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DAL NOSTRO INVIATO –
Il Papa rientra dal Libano (e prima dalla Turchia) e parla in aereo degli incontri avuti a Beirut, compresi gli esponenti sciiti: risponde ad una domanda sul messaggio inviato da Hezbollah prima della partenza: «Un aspetto di questo viaggio che non è stato la causa principale, è che ho avuto anche incontri personali con rappresentanti di diversi gruppi che rappresentano autorità politiche, persone o gruppi che hanno qualcosa a che vedere con i conflitti interni o anche internazionali nella regione. Il nostro lavoro principalmente non è una cosa pubblica che dichiariamo per le strade, è un po’ dietro le quinte. È una cosa che già abbiamo fatto e continueremo a fare per convincere le parti a lasciare le armi, la violenza, e venire insieme al tavolo di dialogo. Cercare risposte e soluzioni che non sono violente ma che possono essere più efficaci». E sul messaggio aggiunge: «Sì l’ho visto, evidentemente c’è da parte della Chiesa la proposta che lascino le armi e che cerchiamo il dialogo. Ma più di questo preferisco non commentare in questo momento».
«Trump pensa di muoversi per la pace senza l’Europa, ma la sua presenza è importante»
A Prevost poi viene chiesto, tra l’altro, un commento sui rischi di “attacco” cyber, rischio paventato dai vertici Nato: «Questo – ha risposto – è un tema evidentemente importante per la pace nel mondo, però la Santa Sede non ha una partecipazione diretta perché non siamo membri della Nato. Anche se tante volte abbiamo chiesto il cessate il fuoco, dialogo e non guerra. E una guerra con tanti aspetti adesso: l’aumento delle armi, tutta la produzione che c’è, cyber attacchi, l’energia. Ora che arriva l’inverno c’è un problema serio lì. È evidente che, da una parte, il presidente degli Stati Uniti pensa di poter promuovere un piano di pace che vorrebbe fare e che, almeno in un primo momento, è senza Europa. Però la presenza dell’Europa importante e quella prima proposta è stata modificata anche per quello che l’Europa stava dicendo. Specificamente penso che il ruolo dell’Italia potrebbe essere molto importante. Culturalmente e storicamente, la capacità che ha l’Italia di essere intermediaria in mezzo a un conflitto che esiste fra diverse parti. Anche Ucraina, Russia, Stati Uniti… In questo senso io potrei suggerire che la Santa Sede possa incoraggiare questo tipo di mediazione e si cerchi e cerchiamo insieme una soluzione che veramente potrebbe offrire pace, una giusta pace, in questo caso in Ucraina».
«È possibile una pace sostenibile in Medio Oriente»
Userà i contatti con Trump e con il premier d’Israele per Gaza, gli viene chiesto: «Prima di tutto, sì, penso che una pace sostenibile è possibile. Penso che quando parliamo di speranza, quando parliamo di pace, quando guardiamo al futuro, lo facciamo perché è possibile che la pace ancora una volta giunga nella regione e giunga nel suo Paese, in Libano. Infatti ho già avuto alcune conversazioni con alcuni dei leader e intendo continuare a farlo, personalmente o attraverso la Santa Sede, perché il fatto è che abbiamo relazioni diplomatiche con la maggioranza dei Paesi nella regione, e sarebbe la nostra speranza certamente continuare di elevare questa chiamata alla pace di cui ho parlato alla fine della Messa di oggi».
«Credo assolutamente nel segreto del Conclave»
Poi gli viene chiesto cosa ha provato alla fine del Conclave, che lo ha eletto: «Sul Conclave, io credo assolutamente sul segreto del Conclave, anche se so che ci sono state interviste pubbliche in cui alcune cose sono state rivelate. Ho detto a una giornalista il giorno prima di esser eletto, che mi aveva fermato per strada (Claudia Marchionni di Mediaset, ndr) che stavo andato a pranzo dagli agostiniani. E lei mi ha chiesto: “Lei è diventato uno dei candidati! Cosa ne pensa?”. E semplicemente ho risposto: “Ogni cosa è nelle mani di Dio”. E io lo credo profondamente. Uno di voi mi ha detto l’altro giorno: mi dica un libro, oltre a Sant’Agostino, che noi potremmo leggere per capire chi è Prevost. Ce ne sono tanti, ma uno di questi è un libro che si chiama “La pratica della presenza di Dio”. È un libro davvero semplice, di qualcuno che non firma neanche con il suo cognome, fratel Laurence, scritto molti anni fa. Ma descrive un tipo di preghiera e spiritualità con cui uno semplicemente dona la sua vita al Signore e permette al Signore di guidarlo. Se volete sapere qualcosa su di me, di quella che è stata la mia spiritualità per molti anni, in mezzo a grandi sfide, vivendo in Perù durante gli anni del terrorismo, essendo chiamato al servizio in posti in cui mai avrei pensato che sarei stato chiamato a servire».
