Tre casi di suicidio tra ragazzini nel primo giorno di scuola

31 comments
  1. Ma chi è che ci vuole tornare a scuola?

    C’avrei messo 10 firme per non doverci andare e stare comodo a studiare dal computer per i cazzi miei quando ero in età scolastica, piuttosto che essere immerso quotidianamente in una giungla ostile e asfissiante come l’ambiente della scuola.

    Poi non posso immaginare oggi che merda nel mondo dei social, se la vivono bene solo i vippetti da tiktok

    I coetanei se proprio ho voglia li vedo al campetto da calcio

  2. L’ambiente scolastico italiano è una merda sia per quanto riguarda i compagni di classe che i professori e ne so qualcosa purtroppo

  3. Se voi pensate che si sono ammazzati perché “stare là in classe che schifo” non avete capito niente.

    È stato lo stare forzatamente a casa per un anno e passa che li ha danneggiati così tanto a sti poveri bambini (uso la parola bambini perché si aggirano sui 12-15 anni, Non sono manco ragazzi).
    Gli psicologi è da un anno che avvertono di come i bambini siano quelli che hanno sofferto di più in sta quarantena però purtroppo la cosa è stata sottovalutata da praticamente chiunque.
    Ho visto io stesso l’effetto che quest’anno a fatto ai bambini e provo veramente dispiacere per tutti quelli che si porteranno dietro sto trauma.

  4. Comunque prima si inizia a mettere da parte lo stigma sulle malattie mentali, prima si evitano determinate tragedie. Un/a ragazzino/a di oggi è posto davanti a delle pressioni non indifferenti, e i social non hanno fatto altro che aumentarle. Devono migliorare le misure in tema di sanità mentale altrimenti questi casi aumenteranno esponenzialmente.

  5. Potrebbe essere la pandemia e la convivenza forzata con famiglie disfunzionali senza sfoghi sociali sufficienti oppure una nuova ondata di Blue Whale proveniente da Tiktok.

    Probabilmente è la Blue Whale.

    Dannati social.

  6. Avevo 12 anni quando mio fratello è entrato nella stanza trovandomi in lacrime e con la lama di un coltello puntata al polso.
    A ridurmi in quelle condizioni erano state proprio alcune insegnanti, le quali – oltre ad umiliarmi quotidianamente loro stesse – aizzavano i miei compagni a fare lo stesso. Ogni-maledetto-giorno.

    Per tutta una serie di ragioni, ero sempre stata durissima, fin da bambina, una leonessa, ma quel martirio continuo mi aveva spezzata.

    Io ho avuto chi mi ha fermato e mi ha dato una ragione per non riprovarci, ma sono squarci che non si richiudono mai. Persino adesso, da donna, adulta, sposata, con tante persone che mi amano sinceramente, tanti motivi per essere felice, mi capita ancora di essere travolta da quel fantomatico “male di vivere” che mi fa pensare: ora chiudo gli occhi. Sto guidando a 120 all’ora in superstrada, in mezzo ai camion. Chiudo gli occhi e metto un punto, accada quel che accada.

    Nonostante questo, però, se oggi sono una persona non tanto orribile, se sono in grado di capire, di sentire davvero il dolore ma anche le gioie degli altri, se sono in grado di sopportare il peso degli eventi quando chi amo ne ha bisogno, è per quello che è stato.
    Se oggi ho trovato il coraggio di dire “non ce la faccio”, di lasciare che chi mi è vicino mi abbracci, se riesco a trovare negli occhi dei miei cani un motivo per tenere sempre bene aperti i miei, di occhi, allora va bene così.

    Ma li capisco, quei ragazzi. Li capisco terribilmente.
    Avrebbero meritato qualcuno che li avesse fermati e gli avesse detto che, di qualsiasi dolore si fosse trattato, sarebbe passato.

