
Lo scorso 3 Maggio 2023 Vivek Murthy, il responsabile della Sanità a livello federale negli USA, ha dichiarato la [solitudine come nuova pandemia globale](https://www.hhs.gov/about/news/2023/05/03/new-surgeon-general-advisory-raises-alarm-about-devastating-impact-epidemic-loneliness-isolation-united-states.html) affermando, tra le tante cose, che il numero di nuclei familiari composti da 1 sola persona sia circa raddoppiato negli ultimi 50 anni nella nazione.
Questo fenomeno, nondimeno, non risulta essere circoscritto solo agli Stati Uniti d’America ma a un po’ tutto il mondo, come studiato e affrontato in questo lungo e dettagliato articolo intitolato [Loneliness and Social Connection](https://ourworldindata.org/social-connections-and-loneliness).
Per alcuni la solitudine potrebbe sembrare un problema banale, tuttavia esistono studi che sembrino trovare [una correlazione tra solitudine e morte precoce](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25910392/), nonché [solitudine e salute in generale](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31963427/).
La solitudine è un disagio che una persona percepisce non solo in base a quante persone ha vicino a sé ma anche in relazione a quanto si sente apprezzato, stimato e compreso dagli altri.
È possibile identificare 3 tipi di Solitudini: Intima (mancanza di partner), Sociale (mancanza di amici), e Collettiva (mancanza del senso di comunità): queste possono comportare una profonda sofferenza.
Questo disagio è più avvertito dalle nuove generazioni: un sondaggio recente sembra confermare che [ogni nuova generazione si senta sempre più sola](https://today.yougov.com/topics/society/articles-reports/2019/07/30/loneliness-friendship-new-friends-poll-survey) rispetto a quelle passate; e sempre rispetto al passato, secondo un altro studio [il numero di amici stretti per ogni persona è mediamente diminuito](https://www.americansurveycenter.org/why-mens-social-circles-are-shrinking/).
In questo thread io non mi soffermerò sulle cause e le conseguenze, e nemmeno sulle soluzioni, di questi fenomeni bensì sullo specificare che le persone che soffrono di solitudine non possono essere solo ed esclusivamente oggetto di [Victim Blaming](https://it.wikipedia.org/wiki/Colpevolizzazione_della_vittima): eccezioni a parte, la solitudine è figlia di numerose condizioni, non tutte controllabili dal singolo individuo.
Fin troppi cadono, involontariamente o meno, nella [Fallacia del Mondo Giusto](https://it.wikipedia.org/wiki/Ipotesi_del_mondo_giusto): “chi fa del bene e si impegna va avanti, chi fa del male e poltrisce rimane indietro”. Questa, soprattutto nelle relazioni sociali dove non è la meritocrazia a farla da padrone quanto più un’esistenza di interessi reciproci, non può e non deve essere l’unica discriminante.
Chi accusa di soffrire di solitudine viene spesso bollato, sia online che offline, come una persona incapace di comunicare in alcun modo e incapace di pensare alla cura di sé: quante volte alla frase “Ho pochi amici e nessun partner” si legge la risposta “Sei sicuramente tu il problema, probabilmente non sai interagire con l’altro e hai poca igiene”, immaginando l’utente come una sorta di abominio incapace di stare al mondo e invitandolo ad andare dallo Psicologo come panacea di tutti i mali quando il problema non è esclusivamente individuale ma anche sistemico, buttatolo in una “Spirale di Automiglioramento Personale” che non è mai veramente abbastanza solo fino a quando non ottieni un risultato, la cui certezza è difatti non garantita.
Andare dallo psicologo, lavorare sulle proprie insicurezze, curarsi fisicamente e coltivare passioni sono cose che aiutano ma non ti garantiscono nessuna certezza e chi non ha amici o partner non è detto che non li abbia perché non ha già fatto quanto appena detto: non si deve cadere nella fallacia, prima citata, che “chi sta da solo ha insicurezze e chi ha tanti amici non le ha”, quando magari ciò che manca davvero è l’opportunità: diverse per tutti e dipendenti da innumerevoli variabili.
