Un salario minimo per i lavoratori e per l’economia

15 comments
  1. >«Negli ultimi trent’anni i salari reali in Italia sono calati del 2,9%, mentre in Germania e in Francia aumentavano di circa il 30% ([dati Ocse](https://stats.oecd.org/)). I working poor, coloro che nonostante un regolare contratto non riescono a uscire dalla povertà, rappresentano l’11,8% dei lavoratori italiani ([dati Eurostat](https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=EU_statistics_on_income_and_living_conditions_(EU-SILC)_methodology_-_in-work_poverty)). I lavoratori a termine, i cosiddetti precari, sono stabilmente sopra ai 3 milioni, dopo aver raggiunto il massimo storico nel marzo 2022 (3 milioni 175 mila contratti a termine, fonte [Istat](https://www.istat.it/it/files/2023/03/Mercato-del-lavoro-IVtrim-2022.pdf)).
    Per quanto riguarda i giovani, sono sempre più quelli che emigrano (la mobilità giovanile è quasi raddoppiata negli ultimi 15 anni [secondo la fondazione Migrantes](https://www.migrantes.it/rapporto-italiani-nel-mondo-migrantes-la-rappresentanza-e-i-comites/)) così come i Neet, coloro che non studiano, non lavorano e non seguono alcuna formazione, pari a circa 3 milioni nella fascia 15-34 anni ([dati Istat ed Eurostat](https://actionaid-it.imgix.net/uploads/2022/11/NEET-tra-disuguaglianze-divari_REPORT.pdf)).

    >Secondo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni il salario minimo “rischia di creare condizioni peggiori per i lavoratori di quelle che hanno oggi”: a partire da alcuni dati sul mercato del lavoro italiano, in questo si dimostra mostrare perché non è così.

    Sicuramente un articolo che fa chiarezza sul tema e che finalmente non lascia dubbi su come il salario minimo non solo sia utile ma doveroso e necessario, visto che il nostro paese rischia di sprofondare in una nuova recessione.

    >Ma perché il salario minimo non fa bene solo ai lavoratori ma a tutta l’economia? Perché nel mercati del lavoro le imprese hanno il potere di fissare i salari al di sotto dei livelli concorrenziali. Le imprese operano cioè in un [regime di monopsonio](https://it.m.wikipedia.org/wiki/Monopsonio), in cui possono comprimere i salari perché sono l’unico compratore del fattore lavoro di fronte ad una vasta offerta. Imponendo salari particolarmente bassi, le imprese monopsonistiche sopravvivono a discapito di quelle più sane – e in alcuni casi più oneste – che competono innovando e investendo. L’introduzione di un salario minimo è una leva per far saltare il monopsonio, riducendo il potere delle imprese che competono sui prezzi offrendo salari artificiosamente bassi, e aumentando così al tempo stesso salari, occupazione e produttività.

    >Che cosa dovrebbe fare quindi l’Italia, non solo per ridare dignità e potere d’acquisto ai lavoratori, ma anche per stimolare la produttività e la crescita? Innanzitutto, introdurre un salario minimo per legge di un importo tale da scardinare i monopsoni delle imprese inefficienti che non investono. Tale salario dovrebbe essere applicato a tutti i settori, non solo a quelli dove non è in vigore la contrattazione collettiva. In secondo luogo, occorrerebbe irrigidire il mercato del lavoro, scoraggiando il ricorso ai contratti a termine e incentivando le stabilizzazioni. Tutto questo dovrebbe essere accompagnato da un rafforzamento del potere dei sindacati – ad esempio debellando i contratti pirata – il cui ruolo è fondamentale per aumentare salari e produttività.

    >**Da ultimo, non va dimenticato che buone riforme strutturali di questo tipo possono essere realizzate senza alcun costo per il bilancio pubblico, un fattore certo non trascurabile in tempi di ristrettezze di spesa.**

  2. Il problema del salario minimo è che toglie potere di negoziazione ai sindacati, quindi quando è al governo la sinistra non lo fanno per non scontentarli; e toglie la possibilità di sottopagare tanti dipendenti di piccole attività che son bacino elettorale della destra, quindi quando è la destra al governo non lo fanno per non scontentare le piccole attività.

    E siamo qua a rimetterci tutti.

  3. Non so quanto fosse attendibile però tempo fa lessi un articolo dove era riportato che un lavoratore dipendente italiano, a parità di qualifiche e titoli di studio, prende mediamente circa 15k in meno di un tedesco e 10k in meno di un francese.
    Non so quale sia il costo della vita in quelle nazioni, in Italia è abbastanza alto per esperienza (vivo a Bologna). Uno youtuber italiano che viveva e lavorava a Tokio in un video diceva che rispetto a quando stava a Roma spendeva meno guadagnando decisamente di più, non ricordo però la mansione che svolgeva quindi è un dato che lascia il tempo che trova.

    Ad esempio nel mio campo l’IT gli stipendi italiani sono abbastanza ridicoli.

  4. Attendo con ansia il… Ehm, lo stupidino 🙂 del giorno che tira fuori i minimi dei CCNL per dire che i salari minimi esistono già

  5. Il problema é che mettendo uno stipendio minimo si paleserebbe quanto siano compressi gli stipendi italiani, questo creerebbe problemi sociali non indifferenti perché renderebbe evidente quanto poco sia conveniente seguire certi percorsi essenziali per la societá (in primo luogo le professioni sanitarie, ma anche insegnanti ed ingegneri).