  7. Ringrazio il cielo che ai miei tempi (lol 8 anni fa ormai) I social erano quello che erano. Aggiungici poi le restrizioni e sarei uscito distrutto, soprattutto chi fa scuole provinciali e che ha gli amici scolastici difficili da vedere anche in situazioni normali ha avuto la maggiore penalità imho

  8. Sto per scrivere una grandissima stronzata, lo so, ma da padre e da depresso questo è letteralmente il mio incubo peggiore.

    Cosa possiamo fare come società, come genitori e come amici affinchè queste cose smettano di succedere? Perché le necessità dei giovani sono lasciate sempre in disparte e perché non sono rappresentati?

  9. Comunque faccio il boomer ma in realtà ho poco più di vent’anni, ho vissuto la “transizione” da scuola senza social a scuola coi social. La differenza è abissale. Le stronzate che si facevano in classe, le interrogazioni imbarazzanti o quel che sia iniziavano e finivano entro le 5 ore. Ora sono per sempre cazzo, alla portata di tutti. Le mie compagne gli ultimi tre anni (andava ancora snapachat del cazzo) erano sempre con sto cazzo di telefono in mano pronte per immortalare chiunque facesse qualsiasi cosa.

    si comunque so che c’entra poco con l’articolo però son sempre cose che aggiungono stress scolastico

  10. Lo so che dire “la verità sta nel mezzo” spesso sembra una risposta da saccenti e da ignavi, ma…

    Che avessero motivazioni diverse? Tipo, uno ha preferito suicidarsi piuttosto che tornare a scuola, uno perchè non reggeva più la DaD, e un terzo per motivi terzi rispetto alla scuola? Non mi pare che uno dei ragazzi suicidi sia stato trovato con in camera un patto sepolcrale con gli altri due ragazzi che si son suicidati, le motivazioni potrebbero variare.

  11. Ragazzi, vedo molti commenti similari quindi non mi sento di rispondere a tutti, vi parlo da diretto interessato in quanto insegnante.

    Allora sta roba della quarantena… si e no. I ragazzi socievoli, uscivano comunque. Zona rossa, bianca, turchina etc. Si riunivano uguale. Magari perchè lavoro in centro storico e i miei ragazzi sono perlopiù tutti “da strada”, per loro è stata una festazza.

    Quelli con zero amici invece hanno avuto un deterioramento mentale non indifferente. O anche quelli con situazioni familiari molto brutte.

    Nel primo caso, tra social media, bullismo virtuale, ansia e problemi vari, non ci vuole nulla a vedere il ritorno a scuola come una “botta” psicologica mostruosa. Capisco perfettamente perchè è successo e probabilmente succederanno altri casi del genere. La verità lo sappiamo è che per molti genitori e insegnanti i problemi mentali non esistono.

    “Svegliati.” “Sii più forte” “Smettila di essere così moscio”. Li avrete sentiti tutti almeno una volta nella vita. Per certi ragazzi sono uno stile di vita. Non nego che mio padre stesso era molto simile, forse per questo riesco ad empatizzare di più con i ragazzi.

    Servirebbero consulti SCOLASTICI mentali, possibilmente non in sede per evitare di essere additati a malati, con degli esperti di salute mentale. Servirebbe che certi ragazzi fossero cambiati di classe senza se e senza ma. Servirebbe che gli insegnanti si facessero crescere un pò di palle e si mettessero di peso dove tocca intervenire. Servirebbe che i genitori non considerassero i loro figliocci protodelinquenti come “angioletti” minacciando e sbraitando.

    Servirebbero tante cose.

    E non ci sono.

    State vicini ai vostri figli se ne avete in età scolastica perchè siamo in un periodo troppo diverso da quello in cui siamo cresciuti noialtri, anni 70-80 immagino la maggior parte dei genitori.
    Non alienateli anche se sono “stronzi” anche se sono “difficili” anche se sono “strani”.
    O le conseguenze saranno queste, o anche peggio.

