E`una decisione importante per decisioni future dei Garanti Europei, anche se ancora non si conoscono le motivazioni.

Il Tribunale di Roma ha annullato ufficialmente la sanzione amministrativa di 15 milioni di euro che l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali aveva imposto a OpenAI, la società californiana che ha creato ChatGpt, nel 2024.

Non sono state rese note le motivazioni.

Lo stesso tribunale aveva disposto la sospensione cautelare della multa in questione esattamente un anno fa, a marzo 2025. 

Le reazioni al verdetto

OpenAI ha accolto con favore il verdetto, e ha diffuso un commento attraverso Reuters: “Siamo da sempre impegnati a rispettare la privacy degli utenti e guardiamo con interesse alla possibilità di aiutare sempre più persone, imprese e la società italiana a beneficiare dell’intelligenza artificiale”. Sulla vicenda il Garante non si è ancora espresso. Il documento online riguardante l’istruttoria aperta nei confronti di ChatGpt nel 2023 è ancora fermo al 2025, alla sospensione della multa da parte del Tribunale di Roma.

Le origini della disputa e le contestazioni del Garante

La vicenda affonda le sue radici nel dicembre del 2024, quando il Garante della Privacy aveva concluso una lunga istruttoria contestando a OpenAI diverse violazioni del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR), la normativa europea che stabilisce regole rigide su come le aziende devono raccogliere, conservare e utilizzare le informazioni personali dei cittadini.

Secondo i rilievi iniziali dell'autorità, la società guidata da Sam Altman avrebbe addestrato i propri modelli linguistici senza individuare una corretta base giuridica, ovvero una giustificazione legale valida che permettesse l'uso massiccio di dati prelevati dal web.

Oltre al tema della base giuridica, il Garante aveva sollevato dubbi sulla trasparenza delle informazioni fornite agli utenti e sulla mancanza di sistemi efficaci per la verifica dell’età.

In particolare, si temeva che i minori potessero accedere a contenuti non idonei o che i loro dati venissero trattati in modo improprio. La sanzione comprendeva anche l'accusa di non aver notificato tempestivamente all'autorità italiana un incidente informatico – l’esposizione accidentale dei dati di alcuni utenti – avvenuto nel marzo del 2023.

La strategia difensiva e la sospensione del 2025

OpenAI ha sempre sostenuto che la sanzione comminata dal Garante Privacy fosse sproporzionata e che i propri processi tecnologici fossero conformi allo spirito delle leggi europee.

Subito dopo l'annuncio della multa, l'azienda aveva presentato ricorso presso il Tribunale di Roma, ottenendo già nel marzo del 2025 una prima vittoria parziale.

In quell'occasione, i giudici avevano deciso di sospendere temporaneamente il pagamento della sanzione in attesa di una valutazione più approfondita del merito della causa. Quella sospensione cautelare aveva già suggerito che la posizione dell'azienda americana avesse fondamenta giuridiche considerate degne di nota dalla magistratura ordinaria.

Le implicazioni per il futuro della tecnologia in Italia

Sebbene le motivazioni complete della sentenza non siano ancora state rese pubbliche, l'annullamento della multa suggerisce una visione meno rigida da parte dei giudici rispetto all'interpretazione iniziale fornita dall'autorità per la protezione dei dati.

Lo scontro tra OpenAI e Garante Privacy è stato osservato con attenzione in tutta l'Unione Europea, poiché l'Italia era stata la prima nazione occidentale a intervenire con decisione nel campo dell'intelligenza artificiale generativa, nel momento della sua forte ascesa.




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