Ennesimo chef stellato incolpa i giovani se non trova lavoratori disposti a lavorare per lui

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  1. Sempre più spesso saltano fuori articoli in cui questa nicchia molto specifica, gli chef stellati, si lamentano della carenza di lavoratori. Al di là del fatto che pretendere che qualcuno faccia sacrifici per la tua impresa è ridicolo, non sarà anche una questione di domanda e offerta? Se i profitti sono così bassi, non si porranno il dubbio che forse la clientela abbondante (così come i lavoratori) non è qualcosa di dovuto, solo perché sono chef stellati?

  2. Mi triggera un sacco la cosa del “la gente non vuole lavorare nei weekend”

    Lavoro nel commercio/GDO da secoli, per 5/6 anni ho fatto pure colloqui, mai capitato che qualcuno si tirasse indietro quando si parlava di weekend

  3. Possibile che tutta sta gente nel commercio non abbia ancora capito la regola base.

    Se offri un bene/servizio a determinate condizioni e nessuno lo accetta vuol dire che le condizioni non sono consone.

    Se vedo le goleador a 10 euro col cazzo che le compro. Se vendo le goleador a 10 euro col cazzo che le vendo.

  4. >Noi offriamo lavoro e delle esperienze belle: chi lavora con noi è ripagato non solo con lo stipendio, ma anche con tante soddisfazioni personali.

    Tutto molto bello, ma con le soddisfazioni non si mangia

  5. Vorrei ribaltargli la domanda chiedengogli: “Come mai nella sua carta vini non è presente nessun Valdobbiadene o Asolo DOCG?”.

  6. Beh nelle cucine di tutto il mondo ci lavorano ormai immigrati. Vale per Londra, vale per Berlino, vale per l’Italia. Pensare che questo sia un problema legato alla penisola è ridicolo.

    A parità di paga è ovvio che qualcuno non voglia lavorare i weekend e probabilmente può anche esser vero che non sia sostenibile dare stipendi più alti perché non c’è margine. Che si ripensi al settore della ristorazione di lusso (che mi sembra la più colpita dal problema) e si trovi una soluzione.

  7. Ripensare la cucina, o mensa per lavoratori (mediata da agevolazioni fiscali) o piccoli progetti di ristorazione slow food, con retribuzione fair e costi commisurati (quindi alti). Terza via, riduzione orario di lavoro e si re-impara a cucinare.

  8. Dai che sto settore marcio della ristorazione di lusso, sottoinsieme di quel settore già marcio che è la ristorazione, schioppa male.

    Ho una bottiglia buona da parte per quando succederà, una di quelle bottiglie per cui faticano a trovare personale che le conosca

  9. ma se loro pagano in soddisfazioni, posso andare al suo ristorante, mangiare, e pagarlo in soddisfazioni invece che denaro?

  10. >«Gli effetti della pandemia si vedono nel modo di gestire diversamente gli orari di lavoro, ma credo anche che questi ragazzi non vedano all’orizzonte il loro futuro. Se una volta, dopo una dura gavetta, aprire un proprio locale era un sogno fattibile, oggi è tutto molto più complicato. Ma è una crisi a cui dobbiamo trovare delle soluzioni».

    Eppure nell’articolo lo chef risponde e spiega quale sia il problema. Un giovane potrebbe decidere di fare la gavetta per un certo periodo di tempo, lavorando nel weeken e prendendo pochi soldi, ma lo fa per un periodo limitato e solo se ci cono prospettiver di crescere e mettersi in proprio.

    In questo momento, visti i problemi nella ristorazione in genrale e nella ristorazione di alto livello in particolare, un giovane non vede prospettive e quindi va su altri settori.

  11. Interessante la correlazione con le sempre più evidenti lamentele sull’enorme diffusione dei vari ristoranti “Braceh”, “Rossa”, “Al Braciere” con i famosi hamburger a 25 €, le birre da Saltimbello sul Pirulo, la mozzarella di vacca allevata col massaggiatore clitorideo e la mise en place fatta di tovaglietta di carta e posate imbustate.

