Chi leggeva legge sempre di più e invece al Sud e le fasce deboli leggono sempre meno. 6 libri su 10 comprati dai lettori forti

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  1. Non mi sorprende che soltanto una persona su tre legga al Meridione, anzi, temevo che il dato potesse essere addirittura inferiore. Un altro aneddoto interessante è che nel mio gruppo di amici maschi io sono praticamente l’unico a leggere per piacere, e ogni qual volta lo faccio presente leggo nei loro occhi una sorta di confusione, come se avessi detto che per passare il tempo mi prendo a pugni in faccia; al contrario buona parte delle ragazze che ho conosciuto leggono, almeno occasionalmente, per cui suppongo che possa esserci anche un divario di genere.

  2. Fatico a proseguire gli studi ma ho sempre amato leggere, abito al nord ma compro meno ed uso le biblioteche o noleggio e-books.
    Non riesco a capire come si possa rifiutare di ampliare i propri orizzonti, però anche il resto della mia famiglia non legge neanche un libro all’anno e al massimo guardano la TV.

  3. Fino alle scuole medie adoravo leggere. Pirandello a 13 anni me lo mangiavo. Leggevo libri di mille pagine in pochi giorni.

    Con il liceo classico e le letture forzate di classici (Kafka a 14 anni, per dio…) mi è totalmente morta la voglia. Non leggo più un libro per piacere da allora. Sono passati quasi 10 anni

  4. Nella mia famiglia (anche allargata a nonni e parenti vari di primo grado) sono l’unico che legge con una certa regolarità, più o meno un libro a settimana (dipende anche dal volume, in tutti i sensi)

    Tanti mi dicono:
    Ma dove trovi il tempo?
    Bella voglia leggere….
    Anche io vorrei leggere ma proprio non ho tempo…

    Beh non so voi ma credo che la scusa del tempo sia la più falsa e la meno valida per non leggere.
    Io leggo molto anche perché sono allenato da sempre e quindi la velocità di lettura è elevata, ma secondo me una persona trae beneficio anche solo leggendo 20 pagine al giorno.

    Forse il problema di chi non legge è il non sapere cosa leggere

    Per il discorso dell’acquisto dei libri mi ritrovo moltissimo, 90% dei libri che leggo li compro e penso di non essere l’unico a farlo, come si dice in questi casi l’appetito vien mangiando.

  5. Non capisco il senso di comprare i libri (intendo solo romanzi and co.) quando si possono prendere a gratis in biblioteca, soprattutto visto che una volta finiti non li si ha tra i piedi. Se si vogliono rileggere basta riprenderli in prestito nuovamente.

  6. Quando leggo questi articoli mi lasciano sempre un po’ perplessa perché tralasciano sempre un fattore molto importante che non è il quanto si legge (in realtà l’articolo verte più su quanto si acquista ma facciamo finta) ma il cosa si legge.

    La lettura, in sé e per sé, non ha a mio parere un “valore”.

    In questo siamo ancora figli di una cultura che vedeva nel saper leggere un valore, per ovvie ragioni. In un mondo in cui l’informazione, l’istruzione e la possibilità stessa di conservare l’informazione erano legate alla scrittura il saper leggere e la lettura erano un valore non indifferente.

    Nel nostro mondo si auspica che tutti sappiano leggere e scrivere. Il dato più preoccupante semmai è l’analfabetismo funzionale, non il non leggere libri, ed è su questo che si dovrebbe puntare, ma sto divagando. Al giorno d’oggi posso avere informazioni, studiare, approfondire in modi diversi dalla sola lettura, che ancora non sono completamente sdoganati ma ci si arriverà: posso ascoltare un podcast, vedere un documentario, leggere articoli su *gasp* internet ecc.

    È evidente che se un lettore forte legge 17 libri l’anno ma questi sono i libri della serie “L’allieva” della Gazzola o l’ultimo parto di Alessandro D’Avenia (primi che mi son venuti in mente, non ho nulla contro di loro). Il suo leggere ha lo stesso valore culturale che il guardarsi serie tv sugli stessi temi. Aumenta magari il volume di vendite, che sotto sotto è quello di cui si lagnano questi articoli.

