
Ho visto ieri sera questo video
sembra quasi che la distinzione tra i giovani in quei gruppi fosse davvero netta al tempo, nonostante ancora internet non esistesse.
a me oltre ai maranza, gli pseudo-hippie e i finti punk non mi viene molto in mente per quanto riguarda oggi. opinioni?
40 comments
Domanda importante, che fine hanno fatto i goth? Ragazzi non fate estinguere le goth Mommy o vi spacco la faccia
Pansessuali, gender fluid, demisessuali etc
Gli otaku valgono? C’è una marea di gente che ha il pallino del Giappone e di qualsiasi cosa arrivi da là.
Da persona assolutamente non titolata per parlare dei giovani per questioni anagrafiche, a me pare che i vari youtuber, streamer vari e influencer wannabe possano essere classificate come varie sub-culture.
Detto ciò, e rimanendo in attesa del punto di vista di chi c’è dentro, torno a rimpiangere i bei tempi in cui i giovani [si davano fuoco alle dita dei piedi](https://youtu.be/y42NraTRqFk?t=60). Emozioni forti!
uuuuuuuuuuuuh, i red-pillati?
Gli LGBT ? Esclusi effettivamente quelli che sono omo/bisex.
I trappisti. Ma non sono proprio monaci e non producono birra.
Mi sembra che siano nate delle sotto-categorie delle varie subculture, tipo il cottagecore, witchy goth, e altri stili invece rimangono punti fermi, come il lolita, otaku e simili.
Poi oh, ormai ho 32 anni, qui servirebbe un 16enne per parlarci della situazione :v
I Rad Trad
I giovani sono divisi così da quello che ho notato: 60% Maranza, 20% Otaku, 20% Il resto (sono sedicenne)
Per buttarla alla cazzo di cane direi:
-I Maranza
-Quelli che frequentano l’accademia
– Influencer wanna be
– I punk ( si, esistono ancora)
Ho finito gli esempi ma sono sicura ce ne siano altri.
Trovo curioso che OP senta il bisogno di scrivere “nonostante ancora internet non esistesse”. Il fatto che quarant’anni fa esistessero sub-culture più distinte di oggi (cosa poi tutta da dimostrare) è secondo me perfettamente spiegabile con l’assenza di un medium fortemente normalizzante per la società, e per i giovani in particolare, come è internet oggi.
LEGGERMENTE OT.
Da bravo vecchio Xennial non posso esimermi dallo scrivere un romanzo che attiene solo lateralmente al tema del post, ma che penso sia importante perché sia alcuni commenti al post, sia alcune cose che mi dicono ventenni del mio team (eh, volevo essere io ventenne negli anni ’00, voi sì che avevate un’offerta culturale e musical differenziata), mi fanno capire che si tende a valutare la situazione culturale presente confrontandola con quella di qualche decennio prima senza tenere conto del modo in cui si fruisce la cultura. E invece le cose sono cambiate più velocemente di quanto cambi l’essere umano.
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> sembra quasi che la distinzione tra i giovani in quei gruppi fosse davvero netta al tempo, nonostante ancora internet non esistesse
Io direi: era netta perché internet esisteva ma non stava nelle tasche di tutti. Persino negli anni ’00 le subculture erano nettamente differenziate tra loro.
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Tl;dr: la distinzione SEMBRA più marcata perché è cambiato radicalmente il modo di fruizione della cultura. Le subculture esistono ma sono meno impattanti nello stile di vita di quanto non fossero dagli anni ’50 ai primi anni ’10.
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PREMESSA:
Le subculture giovanili cominciano a ‘esistere’ quando nasce il ‘teenager’, più o meno dopo la seconda guerra mondiale. Prima si passava dall’essere bambini con i pantaloni corti all’essere giovani adulti. Si passava dal consumare prodotti per bambini (pochissimi per altro e non accessibili a tutti) a consumare prodotti per adulti. Punto. Con la fine della seconda guerra mondiale e con l’accezione negativa data alla parola ‘nazionalismo’ che ne è seguita, i giovani (non proprio tutti) possono dedicarsi a un periodo di studio più lungo perché non è così necessario che siano pronti ad essere arruolati. Nasce il ‘teenager’, che ha qualche soldo in tasca da spendere e soprattutto ha anche del tempo libero in cui spendere i soldini che mamma e papà gli danno ogni settimana.
Sto parlando di subculture **giovanili** presenti da entrambe le parti dell’Atlantico.
