
# Piovischio
A continuare [il post](https://www.reddit.com/r/italy/comments/15gboel/contro_la_crisi_climatica_101_acqua_alluvioni_e/) della scorsa settimana eccoci con la parte rimanente (si fa per dire) del discorso. Non ho la pretesa che neanche questa basti ad esaurire il tema, né ho la pretesa di dare dettagli precisi, ma a grandi linee oggi ci andiamo ad occupare del tema del dissesto idrogeologico e più in generale dei danni dell’acqua e all’acqua. Facendo infine un punto sugli aspetti più individuali del tema (consumi e sprechi di fatto)
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**Alluvioni, dissesto e** [medicanes](https://it.wikipedia.org/wiki/Ciclone_tropicale_mediterraneo)
I medicanes sono fenomeni meteorologici estremi localizzati nel mediterraneo ( “uragani mediterranei” “mediterranean hurricanes” “medicanes” )
In linea di massima gli uragani si formano con temperature del mare dai 26°C in su, anche se si possono innescare cicloni in situazioni anomale. I medicanes in particolare si formano principalmente come transizione dei cicloni da [extratropicali](https://it.wikipedia.org/wiki/Ciclone#Ciclone_extratropicali) a tropicali considerato che comunque il mediterraneo si trova sopra i tropici. Un po’ come se (da quel che ho capito, perché non è il mio settore) il fronte ciclonico attraversando il mediterraneo si trasformasse da extratropicale a tropicale.
Rendiamoci conto però che, se prima il mare era “freddo” e quindi c’era meno vapore in giro, meno energia cinetica nell’aria, meno “movimento”, adesso 26°C li facciamo tranquillamente in estate, anzi ormai [tocchiamo i 27°C](https://www.iconameteo.it/news/notizie-mondo/mare-mediterraneo-colpito-da-unondata-di-caldo-record-nellestate-2022/) con regolarità. (Tra l’altro io non vedo più anemoni nei mari siciliani e penso possa essere per questo, se c’è gente con info potrebbe aggiornarmi?)
Questo comporta un’intensificazione dei fenomeni meteorologici estremi.
Se poi il terreno ha danni “pi cazzi sua” quando piove (o grandina) si va a sommare il tutto.
C’è tutta una serie di problematiche legate alle alluvioni e alle frane, che avevo già iniziato ad accennare.
Intanto per cominciare i luoghi in cui si sceglie di costruire: in maniera spesso abusiva si è costruito o troppo vicino al mare, o troppo vicino a laghi e fiumi oppure in zone che un tempo erano considerate sicure e ora non lo sono, oppure sotto colline e montagne.
Il processo di rettifica dei fiumi ha fatto sì che l’energia della piena del fiume non si disperda più tra le anse e le curve, ma si mantenga per tratti ben più lunghi. Per capirci, se il fiume girasse a destra e a sinistra ogni 2 kilometri una parte dell’acqua si perderebbe “strabordando”, una parte della sua corsa si arresterebbe e chiaro comunque una parte si manterrebbe. Se il fiume scende dritto, guai a cosa si trova sulla sua corsa. Soprattutto se il fiume raccoglie detriti e se li trascina appresso. Altro grosso problema questo. Fiumi e canali sono stati rettificati più o meno in tutta italia, da sud a nord.
Non solo, essendo gi argini dei fiumi spesso cementificati nelle fasi preliminari dell’alluvione l’acqua non può comunque filtrare via attraverso la terra e le piante, può solo accumularsi nell’alveo artificiale (e stretto). La strettezza forzata di molti alvei è un problema, perché, assumendo la conservazione della portata con una sezione più stretta avremo una velocità (di efflusso dell’acqua) maggiore rispetto a quella che avremmo se lasciassimo il fiume con un alveo ampio.
In aggiunta abbiamo l’antropizzazione dei luoghi, che va togliere le piante dal territorio, soprattutto va a togliere alberi e arbusti a radice larga e profonda. Alcune piante (tipo il carrubo) hanno radici profonde anche 40 metri e larghe quanto se non più della chioma. Il contributo di queste piante nella tenuta del suolo non è trascurabile, è fondamentale, soprattutto data la natura capillare delle radici.
Non solo, ma la nuda terra o roccia che sia è soggetta all’erosione, alla produzione di fango molto più facilmente del terreno “vivo”. Per carità, capita comunque, ma capita molto di meno.
Inoltre molti alberi a radice profonda vanno a parare, a tankare le ondate nel caso delle alluvioni essendo i primi soggetti colpiti, qualora fossero liberi di crescere vicino agli argini (auspicabilmente larghi). Ma no invece leviamo gli alberi dagli argini.
Se aggiungiamo gli incendi, che aggiungono un effetto saponficante (la cenera scivola e fa scivolare essenzialmente), oltre ovviamente a sottrarre tutte le piante e a spaccare le rocce, rendendole più piccole e sgretolandole… Quindi, e presto ci torneremo, cosa lo stato debba fare penso sia palese. Ma cosa possono fare le singole persone? Denunciare l’abusivismo edilizio E piantare alberi (quelli giusti, a settembre vi prometto vi faccio il post serio e grosso sull’argomento)
**La qualità dell’acqua:**
la qualità dell’acqua è fondamentale, perché non tutta l’acqua è la stessa.
