https://www.eutekne.info/Sezioni/Art_956761_impatto_del_superbonus_positivo_sul_pil_reale.aspx?s=34

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  1. “Da questi numeri emerge con chiarezza come è indubbio che l’**operazione superbonus e bonus facciate** con opzioni di sconto e cessione abbia un costo per lo Stato e costituisca un esempio di **crescita economica a debito**, ma dovrebbe una volta per tutte far capire che è un classico caso di **crescita a debito virtuosa**, posto che l’incremento indotto nel Pil (66,3 miliardi di euro) è maggiore del costo “netto” sostenuto dallo Stato per generarlo “a debito” (51,67 miliardi di euro), con conseguente **miglioramento del rapporto debito/Pil**. Una performance che, se si analizzassero separatamente i soli costi-effetti del superbonus, lasciando perdere l’imbarazzante bonus facciate, risulterebbe ancora migliore”

    Possibile che, al di là della retorica del governo Meloni (e del vecchio governo Draghi), la valutazione comune del Superbonus dal punto di vista macroeconomico sia fallata e che si sia trattato invece di un intervento positivo da parte dello Stato nell’economia italiana?

  2. Imho senza andare a guardare l’iniquità della manovra in funzione dell’enorme spesa a debito, si fosse pensato un investimento statale in aiuti all’innovazione ( potenziando molto industria 4.0 ) nella manifattura e taglio cuneo fiscale si sarebbe attivato un moltiplicatore della spesa molto maggiore sul PIL e soprattutto non si sarebbe esaurito con la fine del bonus come accadrà adesso in edilizia.

  3. Si si, anche scavare buche e ricoprirle fa crescere il pil, anche enormemente se ci si mettono abbastanza risorse, il problema è che fa crescere anche il debito e in maniera ben maggiore…

  4. E questo anche ignorando gli effetti dell’efficientamento sulla spesa complessiva per energia e il contenimento della [propensione all’importazione](https://dizionari.simone.it/6/propensione-all-importazione). Per capirci, poiché il riscaldamento domestico è prevalentemente alimentato a metano, un aumento del prezzo del metano non accompagnato da una riduzione dei consumi comporta automaticamente un incremento del rapporto valore delle importazioni/ reddito nazionale.

  5. Credo che a Zanetti convenga continuare a fare il revisore contabile, lasciando le analisi macroeconomiche a persone competenti. Un articolo dalle conclusioni logiche sballate e false (che un qualsiasi studente di economia al secondo anno potrebbe smentire).

    Leggendo l’articolo mi aspettavo di trovare la parola magica “MoLtIpLiCaToRE” sempre accompagnata dall’aggettivo “KeYnEsYaNo”. Al pensiero che con quei 110 miliardi avremmo potuto fare un (uno? Anche due) programma completo sul nucleare mi fa rosicare.

    Edit: i numeri citati non mi sembrano per niente attendibili, sopratutto nella rivalutazione dei costi.

  6. Premessa: io ci capisco poco.

    Oggetto: questo articolo mi sembra fare un discorso distorto e senza senso. Come mi sembrano delle gran cafonate i moltiplicatori applicati a manovre a sostegno della domanda.

    Svolgimento:

    Secondo i dati dell’articolo, il superbonus ha aumentato il pil del 3.9%, ossia di 66.3 miliardi a fronte di 86,12 miliardi di euro di investimento a debito.

    Da questi 86 miliardi toglie il 40% di tassazione dei 66.3 e vien fuori 51,67 miliardi di spesa netta dello stato.

    66.3>51,67 grest success! O no?

    l’articolista toglie dall’investimento quello che imputa essere il ritorno in tassazione ma non lo toglie dal pil tassato.

    Perché? Dovrebbe essere 39,78 (pil-tassa) e 51,67 (debito-tassa) invece compara il prodotto interno LORDO con l’investimento NETTO.

    Cioè mi pare che quei 26,52 miliardi vengono tirati fuori per magica magia

  7. C’è già un documento della Banca d’Italia – che in quanto a competenza, conoscenza della materia, affidabilità e imparzialità caga in testa all’autore dell’articolo – che smentisce quella tesi con fatti, numeri, rilevazioni e indica persino tutte le fallacies di calcolo usate.

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