  12. Quello che tante volte i giornali non riescono a capire (e a quanto pare molti commentatori) è che il suicidio non è una decisione che si prende così su due piedi. Non è che prendi e “ops, c’è la sfida su tik tok, ora m’ammazzo”.

    Quando andavo a scuola io, una ragazza ci ha provato e ci è quasi riuscita, quinto piano. La spiegazione dei miei compagni di classe, dei professori e anche dei giornali locali era che “aveva preso un 5 a scuola e non lo sopportava”. Questa cosa era falsissima, non vera è ha aiutato a stare peggio a questa ragazza che aveva palesemente dei problemi a casa e con i compagni di classe. Qual è stato il comportamento di tutti quanti attorno a lei? “Ma sei scema, queste cose non si fanno per un 5 a scuola, sei proprio stupida”.

    Secondo me è sbagliato scaricare tutto sul “rientro a scuola”. Nei miei cinque anni di superiori è successo mi pare quattro volte, di cui uno andato a frutto. Si tende davvero troppo a minimizzare. Uno screzio con i compagni, un brutto voto a scuola.

    Si tratta di una forzata convivenza con un ambiente magari malsano a casa associato ad un ambiente scolastico che non aiuta minimamente perché non educato a rapportarsi con fenomeni del genere.

    Se non si cambia il paradigma di come percepiamo la malattia mentale e coloro che ce l’hanno, avremo costantemente suicidi, inevitabilmente. Non si tratta di “un gioco tra amici”, si tratta letteralmente di angoscia pura, chiusi in una scatola che viene martellata da un lato e dall’altro perché la situazione non viene compresa. E anzi, viene peggiorata.

  13. Vorrei poter aiutare quei ragazzini perché sono stato nelle loro stesse condizioni mentalmente ma l’impotenza davanti ad un sistema scolastico che logora la salute mentale basandosi su una specie di filosofia stoica che viene imposta a tutti gli studenti dalle medie in poi (“studia e zitto”, “ai tempi miei era molto peggio, ora non fate niente” eccetera) mi fa sentire male. A questo poi si aggiunge anche il fisiologico attrito tra i coetanei, e ci troviamo tre ragazzini suicidi a milano in un solo giorno. È assolutamente inaccettabile. Forse proverò a diventare professore, ma da alunno mi è sembrato un ambiente di lavoro particolarmente tossico.

  14. Posso dire una cosa? Che puttanaio sti commenti, si vede proprio che ancora nel nostro paese suicidi/salute mentale sono temi controversi.
    Incredibile che ancora ci siano i finti chad che sono tipo “I’m built different” e pensano che se la gente si ammazza è perchè ”non vuole affrontare i problemi” e magari chi lo dice non ha dovuto affrontare nemmeno un decimo di quello che persone, come questi ragazzini, hanno dovuto affrontare in un contesto sociale come quello di adesso (social 24h e appena usciti da quasi 2 anni di isolamento)

  15. Da studente introverso ed escluso riconosco che la pressione psicologica che viene fatta dai docenti è assurda.
    Per 6 ore si continua col motto della meritocrazia, della giustizia e dell’uguaglianza, quando non è un cazzo vero in questo mondo. Quando i ragazzi se ne rendono conto arriva la pigrizia e, in casi di soggetti ansiosi o tendenti alla depressione, al collasso psicologico.

    Gli insegnanti di oggi(8 su 10) non sanno relazionarsi con i ragazzi, e i ragazzi stessi, in tempi di social, portano la scuola anche fuori dal plesso scolastico, con bullismo e derisione ‘pubblica’.

    Personalmente, nel periodo più critico ed in pandemia ho pensato più volte di abbandonare in primis la scuola, successivamente la vita terrena.

    Complice il rapporto con i genitori/insegnanti/compagni, la scuola italiana è un incubo per gli introversi e per chi soffre di ansia e/o depressione.

    Ma tanto, ehy, i ragazzini si suicidano per i trend di tiktok.

