Non sono solito usare il post, ma questo articolo mi ha colpito, in questo periodo sto riflettendo su queste cose e in effetti mi trovo con meno amici o amici meno intimi rispetto a mia moglie.
Almeno nella mia generazione millennial, esprimere emozioni e soprattutto alcune emozioni di debolezza per un uomo non era socialmente accettabile o comunque nelle relazioni tra pari.
Se vi interessa approfondire, vi consiglio il Manifesto per le emozioni maschili di Alberto Penna.
perché noi uomini non abbiamo gran voglia di condividere le nostre singole stronzate o impressioni, spesso e volentieri gli amici intimi te la mettono al culo senza neanche passare dal via.
aggiungiamo anche che la diffidenza diventa uno stile di vita dopo una certa età.
saluti.
Abbiamo pochi amici, e di conseguenza ne abbiamo anche pochi di intimi: molto secondo me si spiega pensando al calcetto.
L’attività fisica in gruppo serve per mantenere legami e relazioni attraverso e dopo l’adolescenza, superando le divergenze e gli “sfasamenti” di personalità o evoluzione personale che altrimenti separano gli amici maschi. Per noi maschietti che (anche per un discorso culturale/sociale) siamo poco aperti è il “mezzo di comunicazione” per eccellenza.
Questo fa sì che chi, come il sottoscritto, è poco portato per la sfera fisica prima o poi rimane tagliato fuori.
Ma anche chi pratica con entusiasmo e successo attività “da uomini” spesso le vive in maniera tossica e troppo competitiva per cui può essere che il risultato sia lo stesso.
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Non sono solito usare il post, ma questo articolo mi ha colpito, in questo periodo sto riflettendo su queste cose e in effetti mi trovo con meno amici o amici meno intimi rispetto a mia moglie.
Almeno nella mia generazione millennial, esprimere emozioni e soprattutto alcune emozioni di debolezza per un uomo non era socialmente accettabile o comunque nelle relazioni tra pari.
Se vi interessa approfondire, vi consiglio il Manifesto per le emozioni maschili di Alberto Penna.
perché noi uomini non abbiamo gran voglia di condividere le nostre singole stronzate o impressioni, spesso e volentieri gli amici intimi te la mettono al culo senza neanche passare dal via.
aggiungiamo anche che la diffidenza diventa uno stile di vita dopo una certa età.
saluti.
Abbiamo pochi amici, e di conseguenza ne abbiamo anche pochi di intimi: molto secondo me si spiega pensando al calcetto.
L’attività fisica in gruppo serve per mantenere legami e relazioni attraverso e dopo l’adolescenza, superando le divergenze e gli “sfasamenti” di personalità o evoluzione personale che altrimenti separano gli amici maschi. Per noi maschietti che (anche per un discorso culturale/sociale) siamo poco aperti è il “mezzo di comunicazione” per eccellenza.
Questo fa sì che chi, come il sottoscritto, è poco portato per la sfera fisica prima o poi rimane tagliato fuori.
Ma anche chi pratica con entusiasmo e successo attività “da uomini” spesso le vive in maniera tossica e troppo competitiva per cui può essere che il risultato sia lo stesso.