Fatta questa premessa, va detto che è nei ’50 e ’60 che nascono le ‘subculture primarie’ e che almeno sino agli anni ’00 e in qualche caso anche nella prima parte del decennio successivo, le subculture che negli anni si avvicendavano erano evoluzioni di quelle precedenti, con alcune dovute eccezioni che IMHO sono dovute all’entrata dell’elettronica nella musica mainstream. Cosa che facendo un breve e **impietoso** riassunto significa due cose:
1) la discomusic e la nascita della ‘discoteca come la conosciamo dalla fine dei ’70 a oggi’ (il buon Giovanni Giorgio Moroder dice bene: In Germany, in the ’60 there were already the discoteques’ ma non erano esattamente come quelle del decennio successivo).
2) L’uscita di “The Man Machine” dei Kraftwerk.
Senza questi due elementi, niente musica house e poi techno, niente new wave, niente new romantic, niente rave freetekno, **e manco niente britpop** (che a sua volta prende le mosse dalla acid house e dalla scena cosiddetta Madchester. Tanti cuori e amori agli amatissimi Stone Roses ed Happy Mondays <3). Capite che meraviglia… i raverini goatrance, i punkabbestia degli anni ’90 e primi ’00 e i fighetti che andavano ai concerti degli Oasis **erano CUGINI!**)
MA PER IL RESTO, il concetto è che ogni generazione faceva suoi i linguaggi e gli stili di quelle precedenti, con le proprie aggiunte e rimodulazioni.
Qualcuno obietterà che il punk sia una cultura che non affonda radici nei periodi precedenti, ma non sono molto d’accordo: gli hipster anni ’50 e gli hobos degli anni ’30/’40 sono stati dei benevolenti precursori del punk.
Tornando al discorso principale: persino la subcultura dei freeparties, dei rave, nata a metà degli anni ’80 in UK e da lì propagatasi per tutta Europa, era una rielaborazione, per quanto molto originale, di cultura hippy, punk, e perché no anche new wave.
I truzzi e gli emo degli anni ’00 erano i cugini minori di subculture dei decenni precedenti, così come gli hipster dei primi anni ’10.
E poi…
Poi ci sembra che non ci siano più subculture così nettamente marcate come prima.
Il che è vero sino a un certo punto. Il fatto è che ogni subcultura giovanile si definisce sì in base alla classe sociale di appartenenza ma, in misura maggiore, ai consumi materiali e culturali **e al tipo e alla velocità di fruizione** dei contenuti culturali.
Questo fa la vera differenza.
Prima che internet entrasse **non nelle case di alcuni ma nelle tasche di ognuno,** la musica e il cinema/telefilm/serie tv avevano una modalità di fruizione più lenta e solidificante, direi. Una modalità **che sedimentava.** Quando Internet solo sui PC, le subculture anni ’00 (a loro volta rimodulazioni di quelle dei due decenni precedenti) erano abbastanza divise e separate tra loro.
Quando internet è diventato ‘davvero di tutti’ con l’arrivo degli smartphone, nel giro di un decennio (dalla metà dei ’00 alla metà dei ’10) ciò che definisce i confini di una subcultura è cambiato.
E visto che la cultura viene fruita più nel ‘secondo mondo, quello virtuale’ (per parafrasare Baricco) che nel primo fatto di CD, libri, DVD e videocassette, chi sta in fissa con i contenuti di storia non si veste in modo diverso da chi fruisce contenuti, per dire, di body building. Negli anni ’90 gli ‘alternativi’ non solo sentivano musica diversa dai ‘coatti’, ma erano visivamente distinguibili per strada.
Qualcuno ha commentato:
> a me pare che i vari youtuber, streamer vari e influencer wannabe possano essere classificate come varie sub-culture.
E secondo me ha RAGIONE DA VENDERE.
Ho 16 anni, chiedetemi di un gruppo (magari con una descrizione di come erano prima) e vi dirò se esiste ancora o si sono evoluti
Non so se sono io che vivo in una bolla, ma negli ultimi anni ho notato un aumento considerevole dei gymbro. E c’è una sottocategoria abbastanza numerosa di gymbro nerd
I mortebianchisti sono classificati come subcultura?
I fassisti
La differenza a mio parere è che oggi le subculture sono di più e molto specifiche, di conseguenza le subculture dominanti sono davvero poche
non so quanto siano gggiovani, ma è pieno di gente che tratta il guardare le serie tv di Zerocalcare come un tratto della personalità
credo si possa definire una sottocultura centrata intorno ai megapippotti in romanesco
l’unico fenomeno che mi viene in mente ad essere sincero sono gli hypebeast, che con la pandemia ha perso tanta presa a mio modo di vedere, ma negli anni tra il 2015-19 fu un trend saldo e potente.
mi verrebbe da dire che molte subculture sono rimaste estremamente legate ad internet e per persone cronicamente online, il che le rende estremamente di nicchia. forse è una mia impressione estremamente biased ma quello che ho notato è che tendenzialmente le persone sembrano essere più superficialmente noiose.
nel senso che specialmente abbigliamento e primo impatto si sono standardizzate molte cose, il che rende possibile “””catalogare””” (che parola orrenda da usare così lmao) le persone per quello che apprezzano solo conoscendole bene. salvo magari casi come chi riprende le correnti emo/goth/punk, seppur io personalmente percepisco il fenomeno come molto annaquato e confuso.
