Sondaggio su IA e mondo digitale in Italia: per 1 italiano su 3 il racconto dei media non è equilibrato. Per il 30% la narrazione è “eccessivamente entusiastica”, per il 31% “generalmente equilibrata” e per il 22% “eccessivamente allarmistica

by giuliomagnifico

2 comments
  1. Punti salienti interessanti:

    > due italiani su tre (66% del campione) si informino regolarmente sul mondo digitale, con il 44% che dichiara di farlo “abbastanza”, ma spesso senza approfondire

    >L’intelligenza artificiale, in particolare, appare poco interessante agli occhi degli italiani, con il 52% del campione che dichiara di informarsi “poco o nulla” sull’argomento. Il racconto fatto dai media degli sviluppi dell’IA, poi, sarebbe “eccessivamente allarmistico” (33%). In generale, gli intervistati risultano divisi sull’impatto che l’intelligenza artificiale potrebbe avere sulla società italiana: se il 44% di loro parla di un impatto “generalmente positivo” o “più positivo che negativo”, per il 39% sarà “più negativo che positivo” o “generalmente negativo”.

    > il 67% degli italiani ritenga “molto probabile” o “abbastanza probabile” che nei prossimi anni emerga una grande azienda specializzata nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale che, così come fatto per esempio da Google tra i motori di ricerca, diventi dominante in questo settore. Uno scenario che sembra preoccupare il 59% degli intervistati

  2. Più che allarmismo, in certi casi ciò che vedo è falsa informazione.

    Nessuno può criticare il fatto che ad alcuni l’IA possa non piacere, specialmente se minaccia il lavoro di qualcuno: ma non è giusto attaccarla con falsità del tipo *‘L’IA infrange il copyright degli artisti e degli scrittori rubando il loro contenuto e rimescolandolo*’. Questo perché:

    * l’IA non ‘ruba’: le immagini o il testo usate per il training non rimangono all’interno del modello quando questo viene finalizzato e distribuito, e se il semplice scaricare localmente quei contenuti fosse rubare, allora tutti ruberemmo ogni volta che entriamo in una pagina web (nel caso in cui non lo sapeste, il vostro browser salva nella cache locale i contenuti che visita al fine di caricarli più velocemente la prossima volta che visitate il sito);
    * l’IA non è un frullatore gigante: lavora su delle regole matematiche interne, proprie, che semplicemente vengono aggiornate in base a ciò che il materiale di training suggerisce come obiettivo da raggiungere. Prendere tre foto altrui, ritagliarne pezzi e incollarli insieme sarebbe chiaramente scorretto; ma prendere tre foto altrui *avendo già un’idea di come fare foto*, e usarle solo come ispirazione per uno stile a cui avvicinarsi, non è illegale.

    Poi so che c’è chi, perché ne ho incontrati su questo sub in passato, ritiene che comunque queste cose debbano essere considerate immorali per il solo fatto che è una macchina a farle, secondo l’idea che se una macchina riesce a fare qualcosa così velocemente, e tanto meglio, di una persona, allora deve essere bandita pure se l’atto in sé non è illegale o immorale—per il solo fatto che così toglie posto ad artisti umani.

    Non so voi, ma anche con l’IA io continuerò ad apprezzare fumettisti, scrittori, autori, sceneggiatori e artisti umani. Spesso ciò che cerco è l’espressione di un individuo, dopotutto. Ciò che potrà scomparire, magari, è la persona che non ha alcun interesse per l’arte come arte, ma che la vede unicamente come prodotto da vendere: il che può essere una compagnia (es. le aziende di *stock photo* che vendono immagini stock), come anche una persona che si limita solo e unicamente a realizzare immagini su commissione senza mai creare qualcosa che faccia venir voglia alla gente di dire «Voglio vedere ciò che fai *tu*, a prescindere dal fatto che qualcun altro possa copiare il tuo stile».

    Questi sono i lavori (almeno in campo artistico) che sono realmente minacciati dall’intelligenza artificiale: ma se parliamo di persone che vedono la propria produzione unicamente come prodotto, allora non c’è niente di male nel lasciare che il consumatore decida di usare una macchina, molto più veloce ed efficiente, per generare un prodotto altrettanto accettabile.

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