  16. Si prevedeva dal primo lockdown che i ragazzi l’avrebbero pagata cara sotto io profilo psicologico.
    É terrificante pensare ad un tredicenne che ai toglie la vita per depressione, ainceramente mi auguro che venga fatta una campagna preventiva e che vengano messi psicologi a disposizione in ogni istituto.
    Inoltre mi auguro che queste situazioni puntino una luce e aumentino la sensibilitá verso questo cancro che, spesso incurato, divora la vita di milioni di persone e che spesso vengon persino giudicate a causa di questo.
    Dio solo sa quante volte ho visto trattar gente in depressione alla “é solo un povero depresso” o peggio.
    Manca totalmente sensibilitá verso l’argomento.

  17. C’è da aspettarselo. La mia tesi è stata proprio sulla stagionalità del suicidio, e per quanto sia complessissimo, se dovessi semplificarlo fino all’osso, direi che la vita è composta da cicli tipo calendario accademico, solare, settimana lavorativa eccetera, e i suicidi tendono ad aumentare all’inizio di ogni ciclo.
    Inoltre sono anche collegabili alle interazioni sociali del contesto in cui si vive: contrariamente alle aspettative, vi sono più suicidi in primavera rispetto all’inverno, e tra le ipotesi c’è quella di Durkheim, che faceva già più di 100 anni fa, per cui in primavera la gente esce di più, vive più socialmente, e perciò chi non è integrato bene nel tessuto sociale sente molto di più questa sua differenza. E’ il motivo per cui in realtà pure il periodo di quarantena è stato vissuto molto bene da molte persone, e c’è stato un calo nel numero di suicidi: se tutti sono isolati, allora va bene che anche io sia isolato. Ci si aspettava degli aumenti proprio nel momento in cui la vita riprende regolarmente.

    Questo per dire che una sana rete sociale non è importante, è proprio fondamentale. Ottime le discussioni sulla salute mentale e sul poter parlare con terapeuti, ma mi piacerebbe che i problemi venissero affrontati anche alla radice, e purtroppo non mi sembra che si faccia molto a riguardo

  18. Lungi da me voler ridurre la gravità del evento e delle condizioni dei ragazzi che lo hanno fatto ma….Alcuni commenti qua sono completamente fuori di testa.

    Gente, ma voi credete *VERAMENTE* che la maggior parte dei ragazzini/adolescenti ha passato questi 18 mesi di pandemia chiusi in casa senza interazioni di alcun tipo? Ma porcatroia, vivete di reddit e Canale 5 per caso? La stragrande maggioranza delle persone hanno seguito con 100% serietà le limitaioni sono nei mesi iniziali della pandemia, e di certo ben pochi lo hanno fatto in questa estate 2021.

    Questi poveri ragazzi erano dei casi limite, probabilmente a rischio suicidio con o senza pandemia. Questa avrà sicuro avuto un ruolo, ma non credo nemmeno per un istante che sia la causa principale. Se qualcuno era in una situazione talmente grave da aver sofferto il lockdown in maniera seria che ha avuto effetto sulla sua condizione psicologica, c’erano già dei problemi precedenti.

  19. Nota a margine: però NSFW non significa “argomento delicato” (né tanto meno “ricette italiane martoriate”)

  20. Ve lo dico io cosa è successo probabilmente, per molti ragazzi introversi o che sono vittime di soprusi, bullismo ecc… la dad è stata la salvezza, la possibilità di continuare gli studi escludendo tutti questi aspetti negativi, rimanendo nel confort di un luogo sicuro; la prospettiva di dover abbandonare tutto questo per tornare al vecchio sistema a quanto pare è stata troppo dura da sopportare. Ho sempre pensato che fosse questo l’aspetto più deteriorante psicologicamente di tutta la pandemia, visto che comunque per quanto riguarda la reclusione e il non poter più vedere gli amici è durato veramente poco, e in un modo o nell’altro si sono attrezzati tutti per rivedersi, accollare tutte le colpe a questo mi sembra un po’ ridicolo.

