Lo sfruttamento dei rider si regge anche sui “bot”

3 comments
  1. “La mattina del 27 novembre aprì il programma, entrò con il riconoscimento facciale”

    Nel 2019 glovo ancora non aveva il riconoscimento facciale che comunque è stato solo provato recentemente e poi abbandonato.

    “programma che si aggancia a Glovo Courier e prenota in maniera automatica le fasce orarie prima che lo facciano gli altri”

    Questa è una leggenda metropolitana che circola tra i rider, non c’è nulla di vero.

    “programmi a pagamento che consentono di aggirare l’algoritmo e ottenere più consegne”

    Altra leggenda.

    Il caporalato invece è vero ma non come lo descrive l’articolo, è molto più semplice: tizio affitta il proprio account a un irregolare.

    “Deliveroo non applica la graduatoria ai rider. Ha cambiato dopo che il 31 dicembre 2020 il tribunale del lavoro di Bologna, accogliendo un ricorso presentato da vari sindacati, ha giudicato l’assegnazione delle consegne in base a un punteggio come un comportamento discriminatorio nei confronti dei rider. Ora Deliveroo utilizza un sistema aperto, fondato sul cosiddetto free login”

    Deliveroo ha introdotto il freelogin non perché gli è stato imposto dal tribunale ma semplicemente perché lo aveva già in uso in Inghilterra da qualche tempo; inoltre deliveroo non ha mai avuto un sistema di ranking quindi la sentenza non ha cambiato proprio nulla.

    Poi il resto dell’articolo lo leggo più tardi

  2. Come al solito, parole a caso tanto per fare un articolo.

    Uno legge le condizioni contrattuali e accetta o meno di fare il lavoro. Non c’è alcun tipo di sfruttamento.

    C’era agli albori quando la professione non era ancora stata regolamentata.
    Ora lo è ed uno può scegliere o meno se accettare l’incarico.

    Dovete piantarla con sta credenza ridicola che se le condizioni di un contratto non ci soddisfano, allora ci stanno sfruttando. Non firmatelo e non rompete il cazzo al prossimo.

  3. Sono sostanzialmente d’accordo con Limortaccivostri, conoscendo una persona che lavora tutti i giorni con la piattaforma (e che mi aveva girato l’articolo e i suoi commenti già stamattina), si tratta del classico caso di giornalista che ricama su cose che non conosce, puntando al sensazionalismo e verificando poco.

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