
Ieri ascoltavo [questa puntata](https://www.deejay.it/programmi/il-terzo-incomodo/puntate/il-terzo-incomodo-del-16-11-2023/) del Terzo Incomodo, programma di Radio Deejay, in cui Claudio Giunta, un professore universitario e autore di un libro su Dante, esponeva la sua ipotesi per cui l’esame di maturità è una costosa tradizione inefficace e inefficiente. (Dal minuto 58, per chi vuole sentire direttamente la sua opinione).
Tra le sue motivazioni è un esame che passano tutti, il 99,8% degli ammessi [secondo il ministero](https://www.linkiesta.it/2015/06/maturita-quanto-ci-costi-200-milioni-di-euro-ogni-anno/) ed è costoso, su questo non ho trovato fonti recenti, ma articoli del 2015 li attestano sui [200 milioni](https://www.linkiesta.it/2015/06/maturita-quanto-ci-costi-200-milioni-di-euro-ogni-anno/) per le commissioni MISTE, con commissari e presidente esterni.
Voi cosa ne pensate? È utile, ne vale la pena per tutti?
by timendum
14 comments
In effetti secondo me non ne vale molto la pena, il voto di maturità conta nella pratica solo per l’ingresso all’università.
Sappiamo anche come questi stessi voti siano estremamente soggettivi, da classe a classe, da scuola a scuola, da regione a regione.
È uno stress non banale per gli studenti, poi alla fine passano tutti, costa tanto, quindi perché farlo?
Piuttosto facciamo una tesina come agli esami di università, magari anche una per materia, sulle stesse materie che porteresti all’esame.
Sarà una visione oltremodo romantica, ma io la maturità la interpreto anche come una prima piccola “sfida” di passaggio all’età adulta, soprattutto per chi ha intenzione di proseguire gli studi; per esempio, lo scorso anno mi sono accorto che all’orale un ragazzo era proprio andato nel panico di fronte i commissari esterni, insomma c’erano tutti i presupposti per i problemi di ansia o gestione delle emozioni che hanno fatto così tanti danni tra i miei amici e conoscenti all’università. Gli ho fatto una testa così che deve lavorarci sopra se non vuole impantanarsi negli studi, e fortunatamente proprio una decina di giorni fa mi ha contattato via mail per dirmi che ha già iniziato a prendere provvedimenti in vista della sua prima sessione d’esami, meno male.
Non ha mai avuto senso, mai lo avrà.
Penso sia abbastanza inutile e, oltretutto, può precludere percorsi di laurea e concorsi senza in realtà un fondamento concreto.
Il voto della maturità può dipendere da una miriade di cose e difficilmente può essere davvero utile ad alcunché. Alla fine pure il voto di laurea è il più delle volte inutile, quindi figuriamoci quello della maturità.
Questo, ovviamente, allo stato attuale del mondo scolastico (quanto meno per quel che ne so io che la scuola l’ho finita da un po’).
[Empatia:off, logica:off]
Devo farlo e soffrire come noi abbiamo sofferto! Tipo gli americani che non vogliono sistemi alternativi ai prestiti studenteschi per le università a interessi da usura.
[Empatia:on, logica:ci provo ma non garantisco]
Qualcuno più informato di me sa come fanno in giro per il mondo? Esamone finale come noi? No e conta la media?
Io sarei senz’ombra di dubbio favorevole a bocciare in caso di lacune serie o va a finire che ci ritroviamo gente che è “matura” e riesce a malapena a comprendere un articolo scientifico base.
Continuo a ritenere il concetto di rito di passaggio utile, nonostante la maturità in sé sia rivedibile
Sono d’accordo che sia inutile.
Se servisse ad abituare gli studenti a fare esami orali o ad essere sotto pressione, allora tanto vale farlo ogni anno o fargli fare un corso per parlare in pubblico. Sono convinto che una singola mattina (preceduta da notti di ansia) non serva a niente.
Se lo scopo è far impegnare gli studenti a studiare molteplici materie per una singola giornata di esami, allora tanto vale farglieli fare a fine anno durante gli ultimi giorni di scuola e non cambierebbe niente.
Con il tasso di promossi del 99% è palese che sia una tradizione costosa che fa più male che bene agli studenti.
I giovani avranno altre occasioni per affrontare delle “sfide” o fare riti di passaggio.
Dopo la rimozione della terza prova e della tesi, la progressiva diminuzione del valore dei punteggi, le ulteriori semplificazioni ogni anno dopo il covid direi che la direzione tracciata è quella di una perdita di rilevanza paurosa….
Quindi no, non ha più molto senso.
Il tutto prelude a una prossima ‘silente’ eliminazione.
Dopodiché si può discutere se questo sia bene o un male
Per me l’esame di maturità ha un significato come esperienza di vita, perché segna la fine di un ciclo. Certo la sua realizzazione all’ italiana, fatta di voti gonfiati (per accedere all’università) e/o varie tresche (la chat di WhatsApp con le domande concordate) introducono al concetto, purtroppo, di figli e figliastri, di raccomandati e di un sistema in cui i pochi meritevoli sono premiati se avanza tempo. Penso che la maturità dovrebbe essere un esame sulla maturità, appunto, di una persona e incentrato nella capacità di risolvere problemi anche ignoti, sulla base della propria preparazione. Che senso ha fare una tesina copia incolla con chat GTP? Credo che i temi devono essere orientati alla capacità critica e non nozionistica.