  21. Continuo a sostenere che la pandemia non ha creato tutti i problemi, per molto casi li ha solo fatti emergere velocizzando la cosa. Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, visto che il modus operandi è agire dopo le tragedie, spero che ora sia chiaro a tutti che è assolutamente necessario investire sui problemi mentali.

    Il commento del prof nel thread che evidenziava la pecca di molti genitori nel non vedere/conoscere problemi mentali la generalizzerei anche fuori da un contesto scolastico/adolescenziale. Ci sono molti adulti che sono a ridosso del burnout ma rivolgersi a professionisti spesso è visto cone una vergogna o non funzionale. Ora questo fenomeno si sta sdoganando ma continuiamo a battere sul chiodo finché è caldo…

  22. Già ai miei tempi (quanto cazzo sembro boomer), primi anni 2000 la scuola era una merda.

    Ambiente tossico, ragazzi esclusi perché “sfigati”, bullismo, droga pesante che girava, e professori che non volevano prendersi responsabilità e facevano finta di non vedere.

    Il mio compagno di banco si suicidó, considerando tra l’altro che io ero l’unico a dargli attenzioni.

    Questo prima dell’avvento di smartphones e social networks.

    Ora dopo 1 anno e mezzo di pandemia, tik tok e troiate varie su social, non oso immaginare che cazzo sia diventata la scuola.

    Mio figlio è ancora piccolo per fortuna, ma quando arriverà all’adolescenza…

  23. La scuola, dal punto di vista della gestione di queste tematiche e di questi episodi, è in un pessimo stato.

    Io sono figlio di una professoressa di superiori e di un genitore che ha odiato la scuola, sono nipote di una coppia di professori di medie e materne e sono cugino coetaneo di una supplente annuale. Io stesso sono due anni che servo come supplente in molteplici scuole e molteplici classi di età (materne, elementari e medie fino ad ora) sul suolo della mia regione.
    Ho fatto poi il rappresentante di classe per un anno e di istituto per in un altro anno.
    Inoltre, ho studiato in un liceo delle scienze umane, studiando seriamente psicologia e pedagogia.

    Pertanto, la scuola e l’insegnamento un po’ li conosco, sia dal lato studente che dal lato docente.

    Quello che vi posso dire è che i corsi di aggiornamento, che spesso vengono fatti anche su queste tematiche (cyberbullismo, bullismo, nuovi modelli di classificazione e comprensione della disabilità, etc.), non hanno nessun sistema di verifica dell’apprendimento della conoscenza, spesso sono dei semplici video caricati su Youtube e accessibili tramite link, senza che sia verificata l’effettiva presenza, oppure sono riunione a video e audio spento in cui il docente referente spiega per ore mentre il resto del corpo docenti si fa gli affaracci suoi.

    Le classi di professori laureati fino al 2010 non hanno nessuna conoscenza delle dinamiche del gruppo classe, dei ruoli che assumuno gli alunni all’interno del gruppo, dei modelli di disabilità, delle dinamiche di insegnamento per BES e DSA erogate dagli insegnanti di sostegno con i quali devono collaborare a stretto contatto.

    Non vi è in nessun istituto un controllo di qualità dei professori, né dal punto di vista didattico né dal punto di vista pedagogico. In teoria vi sono dei referenti o dei docenti atti a monitorare il lavoro dei colleghi e suggerire aventuali spostamenti di classe o di istituto in corso o a fine anno ma non ho mai avuto notizia di qualche azione presa nei confronti di nessun professore.
    Io avevo una professoressa di inglese che dava della “disadattata”, “cicciona”, “sciattona” alle 15enni, davanti alla classe intera, saltava e urlava in classe senza nessun motivo, eppure non ha mai ricevuto nessun azione. Sono state scritte lettere al dirigente scolastico per fare presente la situazione ma non le è mai successo nulla.