Intanto dividiamo l’acqua di falda e l’acqua di superficie. La prima è quella che ci piace per davvero, sterile, pura, non inquinata (idealmente tutte ste cose eh) ed è anche la più prelevata. Tipo 80%. Queto è un problema, perché non è facile “ricaricarla”. Ci vuole tempo, l’acqua deve filtrare attraverso tutti gli strati di terra, roccia e argilla, purificarsi e soprattutto non portare inquinanti con sé. Se li porta si va a contaminare tutta la falda. Cosa che è successa per esempio mi pare in Emilia Romagna e Veneto quest’anno e l’anno scorso con infiltrazioni di acqua o inquinata o salata.
L’altra acqua è quella di superficie, laghi, fiumi, ghiacciai in scioglimento. Meno ideale, spesso contaminata, necessita di purificazione, filtraggio ecc.. Difatti è molto meno utilizzata (mi pare 18%).
Inoltre bisogna capire anche la purezza, la temperatura se vi è contaminazione tocca capire di che tipo di contaminazione si parla. Si parla spesso di green, blue and grey water footprints. La water footprint ci dice quanta acqua si usa per un prodotto (spesso alimentare), ma la suddivisione è molto importante.
La prima, quella verde, è l’acqua proveniente dalle precipitazioni, che non si riversa in falda o in fiume. Quella blu è quella di falda o di superficie prelevata. Quella grigia è quella inquinata, sporcata, danneggiata e quindi inutilizzabile, da buttare e non considerare più per il breve medio termine.
Sto semplificando un po’, il dettaglio di questo discorso lo faremo un’altra volta, anche perché mi servono i dati attinenti all’Italia e ad ora non li ho recuperati.
Alimenti diversi hanno water footprints diverse e qui il consumatore può fare un po’ la differenza
[https://waterfootprint.org/resources/Report47-WaterFootprintCrops-Vol1.pdf](https://waterfootprint.org/resources/Report47-WaterFootprintCrops-Vol1.pdf)
Tra le colture vediamo come per esempio molti oli, caffé o cioccolato abbiano un totale alto, frutti medio alto e il resto abbastanza basso. Noterei comunque l’alto impatto sulle grey dei legumi vari. Ciò detto questi sono dati vecchi e li presento più per dare un’idea dell’ordine di grandezza.
[https://www.waterfootprint.org/resources/Report-48-WaterFootprint-AnimalProducts-Vol1.pdf](https://www.waterfootprint.org/resources/Report-48-WaterFootprint-AnimalProducts-Vol1.pdf)
La carne invece ha water footprints importanti, alte, paragonabili a oli o caffé e più alte dei vegetali (in particolare pagina 27, le global average), tranne gli ovini.
Lascio anche il link per i materiali di approfondimento di un altro studio importante sugli alimenti (il famoso Poore & Nemecek)
[https://www.science.org/doi/10.1126/science.aaq0216](https://www.science.org/doi/10.1126/science.aaq0216)
Dove però non si tiene in considerazione tutte le tre tipologie di acqua “usata”.
Invito comunque a notare che tutti questi alimenti ad alta water footprint (che comunque approfondiremo appena parlerò, in generale, dell’impatto dei singoli prodotti e delle scelte individuali) hanno una preponderante componente di green water footprint. Che è quella della pioggia. Ora, vero, magari la si può usare più saggiamente per altri prodotti, oppure la si può raccogliere e immagazzinare (con delle infrastrutture dedicate importanti immagino?) Ma io eviterei il trarre conclusioni estreme da questi dati apparentemente così inequivocabili. Chiaro eh, comunque blue e grey non scherzano, però suggerisco di non guardare solo ai totali, perché sono potentemente influenzati dalla green e bisogna capire che cosa significhi questo, prima di spingerci in ragionamenti ulteriori.
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**Sprechi d’acqua:** [sempre prendendo i dati ISTAT](https://www.istat.it/it/files//2023/03/GMA-21marzo2023.pdf) (pagina 6) vediamo che l’italiano medio utilizza 215 litri **al giorno.** Il totale dei prelievi ad uso domestico è di 9,1 miliardi. Quello agricolo, se non ho compreso male io è di 11,6 miliardi ([pagina 19](https://www.istat.it/it/files/2014/11/Utilizzo_risorsa_idrica.pdf)). CI sarebbe da capire quanto si prende l’industria in senso lato, ma comunque non sarà un valore esorbitantemente diverso da questi.
Ora quanti di questi si potrebbero risparmiare (ora dirò delle ovvietà)?
* bagno nella vasca 130 litri (che è più di metà del consumo medio)
* doccia 70 litri (variabile da 25 a 80 comunque)
* sciacquone 9 litri quello “forte”, 4 litri quello “debole” ogni volta che viene tirato.
* lavare i piatti a mano 40 litri
* lavarli in lavastoviglie 10-15
Sono tutti numeri indicativi, non ho dati veramente ufficiali alla mano in onestà, ma mi sembrano coerenti.
Quindi è già chiaro che l’impatto individuale sugli sprechi esiste e può essere contenuto e controllato.
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Quindi questo in generale è un sunto ulteriore sull’acqua, i suoi utilizzi e i possibili danni. Per ora è comunque periodo estivo e riesco ad organizzarmi alla meno peggio, ma spero possa essere stato utile. Attendo critiche, discorsi discussioni.. A presto!
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by AkagamiBarto