Dopo il caso di Campobasso il report con le cause più frequenti di intossicazione alimentare
Non sono state ancora chiarite le cause della morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia quindicenne Sara Di Vita a Campobasso, ma il sospetto è che si sia trattato di una gravissima forma di intossicazione alimentare. Si tratta di “episodi che si verificano ancora di frequente e possono rivelarsi insidiosissimi. Quanto accaduto a Campobasso potrà essere chiarito solo in seguito all’autopsia”, sottolinea a LaPresse l’epidemiologo del Campus Bio-Medico Massimo Ciccozzi.
Ma come difendersi? Occorre prestare sempre attenzione “alle condizioni di conservazione e all’aspetto dei cibi. In particolare nel caso di prodotti preparati in casa: una intossicazione alimentare può purtroppo portare al decesso, come abbiamo visto in questi giorni”, ammonisce Ciccozzi. Ma cerchiamo di inquadrare meglio il fenomeno.
Intossicazione alimentare: i focolai in Italia e i numeri
Nel 2024, stando ai dati del report “The European Union One Health 2024 Zoonoses Report” – cui hanno collaborato esperti dell’Istituto Superiore di Sanità – in Italia sono stati riportati 200 focolai epidemici di origine alimentare (il 3% di tutti i quelli riportati nell’Unione europea). Questi focolai hanno coinvolto 2.816 persone, causando 338 ospedalizzazioni e 4 morti. Un numero che “è stato il più alto negli ultimi 10 anni”, si legge nel report.
La Salmonella è stata all’origine del maggior numero di focolai, ma gli esperti citano anche l’elevato impatto del norovirus, mentre la Listeria monocytogenes è stata l’agente responsabile del più alto numero di ricoveri e decessi. Per 55 focolai epidemici non è stato possibile identificare l’agente causale. Sempre in base ai dati, la campilobatteriosi è stata in Italia la zoonosi più frequentemente riportata, seguita dalla salmonellosi (un andamento epidemiologico analogo si osserva in Europa).
La top 4 in Italia e il decalogo per la sicurezza
Guardando in generale gli ultimi dati, in Italia sono state 2.779 le notifiche di campilobatteriosi – malattia infettiva causata dal batterio Gram negativo Campylobacter – per il 2024, in aumento rispetto all’anno precedente (2.363 casi). I casi salmonellosi appaiono invece in diminuzione (2.637 nel 2024, corrispondenti a un -20,9%), mentre la listeriosi e le infezioni da STEC (Escherichia coli produttori di tossina Shiga) si piazzano al terzo e quarto posto per numero di casi di intossicazione alimentare in Italia.
Ecco infine le 10 regole per la sicurezza alimentare a casa stilate dagli esperti dell’Iss.
Pentole e padelle antiaderenti vanno cambiate quando il rivestimento è graffiato o rovinato perché possono rilasciare sostanze nocive per la salute a lungo termine.
Le spugnette per i piatti vanno pulite ad ogni utilizzo, disinfettate o lasciate in acqua bollente per cinque minuti almeno una volta a settimana e cambiate una volta al mese, per abbassare il più possibile la carica batterica.
La disposizione degli alimenti in frigo non deve avvenire in modo casuale. Ad esempio, le uova vanno conservate nel loro contenitore originale nel ripiano centrale del frigo, dove la temperatura rimane costante. Gli alimenti cotti vanno separati da quelli crudi e quelli pronti al consumo (es. affettati e formaggi) vanno posti in un ripiano dedicato.
Il corretto scongelamento dei cibi deve avvenire rispettando la catena del freddo, possibilmente passando per il frigorifero.
Vanno usati taglieri dedicati per alimenti crudi o pronti, oppure i taglieri stessi vanno puliti prima di cambiare alimento (es. insalata e pesce o carne crudi).
Il pollo crudo non va mai lavato prima della cottura, per evitare la diffusione di batteri alle superfici della cucina interessate (in particolar modo il lavandino)
Per evitare la formazione di sostanze potenzialmente tossiche come l’istamina, il pesce fresco, va consumato in tempi brevi, così come quello già in scatola una volta aperto. Va garantito il mantenimento della catena del freddo.
Non tutti i prodotti pronti (ready to eat) vanno consumati direttamente: seguire sempre le modalità d’uso riportate in etichetta dal produttore.
Cuocere troppo (bruciare) i cibi, specie se ricchi di amido (patate e pane) può essere un problema per la salute, in quanto può portare alla produzione di acrilammide, una sostanza cancerogena.
È importante variare gli alimenti, rispettando porzioni e frequenze, prediligere vegetali, cereali integrali e utilizzare legumi almeno due volte a settimana come secondo piatto.