Tutto questo thread risponde dunque all’osservazione poc’anzi detta: la solitudine si sta, purtroppo, lentamente normalizzando, e non è relegata a quelli che una volta venivano etichettati come “sfigati che non parlano e non si lavano, con strani modi di fare e comportamenti insopportabili”.
La realtà non è quasi mai bianca o nera ma una scala di grigi.
31 comments
Probabilmente c’é sempre stata solo che ora la gente ha più tempo per fare ricerche su queste cose, come molte altre che ancora non si studiano.
Non so se è un caso, ma ieri uno dei canali YouTube che seguo ha condiviso proprio un [video sulla solitudine ](https://youtu.be/al89tJtHzGo) dove spiega bene o male quello che scrivi tu.
Che dire, concordo.
[Video](https://www.youtube.com/watch?v=n3Xv_g3g-mA) di Kurzgesagt a riguardo
Un tizio sul reddit di tinder ha mostrato tipo le sue statistiche: su un totale di 300.000 swipes ha avuto una manciata di appuntamenti, non necessariamente fruttiferi.
Partiamo da questo, da come sia possibile essere normali ed avere possibilità millimesimali di interagire con l’altro sesso.
Il problema é considerare la solitudine come un problema.
Mancanza di opportunità/occasioni di incontro, maggiore diffusione e normalizzazione dell’egoismo, competitività spinta, mancanza di cura verso l’altro, specialmente da chi ha potenzialità di agire, mancanza di tempi utili per la socialità e normalizzazione del non sacrificio/non affrontare problemi portano allo sviluppo di legami non forti e il resto viene da sé.
Pandemia o strategia commerciale?
Boh, è una statistica che lascia il tempo che trova, se poi come riferimento prendono il nucleo famigliare è una vaccata pazzesca. Io vivo da solo ma ho una vita sociale 10 volte più attiva dei miei coetanei sposati con figli e con mogli divorziate da mantenere. La verità è che vivere da soli è un lusso che pochi possono permettersi nelle grandi città, quindi la gente si accoppia come capita giusto per coprire le spese.
Io ho notato una differenza anche online: 10 anni fa era più facile incontrare persone nuove.
Oggi sembra che qualunque contatto sia effimero, qualcosa che dura il tempo di una interazione, e poi si sparisce nell’oblio per sempre.
la solitudine non é stare da soli, la solitudine é l’assenza di significato.
Sarà diversi decenni che ogni singolo movimento culturale, in un modo o nell’altro, a spinto sempre di più verso l’egoismo ed il cinismo. E non sono nati dal nulla, visto che forse 2/3 dei proverbi antichi si riassumono in “chi pensa per se è più furbo”
Niente di inaspettato
[deleted]
Anche i social network hanno CONTRIBUITO (non causato). Pensavate davvero che il mondo non sarebbe cambiato quando le persone trovarono un modo più comodo di sentirsi parte di comunità gigantesche e di comunicare con gli altri? Anche la qualità delle relazioni è stata intaccata.
Penso che forse questo possa aver diminuito la motivazione a cercare all’esterno relazioni sociali di valore.
Penso che questo possa aver causato un circolo vizioso in cui c’è di mezzo anche l’alienazione e la degradazione dei rapporti umani a scambi utilitaristici (in linea generale).
Ps: OP ma da qualche parte il signolo deve ripartire. Anche se è sistemica non posso aspettare che magicamente si risolva qualcosa da solo. Per cui ben venga lo psicologo, la palestra, il miglioramento personale e lo sfruttare qualsiasi mezzo per migliorare la propria situazione
Io ho provato un casino di robe: corsi di lingue, balli, volontariato, parapendio, un club di giochi da tavolo, gruppi di escursionismo, etc.