    Ognuno è ovviamente liberissimo di passare il suo tempo libero come più gli piace. Io sono un lettore forte secondo l’articolo, sono ben oltre i 17 l’anno, ma quanti dei libri che leggo sono solo puro e sacrosanto intrattenimento? Direi più della metà. Gli altri sono saggistica di argomento più che altro storico.

  7. Io noto questa gentrificazione del saper vivere e saper essere ovunque – chi prima mangiava bene, salutare e gustoso adesso mangia anche meglio. Chi mangiava male adesso mangia peggio ancora.

    Chi era colto e paziente adesso è più colto e paziente ancora, chi era rozzo e aggressivo adesso è più rozzo e aggressivo.

    Estendere su tutte le sfumature della vita, pure che ne so, chi era diligente e lavorava sodo adesso è più dedicato e più bravo lavoratore. Chi era pigro è diventato più pigro

  8. Dall’inizio del lockdown ho deciso dei rendere la lettura un’abitudine fissa, leggevo poco e ora cerco di ritagliarmi circa un’ora al giorno.
    A leggere un libro in media impiegherò dai 10 giorni alle due settimane, quindi probabilmente si parla di una trentina in un anno.
    Se ne bastano dodici all’anno per essere improvvisamente nella fascia più alta di lettori, oh, mi sento di aver concluso qualcosa!

  9. Ora che ci penso dovrei riprendere a leggere libri, smisi quando chiuse la biblioteca per il covid.

  10. Bisogna anche vedere con cosa hanno sostituito i libri, ormai le opportunità e gli hobbies si sono moltiplicati, magari in quell’ora al giorno che dedicavano alla lettura ora ascoltano una lezione di barbero. Io stesso ormai leggo pochissimi libri ma leggo molti fumetti

    Poi anche l’assoluto che leggere libri sia sempre un bene é sbagliato

  11. Gli audiolibri però non sono contati, considerato che siamo in Italia non penso la cosa aumenti di molto le percentuali ma probabilmente aiuterebbe;
    In quanto dislessico non ho mai “letto” un libro nella mia vita, se conti gli audiolibri sono a 248.

  12. E anche quelli che leggono hanno dei problemi. Tra il libro di Giorgiasonounamamma, quelli di Moccia e di Fabio Volo, ci sono selve di conifere che gridano vendetta.

    Scherzi a parte, non mi sorprende. Come diceva il compianto Philippe Daverio, è dai tempi della Controriforma che gli Italiani, prima per costrizione e poi per gioiosa adesione, hanno abbandonato la cultura per l’intrattenimento.

    Il cancro delle TV di Berlusconi ha solamente dato l’ulteriore colpo di grazia ad una nazione anti intellettuale in cui ci si bea dell’ignoranza come se fosse una coccarda da esibire. Una sorta di attestato di appartenenza alla GGente, mentre quelli che leggono per diletto sono quasi derisi come elite salottiera.

    Almeno una volta i partiti di massa avevano programmi che andavano ben al di là della semplice scolarizzazione di massa. La RAI, per dire, trasmetteva piece teatrali e recital di poesia regolarmente (adesso al massimo c’è Benigni nelle serate evento dedicate a Dante o programmi di RAI5 con audience lillipuziana). Adesso passa l’idea che la cultura è una roba che non appartiene alla classa lavoratrice e che la lettura sia da persone pesanti e noiose.

    La generazione dei nonni, se non era avvezza alla lettura, aspirava almeno che i figli leggessero, convinti che la cultura fosse veicolo di avanzamento sociale. Forse la lettura risente indirettamente della crisi del cosidetto ascensore sociale?

  13. Ovviamente parlo per anecdotal evidence, ma anche qui al nord di tutte le persone che conosco solo una minuscola percentuale legge.
    Io stesso ho iniziato relativamente da poco, non aver letto ora lo considero il mio più grosso errore dei 20 anni.

    Comprate un kindle, subito!

  14. Come lettore vale anche chi ascolta audiolibri? Tempo fa ero divoratrice di libri cartacei o su kindle, ora divoro audiolibri.

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