[è morto sir Clive Sinclair, inventore dello ZX Spectrum, computer 8 bit anni 80](https://www.ilpost.it/2021/09/16/morto-clive-sinclair-zx-spectrum/)

rip

10 comments
  1. Non credo di aver mai visto uno spectrum dal vivo, ma quando compravo riviste per PC era sempre citato come uno dei grandi predecessori.

    Trovo sempre strano come molti dei prodotti che erano “per primi” sul mercano non siano riusciti ad evolversi e dominare come si sarebbe potuto supporre.

    Dal Commodore alla Olivetti, passando per l’Amiga e, più “recentemente” citando qualcosa che ho vissuto direttamente: il Saturn. Son sicuro che le storie dietro questi fallimenti, se così si possono definire, sono interessanti.

  2. Dai miei ne ho ancora uno (zx spectrum 48k plus, perché ad un certo punto si bruciò/rovinò parte della tastiera in silicone e ce la cambiarono mettendo quella del plus) e l’ultima volta che lo ho provato andava (una decina di anni fa).

    Onore a lui e alla commodore (ho anche l’amiga 500 a casa dei miei… Si non sono riuscito a venderli ci tenevo troppo).

    Gioielli di un tempo che fu

  3. Onore a te, ero della fazione del c64 ma ho sempre apprezzato la sua inventiva. Mi incuriosivano quei giochi con quelle palette scure nelle mitiche special play games e similari.
    Se non ricordo male era dentro alla Segway e aveva fatto pure uno strano triciclo. Altri tempi .

  4. Da un lato è vero, quello che ha fatto ha scatenato tantissime carriere informatiche (inclusa la mia, iniziata con lo Spectrum 48k).

    Dall’altro, occorre ammetterlo, non è tutto suo il merito. È stato uno Steve Jobs in piccolo: idee ambiziose, strategie commerciali poco realistiche e continuamente riviste, scadenze impossibili perché in quegli anni arrivare sul mercato tre mesi dopo la concorrenza era generalmente fatale.

    Non è tutto merito di sir Clive. Il Sinclair Basic fu progettato da Grant e Vickers della Nine Tiles Networks, evolvendo dallo ZX80 in poi. La versione dello Spectrum non solo aveva ancora qualche bug (provate PRINT INT -65536) ma fu consegnata incompleta (i comandi per il microdrive semplicemente restituivano errore, e c’era un buon kilobyte di ROM vergognosamente inutilizzato; se proprio non c’era tempo di aggiungere comode funzioni per espandere ulteriormente il Basic senza salti mortali avrebbero potuto aggiungere caratteri grafici o un secondo font in corsivo). La ULA Ferranti pure aveva i suoi bug. L’alimentazione era qualcosa di osceno, i 9 volt dell’alimentatore venivano rettificati a 5 con un 7805, facendo scaldare il tutto. Il modulatore TV Astec non era bypassabile (sarebbe stato sufficiente un paio di jumper, e per qualche centesimo in più anche un jack video composito).

    Se ne potrebbero raccontare tante. Sarebbe bastato un mese in più per correggere quei bug abbastanza noti (arrivarono presto le issue 2, issue 3). Ma quello di sir Clive era proprio un vizio, bisogna lanciare, lanciare subito, perché ho promesso una data impossibile e l’ho già rinviata due volte… Col QL subito dopo commise gli stessi errori. Per il QL fu scelto il Motorola 68008 per limare un pochino i costi, al posto del 68010, sconquassando tutto il progetto. Al momento della consegna il 68010 costava meno del 68008. I microdrive, già dimostratisi inaffidabili con lo Spectrum, peggiorarono ancora. Ma sir Clive li volle lo stesso, nella convinzione di far soldi a palate vendendo le cartucce. Le seriali richiedevano un adattatore ed erano già inaffidabili a 2400 baud. La tastiera era ancora a membrana. In extremis fu aggiunto un secondo processore (un onesto Nec 8049) per gestire microdrive e tastiera. La modalità 256×256 a 8 colori più flash era ridicola. L’audio era il solito ronzatore piezoelettrico. Il SuperBasic del QL era ovviamente incompleto, e per rispettare le date di consegna fu consegnato come ROM esterna. Il lancio sul mercato fu un film di Fantozzi. Dopo ripetuti tagli di prezzo, scarse vendite, molti resi, diverse versioni di SuperBasic, a fine 1985 si accorsero che erano appena decollati l’Amiga 1000 e l’Atari ST. Il vantaggio di arrivare sul mercato qualche mese prima degli altri era stato bruciato insieme al vantaggio di presentare un prezzo da prodotto di lusso (1.200.000 lire in Italia).

    Non ci voleva troppo a capire che il QL andava fatto anzitutto con la compatibilità Spectrum. I microdrive avrebbero dovuto essere esterni. Lo storage consigliato doveva essere un floppy drive di altra marca (meglio guadagnare poco su una fonte sicura di guai). Il processore avrebbe dovuto essere il 68010 (magari anche il 68020, a costo di rinviare il lancio al 1985). Sono tutte cose che lasciavano ancora margine di profitto nel prezzo ideale di lancio.

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