Ci sono quasi solamente over 45
A sto punto inizio a pensare che non sia solo a causa della popolazione che invecchia. È proprio che “i ggiovani” non socializzano più, non sanno più fare. Ho 3 gruppi di amici separati e GUAI ad invitare nuove persone alle uscite. Al massimo i findanzati. Ogni nuovo arrivato sta sul cazzo a metà del gruppo a pelle, quindi dopo la prima uscita niente. Forse perché la gente si sente subito in competizione, in qualche modo.
Bel post
Argomento senza dubbio interessante, che sono sicuro sociologi e antropologi studieranno sempre di più.
Per quanto mi riguarda, sono curioso degli aspetti socio-politici che ci sono dietro, come per esempio:
* Qual è l’impatto della rimozione sistematica di qualsiasi luogo di aggregazione che non sia orientato al consumo.
* Qual è l’effetto della monetizzazione e commercializzazione di ogni attività e interazione umana possibile immaginabile.
* Qual è l’effetto di una società orientata al consumo individuale, che in generale pone come obbiettivo di ciascuno il soddisfacimento di bisogni puramente personali.
* Infine, qual è l’effetto di quello che generalmente viene definito “tenore di vita”, che spesso vuole semplicemente dire “$ di reddito disponibile”, sui legami sociali e indirettamente sulla felicità delle persone.
Per parlare di un aneddoto triste ma significativo, un mio collega Nigeriano ha perso un figlio qui in Estonia. Sono andato a trovarlo a casa sua e ho trovato la porta aperta e 20 persone dal Kenya, dal Senegal etc. che semplicemente erano andate a casa sua e avevano spontaneamente fatto la spesa, preparato cibo, etc. Mi diceva che questa è una cosa normale in Africa (da notare – Africa, non Nigeria), e io capisco che ci sono differenza culturali e senza dubbio non voglio neanche idealizzare niente, però mi rendo conto che non riesco neanche a immaginare un senso di comunità del genere in alcuna società Occidentale oggi. Forse, in qualche paesino o periferia, luoghi appunto che sono spesso (più) poveri, si arriva a qualcosa di simile.
Una cosa simile la osservo anche confrontandomi con la generazione precedente, oggi è raro (per quella che è la mia esperienza e per fare un esempio) anche solo conoscere i vicini di casa (specie nelle città), senza parlare di fidarsi tanto da lasciare chiavi di casa o cose che per la generazione precedente alla mia erano piuttosto normali.
Tutto ciò per dire che per quanto non sono un sociologo e non ho chissà quale tesi formate al riguardo, ho l’impressione che il modo in cui la società si è evoluta, e in particolare la tendenza al consumismo e all’individualismo ha avuto un impatto enorme sulla capacità di interagire con gli altri e sul senso di comunità.
Se qualcuno ha qualche libro o risorsa da consigliare al riguardo, sarebbe molto interessante.
Se così tante persone si sentono sole eppure non riescono a stare insieme, evidentemente il problema si trova su un altro piano
E’ importante riconoscere quanto la solitudine sia diffusa al giorno d’oggi.
Quello dell’articolo riportato, *Loneliness and Social Connection*, pare un piano di azione valida. Almeno su carta.
Riguardo al punto 5: leggevo uno studio l’altro giorno, uno dei tanti, ma che ha in qualche modo toccato alcune corde in me: [sembrerebbe che il cervello delle persone che si sentono sole lavori in maniera differente.](https://bigthink.com/neuropsych/lonely-brains/)
Quello che ha senso per me è il fatto che ci sono stati periodi in cui uscivo in continuazione e conoscevo una massa davvero grande di gente. Ma mi sentivo vuota e sempre sola.
Dopo aver passato dei periodi di totale isolamento posso dire che la sensazione di solitudine era esattamente la stessa.
Insomma è un problema delicato, la solitudine provoca un dolore difficile da descrivere.
