Come polizia e carabinieri gestiscono i casi di violenza contro le donne, raccontato da agenti e addetti dei centri antiviolenza

12 comments
  1. “Protocollo Zeus, dal nome del primo maltrattatore della storia” evoca [questo meme](https://knowyourmeme.com/photos/1365753-reaction-images), però mi ha fatto sorridere.

    La storia del tizio che ha preso il caffè con il poliziotto e poi mesi dopo ha ucciso le figlie è terribile. Abbiamo un problema assurdo a livello culturale su questi temi però apprezzo che le istituzioni si rendano conto della necessità di stabilire iniziative con collaboratori esperti.

  2. Riassumendo: le forze dell’ordine sono sostanzialmente incapaci di gestire questi casi.

    Non c’è da stupirsi, considerato qual è il livello medio dei loro componenti.

    E inventarsi 1000 protocolli non risolverà il problema dato che tutto deriva da una mentalità arretrata. Si spera che il ricambio generazionale possa aiutare in questo senso.

  3. Io sono rimasto shockato nel regno unito. Ero a londra, piena zona miliardaria, un padre arabo inizia a prendere a pugni la figlia di forse 6-7 anni. Proprio a pugni in faccia, non schiaffi, l’ha dovuta raccogliere da terra e se l’è portata con lui. Entrano in questa clinica privata mi pare a south kensigton o comunque zona di mega miliardari del genere. Noi chiamiamo la polizia, e una volta arrivati ci hanno chiesto 10 volte “ma sicuri che erano pugni e non schiaffi, che magari il padre semplicemente ha disciplinato la figlia, stanno in clinica magari hanno problemi ed era nervoso”. porca puttana no, eravamo 4 testimoni che non si conoscevano che ti dicono che il padre l’ha presa a pugni. entrano 5 minuti in questa clinica, e ci dicono “eh è proprietà privata e l’usciere non ci dice il nome dei residenti”. Se ne vanno senza prendere nemmeno i nostri numeri di telefono.

    Avrei voluto fare qualcosa ma sicuramente se fossi intervenuto mi sarei preso un mix di pugni e denuncia. Comunque era surreale, assistere ad una cosa del genere mi ha fatto paralizzare per diversi minuti, avevo pure 17 o 18 anni.

    Povere creature. Gli indifesi sono abbandonati a loro stessi. Donne, bambini, anche tanti uomini. Gli abusatori sfruttano un sistema che non difende chi ne ha bisogno e rimangono spesso impuniti.

    Un’altra volta, quando abitavo a glasgow, dal mio balcone si vedeva una povera bambina disabile che stava diventando pazza in macchina, dove l’ha chiusa il padre (che stava comprando droghe pesanti da un famoso spacciatore di quartiere). Chiamo la polizia, che arriva dopo 20 minuti e aspetta il padre alla macchina. Quando torna, ci parlano forse 2-3 minuti e se ne vanno. Boh.

    che cazzo deve fare uno per mettersi nei guai devo capirlo. è chiaro che abusare di moglie e figli è praticamente accettato e in maniera indiretta assistito dallo stato.

  4. >Le domande vanno fatte, ma l’intenzione con cui vengono poste trapela, e la colpevolizzazione si avverte: se io chiedo “perché ti ha dato un pugno?” posso voler sapere cosa è successo, o posso voler sapere cosa hai fatto per meritarlo»: la differenza, dice, sta nel modo in cui gli operatori di polizia stessi si pongono nei confronti della persona che hanno davanti.

    La comunicazione è fondamentale, ma se devo prendere una deposizione l’ideale sarebbe anche stare zitti e ascoltare. In più il fatto che ci siano così poche donne nei corpi di polizia non aiuta una donna che subisce violenza da un uomo ad aprirsi, io voglio sperare che si faccia tutto il possibile per favorire la parte lesa.

  5. Un uomo mi minacciò e mi disse “so dove abiti e ti verrò a prendere sotto casa”, in questura mi dissero che “fino a che non si presenta sotto casa non possiamo fare niente”.

  6. Quello che non capisco degli italiani, leggendo discussioni come questa è come si fa a nutrire un così diffuso risentimento verso le forze dell’ordine e allo stesso tempo a non perdere mai occasione di prendere in giro gli avvocati, additandoli come una categoria di perdigiorno, che contro queste ingiustizie combattono costantemente.
    Siccome io sono di parte vorrei sentire voi.

  7. Tanti bei protocolli, sicuramente ponderati e utili. Corretto saper gestire il rapporto umano con la vittima.

    Ma qui manca proprio lo strumento giuridico. Non c’è modo di mettere al sicuro una vittima neanche quando viene pestata.

  8. Un amica è stata sequestrata per 48 ore dal compagno chiusa nella sua casa, minacciata, picchiata perché lei lo voleva lasciare. Riesce a un certo punto a chiamare la polizia. Chiede di essere portata al pronto soccorso, dove la visitano e fa li la denuncia. Mentre sta raccontando il fatto arriva un altro poliziotto e le dice ‘il tuo fidanzata e qua fuori ed è pentito di quello che ha fatto, vi faccio parlare così magari risolvete, con la denuncia non risolvi niente’

    Quando mi confessa l’accaduto dopo anni mi racconta che in quel momento si è sentita non al sicuro nelle mani della stessa polizia. Poi nel momento di debolezza ha fatto come gli ha detto il poliziotto.

    Il problema è culturale… i poliziotti devono avere empatia per le persone che denunciano e dare loro forza per andare avanti con la denuncia non risolverla alla ‘fate la pace’

  9. Il problema di fondo è che non c’è la formazione continua degli agenti da parte degli enti.
    Se vuoi formazione ti arrangi. Nel mio comando saremo in 3 ad aver fatto corsi sul codice rosso perché abbiamo avuto la possibilità di seguirli tramite organizzazioni sindacali. I Comandanti ti grano i protocolli per email “per orientamento operativo vi inoltro xxxx, saluti” e poi cazzi tuoi.

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