Davanti ad una assemblea gremita di industriali, Macron ha detto da che la Francia si è deindustrializzata più di altri paesi europei: “C’è stata una scelta quasi ideologica per dire all’industria che questi non sono buoni lavori. Meglio essere un Paese di servizi e di turismo. Dalla fine del 2000 fino all’estate del 2017, abbiamo perso quasi un milione di posti di lavoro nell’industria. Ciò che abbiamo scoperto a nostre spese è che questo trascina l’intera economia verso il basso, perché quando l’industria se ne va, se ne vanno i servizi annessi e se ne vanno le amministrazioni che restano a tenere un territorio”.

13 comments
  1. No shit, Sherlock

    La Francia non è l’UK, una economia basata solo su finanza e servizi se la possono permettere in pochi. (e quel percorso l’UK lo iniziò ai tempi della Thatcher, non è un cambiamento a breve termine)

    > MACRON CHIEDE UNA PAUSA ALL’EUROPA
    > Dopodiché, Macron ha chiesto esplicitamente una pausa alla produzione normativa di Bruxelles: “Chiedo una rottura normativa europea. Ora dobbiamo eseguire. Non dobbiamo apportare nuove modifiche alle regole perché perderemmo tutti i giocatori. Siamo avanti rispetto a Cina e USA su queste normative. Quindi abbiamo bisogno di stabilità. Ora, dobbiamo accelerare le implementazioni […]. Implementiamo ciò che abbiamo deciso, ma smettiamo di aggiungere altro ogni giorno”. Dunque, per il presidente francese per il momento può bastare. In questa richiesta di stop covano un paio di retropensieri. Il primo è che effettivamente l’onerosità e i costi dei regolamenti già approvati è tale per cui ulteriori carichi rischiano di fare deragliare il treno della crescita e di contraddire il mantra della re-industrializzazione, pronunciato davanti agli industriali. Il secondo è che le elezioni europee non sono distanti (manca un anno) e l’elettorato francese ha già dimostrato di non gradire gli interventi intrusivi sul proprio stile di vita, che si parli di prezzo della benzina o di pensioni. Macron può muoversi con procedure parlamentari forzate e sedare le rivolte di piazza con la polizia, ma non può manganellare gli elettori. Non tutti, almeno.

    Lo stop ai veicoli a CI del 2035 si allontana ulteriormente, ma era largamente prevedibile.

  2. Quella della deindustrializzazione è stata una scelta europea quasi unanime, la maggior parte delle grosse produzioni si sono spostate in paesi dove la manodopera (e norme di sanità, sicurezza e diritti del lavoratore) era di ordini di grandezza meno costosa.

    Non è solo la Francia ad essere del pantano.

    Detto questo Macron, tra la svendita di Alstom agli americani (che si sono presi i segreti industriali), l’inazione verso il mondo della finanza (a cui appartiene) e il suo progressivo allontanamento da qualsiasi forma di democrazia, anche solo di facciata, dovrebbe rimanere in silenzio e pregare di non farsi decapitare dalla folla come da tradizione locale.

  3. >Ma c’è un punto, devi produrre più ricchezza e abbiamo creato un enorme differenziale. Se prendo il PIL pro capite, abbiamo un differenziale di 10 punti rispetto ai nostri vicini tedeschi, 12 punti rispetto ai nostri vicini olandesi. La spiegazione è la deindustrializzazione. Non è sostenibile in relazione al nostro modello sociale, in relazione alle nostre finanze pubbliche e non è sostenibile in termini di commercio estero.

    A parte che i Paesi Bassi sono una delle economie piú terziario-centriche e meno industrializzate in UE (c’é anche la famosa sindrome olandese dalla quale non si sono mai ripresi), mica sta scritto da qualche parte che se reindustrializzi diventi come la Germania. Puoi anche diventare come il vecchio Regno Unito che faceva pena, o come la vecchia Italia che andava avanti facendo diventare la lira carta straccia e aveva continue crisi nella bilancia dei pagamenti. Mi pare un po’ troppo semplicistico

  4. Distruggere l’industria è la strategia di punta dell’UE, visto che inquina.

    che senza l’industria non si vada da nessuna parte lo sanno pure i muri, tranne gli ecologisti che ci governano e, ovviamente, quelli più furbi che li votano.

  5. Beh’ pero’ non e’ lo stato che sceglie, sono le imprese che sono andate dove era più’ conveniente per loro ad esempio in CINA che adesso e’ diventata la cattivona vero? Non era questa la GLOBALIZZAZIONE BELLEZZA? Comunque ricordo che negli anni 90/’00, cioè’ nel momento della più’ sfrenata delocalizzazione di imprese, se provavi a dire che la cosa avrebbe comportato problemi nel lungo periodo (oltre all’ovvio fatto di indebolire la capacita’ contrattuale dei nostri lavoratori) ti tacciavano di essere un NO-GLOBAL COMUNISTA. Questa era l’aria che si respirava all’epoca…

  6. Marcon ha scoperto le Leggi di Kaldor.

    1. La crescita del reddito nazionale, dipende dal tasso di crescita della produzione manifatturiera.

    2. Il settore manifatturiero è l’unico i cui rendimenti di scala sono crescenti.

    3. La produttività del settore manifatturiero dipende dal tasso di crescita del settore stesso e, dunque, dal trasferimento di occupazione dagli altri settori a quello manifatturiero.

    L’ideologia neoclassica della Terza Via — di cui: Blair, Macron, Renzi, Gentiloni (per citarne alcuni) sono esponenti — ci ha convinti che potevamo essere un paese di servizi e di turismo, mentre in 20 anni (dal 2001 al 2021) la Cina ha eroso tutto il divario produttivo con i paesi G7.

    NB: quelle di Kaldor sono “leggi” (o meglio evidenze) econometriche.

  7. Mha, sbaglierò ma buona parte della delocalizzazione è stata scelta dagli imprenditori per arricchirsi a spese altrui.

    Sfruttando manodopera all’estero molto meno costosa, han tenuto gli stessi (o più) alti margini di guadagno.

    Il popolo (passatemi il termine) ha perso posti di lavoro senza nessun vantaggio, ha perso anche relativo introito da tassazioni, gli imprenditori si sono arricchiti maggiormente.

    Non sono scoperte, sono banalità…

  8. “UE e globalizzazione saranno la nostra salvezza”….sta ceppa, siamo con le pezze al culo grazie a questi.

  9. Che cosa dovremmo dire noi allora? Noi siamo stati comprati da tutti, di italiano c’è rimasto solo il nome 🙁

  10. Salve, sono francese e non parlo italiano, ma grazie alla tecnologia (e in particolare a DeepL in questo caso) posso parlare con voi, nella speranza che sia comprensibile. Trovo questa conversazione estremamente interessante, e sono d’accordo sul fatto che il trasferimento sia stato un grosso errore. Facendo l’avvocato del diavolo, penso che in un mercato totalmente aperto, le aziende non abbiano avuto altra scelta se non quella di puntare sul più economico, con meno diritti del lavoro e standard ambientali. O delocalizzavano o morivano. Ma questo ci mette oggi in un mare di guai, ovviamente.

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