Posto questo interessante articolo che, abbastanza sorprendentemente, proviene da una testata online dedicata proprio al mondo della ristorazione e della cucina
In particolare nel sottotitolo l’autore fa notare come con un eventuale peggioramento della crisi internazionale c’è la possibilità di molte chiusure, sopratutto perché molte aziende sono piccole e deboli e i gestori non sempre preparati. Dice poi che meno locali più solidi offrirebbero migliori condizioni di lavoro e più servizi ai clienti. Cosa ne pensate?
Se nonostante quello che si fanno pagare sono sempre pieni significa che non ce ne sono abbastanza
L’articolo mi suona un filo markettaro.
Inveisce prima contro la liberalizzazione delle licenze (salvo invocare il mercato per rendere più efficienti le strutture), poi lancia frecciatine ai kebabbari e alla loro igiene.
Ho però apprezzato la virata fantascientifica con “questi locali si fanno magari concorrenza sleale rubandosi il personale – scarsamente preparato – a colpi di aumenti di stipendio fuori dal mercato”. Uh-uh. Sicuramente. Ricordo male o il ristorante medio dichiara 18.000 euro annui al fisco?
A prescindere da ciò: se sono troppi o se sono poco efficienti lo decide il mercato, *in un contesto sano di competizione*. Grosso se.
Mi pare comunque manchino dati importanti: quanti coperti in media hanno? Quanto sono propensi gli italiani ad andare al ristorante/pizzeria/bar rispetto al resto d’Europa? Quanto sono disposti a spendere?
Questi e altri fattori vanno poi a determinare la sorte del settore: accorpamenti in meno strutture più efficienti? (Può essere, ma ci credo poco per scarsa fattibilità e appeal), riduzione del numero degli esercizi? (Probabile), modifiche al tipo di offerta? (Minor fascia media per lasciare spazio sia al simil-lusso che al mordi-e-fuggi, per dire)
Strano, dalle mie ex parti quando devono aprire qualcosa o è un bar o una pizzeria. Punti bonus per tutti quelli che hanno aperto nello stesso locale dopo che il bar/pizzeria precedente ha chiuso i battenti pensando di fare meglio. Poi ci crediamo i figli di Leonardo e ci meravigliamo che le cose vanno male. Se le aspirazioni maggiori di un popolo sono aprire l’ennesima pizzeria/bar o vivere di rendita facendo il palazzinaro non mi meraviglia.
Se qualcuno è stato in Giappone allora sa che loro ne hanno ancora di più, e gran parte dei locali sono mini attività da 1-3 dipendenti, altro che microimprese. Da un lato è bellissimo avere tanta varietà e scelta, dall’altro terribile perche I locali tengono 10 coperti al massimo e sono sempre pieni.
Rivogliamo le licenze!
Popolo di chianti, vigneti e bevitori
Abbiamo passato l’adolescenza a provar sempre nuovi locali, pub, pizzerie, bruschetterie, mcdo, burgerkì, perfino l’enoteca per sentirci più adulti, e ora pure i montatitòs (le porkerie no, costano troppo). “Giretto al baretto per un caffettuccio?”, era l’intercalare standard dei colleghi di lavoro.
E ora l’ordine di scuderia è di spazzare via i locali economici. Bye bye adolescenza mia.
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Posto questo interessante articolo che, abbastanza sorprendentemente, proviene da una testata online dedicata proprio al mondo della ristorazione e della cucina
In particolare nel sottotitolo l’autore fa notare come con un eventuale peggioramento della crisi internazionale c’è la possibilità di molte chiusure, sopratutto perché molte aziende sono piccole e deboli e i gestori non sempre preparati. Dice poi che meno locali più solidi offrirebbero migliori condizioni di lavoro e più servizi ai clienti. Cosa ne pensate?
Se nonostante quello che si fanno pagare sono sempre pieni significa che non ce ne sono abbastanza
L’articolo mi suona un filo markettaro.
Inveisce prima contro la liberalizzazione delle licenze (salvo invocare il mercato per rendere più efficienti le strutture), poi lancia frecciatine ai kebabbari e alla loro igiene.
Ho però apprezzato la virata fantascientifica con “questi locali si fanno magari concorrenza sleale rubandosi il personale – scarsamente preparato – a colpi di aumenti di stipendio fuori dal mercato”. Uh-uh. Sicuramente. Ricordo male o il ristorante medio dichiara 18.000 euro annui al fisco?
A prescindere da ciò: se sono troppi o se sono poco efficienti lo decide il mercato, *in un contesto sano di competizione*. Grosso se.
Mi pare comunque manchino dati importanti: quanti coperti in media hanno? Quanto sono propensi gli italiani ad andare al ristorante/pizzeria/bar rispetto al resto d’Europa? Quanto sono disposti a spendere?
Questi e altri fattori vanno poi a determinare la sorte del settore: accorpamenti in meno strutture più efficienti? (Può essere, ma ci credo poco per scarsa fattibilità e appeal), riduzione del numero degli esercizi? (Probabile), modifiche al tipo di offerta? (Minor fascia media per lasciare spazio sia al simil-lusso che al mordi-e-fuggi, per dire)
Strano, dalle mie ex parti quando devono aprire qualcosa o è un bar o una pizzeria. Punti bonus per tutti quelli che hanno aperto nello stesso locale dopo che il bar/pizzeria precedente ha chiuso i battenti pensando di fare meglio. Poi ci crediamo i figli di Leonardo e ci meravigliamo che le cose vanno male. Se le aspirazioni maggiori di un popolo sono aprire l’ennesima pizzeria/bar o vivere di rendita facendo il palazzinaro non mi meraviglia.
Se qualcuno è stato in Giappone allora sa che loro ne hanno ancora di più, e gran parte dei locali sono mini attività da 1-3 dipendenti, altro che microimprese. Da un lato è bellissimo avere tanta varietà e scelta, dall’altro terribile perche I locali tengono 10 coperti al massimo e sono sempre pieni.
Rivogliamo le licenze!
Popolo di chianti, vigneti e bevitori
Abbiamo passato l’adolescenza a provar sempre nuovi locali, pub, pizzerie, bruschetterie, mcdo, burgerkì, perfino l’enoteca per sentirci più adulti, e ora pure i montatitòs (le porkerie no, costano troppo). “Giretto al baretto per un caffettuccio?”, era l’intercalare standard dei colleghi di lavoro.
E ora l’ordine di scuderia è di spazzare via i locali economici. Bye bye adolescenza mia.