La soluzione, o perlomeno il suo contenimento, di certo risiede in una analisi e strategia a 360°.
Credo sia un problema molto accentuato in paesi avanzati, specialmente in Italia, dove un sacco de gente con mente provinciale, appena si trova a fare conoscenza fuori dalla proprio cerchia si sente minacciata.
Ho vissuto parecchi anni in America latina e tendenzialmente questo problema non esiste.
Spiaze.
La solitudine è brutta mi lascia un senso di vuoto dentro di me, vorrei solamente ritrovare il un senso a tutto ciò
[Ieri ho letto questo articolo su Wired](https://www.wired.com/story/doug-rushkoff-survival-of-the-richest) che da una discreta panoramica sulla questione, sintetizzando: se a fine anni 90 credevamo che internet avrebbe aiutato le persone a connettersi socialmente (e, a conti fatti, per una quindicina di anni ha aiutato per lo meno il sottobosco di persone con passioni “non pop” a condividere le proprie passioni nelle community) ora viviamo con una sorta di nostalgia di un futuro che non si è mai realizzato, dove il sogno di ambienti virtuali liberi è diventato una pletora di brevi video che fagocitiamo annullando le nostre capacità di concentrazione su piattaforme studiate appositamente per tenerci incollati allo schermo il più possibile.
Se nei primi duemila stavi su internet la gente comune ti dava del nerd coglione asociale, ora se non ci sei sembra quasi che tu non appartenga alla vita sociale.
9/10 ciò che si posta è un ritratto artefatto della propria vita nel quale si mostra una versione iper felice della nostra esistenza, mancando di comunicarne però anche le altre sfaccettature.
Non entro più di tanto nel merito perché son vecchio e perché a una certa della mia vita ho diciamo “svoltato” nelle capacità sociali pur partendo da una base terribile sia fisicamente e culturalmente e a causa di un trasloco imposto in piena adolescenza, giusto per dire che è stato una delle cause per cui ho la terza media.
Mi rendono ero conto che , a parer mio, son gli stessi genitori spesso a non far capire che la vita va presa in modo poi leggero e che tutta la pesantezza sociale che impongono alla fine crea persone che faticano a relazionarsi, quindi si chiudono in se stesse per paura di sbagliare e quindi poi non hanno le basi , che si dovrebbero fare da giovani, per socializzare.
La cosa è acuita anche dalla facilità di connessione attuale. Si è soli in mezzo a tutti e si riesce a fare finta di avere relazioni sociali anche quando non è così.
Inoltre la stessa possibilità di connessione fa si che ci si isoli con una facilità disarmante.
E molto usano questa cosa come corazza, è un sistema che si autoalimenta.
> È possibile identificare 3 tipi di Solitudini: Intima (mancanza di partner), Sociale (mancanza di amici), e Collettiva (mancanza del senso di comunità)
Bene che sia inclusa anche l’ultima, mi sembra che quasi nessuno ci faccia caso.
Io sono sposato, ho amici, e meno male. Ma la mancanza di una comunità la sento lo stesso.
Sicuramente parte del problema è stato il vortice delle esperienze all’estero: due anni qua, tre anni là, barriere linguistiche e culturali, dover sempre ricominciare da capo.
Ma pure ora che sono tornato in Italia… In campagna di gente nella mia fascia di età non ce n’è tantissima, e quella che c’è è sparpagliata su vari comuni. Ci si incontra lo stesso, ma va comunque organizzato. Mi manca di poter portare i bambini ai giardini e fare due parole con gli altri genitori, perché ai giardini non c’è quasi mai nessuno. Mi manca la possibilità di dire “faccio un salto al bar e vedo chi c’è”, perché non c’è nemmeno il bar. In paese conosco sì e no tre persone. Due anni che vivo qui, e mi sento un estraneo.
A volte quando vedo alla finestra che ci sono le mie due vicine ultra-ottantenni sedute sulla panchina, ne approfitto per potar fuori la spazzatura così faccio due parole con loro.
