Dopo aver provveduto ad escludere i produttori cinesi dalle gare per gli incentivi, il governo italiano ha assegnato oltre 1,1 gigawatt a società che non prevedono l’utilizzo di componentistica asiatica nei moduli

arriva la prima asta interamente made in Europe. Roma ha infatti assegnato oltre 1,1 gigawatt di capacità a 88 progetti nella sua prima asta riservata esclusivamente a progetti solari realizzati senza apparecchiature prodotte in Cina, fissando un prezzo medio di 66,38 euro per megawattora. Secondo i dati dell’Agenzia per i servizi elettrici (Gse) italiana, la tariffa è superiore del 17% rispetto al prezzo medio di un’asta per le energie rinnovabili tenutasi all’inizio di quest’anno, che non prevedeva restrizioni sulla provenienza delle apparecchiature.

17% in più è comunque una inezia se paragonato sul lungo termine al vantaggio di mantenere in Europa/italia quei capitali e farli rientrare in ricerca e sviluppo (e occupazione ovviamente), senza farli arrivare ad aziende che producono con metodi dannosi (sfruttamento) e foraggiate da aiuti di stato per poter “irrompere” sulle market share dei mercati esteri.

E se in Europa la Cina perde terreno sul solare, non è che in patria le cose vadano tanto meglio. Dopo anni di utili da record, l’industria dei pannelli fotovoltaici della Cina si ritrova improvvisamente in profondo rosso. Nel 2022 e nel 2023 il settore macinava profitti da record, ma nel primo semestre di quest’anno il fatturato è crollato del 23% e ben sei dei maggiori produttori hanno visto le perdite raddoppiare a 20,2 miliardi di yuan, circa 2,8 miliardi di dollari. Secondo Goldman Sachs il ritmo di produzione degli impianti è stato già tagliato al 54%, ma questo non basta a fermare l’emorragia.

Che cosa è successo? Molto semplicemente, è stata infranta la più banale delle leggi dell’economia: l’offerta ha superato la domanda e i prezzi sono crollati, erodendo i margini delle aziende. Lo scorso anno, infatti, la Cina ha prodotto pannelli fotovoltaici per l’equivalente di 588 GigaWatt, secondo i dati di Natixis, ben oltre la somma della sua domanda interna, pari a 277 GW e della domanda estera, di 174 GW. Dunque, il costo all’utente di ogni singolo pannello si è vertiginosamente ridotto, provocando le perdite in questione.

by sr_local