Diciamo che mi da fastidio che non sia standardizzato. Dati i test PISA non soddisfacenti in Meridione e date le tante lodi sempre in Meridione mi sembra un grande circo. Anche considerando che il voto di maturità spesso può condizionare il resto della carriera di un certo alunno, non voglio che questo sia dato in mano al giudizio soggettivo di professori indulgenti o troppo beniamini. Lo voglio standardizzato. Magari test unico nazionale per Matematica, Italiano, Inglese. E poi il resto univoco a seconda dell’istituto frequentato (industriale, scientifico e altro)
Da persona diplomata da ormai qualche anno : NO ,non ha senso r mai lo ga avuto
È un collante culturale. Ne abbiamo già pochi—ha senso togliere anche quelli che abbiamo?
Quando ogni volta sorge l’annosa questione del: *‘Ma perché il fumetto italiano non riesce a superare quello giapponese?’*, c’è sempre chi si chiede perché non si potrebbero rifare alcuni dei generi che vanno più di moda nei manga, come il puro e semplice slice-of-life o il rom-com, ma con un setting italiano.
Ebbene, la verità è che non si possono rifare *perché non avrebbero lo stesso effetto.* In Giappone esistono **un sacco** di tratti culturali tipici che sono trasversali all’intera popolazione: il togliersi le scarpe quando si entra in casa; gli inchini per salutare; gli onorifici; e anche nella scuola è tutto molto standardizzato—voglio dire, hanno le divise scolastiche che sono l’emblema della standardizzazione. I giapponesi, in particolare fino a quando finiscono le superiori, vivono vite che sono caratterizzate da ***tanti*** elementi culturali comuni a tutti, col risultato che un manga slice-of-life *funziona:* perché tutti avranno studiato le stesse materie a scuola, tutti avranno fatto le gite dividendosi in gruppi nello stesso modo, tutti avranno fatto i questionari sul lavoro che vogliono fare in futuro e così via.
In Italia no. In Italia una cosa del genere non potrebbe *mai* funzionare. Tralasciando il fatto che l’unico elemento culturale comune a tutt’Italia è… la pasta, e forse il calcio? ecco, tralasciando questo, anche la scuola è diversissima pure da comune a comune, anche ignorando il fatto che esistono diversi indirizzi. Persone che stanno una a Messina e una a Reggio Calabria possono ragionevolmente dire di aver vissuto due vite completamente **diverse** anche se sono andate alle superiori nello stesso periodo temporale. Come si fa allora ad apprezzare un manga slice-of-life italiano, se lo slice-of-life italiano in generale non esiste? Meglio allora godersi quello di un’altra cultura.
In tutto ciò spicca almeno un’eccezione: l’esame di maturità. Un raro momento che coinvolge, pressoché nello stesso modo, tutte le persone d’Italia. ***E infatti*** è qualcosa che ritroviamo nei nostri prodotti culturali: ci hanno fatto film, su; ci hanno fatto *Notte prima degli esami*; e se io dovessi mai trovarmi a realizzare un *vero* fumetto scolastico italiano, lo farei sugli esami di maturità perché è l’unico modo per ritrovare quasi esattamente le sensazioni di un manga—ovvero dei personaggi che si muovono su un backdrop comune all’intero bacino dei lettori.
È per questo che a me l’esame di maturità piace. Non perché sia ‘utile’, non perché prepara alla vita, non perché testi alcunché… ma perché già siamo un paese diviso nato da soli 150 anni che già da Pisa a Firenze cambia da così a così—e di sicuro non abbiamo bisogno di toglierci i pochi tratti culturali davvero comuni a tutti che abbiamo.
Può tornarvi utile se volete prendere una seconda laurea all’estero: ecco la mia esperienza.
In Spagna non c’è un esame di maturità. Prendono la media dell’ultimo anno, e con quello stilano le graduatorie per entrare all’università. Alcune facoltà sono più competitive quindi serve un voto più alto, ma se hai 9 generalmente entri quasi dovunque, con più di 9 sei un genio.
Vivevo in Spagna qualche anno fa, e per fare un corso lì ho dovuto omologare il diploma. Per l’omologazione considerano il voto di maturità e lo convertono in decimi, arrotondando. Io all’ultimo anno avevo la media del 7, ma all’esame sono uscito con 92. Di conseguenza il mio diploma spagnolo dice 9 hahaha.
Consideratelo se volete prendere una laurea in Spagna, con un 9 o un 10 entrate pure in quelle più prestigiose.
la scuola in italia è stata demolita e resa troppo facile, la preparazione di un laureato di 40 anni fa è imparagonabile ad uno che si laurea oggi. Ovviamente ragazzi capaci ce ne saranno domani, ce ne sono oggi e ce ne erano ieri…ma così è un diplomifico/laureficio.