
Nei mesi passati il Parlamento ha approvato la legge-delega per la riforma del fisco, uno strumento con cui il legislatore dà mandato al governo di legiferare su un certo argomento, in questo caso il fisco. È stato il primo passo della riforma fiscale annunciata dalla maggioranza già dalla campagna elettorale.
La legge-delega stabilisce i paletti entro i quali deve svolgersi l’attività normativa del governo. Fra le moltissime previsioni contenute nella delega fiscale (che è inusualmente dettagliata), ve n’è una sul cosidetto concordato preventivo, uno strumento col quale erario e contribuente si accordano su un valore “realistico” di imponibile, prima ancora che vengano fatti i controlli. L’articolo che vi propongo analizza storia e criticità della proposta:
Senza pretendere di voler sostituire la lettura dell’articolo, rilevo il punto saliente della critica: non ci capisce a che dovrebbe servire il concordato preventivo in un contesto di evasione così alta (68% di Irpef evasa fra gli autonomi e le microimprese). Se da un lato, infatti, i contribuenti onesti avrebbero vantaggi dal concordato preventivo solo se più basso del loro reddito reale (e quindi con perdita di gettito per lo stato), dall’altro questa opzione sarebbe attraente per i contribuenti disonesti solo se ancora più bassa delle poche tasse che già pagano evadendo: un effetto contraddittorio e controproducente.
Il naturale contraltare dovrebbero essere controlli tali da far sì che all’evasore convenga accordarsi, pagare il giusto e non evadere (o evadere poco), ma questi controlli si possono fare a prescindere dal concordato preventivo, e senza di essi al contrario il concordato preventivo perde di mordente e diventa un ennesimo strumento di “incentivo all’emersione” che rischia di produrre un calo di gettito.
by DurangoGango