    La soluzione sarebbe alzare gli stipendi di queste figure carenti in modo da non farli scappare tutti nel privato, ma preferiscono buttare i soldi nei superbonus

  6. Di scarsa utilità senza controlli feroci, se no il nero non emerge. Primo lavoratore in nero sgamato, multone. Secondo, chiudi. Idem per l’evasione, che se tante aziende sono ancora sul mercato è solo perché la politica consente loro di usare gli schiavi. Se proprio dobbiamo fallire come Paese almeno facciamolo per bene.

  7. Una volta lessi un libro di una giornalista americana che si era messa a fare lavori in aziende di pulizie per toccare con mano il mondo del lavoro di bassa manovalanza, che è poi quello maggiormente interessato ad un discorso di salario minimo.

    Scriveva che il problema del salario minimo (o meglio lì ci sono le gabbie salariali, e quindi a seconda del luogo ci sono differenti salari minimi) è quello che i quotidiani sono pieni di annunci di lavoro di ditte di pulizie ma tutte le offerte salariali sono in pratica allineate al minimo, e quindi viene fuori una specie di cartello.

    Ecco secondo me il rischio del salario minimo, l’appiattimento verso il basso è garantito. Forse il RdC concede un margine di negoziazione in più per il candidato, da questo punto di vista.

  8. no ma quando mai? non serve proprio il salario minimo.. mica il mese scorso ho lavorato 280 ore per 1640 euro, nono pd

  9. Chiedo **a chi ha studiato economia**: col salario minimo non c’è il rischio di aumentare la disoccupazione? Non sbranatemi, non sto parlando di cosa sia giusto o sbagliato, e comunque anche io penso che sia necessario fare qualcosa per spingere in alto i salari.

    Però mi viene da dire… Se un datore di lavoro ha deciso che può spendere 15 k€ al mese in stipendi, potrà pagare 15 lavoratori a 1 k€/mese. Se però noi decidiamo che lo stipendio minimo deve essere 1.5 k€/mese, per pagare gli stessi lavoratori dovrebbe spendere 22.5 k€ al mese, e non è detto che voglia o possa farlo, dunque magari finisce che ne tiene solo 10.

  10. Il salario minimo in Italia è argomento complesso e rischia di fare più danni che altro.Servirebbe un salario minimo Europeo, con delle leggi europee che vadano a ripianare i costi della vita nei vari paesi.Se nel sud con 1500 euro vivi bene, a Milano ci fai la fame. E non è solo la casa, ma l’auto ibrida obbligatoria, le case che devono rispettare diversi parametri energetici etc etc. Non si può parlare di un salario minimo quando hai uno stato che vive a due velocità, quella europea, e quella del 1960 italiana.

    O l’Europa si mette di punta e dice “Da oggi vi garantiamo lo standard di vita europeo minimo. Salario base 2k, servizi di livello, tasse riproporzionate etc etc ovunque.” oppure parliamo del nulla. Il salario minimo diventa utile o meno in base a dove vivi e paradossalmente è molto meno utile dove in realtà servirebbe. E cioè dove la vita è più cara e fare riferimento ai CCNL vuol dire morire di fame.

    I costi della vita europea non sono quelli della vita di 3/4 d’Italia. O entriamo in tutto e per tutto tutti in Europa, o usciamo e riportiamo Lombardia e affini a costi accettabili in riferimento agli attuali salari medi.

    Comunque un esempio che fa capire bene la situazione attuale è quella degli statali. Guadagnano uguale in tutta Italia, a prescindere dalla provincia. In pratica un dipendente comunale a Milano, o Firenze non fa la spesa, uno a Porto Sant’Elpidio sta bene. E’ normale? No. Il salario minimo sarebbe la stessa cosa.

  11. È inevitabile un contratto minimo per elevare il salario, è nei parametri europei, solo che l’Italia ci sta danzando da troppo tempo tant’é che ci sta costando i consumi interni, investimenti, punti di PIL. Non vi sono altri modi per far riaprtire l’economia se non un salario superiore medio di quello di oggi.

  12. Riscrivo qui la mia risposta ad un commento:

    >Hamburg is **4.4%** **less** expensive than Milan (without rent, see our [cost of living index](https://www.numbeo.com/cost-of-living/rankings_current.jsp)).
    Rent in Hamburg is, on average, **23.6%** **lower** than in Milan.

    Fonti:

    [Dati di Amburgo](https://www.numbeo.com/cost-of-living/in/Hamburg) (Germania)

    [Dati di Milano](https://www.numbeo.com/cost-of-living/in/Milan) (Italia)

    ​

    In Germania non solo in media si gudagna decisamente di più di questo cesso di paese, ma in molti casi la vita costa uguale se non DI MENO.

  13. Il problema non è il salario minimo perché anche se lo mettessero, l’azienda in cui lavori dovrà alzare i costi dei suoi prodotti e servizi e siamo di nuovo punto a capo, il problema è molto più complesso e viene dai nostri governi che per anni hanno rovinato Italia facendo gli interessi non del popolo

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