portata di studenti, spesso costano più degli appartamenti perché sono diventate co-living di lusso con ping-pong, giardini, servizio pulizie e palestra.
    * “Un datore di lavoro serio mi valuta in base alle mie competenze”, spoiler, tutti i datori di lavoro quando vedono il tuo CV se leggono *Politecnico di Milano* o se leggono *Università degli Studi di Chieti* si fanno un parere diverso, il prestigio dell’università è molto importante. Questo perché sanno che mediamente i candidati da certe università arrivano con una certa preparazione e una certa attitudine a risolvere problemi più forte. Questo non significa che chi non ha la laurea a Milano, Bologna o Roma non può trovare lavoro, ma non si può dire che siano tutte equivalenti, altrimenti tutti i siti di ranking universitario non servirebbero a niente. Altro paragone: tra uno che ha la laurea al Polimi e uno che ce l’ha al MIT di Boston, chi preferireste? Anche se nella pratica poi magari è più forte il primo, la nomea gioca la sua parte.
    * Secondo la logica del “puoi sempre fare l’università a distanza” allora non serve nemmeno l’università, tanto viviamo in un mondo perfetto dove *puoi studiarti tutto in autonomia, ai tuoi ritmi e magicamente il datore di lavoro ti troverà e ti valuterà solo in base a quello che hai imparato*! No, non è così: fare **networking** e conoscere persone dell’ambiente lavorativo che ci interessa è più che fondamentale. Le opportunità nascono così, un amico che ti dice che c’è la persona X a un certo evento organizzato dall’università, oppure un tuo amico che è in cerca di qualcuno per fare la cosa Y e grazie a quello conosci le persone W e Z con cui magari inizierai un progetto di successo. Errore gravissimo sottovalutare la potenza del networking, che è certo fattibile da pendolari, ma per esperienza tra i miei amici che si sono persi questi eventi la maggior parte sono proprio pendolari. Devo anche menzionare che dormono 4-5 ore a notte molti di loro? Il dottore lo prescrive di dormirne almeno 8, se proprio vogliamo.

    Mi è piaciuto molto [questo commento](https://www.reddit.com/r/italy/comments/138gpww/comment/jiy30iv/?utm_source=share&utm_medium=web2x&context=3) e voglio riportarne una parte

    >Università e istruzione pubblica vuol dire anche mettere a disposizione gli strumenti per potervi accedere. L’universita dovrebbe essere una livella sociale, per mettere tutti nelle stesse possibilità

    A quelli che vorrebbero cestinare l’argomento perché “il mercato funziona così” dico solo se che il fatto che ci sia un problema è evidente, e pur non avendo le soluzioni in mano noi comuni cittadini, è giusto parlarne perché facciamo vedere la nostra preoccupazione a riguardo e le soluzioni ci penserà chi di dovere a trovarle. Senza di lei non saremmo qui a parlarne, il suo impatto è già stato più che forte.

  23. Secondo me il problema è generalizzato e diffuso. Vedo dai commenti che c’è consapevolezza e capacità di analisi (a parte i soliti schiavi che la criticano perché non fa’ la pendolare). La sintesi è questa: rivoluzione “dura e pura”, come in Francia (e magari peggio).

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