Semibbrudal
Secondo me sono diventate talmente piccole e tante (come i partiti comunisti del monologo di Guzzanti) che non pensiamo più ad esse come tali
Boh, io sono un punk. Certo non siamo molti e non c’è nemmeno l’ombra di una “scena” dalle mie parti, ma eccomi qui con le mie borchie ed il collare.
Io lavoro in un posto frequentato da molte persone tra i 20 e 25 anni.
Tre cose mi hanno colpito:
– i ragazzi mi sembrano tutti palestrati. Le ragazze tutte curate ma questo succedeva già vent’anni fa. I ragazzi no, anzi un ragazzo troppo curato veniva preso un po’ per il culo
– vedo gente vestita “da punk”, “da raver”, “da fricchettone” ma curatissimi, sono talmente nel personaggio che sembrano quasi dei cosplayer
– non ci sono più “gli sfigati”, o almeno non visivamente, ma forse sono solo io che non ho l’occhio su cosa denota sfiga nel 2023
boh
otaku
dark academia
cottagecore
mi vengono in mente questi
Minchia che culo che ho ad essere over 40enne…
Comunque, nella mia misera esperienza degli ’80, c’era un’altra categoria, direi la più rappresentata e rappresentativa anche se meno nota. I normali. Sì, nelle grandi città (milano, roma, torino, firenze,….), questa categoria, forse si vedeva poco perché poco appariscente, ma nelle medie erano molto più visibili, perché gli altri erano veramente minoranza, e spesso considerati minorati.
Però, ormai gli ’80 sono solo un soave ricordo di un mondo che fu, oggi non ho la più pallida idea di quali gruppi ci siano e sinceramente, ora come allora, credo siano minoranze e minorati che salgono agli onori della cronaca solo per le stronzate che li mettono in mostra. Poi, crescendo, qualcuno ritorna normale…
Ma il rockabilly che dice di non fare politica con la bandiera confederata dietro?? Oppure i paninari che fanno il saluto romano ma buttato lì come se non fosse politica in modo così tranquillo?
Qualcuno vissuto in quegli anni può illuminarmi? Aveva forse un significato diverso ai tempi?
I rockabilli, punk e capelloni,
i metallari i paninari e sorcini
e ogni volta gli stessi casini
Gli incel. Che neanche scelgono di essere tali.
Gli appassionati di indie games.
Alcune sottoculture che si sono affermate negli anni 2000 (e prima) sono ancora vive e vegete. Spaziano dal goth al metal, ma forse quelle più visibili sono quelle che sono ancora meno mainstream e più difficili da portare in modo “casual”. Mi viene in mente l’esempio delle community lolita, per dire. Come giustamente detto da altri utenti, poi, sono nate tante altre sotto-categorie che non esistevano in passato. Ex. se ieri il goth si faceva riconoscere per i capelli cotonati e l’abbigliamento scuro/retro, oggi magari ti trovi il pastel goth che si mette il vestito rosa acceso con i pipistrelli. E magari ascoltano la stessa musica, o apprezzano lo stesso tipo di libri, ma non lo diresti mai.
Rileggendo i vari commenti mi viene da dire che dipende dal punto di vista. Considerando un età media di 30anni va ragionato come potevano essere apprese e vissute determinate dinamiche.
La mia epoca quindi parliamo di un adolescenza nel 2010 le sottoculture dell’epoca sfoggiavano tra gli emo e i truzzi principalmente perché erano quelli che erano mainstream all’epoca. I metodi di informazione spaziavano dai forum, Netlog, MSN e gli albori di facebook.
Però scavando trovi informazioni e video che ti fanno scoprire che esiste altro ( punk, goth, gothic lolita, scene Queen, brutal e movimenti più vecchi ma aggiornati come panari).
Prima dell’avvento di internet e dell’informazione in tempo reale o le cose le conoscevi già o le scoprivi IRL per poi informarti nel web.