    Lo psicologo della scuola? Ci sono andato una volta ma ha liquidato i miei problemi di profonda demotivazione come “è un periodo passeggero, tutti alla tua età non hanno voglia di studiare”. Con quale vergogna e preoccupazione nei confronti della mia immagine davanti ai compagni ho prenotato l’incontro per poi ricevere questa risposta in mezz’ora di colloquio.

    I referenti per l’orientamento universitario? Non sanno niente. Hanno informazioni rade e antiquate. Io la docente referente per l’orientamento universitario l’ho consultata ma questa non aveva nemmeno idea dell’esistenza di alcuni corsi di laureq presenti da decenni nell’ateneo più vicino alla nostra città (quello di Torino, UniTO). Queste figure dovrebbero aiutarti ma ti lasciano ancora più vuoto e confuso rispetto al labirinto di pratiche, esami, siti web, corsi e propedeuticità che sono le università italiane.

    I 24 CFU in Pedagogia, Sociologia, Antropologia o Metodologie Didattiche? È stata una mossa nella giusta direzione ma tanti, tanti futuri professori laureandi prendono quegli esami come una perdita di tempo e li affrontano come quell’esame da 6 CFU che non c’entra niente nel tuo Piano di Studi ma devi comunque dare.

    La scuola è in un pessimo stato. È trattata come un monolite, mentre dovrebbe essere un’azienda pronta ad innovarsi, flessibile nei confronti degli alunni e del contesto locale, sensibile nei confronti di tematiche come il bullismo, il background familiare e la pressione scolastica, ma non è nulla di tutto questo, è un dinosauro.

  24. Il problema è che “non ne siamo usciti migliori” ma peggiori. E i ragazzi non fanno eccezione. Se trovano il più debole lo attaccano, basta anche un solo bullo, e non farà differenza.
    Qui stesso su Reddit si può leggere di adolescenti americani che già hanno pensieri suicidi e che pensano che la vita sia senza senso.
    In Italia sembra ancora che sia una debolezza del singolo, e non una problematica che va seguita e trattata con terapia e/o anche con farmaci. Tanti tabù ancora qui.

  25. Sinceramente non mi vengono in mente posti più tossici dell’ambiente scolastico. E’ praticamente una giungla “civilizzata” dove sopravvive il più forte e i deboli soccombono. Infatti non ho mai capito se la scuola sia stata creata per insegnare nozioni ai bambini/ragazzi o semplicemente per fare una selezione dei più forti e dei più deboli, per far passare i primi e far soccombere i secondi, forse entrambe. Inoltre, purtroppo, non si tratta nemmeno dei soli ragazzi, gli insegnanti e le altre figure che dovrebbero essere imparziali non lo sono affatto e in molti casi alimentano e peggiorano questa legge della giungla che vige negli ambienti scolastici.

    La scuola va riformata da 0, dev’essere un posto sicuro per TUTTI (per i potenziali bulli, le vittime e gli insegnanti), la cui priorità è la tranquillità e la serenità dei ragazzi nella transizione all’età adulta prima ancora che riempirli di nozioni in modo ormai totalmente obsoleto (lo studio a memoria è un’altra piaga che va abolita, perché non va bene per nessuno, le uniche persone che apprendono le nozioni sono solo quelle già predisposte allo studio che imparerebbero ugualmente), gli insegnanti vanno selezionati rigorosamente dando priorità massima all’empatia prima ancora che alla laurea o le conoscenze. L’ambiente scolastico attualmente è un ambiente totalmente deleterio e inutile per la stramaggioranza dei ragazzi che ne usciranno solo con traumi e 0 skills da applicare nella vita reale.

  26. Da studente delle superiori molto introverso e che fa moltissima fatica a socializzare, purtroppo posso capire che a volte si arrivi a tanto.

  27. una cosa che succede da sempre ma per cui daranno la colpa al lockdown, troppo difficile cercare di comprendere veramente le problematiche dei ragazzi

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