Centro studi Confindustria:s”le aziende italiane sono a rischio perdita di competitività ‘

16 comments
  1. Ci sono diversi colpevoli quando si parla di competitività d’impresa.

    Purtroppo è un sistema intero a non funzionare e dubito che nel breve periodo si potrà far qualcosa per migliorarlo davvero.

  2. Confindustria si accorge che la produttività delle aziende italiane è decresciuta mentre quella media dell’eurozona è salita, e con lei i margini di profitto, e chiede sgravi fiscali e investimenti statali.

    È un problema vero, annoso (dal grafico si vede che dal 2000 la produttività italiana è calata mentre nell’Europa dell’euro è salita) ma i provvedimenti che Confindustria chiede sono coerenti con la sua funzione: ridurre la l’imposizione sui salari riduce il costo del lavoro e aumenta i salari (senza oneri per l’impresa) ma di per sé non migliora la produttività.

    Di salari non si parla se non per dire che dal 2000 sono saliti più in Italia che in Germania e Spagna, peccato che spostando l’arco temporale al 1990 – 2020 i salari siano scesi del [2.9%](https://www.wallstreetitalia.com/stipendi-italia-unico-paese-in-europa-dove-sono-scesi-in-dieci-anni-29/) e oggi il salario medio orario italiano sia 21 € contro una media europea di [25](https://www.eunews.it/2023/04/20/salari-ue-italia-fanalino-di-coda/).

    Investire in innovazione inciderebbe certamente sulla scarsa competitività (ma i nostri chiedono soldi europei, PNRR, mica li vogliono tirare fuori loro) e servirebbe come servirebbe (ma Confindustria non lo dice anche se lo pensa) una riduzione delle mini aziende, inefficienti e poco innovative, magari attraverso fusioni, ma qui ci si scontra con l’atavico individualismo italico.

  3. Abbassare le tasse permette di aumentare gli utili a parità di fatturato. Gli utili spesso se li intascano totalmente altro che investimenti spesso non sono lungimiranti i dirigenti. Piuttosto permetterei di scaricare le tasse pagate a patto che vi sia stato un investimento nell’azienda.

    Se continui a permettere alle aziende di fare il minimo indispensabile per sopravvivere sovvenzionandole e paragonando le tasse al pizzo non capisco come queste possano essere spronate ad alzare i ritmi e cercare di competere anziché fare il minimo.

  4. > C’è un nodo che l’Italia deve sciogliere: la scarsa crescita della produttività, che mette a rischio la competitività del paese e penalizza la remunerazione del capitale nel settore manifatturiero.

    A parte che non la penalizza solo nel settore manifatturiero, ma sì, certamente.

    > Per raggiungere questo obiettivo servirebbe un alleggerimento del carico fiscale, su lavoro e capitale

    Lol chiaramente. Quale altra soluzione se non altra spesa pubblica, vero faro e obiettivo di ogni politicante italiano, confindustria compresa.

    > Più a lungo termine sono cruciali politiche a sostegno dell’innovazione delle imprese e di rafforzamento della capacità innovativa dell’intero sistema economico.

    Cioè ulteriore spesa pubblica.

    Non c’è niente da fare: con questa classe imprenditoriale e questa classe politica siamo finiti, destinati a rimanere il paese delle imprese e impresine che sopravvivono solo perché in un modo o nell’altro sono foraggiate a spese della collettività. Con l’unico caveat che questo giochetto è arrivato alla fine aritmetica della sua sostenibilità, perciò sarebbe ora che anche questi dormienti si sveglino prima di finire a occhi chiusi nel baratro. Ma temo che preferiranno il sonnambulismo.

  5. Posso riservarvi lo stesso trattamento che ha ricevuto chi ha un salario che ha già ampiamente perso di competitività nell’ultimo anno, ossia una bella pacca sulla spalla

  6. Nell’articolo vedo un grafico in cui è presente anche la produttività oraria, in cui l’Italia ha un valore bassissimo confrontato con quello degli altri paesi europei.

    Penso che buona parte, almeno nelle aziende di metalmeccanica, sia a causa della cultura dello straordinario: nelle aziende come la mia 10 ore al giorno sono lo standard, anche se c’è poco da fare, e la gente preferisce stare 10 ore di cui 2-4 a cazzeggiare per guadagnare di più con gli straordinari.

    Quindi il rapporto ore/produttività potrebbe essere alterato da questo

  7. Io mi rendo conto che non c’è da ridere, ma tirare fuori questa cosa dopo decenni di produttività sotto terra e valore aggiunto inesistente ha un effetto tragicomico.

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