Ora invece grazie ai social e agli algoritmi ti vengono proposte sempre più scelte affini e se non lo sono scartandole (diciamo nella visione di un video di tiktok) aggiorni l’algoritmo limitando magari la visione futura di determinati argomenti.
Questo per dire che principalmente i tempi cambiano di continuo forse nel passato non si arrivava neanche a rendersi conto di un cambiamento in atto, o magari si.
Ma dal mio punto di vista sono migliorati i metodi comunicativi permettendo di avere passioni e trend che possono durare a tempo indefinito s bruciarsi subito, ma che come un tempo possono perdurare in quanto esistono nel mondo virtuale nicchie come lo erano IRL.
Alla fine il mondo virtuale sembra organizzarsi sempre di più come copia del mondo reale.
Oggi la ragazza media cerca su pinterest e finisce per scegliere se provare a diventare una cioègirl trendy pastellosa o una poser boho-chic amante dei cristalli e della magia formato casalingo senza per forza diventare wiccana. Gli influssi dark si sono attenuati dopo qualche sussulto dell’ultimo lustro mentre va ancora di moda la finta casual con accessorio costoso. Anche gli influssi gipsy sembrano essersi attenuati e la fake raver in salsa burning man è ormai il passato nei nostri begli anni venti, non che il festival sia in declino, ma anche da noi sembrava che stesse per prendere piede questo stile ma poi è sparito del tutto.
Per il ragazzo medio c’è meno scelta: si vira su un basic maranza senza tanti fronzoli né alterazioni, anche la capigliatura sembra essersi appiattita in tutti i sensi e se non hai la fronte coperta da capelli è un vero disastro (per uno della mia epoca avere la fronte coperta di capelli era quasi segno di unto). Oggi l’uomo non osa più e d’estate sfoggia solo un paio di camicie bianche con pantaloni corti o lunghi a tinte slavate.
– Gli ecologisti occasionali,dietabiovegan,50 borse in tela e negozietto vintage sovrapprezzato
– Gli Alphamen Walter Fatturoni con evidenti segnali di calvizie, tratti caratteristici la bio di instagram piena di inglesismi Entrepreneur, Social Media Manager, Founder o CEO ma solo della loro pagina di meme di Patrick Bateman che fa battute misogine
– I Redpillati che forse (ma anche no spesso) hanno avuto un tiro sbagliato alla roulette della vita e ora per esorcizzare il non scopare si cullano con falsi miti misogini e/o razzisti finché non arriva un salvatore playboy a proporgli il corso per riuscire a parlare con le tanto odiate donne alla modica cifra della pensione mensile del nonno
– I Maranza che a differenza delle altre generazioni che alla noia dell’Hinterland milanese rispondevano con il pesare sui genitori attraverso dipendenze da eroina hanno deciso di riversare il loro astio non pagando i biglietti del treno e dedicandosi a atti di microcriminalità spicciola per poi tornare immediatamente a frignare dal papà avvocato quando vien l’ora di affrontare le conseguenze delle proprie azioni
Di sicuro non su r/Italy dove l’utenza media è più a suo agio in quarantena che fuori di casa
Al mio liceo scientifico mi ricordo che i gruppi erano principalmente due:
I fighetti: si vestono bene, esteticamente più belli, un po’ bulletti, solitamente di destra
I comunistelli: si vestono volutamente male, un po’ sfigati, possono essere sia esteticamente brutti sia belli, trovavano ogni scusa possibile per bere e fumare
Sicuramente una moda di questi anni è quella dei “fluidi”, con lo smalto sulle unghie, schwaisti, tendenzialmente gretini.
Mi piacerebbe scrivere i synthwaver/retrowaver o synths, ma semo 4 gatti con la camicia hawaiiana probabilmente.
Senza andare agli anni 80, prima dell’epoca social (2008 – 2010) era così tra i giovani e c’erano molti più locali dedicati a un certo tipo di clientela.
era più comune trovare il bar dove si trovavano solo punk-rocker filo californiani, discoteche per gabber o warriors, i pub dei metallari motociclari, la piazzetta dei rappettari, le feste dei teknusi ecc.
Ovviamente molte volte ci si odiava a vicenda
Ora boh non capisco se ascoltate tutti la trap perché spotify vi dice che dovete ascoltarla o perché non c’è altro o perché pensate che ascoltare altro sia da sfigati.
Ritardati che fanno gli influencer,
Ritardati che seguono gli influences,
Ritardati che si credono neri americani del ghetto degli anni ’90
Ritardati che fanno di una passione la loro intere personalità (nerd, gamer, sportivo, festaiolo, …)
….ovviamente ci sono anche quei (pochi) intelligenti, che di solito pensano con la propria testa e non diventano una sub-cultura.