  12. Secondo me il problema é tutt’altro. Durante il periodo Covid moltissimi lavoratori del settore ristorazione hanno cercato e trovato altre alternative di lavoro. Una volta terminata la crisi pochi sono tornati alla ristorazione, avendo spesso trovato un lavoro fisso con 8 ore al giorno. Perché tornare in un settore dove la giornata lavorativa è spezzata, tra lo shift pranzo e scena, e sopprattutto ti prende dalle 10 alle 12 ore della tua giornata. Spostamento non incluso.
    Ci vorrà qualche generazione per rimpiazzare il personale qualificato perso.

  13. Ennesima riprova che il mondo della ristorazione è eticamente marcio, vivono in un mondo parallelo.

  14. > «Per i stipendi, tutto dipende del ruolo. Un sous-chef può superare i 2mila euro, un Chef de partie anche 1600 ed un commis, l’aiuto cuoco, ottenere 1200».

    Stipendio da cassiere/impiegato di una ditta qualsiasi per lavorare in una delle aziende che dovrebbe essere top nel suo settore e, come da regola di quel settore, fare orari di merda ed essere sempre a lavorare quando gli altri si divertono (per non parlare di bullismo e nonnismo spinti, abuso di alcol e stupefacenti per starci dentro e tante altre belle cosine). E pensa che questi siano stipendi buoni, anzi da far gola. Ma lol.

    > Al Nostrano cerco di far stare bene i miei ragazzi e penso di pagarli abbastanza bene anche se vorrei fare ancora di più per premiare il loro entusiasmo. Una soluzione sarebbe abbassare le tasse sul lavoro in questo settore incentivando il ristoratore a premiare lo staff

    Eccola la soluzione: paga pantalone. Tanto lo stato italiano è ricco, che sarà mai tagliare un po’ di Irpef, sarà mica la prima voce di entrate a bilancio…

  15. Al di là del tema, non si è ancora capito che questo genere di affermazioni sono dei boomerang per la loro immagine personale e del locale?

    1) Letto questo, “i giovani” potrebbero non andare da lui a lavorare dopo aver cercato informazioni e trovato queste affermazioni = ancora meno lavoratori.

    2) Certi clienti sensibili a determinate tematiche, quando cercano il locale potrebbero incappare in questo genere di articoli, e di conseguenza pensarci due volte prima di spendere soldi.

  16. GODO.

    Se c’è stata una cosa positiva del COVID è proprio che nel settore della ristorazione si è smosso qualcosa finalmente.

    Io per fortuna non ho mai vissuto certe esperienze ma ho amici stretti che mi hanno raccontato schifezze che mi facevano girare le palle a me per procura.

  17. Non sono un esperto ma sous chef dovrebbe essere la seconda figura della cucina, quindi di grande prestigio in un ristorante stellato. “Più di 2mila euro” mi pare un po uno sputo in faccia per uno che deve fare anni di sacrifici per arrivare lì. In altri paesi del G7 ~~1600~~ 1200 euro non sono per l’aiuto cuoco, sono per ~~l’usciere~~ quello che pulisce i cessi.

  18. Dice che i margini di profitto sono bassi (7-8%) per via degli alti così legati a tasse ed energia, quindi non può pagare i lavoratori quel che vorrebbe.

    Allora vedi che ci arrivi anche tu che il problema non sono i giovani? Se invece di fare la “guerra tra poveri” si concentrassero le energie sui veri problemi sarebbe meglio per tutti. Non è colpa dei giovani se l’Italia è in declino da 30 anni e non ha una strategia di energetica volta alla indipendenza almeno parziale.

  19. A me pare palese che questi ragazzi andando a lavorare due spicci dovrebbero ottenere esperienze uniche e altamente formanti lavorando a contatto con lo chef stellato.

    Ma sarà veramente quello che succede?

    Mmmmmmmmmmh, perché penso che invece finiscono a tagliare le mele a fiorellino e lavare i piatti? Booh

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