Penso che Calenda faccia spesso giuste osservazioni. Qui ribadisce il fatto che l’opinione pubblica, in Italia, si fa influenzare molto facilmente. Nonostante ciò il popolo è sempre diffidente delle riforme, come se non ci fosse mai nulla di buono. Siete d’accordo?
Sono d’accordo e meravigliato, non sembra neanche l’abbia pensata lui. Sarà una citazione
Wow, Calenda scopre l’acqua calda e la posta da qualche parte. Sono esterrefatto/s
Una volta ogni 10 smette di sentire il dovere di fare contenti preti e industriali e dice una cosa giusta.
Ma domani si sarà dimenticato!
Penso che si sbagli completamente.
1) La categoria della Rivoluzione prevede un totale rivolgimento dell’assetto politico e istituzionale. La Meloni è semplicemente un avvicendamento al potere all’interno dello stesso assetto costituzionale.
2) Alla destra piace appropriarsi del termine “rivoluzione”, questo è vero. Ma in genere la destra non opera rivoluzioni, ma colpi di stato quasi sempre di matrice reazionaria. Cioè contro la rivoluzione. Un caso esemplare è il fascismo, che nasce da un colpo di stato silenzioso reazionario, che nelle menti delle classi che lo sostengono rappresenta un sicuro argine alla possibile rivoluzione socialista. Mussolini, immediatamente dopo, parlò a sproposito di Rivoluzione Fascista. Ben sapendo che quel termine sarebbe piaciuto a delle masse fino a poco tempo prima piuttosto arrabbiate.
3) Calenda parla di riforme come ne parlava Craxi negli anni 80. Senza mai far nulla per approvarle per davvero. E di norma sbagliando l’oggetto della questione. Ormai siamo arrivati a identificare le riforme come le “liberalizzazioni”, le “semplificazioni, le “deregolamentazioni”. È sufficiente vedere il dibattito pubblico in questione. Quando invece le vere riforme dovrebbero consentire a un cittadino di vivere una vita più serena, meno legata allo schema 80% lavoro, 20% tempo libero in cui pensi che forse il lavoro non ti basterà mai.
5 comments
Penso che Calenda faccia spesso giuste osservazioni. Qui ribadisce il fatto che l’opinione pubblica, in Italia, si fa influenzare molto facilmente. Nonostante ciò il popolo è sempre diffidente delle riforme, come se non ci fosse mai nulla di buono. Siete d’accordo?
Sono d’accordo e meravigliato, non sembra neanche l’abbia pensata lui. Sarà una citazione
Wow, Calenda scopre l’acqua calda e la posta da qualche parte. Sono esterrefatto/s
Una volta ogni 10 smette di sentire il dovere di fare contenti preti e industriali e dice una cosa giusta.
Ma domani si sarà dimenticato!
Penso che si sbagli completamente.
1) La categoria della Rivoluzione prevede un totale rivolgimento dell’assetto politico e istituzionale. La Meloni è semplicemente un avvicendamento al potere all’interno dello stesso assetto costituzionale.
2) Alla destra piace appropriarsi del termine “rivoluzione”, questo è vero. Ma in genere la destra non opera rivoluzioni, ma colpi di stato quasi sempre di matrice reazionaria. Cioè contro la rivoluzione. Un caso esemplare è il fascismo, che nasce da un colpo di stato silenzioso reazionario, che nelle menti delle classi che lo sostengono rappresenta un sicuro argine alla possibile rivoluzione socialista. Mussolini, immediatamente dopo, parlò a sproposito di Rivoluzione Fascista. Ben sapendo che quel termine sarebbe piaciuto a delle masse fino a poco tempo prima piuttosto arrabbiate.
3) Calenda parla di riforme come ne parlava Craxi negli anni 80. Senza mai far nulla per approvarle per davvero. E di norma sbagliando l’oggetto della questione. Ormai siamo arrivati a identificare le riforme come le “liberalizzazioni”, le “semplificazioni, le “deregolamentazioni”. È sufficiente vedere il dibattito pubblico in questione. Quando invece le vere riforme dovrebbero consentire a un cittadino di vivere una vita più serena, meno legata allo schema 80% lavoro, 20% tempo libero in cui pensi che forse il lavoro non ti basterà mai.