Mi capita ogni tanto di pensare che mi piacerebbe fare qualcosa in prima persona, creare un luogo di aggregazione, ma a parte che sono povero sia di soldi che di tempo libero, non saprei nemmeno da che parte cominciare.
Joke’s on you: ho una ragazza, un lavoro appagante e ben remunerato, faccio workout 4 volte a settimana, sono in terapia da due anni e mi sento ancora depresso e solo come un cane :^)
Molto interessante, grazie per il post! Una cosa a cui penso molto è se il ruolo delle relazioni online può esacerbare la situazione. La mia impressione è che essi danno come primo impatto l’impressione di essere risolutivi della solitudine perchè “hey sono in contatto quando voglio con centinaia di persone di tutti i tipi!” ma dall’altro il nostro cervello anche se ci sforziamo non accetta queste relazioni come reali perchè si aspetta tutta una serie di cose tipo il contatto fisico che non gli vengono fornite
Immagino sia vero anche se vorrei capire come sono condotti questi studi a chi contattano per chiedere queste informazioni?
Comunque per fortuna sono lontano da questa situazione mi trovo più che altro a dover gestire mille impegni sociali diversi che pure diventa stancante ad una certa.
Ma non è sempre stato così? Mi pare che le relazioni superficiali siano un must per la nostra razza e la cosa si è acuita perché oggi come oggi siamo 8/9 miliardi di individui sul pianeta.
Spero che questo non sia victim blaming, ma è così praticamente da sempre.
Grazie al cazzo, veramente la solitudine aumenta? In una societa’ in cui tutto e’ basato sull’individuo? In cui ci si sposa e si divorzia per un si e per un no? In cui la gente non esce piu e interagisce unicamente tramite telefonino? In cui roba come “onlyfans” e’ diventato mainstream?
Nooo… Chi l’avrebbe mai creduto! Ma dai!
>In alcune nazioni come Giappone e UK la situazione è stata presa talmente sul serio da creare dei veri e propri “ministeri della solitudine” incaricati di studiare soluzioni al problema.
Qui una interessante puntata di [CRASH – La chiave per il digitale: Un chatbot contro la solitudine?](https://megaphone.link/MNTHA2509593710) che cita cause e fonti. Sembra sia un fenomeno partito dagli anni ’70.
Tra i vari fattori che potrebbero aver provocato questa epidemia di solitudine mi colpiscono quelli ambientali:
* abbandono delle campagne a favore di città sempre più dispersive
* la scomparsa dei negozi di prossimità in favore di grandi e anonimi centri commerciali
* l’architettura urbana “ostile”
In quest’ultimo punto ci vedo molte delle scelte urbanistiche fatte a favore più del traffico veicolare privato che delle persone, limitando le possibilità di interazione sociale casuale. Elementi come parchi, panchine, chioschi, mercati, portici, piazze, vie pedonali hanno sempre avuto una grande importanza nel favorire interazioni, conversazioni, scambio di idee, tanto che alcuni campus universitari riproducono l’architettura urbana europea per favorire l’incontro tra studenti e ricercatori (scusate, non trovo la fonte).
Su r/WalkableStreets si parla molto di questi temi, e averne consapevolezza può determinare le scelte politiche, anche locali.
Mi sembra ovvio che una società di Figli Unici sprofondi nella solitudine. Era scontato, era già scritto. Bastava leggere l’EULA.
Se è vero che la politica è espressione della società la cosa non mi sorprende. Siamo una società molto divisa. E non solo in Italia. In America per dire stanno messi molto peggio a conflittualità sociale (Almeno per la percezione che ho io, che l’America la vedo solo su internet).
Guarda l’ascesa che hanno fatto le destre estreme negli ultimi dieci anni, guarda come si è incattivita la sinistra
So benissimo di cosa parlo. E so benissimo il percorso che serve per uscire da tale problematica.